1,721,090 research outputs found
Elevated levels and mitogenic activity of lysophosphatidylinositol in k-ras-transformed epithelial cells
Glycerophosphoinositols as potential markers of ras-induced transformation and novel second messengers
Scambi e circuiti commerciali nella Sardegna medievale: dati archeologici dal Palazzo di Baldu (Luogosanto, Olbia-Tempio)
La posizione della Gallura, esposta ai contatti con la vicina Corsica e con le coste tirreniche della penisola italiana, ha influenzato le vicende di questa porzione nord-orientale della Sardegna, fin dalla preistoria, contribuendo alla percezione di una specifica identità del territorio. Nel corso del medioevo si sviluppò in tale area il giudicato di Gallura, una delle quattro entità statuali in cui appare suddivisa la Sardegna a partire dall’XI secolo.
Gli studi sul territorio gallurese lamentano una carenza di fonti scritte, per una zona rimasta in gran parte priva di insediamenti stabili dall’inizio dell’età moderna fino a periodi recenti.
Oggi appare opportuno proporre alcune riflessioni su forme, distribuzione, ruolo nel territorio e cronologia dei diversi insediamenti, con particolare riferimento alle relazioni commerciali nel contesto mediterraneo, al fine di proporne un quadro aggiornato.
Un esempio delle potenzialità di più approfondite ricerche in questo settore del- l’isola proviene dall'intervento nel sito di Santu Stevanu-Lu Palazzu di Baldu, nel territorio di Luogosanto (OT).
Dopo un primo saggio svolto nel 1999, sono state effettuate due campagne di scavo negli anni 2001 e 2002. Le indagini archeologiche ora in corso sono riprese nel mese di luglio 2013.
Il primo esame dei manufatti ha, finora, permesso di riconoscere reperti significativi, oltre che per le determinazioni cronologiche, anche per la ricostruzione dei contatti commerciali dell’abitato.
Appare interessante che la porzione nord-orientale dell’isola, finora considerata periferica rispetto ai maggiori centri istituzionali della Sardegna medievale, possa inserirsi nel quadro delle conoscenze sulla circolazione di manufatti, mostrandosi non certo estranea ai traffici del periodo, ma, anzi, attestando rapporti con i territori più prossimi, come quelli della penisola italiana, e anche con più remote aree del Mediterraneo
Glycerophosphoinositol 4-phosphate, a putative endogenous inhibitor of adenylyl cyclase.
In a continuous line of rat thyroid cells transformed
by the k-ras oncogene (KiKi), the expression of rasp21
correlates with an increased activity of a phosphoinositide-
specific phospholipase AB, which leads to
elevated levels of glycerophosphoinositols. In this
study we have characterized bthioel ogical activities of
these compounds. Growth and differentiation in thyroid
cells are mainly regulated by the activation of
adenylylcyclase. Therefore,w e haves tudied the effects
of glycerophosphoinositols on the activity of this enzyme
using a normal thyroid cell line (FRTL5M).i cromolar
concentrations of glycerophosphoinositol 4-
phosphate (GroPIns-4-P) caused a -50% inhibition of
the adenylylcyclase activity in FRTL5 membranes
stimulated by the GTP-binding protein activaftlouro -
roaluminate. Similar concentrations of GroPIns-4-P
were detected in KiKi cells but not in the normal
FRTLS line.
Micromolar GroPIns-4-P was found to be taken up
by intact FRTL5 cells and to induce nearly 50% inhibition
of the thyrotropin- and cholera toxin-induced
increase in cAMP levels. Similar results were also
observed in other cell lines (smooth muscle, pituitary
cells, and pneumocytes). GroPIns-4-P inhibitedC AMPdependent
cellular functions sucahs iodide uptake and
thymidine incorporation in FRTL5 cells when stimulated
by thyrotropin and cholera toxin but not when
induced by forskolin. Theser esults arec onsistent with
GroPIns-4-P exerting an inhibitoerfyf ect on the GTPbinding
protein that stimulateasd enylylcyclase.
We propose that GroPIns-4-Pm ight mediatea mechanism
of cross-talk between adenylylcyclase anphdo spholipase
A2 in thyroida s well as in otherc ell systems
Rappresentazione del potere, relazioni politiche e commerciali nel giudicato di Gallura. Il contributo dell’indagine archeologica del Palazzo di Baldu (Luogosanto, OT)
Una conferma delle potenzialità delle ricerche archeologiche, ai fini della conoscenza dell’assetto insediativo del territorio della Sardegna nord-orientale in età medievale (di cui si erano stati presentati lo stato degli studi e le prospettive di ricerca in occasione del VI Congresso di Archeologia Medievale), è emersa dalla ripresa – nel mese di luglio 2013 – degli interventi di scavo nel sito di Santu Stevanu-Lu Palazzu di Baldu, nel territorio di Luogosanto (OT), nell’ambito di una concessione ministeriale triennale al Dipartimento di Storia, Beni Culturali e Territorio dell’Università di Cagliari.
