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    La tutela dei non - occupati in Italia: profili giuspubblicistici

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    L’oggetto di studio del presente lavoro di dottorato riguarda l’analisi della tutela dei non- occupati in Italia, una categoria che, pur non essendo come tale prevista all’interno di atti normativi, può essere utile impiegare in questa sede, al fine di ricomprendere tutti quei soggetti esclusi dal mercato del lavoro, per cause estranee alla propria volontà. La scelta di utilizzare la definizione di “non-occupati” invece che “disoccupati” per individuare i soggetti a cui riferire la tutela giuridica, necessita pertanto di una precisazione preliminare. Ho ritenuto, infatti, che la sola categoria di “disoccupati”, per come questa sia comunemente intesa nella riflessione giuridica, a partire dalla fondamentale indicazione contenuta nell’art. 38, co. 2, Cost., non sia rappresentativa dell’intera platea dei soggetti alla quale si intende far riferimento. Ciò appare confermato anche dalla definizione di “disoccupato”, assunta dai maggiori istituti di ricerca, la quale è legata ad alcune condizioni, quali l’aver effettuato almeno un’azione attiva di ricerca di lavoro durante le quattro settimane precedenti l’intervista, e l’essere disponibili a lavorare (o ad avviare un’attività autonoma) entro le due dsettimane successive. Tale definizione non può essere applicata anche a quei soggetti che non hanno mai lavorato (i c. d. inoccupati), che non cercano più un impiego perché scoraggiati, in particolare i giovani ( neet - not in education employment or training), coloro che hanno prestato la propria attività lavorativa nel lavoro nero o coloro che, lavorando ad un orario ridotto rispetto a quello normale, ricevono un compenso proporzionalmente inferiore (sottoccupati). Questa necessità di intendere i soggetti di riferimento del presente lavoro in maniera più ampia, ricomprendendo il concetto di “mancanza di occupazione”, non è che il risvolto della trasformazione che sta attraversando, ormai da diversi anni, il mercato del lavoro e che ha prodotto flessibilità e incertezza, come indicato dall'aumento dei tassi di disoccupazione, dell’inattività e del lavoro precario. In tale contesto globale, il fenomeno della mancanza di impiego si sta configurando sempre più come un dato strutturale, all’interno di un mercato caratterizzato dall’intermittenza lavorativa; come dimostrano i dati, infatti, il tasso di disoccupazione a lungo termine continua ad essere molto alto in tutta Europa 0 . Se da un lato è necessario tener conto della correlazione esistente tra povertà e mancanza 0 Come riportato dall’ESDE (Employment and Social Developments in Europe) nel 2016, fanno parte della quota dei disoccupati di lunga durata gli ex lavoratori poveri (c.d. working poor), le persone con un contesto migratorio e i giovani, in particolare se donne. Per tali ragioni, dopo aver approfondito le motivazioni legate alla scelta della definizione di “non-occupati”, risulta determinante chiarire l’importanza del nodo che riguarda la tutela di questi soggetti, tutti variamente accomunati da un bisogno di protezione che attiene ad elementi essenziali della loro vita. Questo studio, nello specifico, mira ad analizzare i cambiamenti che hanno attraversato (e continuano ad attraversare) il sistema della tutela dei soggetti non-occupati nel nostro Paese, come riflesso delle trasformazioni subite dal mercato del lavoro. La rottura del legame tra subordinazione e sicurezza sociale, infatti, ha determinato un indebolimento dell’idea stessa di previdenza sociale, basata sulla storia contributiva dei singoli soggetti, evidenziando la presenza di “buchi” all’interno delle maglie del sistema di protezione sociale italiano, presenti ancora oggi, nonostante le riforme succedutesi negli ultimi anni in materia di ammortizzatori sociali. In questo contesto, nonostante si sia parlato più volte dell’idea di introdurre, anche nel nostro Paese, una misura di reddito minimo garantito, il dibattito che ha seguito tale proposta è stato spesso poco chiaro, se non per alcuni profili contraddittorio. Questo perché esistono storicamente forti divergenze di impianto teorico ed ideologico tra i promotori del reddito minimo garantito o reddito di cittadinanza (si avrà modo di spiegare successivamente le differenze) ed i suoi oppositori. In particolare, i primi sono sostenitori di un approccio basato sulla radicalità dei mutamenti in atto nell’organizzazione della produzione e nei processi di sviluppo nell’era post-fordista, implicanti l’indebolimento della funzione del lavoro come motore di crescita e strumento di organizzazione sociale, e ritenendo quindi indispensabile l’introduzione di una misura incondizionata di sostegno al reddito, slegata da qualsiasi obbligo, riguardante l’accettazione di un’offerta di lavoro; i secondi, invece, affermano che il diritto al lavoro potrebbe essere minato dall’introduzione di strumenti di sostegno al reddito slegati dall’attività lavorativa, sono favorevoli unicamente a delle misure minimali di allargamento delle prestazioni sociali, riservate ai nuclei familiari che versano in condizioni di povertà estrema. A mio avviso, però, un approccio conventio ad excludendum tra reddito e lavoro, rischia di non far emergere le questioni di carattere giuridico né le possibili convergenze esistenti tra posizioni distinte. Alla luce di queste premesse iniziali, che sono alla base della scelta del tema, il lavoro di ricerca ha utilizzato un approccio giuspubblicistico per rispondere ad alcune domande. In primo luogo, è possibile sostenere una lettura evolutiva dell’art. 38 Cost. nell’ottica di una nozione unitaria di sicurezza sociale? Se sì, quali sono le misure di welfare più indicate per il raggiungimento di tale obiettivo? E, infine, è possibile introdurre una misura europea di questo tipo? Per rispondere a tali quesiti, in ogni capitolo sono stati approfonditi diversi aspetti, al fine di analizzare i principali problemi giuridici ad essi collegati e restituire una visione complessiva organica del fenomeno analizzato

    Commissione Affari costituzionali, Camera dei deputati, lunedì 4 marzo 2024. Audizione resa dal prof. Claudio De Fiores sul disegno di legge C. 1665, approvato dal Senato, recante «Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni

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    Commission for Constitutional Affairs, Chamber of Deputies, Monday 4 March 2024. Hearing delivered by Prof. Claudio De Fiores on Bill C. 1665, approved by the Senate, on 'Provisions for the implementation of the differentiated autonomy of ordinary statute Regions pursuant to Article 116, third paragraph, of the Constitution'Commissione Affari costituzionali, Camera dei deputati, lunedì 4 marzo 2024. Audizione resa dal prof. Claudio De Fiores sul disegno di legge C. 1665, approvato dal Senato, recante «Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione

    Ma non è rivoluzione luoghi comuni e distorsioni semantiche dell’idea di rivoluzione interpretata alla luce delle categorie analitiche del diritto costituzionale

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    The concept of revolution is today very abused. Every change in social life and every political action (revolt, coup d'état, resistance, terrorist attack ...) is wrongly defined as revolution. But the word “revolution” has a very precise meaning especially in the tradition of constitutionalism. The Author, using the categories of law, explains the fundamentals of the idea of revolution and its historical and constitutional developments

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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