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    L’eccesso di pronuncia e il suo controllo in Cassazione, tra (in)volontarietà dell’errore del giudice e volontà degli atti di parte

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    Che la Cassazione abbia il potere di rivedere “il fatto” quando censurato sia un error in procedendo è ormai pacifico; tuttavia, laddove vengano in rilievo errori derivanti dall’asseritamente erronea interpretazione della domanda, la Corte si discosta spesso da tale indirizzo. L’Autrice, dopo aver raffrontato le ragioni tradizionalmente addotte al fine di giustificare tale eccezione con la struttura e la funzione del giudizio di legittimità e degli atti di parte, conclude nel senso che la soluzione invalsa in relazione ai vizi di attività non abbia ragione di essere derogata neppure con riferimento a tale ipotesi

    Lo statuto dei poteri del consulente tecnico d’ufficio: ansia da nomofilachia... con colpo di scena finale

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    Quando una pronuncia di legittimità si discosta dalla giurisprudenza consolidata, l’interprete non può fare a meno di domandarsi se la stessa rappresenti, piuttosto che una deviazione accidentale, la base per un nuovo indirizzo pretorio, soprattutto laddove la decisione eccentrica sottoponga il precedente orientamento a frontale ed argomentata critica: ciò che indubbiamente può dirsi della sentenza in commento, che (più) restrittivamente individua i poteri del consulente tecnico d’ufficio e predica il rilievo ufficioso della nullità derivante dal loro sconfinamento. Una prognosi negativa scaturisce, nella specie, dall’analisi critica delle argomentazioni impiegate dalla terza Sezione, la quale, nell’impeto ricostruttivo, sembra peraltro perdere di vista il fatto
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