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Ricerche di s/confine. Oggetti e pratiche artistico / culturali. Dossier 4. Esposizioni
Il Dossier raccoglie gli atti del convegno internazionale Esposizioni / Exhibitions che si è svolto a Parma il 27 e 28 gennaio 2017, promosso da CSAC Università di Parma, con il patrocinio di Dipartimento di Scienze del patrimonio culturale dell'Università di Salerno, Dipartimento di Storia dell'arte e Spettacolo, Sapienza Università di Roma e IUAV Venezia. Il volume è articolato in sezioni: La curatela come critica, Opere in mostra, Storia delle esposizioni, Allestimento come medium e Effimero e permanente
Introduzione
Curator's introduction to the conference proceedings concerning the Italian art writer Pietro Selvatico Estense (Venice, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, October 22-23 2013)
Il Cantiere-scuola
Il saggio mira a interpretare la conduzione dei cantieri di Camillo Boito al Santo alla luce di un modello culturale, innestato su quel processo di rilettura storicistica
della Basilica come monumento-simbolo e palinsesto di linguaggi inaugurato da Pietro Selvatico. Nella visione e nella gestione di Boito, il cantiere e` il luogo vivo dove
vengono a confluenza e trovano confronto abilita` pratiche, competenze tecniche, proiezioni culturali e aspirazioni identitarie, coinvolgendo nell’azione di progetto le
maestranze, la committenza e la vocazione a incidere sulla comunita` civile. In questo orizzonte di significati e di esiti pratici, la scelta di inserire nelle maglie del cantiere
maestri e allievi artigiani della Scuola di Disegno Pratico di Padova sembra esprimere un orientamento programmatico, teso a sperimentare un modello orizzontale di apprendimento in un momento di forte ripensamento dell’istruzione artistica e industriale della giovane nazione italiana.
The essay aims to interpret the conduct of Camillo Boito al Santo’s yards in the light of a cultural model, grafted onto that process of historical reinterpretation of the Basilica as a monument-symbol and palimpsest of languages inaugurated by Pietro Selvatico. In Boito’s vision and management, the construction site is the living place where practical skills, technical skills, cultural projections and identity aspirations meet, involving the workers, the client and the vocation to influence the project civil community. In this horizon of meanings and practical outcomes, the choice to insert masters and artisan students of the ‘‘Scuola di Disegno Pratico’’(Practical Design School) of Padua into the site’s jerseys seems to express a programmatic orientation, aimed at experimenting with a horizontal model of learning in a moment of strong rethinking of the artistic and industrial education of the young Italian nation
La Biennale e Venezia. Spunti per una "topografia storico-artistica"
Questo saggio analizza la Biennale di Venezia – la più longeva e imitata tra le grandi esposizioni internazionali – intrecciando la storia dell’arte con la storia della città. Un elemento centrale dell’indagine è la decisione di collocare l’Esposizione lungo il fronte lagunare dei Giardini: una scelta che la inserisce all’interno di una rete espositiva internazionale ma al contempo sembra mantenerla ai margini rispetto agli sviluppi infrastrutturali di Venezia nel XIX secolo e ai collegamenti con la terraferma. Ripercorrendo momenti cruciali delle trasformazioni reali o immaginate della Venezia ottocentesca, il saggio mira a correggere questo paradosso interpretativo, che tende a identificare il sistema dei Giardini come una eterotopia all’interno del tessuto urbano in evoluzione. In questa trama, anche il palinsesto dei padiglioni dei Giardini può essere riletto come un'anticipazione dello sviluppo urbano del Lido, fondamentale tassello per la successiva formazione della ≪Grande Venezia≫ in epoca fascista. Quest’ideologia, fondata su una rinnovata concezione imperialista e politica del dominio marittimo, trova espressione nell’iconografia delle prime edizioni della Biennale. // engl version: This essay examines the Venice Biennale – the longest and most emulated of major international
exhibitions – by intertwining art history with the history of the city. A key focus is the decision to situate the Exhibition along the waterfront of the Giardini, a choice that positioned it within an international exhibitionary network while keeping it at the margins of Venice’s main infrastructural developments and connections to the mainland. By revisiting pivotal moments in the real or imagined transformations of nineteenth-century Venice, the essay repositions the heterotopia of the Giardini within the city’s evolving fabric. It explores the notion of the Giardini’s pavilion palimpsest as a precursor to the urban development of the Lido, ultimately contributing to the emergence of the ≪Greater Venice≫ vision. This ideology, rooted in a renewed imperialist and political conception of maritime dominion, finds expression in the iconography of the Biennale’s early editions