Le ricerche nel sito di Santu Stevanu, caratterizzato dalla presenza dei resti di un edificio a pianta quadrilatera, conservato per circa dieci metri di altezza, noto localmente come Lu Palazzu di Baldu, hanno evidenziato l’esistenza di un articolato complesso edilizio, mentre, più ad occidente, sono presenti resti di strutture murarie collegate alla chiesa, ancora officiata, dedicata al protomartire per la cottura di manufatti fittili, in primo luogo coppi ed embrici utilizzati per le coperture delle costruzioni.
I dati delle campagne 2013 e 2014 permettono di integrare le informazioni dei precedenti interventi, compiuti – dopo un primo saggio svolto nel 1999 – negli anni 2001 e 2002, e di riconoscere reperti significativi, oltre che per le determinazioni cronologiche, anche per la ricostruzione del ruolo del complesso edilizio nel territorio e delle relazioni politiche e commerciali di un centro che – sebbene dovesse rivestire un ruolo cruciale nel giudicato di Gallura (una della quattro entità statutali in cui la Sardegna appare divisa nell’XI secolo) – è rimasto sostanzialmente ignorato dalla documentazione scritta pervenuta.
L’esame dei reperti mobili permette di introdurre una serie di considerazioni relative alle relazioni economiche e politiche intrattenute dagli abitanti del complesso, almeno per l’arco cronologico compreso tra i secoli XIII e XV, che acquistano un particolare rilievo alla luce della carenza di altri documenti relativi al sito e al suo territorio.
La riflessione in corso considera che il ritrovamento di oggetti prodotti in aree del Mediterraneo tra loro distanti non indica automaticamente l’esistenza di relazioni commerciali dirette tra tali territori e i detentori del ‘Palazzo di Baldu’. È sufficiente, infatti, che questi ultimi potessero approvvigionarsi di merci, attraverso un unico centro di scambio (o un numero limitato di piazze) al quale si rivolgevano, anche per il tramite di un singolo vettore. Vale la pena sottolineare, nel quadro generale dei ritrovamenti, come esistano differenze tra le associazioni dei reperti relative ai diversi spazi dell’insediamento. Se nei vani ad un piano, realizzati con tecniche murarie più rudimentali e disposti in modo da delimitare un grande cortile, prevalgono i ritrovamenti di ceramica da fuoco, quelli di manufatti da mensa non rivestiti e di maioliche più tarde di produzione savonese, negli strati interni all’edificio principale e in quelli relativi ai crolli dello stesso, invece, si rinvengono maggiori quantità di oggetti riferibili a cronologie più alte (come attestano le maioliche arcaiche di produzione pisana) o provenienti da aree produttive più distanti dal sito, come documenta la presenza di manufatti del Vicino oriente islamico e dell’area costantinopolitana.
Tali elementi, se confermati dal proseguo delle ricerche, potrebbero indicare uno sviluppo dell’insediamento nel tempo, ma anche testimoniare la diversa destinazione degli edifici che lo compongono: i reperti rinvenuti, infatti, portano a distinguere il contesto del ‘Palazzo’, legato alla residenza e alle funzioni ammnistrative e di rappresentanza dei detentori dell’insediamento, dalla sequenza delle costruzioni disposte a schiera attorno ad esso, progettata al servizio del funzionamento del centro e di alcune lavorazioni connesse con lo sfruttamento delle risorse del territorio, oltre che spazi di alloggio per il ‘personale’ in forza al polo insediativo.
In mancanza di una documentazione che chiarisca a priori chi potesse aver promosso la realizzazione del ‘Palazzo di Baldu’ con le sue appendici, è possibile, tuttavia, proporre alcune piste di ricerca, sulla base dei reperti delle campagne di scavo.
Alcuni dei frammenti rivenuti, infatti, sono riconducibili a singoli oggetti o a manufatti attestati con poche unità nel sito: non appaiono, pertanto, frutto di una massiccia fornitura ottenibile con regolari commerci, quanto piuttosto espressione di acquisizioni di tipo diverso.
