1,720,986 research outputs found

    L'associarsi quotidiano : terzo settore in cambiamento e società civile

    No full text
    Il volume risponde alle domande: Che cosa fanno i cittadini quando fondano o partecipano a un’associazione? E, ancora prima, che cosa possono fare? A partire da un’indagine etnografica, che restituisce concretezza al vissuto dei protagonisti e alla specificità delle pratiche, vengono analizzati la diffusione di nuove forme d’impegno civico a livello individuale, il crescente peso dell’organizzazione di eventi nel repertorio d’azione degli enti di terzo settore e la contrattualizzazione dei loro rapporti con enti pubblici e privati finanziatori. Per ciascuna di queste trasformazioni, i risultati di ricerca mostrano come gli stili associativi filtrino e “metaforizzino” nella vita quotidiana di gruppo i fattori generali di contesto nell’ambito dei quali l’azione civica prende forma

    Local authorities and civic actions disentangled: legibility and scene styles

    No full text
    Recent developments in both urban governance arrangements and civil society organizations make the reciprocal influences between these two domains increasingly difficult to disentangle. Indeed, both hybrid civic organizations and neoliberal governments mean public administrations and civic actions cannot be assumed to be autonomous and separate spheres. This paper aims to overcome these difficulties by focusing on the scene styles that shape civic actions. Using the main results of an ethnographic study of three cases of third-sector groups and their relationships with public institutions, the paper illustrates how one can analyse two subtle effects: first, the influence public policies have on daily civic life and, second, the impact civic practices have on public policies. For the latter, the analysis will draw on the notion of “metaphorization” put forward by de Certeau to grasp how rules are always used differently from their formal definition. The category of scene styles fashions these uses and their implications, understood in terms of different action dilemmas. As far as the first of the aforementioned effects is concerned, the paper will show how certain scene styles are sustained by being particularly suited to the public conditions set by the ruling authorities, while other scene styles decline for the same reason. Overall, the discussion of the empirical results shifts the perspective on civil society from what it does to how it informally organizes itself in carrying out its actions, allowing complex public/civic relations to be analysed

    Due strategie culturali tra marginalità e accoglienza

    Full text link
    The rise of initiatives involving small towns at risk of depopulation offers the opportunity to empirically grasp different paths “to imagine a different future”. In particular, we focus on cultural strategies: interventions drawing on symbols to fight marginalizing trends and trigger processes of local development. Such strategies are tackled by comparing two case studies: the experimentation of the Sprar model of widespread reception for refugees and asylum seekers in a small village of Calabrian Appennino (Sant’Alessio d’Aspromonte) and the variety of social and cultural initiatives that welcome fragile social groups promoted by the association Nocetum in a former agricultural village situated between the rural area Parco Agricolo Sud Milano and Milan. The heterogeneity of the selected cases will make evident two recurring mechanisms: first, the fact that associative styles and organizational cultures are in both cases the result of multiple levels of negotiation, in which local leaders are engaged in many ways to implement the reputation of their interventions; second, it will be shown the ambiguous role played by the traditional collective representations concerning the analysed local communities, thus illustrating how such representations are unavoidable conditions for anyone promoting cultural strategies in those communities. Due strategie culturali tra marginalità e accoglienzaIl moltiplicarsi di iniziative civiche e sociali che coinvolgono i piccoli centri a rischio di spopolamento offre l’occasione per verificare empiricamente la tenuta e il funzionamento di diverse ipotesi “per immaginare un futuro diverso”. Particolare rilievo assumono oggi le cosiddette strategie culturali: interventi che agiscono su rappresentazioni e simboli per contrastare tendenze marginalizzanti. Il contributo presenta e discute due studi di caso: la sperimentazione del modello Sprar di accoglienza diffusa per rifugiati e richiedenti asilo in un paese dell’Aspromonte reggino (Sant’Alessio) e l’azione di contrasto al degrado promossa dall’associazione Nocetum ai confini fra Milano e un’area rurale circostante. Il dialogo fra casi tanto diversi consente di evidenziare elementi ricorrenti nell’attivazione di strategie culturali di valorizzazione locale, relative alla forma di questi interventi, non al loro contenuto. In primo luogo, il fatto che culture organizzative e stili associativi dei soggetti che promuovono le azioni studiate sono il frutto di più livelli di negoziazione, legati alla capacità di imbastire percorsi di implementazione della propria reputazione. In secondo luogo, l’analisi evidenzia l’ambiguo ruolo giocato dalle rappresentazioni di cui i territori analizzati sono tradizionalmente stati oggetto e il loro porsi come condizioni locali ineludibili per chiunque voglia promuovere processi di valorizzazione attraverso strategie culturali.Il moltiplicarsi di iniziative civiche e sociali che coinvolgono i piccoli centri a rischio di spopolamento offre l’occasione per verificare empiricamente la tenuta e il funzionamento di diverse ipotesi “per immaginare un futuro diverso”. Particolare rilievo assumono oggi le cosiddette strategie culturali: interventi che agiscono su rappresentazioni e simboli per contrastare tendenze marginalizzanti. Il contributo presenta e discute due studi di caso: la sperimentazione del modello Sprar di accoglienza diffusa per rifugiati e richiedenti asilo in un paese dell’Aspromonte reggino (Sant’Alessio) e l’azione di contrasto al degrado promossa dall’associazione Nocetum ai confini fra Milano e un’area rurale circostante. Il dialogo fra casi tanto diversi consente di evidenziare elementi ricorrenti nell’attivazione di strategie culturali di valorizzazione locale, relative alla forma di questi interventi, non al loro contenuto. In primo luogo, il fatto che culture organizzative e stili associativi dei soggetti che promuovono le azioni studiate sono il frutto di più livelli di negoziazione, legati alla capacità di imbastire percorsi di implementazione della propria reputazione. In secondo luogo, l’analisi evidenzia l’ambiguo ruolo giocato dalle rappresentazioni di cui i territori analizzati sono tradizionalmente stati oggetto e il loro porsi come condizioni locali ineludibili per chiunque voglia promuovere processi di valorizzazione attraverso strategie culturali.  Two Cultural Strategies between Marginality and ReceptionThe rise of initiatives involving small towns at risk of depopulation offers the opportunity to empirically grasp different paths “to imagine a different future”. In particular, we focus on cultural strategies: interventions drawing on symbols to fight marginalizing trends and trigger processes of local development. Such strategies are tackled by comparing two case studies: the experimentation of the Sprar model of widespread reception for refugees and asylum seekers in a small village of Calabrian Appennino (Sant’Alessio d’Aspromonte) and the variety of social and cultural initiatives that welcome fragile social groups promoted by the association Nocetum in a former agricultural village situated between the rural area Parco Agricolo Sud Milano and Milan. The heterogeneity of the selected cases will make evident two recurring mechanisms: first, the fact that associative styles and organizational cultures are in both cases the result of multiple levels of negotiation, in which local leaders are engaged in many ways to implement the reputation of their interventions; second, it will be shown the ambiguous role played by the traditional collective representations concerning the analysed local communities, thus illustrating how such representations are unavoidable conditions for anyone promoting cultural strategies in those communities

    “L’improvvisazione come pratica collettiva: associazionismo e stili di scena”, Città in Controluce n. 35/36, pp. 23-40 (ISSN 2388 4053).

    No full text
    L’etnografia dell’associazionismo concepisce routine e improvvisazioni come proprietà dell’azione collettiva, osservata a livello di ordine dell’interazione. Nella vita quotidiana di gruppo tali proprietà emergono negli stili di scena praticati, in particolare sia nella loro morfologia sia nelle loro condizioni di possibilità
    corecore