«...Balbuter la langue de Titien». Il magistero della pittura veneta attraverso i viaggi e le copie dei pensionnaires
La basilica di transizione : Selvatico e il Santo: dal monumento al progetto, dalla didattica al cantiere
La presenza culturale di Pietro Selvatico Estense a Padova viene monitorata attraverso la lente delle azioni critiche e progettuali intorno alla Basilica di Sant'Antonio, monumento epitome per la rilettura identitaria e storicistica della comunità nei suoi ascendenti medievali. Il "palinsesto antoniano" - coacervo sedimentato di linguaggi e tradizioni procedurali - appare infatti a Selvatico, nel suo carattere misto, un esempio ideale tanto per lo studio del passato quanto per la riproposizione moderna di temi e sistemi cantieristici. Il saggio si concentra in particolare sul periodo più intenso della militanza di Selvatico, durante gli anni Cinquanta dell'Ottocento, a partire dal progetto di restauro della cappella della Madonna Mora al Santo fino al tentativo di mediazione (emerso dall'archivio della Veneranda Arca del Santo e finora sconosciuto) tra la comunità dei frati e Owen Jones, in viaggio per il Veneto alla ricerca di calchi da inserire nel circuito espositivo del Crystal Palace a Sydenham. Un dato, quest'ultimo, inedito e efficace per riconsiderare le relazioni tra Selvatico e il contesto inglese, modello per l'impianto della Scuola di Disegno Pratico del 1867
Lemmi figurativi danteschi : un percorso tra Sette e Ottocento
Il tema della rappresentazione figurativa della lingua dantesca ha rappresentato un terreno di sfida per gli artisti, in particolare nel passaggio tra le estetiche del Sublime e il primo Romanticismo: un periodo che vede la cultura inglese al centro del dibattito e protagonista di una vera e propria "Dante' Renaissance". Il saggio ripercorre criticamente alcuni tra gli esiti più noti del periodo, nella chiave di una cristallizzazione in veri e propri "lemmi figurativi" e atteggiamenti culturali ricorrenti. The theme of the figurative representation of Dante's language has represented a challenging terrain for artists, especially in the transition between the aesthetics of the Sublime and early Romanticism: a period in which English culture takes center stage in the debate and becomes a true 'Dante Renaissance.' The essay critically reviews some of the most well-known outcomes of this period, with the perspective of crystallizing them into genuine 'figurative lemmas' and recurring cultural attitudes
Renoir et l'image de la femme
Il volume appartiene a una collana edita in francese e italiano sui maggiori maestri del secondo ottocento, in particolare in area impressionista; è ripartito in un saggio monografico e in schede scientifiche (queste ultime curate da Ilaria Cicali).
La parte monografica ripercorre la carriera di Renoir partendo dalla formazione (artigianale prima che artistica) nella Parigi del Secondo Impero, fino al classicismo degli anni ’80 e al panteismo figurativo degli inizi del novecento. L’ attenzione si è rivolta non tanto agli aspetti stilistici quanto a quelli legati al contesto culturale, come il collezionismo, la fortuna critica e il “revival” di Renoir tra gli artisti degli anni venti del novecento. Si è mirato, anche per opere di assoluta celebrità come le Bal au Moulin de la Galette o Le Dèjeneur des canotiers, alla ricucitura della rete di intenzioni, ambizioni e ricezione che ha coinvolto l’artista e il suo pubblico, tentando di definire il ruolo di Renoir all’interno del movimento impressionista e della scena artistica istituzionale
Ludovico Pogliaghi al Santo
catalogo della mostra a cura di Francesca Castellani, Padova, Museo Civico al Santo, 7 marzo-26 aprile 199
Storia dell'arte e/o storia delle esposizioni
A partire almeno dagli anni Settanta e dal 24^ Congresso CIHA , la storia delle esposizioni si è dimostrata una sorta di "disciplina nella disciplina" all'interno degli studi storico-artistici, in costante ascesa nel dibattito internazionale. Il saggio propone una riflessione sulle tappe più evidenti, le contraddizioni e i consistenti apporti metodologici nell'intreccio tra questi due fronti della ricerca. In particolare, la prospettiva transdiciplinare implicata dalla natura stessa delle pratiche espositive si è rivelata strategica, soprattutto nel riorientare nodi e interrogativi della ricerca e superare alcune "sclerosi" annidate nella storia dell'arte
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