È possibile, infatti, che chi deteneva il possesso dell’edificio turrito e da là esercitava il proprio potere sul territorio circostante, potesse trarre giovamento da una rappresentazione del proprio status, collegata un’immagine di opulenza e distacco dalle masse, anche attraverso l’esposizione di manufatti di lontana provenienza e arredi “esotici”, magari doni di ambascerie d’oltremare o più semplicemente frutto dell’acquisto da mercanti che giungevano da tali lontani luoghi
Il castello di Medusa (Lotzorai, OG): primi dati e prospettive di ricerca sull’assetto insediativo dell’Ogliastra (Sardegna orientale) in età medievale
Il castello di Medusa, situato nel comune di Lotzorai (OG) rappresenta una delle più significative testimonianze di età medievale dell’Ogliastra, territorio nel quale fino a tempi abbastanza recenti si è trascurato lo studio storico-archeologico delle fasi postclassiche in favore di una maggiore attenzione alle evidenze di età preistorica e protostorica.
Edificato su un colle a poca distanza dal mare, il castello di Medusa si colloca in una posizione strategica presso la foce del Rio Girasole che scorre ai suoi piedi, riproponendo uno schema insediativo ben leggibile anche in altri contesti isolani, a difesa di una vallata fertile nella quale la presenza di un fiume caratterizza, oltre che un vantaggio per quanto riguarda le esigenze agricole, anche una via d’accesso e di penetrazione verso le aree più interne collinari. Tali caratteristiche hanno fatto sì che quest’area fosse assai frequentata già prima dell’edificazione del castello, a giudicare dalla fitta distribuzione in tutta la valle di siti relativi all’età preistorica ma anche ai periodi storici successivi. È nota, infatti, la notizia tratta dall’Itinerario Antoniniano, secondo cui proprio in questa zona dovesse sorgere la città di Sulci orientale, omonima dell’altra più famosa Sulci d’Occidente, l’odierna Sant’Antioco. Vittorio Angius, nel suo Dizionario geografico storico-statistico-commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, nel 1841 riportava la notizia secondo cui il castello sorgesse sui ruderi di un tempio punico-romano.
Non si conosce il periodo di prima edificazione del castello, ancora mai stato oggetto di indagini archeologiche sistematiche, e l’Angius riporta una tradizione locale secondo cui fosse stato costruito da una non meglio identificata regina Medusa, i cui connotati si perdono nel mito.
Da una prima analisi documentaria è possibile individuare per il territorio di sua pertinenza un ruolo di non poco interesse all’interno delle vicende politiche e belliche che interessarono tutta la Sardegna in età medievale.
Territorio di confine tra il giudicato di Gallura e quello di Calari, di cui era l’appendice più settentrionale, in seguito alla caduta della città di Santa Igia e al disgregamento territorio del giudicato cagliaritano, entrò a far parte dei possedimenti di Giovanni Visconti, giudice gallurese e già in possesso delle curatorie del Sarrabus e di Quirra. La sua posizione periferica concesse all’Ogliastra un certo livello di autonomia, tanto che non è infrequente nei documenti trovare l’indicazione, seppure priva di connotati politico-amministrativi, di Judicatus Ogliastri. Nel 1307 il Comune di Pisa sottrasse l’Ogliastra ai Visconti e la amministrò direttamente attraverso dei camerarii residenti nel Castello di Cagliari.
Alla conquista dell’isola da parte delle truppe catalano-aragonesi, i nuovi dominatori si impegnarono subito nell’assicurarsi il controllo del territorio e, nel 1363, unirono il borgo del castello di Medusa alla Contea di Quirra infeudata ai Carroz.
Obiettivo dell’intervento è quello di ricostruire, a partire dall’analisi dei documenti disponibili e compiendo una serie di riflessioni sui resti individuabili dell’edificio, le strette connessioni tra il castello di Medusa e il territorio in cui è inserito nelle diverse fasi storico-politiche isolane, con l’intenzione di compiere un primo passo verso una più ampia conoscenza della storia di un territorio certamente di confine ma anche di relazione tra diverse entità politiche, finora trascurato dalle ricerche, ma meritevole di essere valorizzato a vantaggio di una conoscenza storica completa dell’intero Medioevo sardo
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Recensione a: La Sardegna romana e alto-medievale. Storia e materiali, a cura di S. Angiolillo, R. Martorelli, M. Giuman, A.M. Corda, D. Artizzu, Carlo Delfino Editore (Corpora delle antichità della Sardegna), Sassari 2017, pp. 493, ISBN 9788871389608
Review to: La Sardegna romana e alto-medievale. Storia e materiali, a cura di S. Angiolillo, R. Martorelli, M. Giuman, A.M. Corda, D. Artizzu, Carlo Delfino Editore (Corpora delle antichità della Sardegna), Sassari 2017, pp. 493, ISBN 9788871389608
Recensione a: La Sardegna romana e alto-medievale. Storia e materiali, a cura di S. Angiolillo, R. Martorelli, M. Giuman, A.M. Corda, D. Artizzu, Carlo Delfino Editore (Corpora delle antichità della Sardegna), Sassari 2017, pp. 493, ISBN 978887138960
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