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    Toward an Actor-Network approach for investigating education and learning within a corporate university: a world of heterogeneous assemblages

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    Education and learning in organizations are dynamic in nature and conventionally considered to depend on sociality. Nevertheless, the development of technologies has provoked impassable impacts. The theoretical proposal of knowledge as a collective activity (knowing) drives to the concept of situated learning. However, material artifacts tend to be ignored. Conversely, this research recognizes the importance of considering the organization as a heterogeneous assemblage of social, material and practices. This suggests a methodological shift to question the canonical analysis of the organization and learning theories. Actor-Network Theory (ANT) surfaces the materiality of practices, creating a foundational for regarding objects as legitimate actors. Assuming that it is no longer possible to separate sociality from materiality, this study pioneers adult learning settings

    La segmentazione della base clienti: un’applicazione ibrida di mixture regression model

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    Un'applicazione di modelli mistura regressivi alla segmentazione della base clienti di un gestore di telefonia mobile globale

    Concorrenza e collusione nei mercati italiani: aspetti teorici ed evidenze empiriche

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    Il coordinamento delle strategie tra player rivali può avere per oggetto e/o per effetto quello di falsare il gioco della concorrenza, con conseguenze negative per il mercato e per i consumatori. Come estensivamente evidenziato in letteratura, gli aspetti strutturali impattano sulla capacità delle imprese di abusare collettivamente del proprio potere di mercato. In particolare, la realizzazione di cartelli e la stabilità di tali accordi nel tempo sono tanto più probabili quanto minore è il numero dei giocatori attivi nell’industria e, quindi, quanto maggiore è il grado di concentrazione della stessa. Tuttavia, diversi altri elementi possono favorire (o ostacolare) fenomeni collusivi. Il presente contributo approfondisce un tema poco esplorato in letteratura, analizzando la presenza di alterazioni del processo competitivo anche all’interno di settori strutturalmente polverizzati - tipicamente, in diversi rami dell’industria manifatturiera e agroalimentare italiana, nonché all’interno di alcuni settori fortemente regolamentati. In secondo luogo, lo studio rivela che in tali settori vi è un limitato ricircolo di iniziative imprenditoriali. Lo scarso turnover all’interno dei mercati rallenta il processo concorrenziale e contribuisce a spiegare l’esistenza di cartelli. I risultati offrono utili spunti di riflessione per gli studiosi e i policy-makers che si interessano di concorrenza e regolamentazione dei mercati. Tra le implicazioni pratiche, il contributo evidenzia la necessità di interventi di politica economica nei settori "dispersi". Tali interventi dovrebbero avere l’obiettivo di promuovere l’efficienza delle PMI anche attraverso processi di aggregazione. Inoltre, uno snellimento della regolamentazione che caratterizza alcuni ordini professionali potrebbe stimolare la concorrenza, statica e dinamica

    Specificità Culturali e Qualità delle Produzioni

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    L'articolo affronta il tema del Made in Italy, e delle specificità delle attività di Marketing per il Made in Ital

    Dall'"etica della responsabilità" a quella del "self-responsibility". La libertà positiva del soggetto moderno

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    Quando si parla di responsabilità, il riferimento alla libertà è inevitabile. Non c’è l’una in assenza dell’altra. Tant’è che non esiste un equivalente di responsabilità individuale nelle società antiche, dove ancora l’idea di soggetto libero che spezza le leggi deterministiche della natura è assente o debole. Nello specifico, un’azione può essere definita responsabile solamente quando compiuta intenzionalmente e volontariamente, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali. Per essere responsabili bisogna quindi innanzitutto essere pienamente ‘liberi di’ agire, di esercitare, cioè, la propria libertà ‘postiva’ (Berlin 1969). Il che significa che la responsabilità dipende dallo sviluppo della società e dal tipo di libertà che lo Stato sostiene. Non a caso, lo studio weberiano sull’agire razionale rispetto allo scopo riflette il suo interesse verso la teoria dello Stato. Ciò che emerge è che nella società moderna la responsabilità individuale è protesa al massimo: a partire dalla politica, in cui la Verantwortungsethik (etica della responsabilità) domina sulla vecchia Gesinnungsethik (etica della convinzione); fino alla società civile, in cui il calvinista, protagonista indiscusso della nascita e dello sviluppo del Geist capitalistico, è slegato dai legami sociali tradizionali e, rifugiatosi in una dimensione individuale, vive conscio del fatto che il successo o il fallimento dipendono dal tipo di condotta etica scelta. Una condotta che, tuttavia, appare giusta solo se segue dei valori etici determinati che attengono per lo più alla sfera economica e che, più precisamente, si concretizzano nella valorizzazione dell’interesse e nella moralizzazione del lavoro. La scelta di fronte alla quale il protestante si trova è, in altre parole, legata ad una specifica libertà che lo Stato moderno sostiene: quella di mercato. Da qui l’idea che Weber sia stato uno dei primi ad assistere al lento processo di rovesciamento della doxa vigente tale per cui l’individuo, lungi dall’essere considerato un ‘prodotto’ dell’ambiente circostante, è viceversa ritenuto il solo responsabile della propria sorte e ogni sua attività guidata da uno spirito competitivo . Un processo, questo, che ha seguito un’impennata nel corso del tempo, soprattutto con l’avvento del neo-liberalismo, quando l’idea di un individuo dotato di una morale e di una libertà congenite rende, da una parte, lo Stato un guardiano dedito a sorvegliare la difesa di questi principi individuali e, dall’altra, il mercato l’unico luogo nel quale sarà possibile esercitare la propria libertà di agire (libertà positiva)
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