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Il ruolo educativo dei padri. Disabilità e nuove sfide a sostegno della genitorialità
I padri con un figlio con disabilità sono stati a lungo percepiti come “genitori periferici”. Più di recente, è diventato evidente che i padri si siano sentiti“trascurati” sia dai ricercatori che dai professionisti nell’area socio-educativa. Il risultato di questo vuoto – la paternità e la disabilità – è che, ancora oggi, sappiamo relativamente poco riguardo all’esperienza dei padri e il loro coinvolgimento nella crescita di un bambino con disabilità. Inoltre, il ruolo educativo dei padri con un figlio disabile si è modificato in tandem con i cambiamenti sociali del ruolo delle donne e con i più ampi cambiamenti sociali e culturali, a partire orientativamente dal 1960. Partendo
da questo scenario e per riflettere i recenti cambiamenti delle famiglie così come quelli della paternità, sarebbe utile ripensare i servizi in un approccio inclusivo, tali da includere e soddisfare i bisogni di tutte le famiglie (incluse quelle con un figlio disabile) al fine di promuovere inclusione sociale in contesti ordinari e non in quelli separati
Padri e figli con disabilità. Incontri generativi, nuove alleanze
Il lavoro si focalizza principalmente su quattro principali assi di riflessione: il padre e il lavoro di cura, il padre e l'esercizio della funzione paterna, i desideri e le paure legate alla paternità e gli impatti della disabilità nelle sfere della vita
Padri e figli con disabilità. Incontri generativi, nuove alleanze
Questo lavoro si focalizza principalmente sul binomio “padre” e “disaabilità di un figlio”, attraverso un’indagine, a carattere educativo, che è stata condotta negli anni 2012/2013-2014/2015.
Una delle prospettive che questo lavoro tenta di delineare è quella che riguarda gli intrecci tra i modelli educativi generali (che potremmo provvisoriamente indicare in “assenza” di disabilità) e quelli specifici (ossia con la presenza di un figlio disabile), cogliendo le similitudini, piuttosto che le differenze, delle relazioni educative familiari. Per fare questo, è necessario riconoscere quelle che sono le specificità che possono caratterizzare le situazioni familiari di cui ci occupiamo in questo lavoro, inserendole in una linea di continuità con i temi dell’educare parentale. L’intento è quello di inserire la disabilità in una prospettiva di ordinarietà, non togliendole però quelle specificità che le sono proprie.
Una seconda prospettiva – rintracciabile in questo lavoro – è quella di alleggerire le situazioni di disabilità (comprendendo, quindi, anche i genitori) da tutta quelle visioni un po’ stereotipate e obsolete che ruotano intorno alla disabilità: la ricerca ci restituisce, infatti, un’immagine di padri ordinari che – nonostante una situazione di partenza che potremmo definire in salita – non hanno rinunciato ad un’intenzionalità educativa nei confronti dei figli
Donne con disabilità. Processi inclusivi in Palestina
Il presente lavoro propone una riflessione sui processi di integrazione e di inclusione in Palestina. A partire dalla Convenzione sui diritti delle persone con disabilità (ONU, 2006) e dal «modello sociale» della disabilità, l’articolo si focalizza su due azioni progettuali. Lo scopo di questi progetti è la promozione dell’inclusione sociale, attraverso il coinvolgimento attivo di uno dei gruppi più vulnerabili della società palestinese, ossia le donne con disabilità
Il padre (è) competente. Riflessioni intorno alla paternità
La tematica dei padri nella disabilità è intrecciata con un livello di indagine che potremmo definire specifico - paternità e disabilità di un figlio - e con un altro livello di indagine più generale, richiamando alla nostra attenzione una riflessione pedagogico-educativa che riesca a tenere insieme i temi riguardanti l'educare parentale oggi, nella società occidentale
Il coinvolgimento paterno nella cura dei figli con/senza disabilità. I territori comuni dell’educare
Il presente lavoro va considerato come un segmento del più ampio progetto di ricerca triennale, dal titolo La figura del padre nelle famiglie con un figlio disabile, condotto da Roberta Caldin e Alessia Cinotti , volto ad indagare il ruolo dei padri nelle famiglie con figli disabili, focalizzando l’attenzione su alcune dimensioni prioritarie dell’educazione parentale. Tale lavoro ha offerto una prospettiva sull'educare che potremmo indicare al “maschile”, attraverso il coinvolgimento di novanta padri che ci hanno consentito di tracciare le principali caratteristiche del modo di essere padri, oggi. La ricerca si è mossa attorno ad alcuni interrogativi - “chi” sono i padri dei bambini con disabilità? Quali compiti educativi caratterizzano la quotidianità dei padri? Come si delineano le funzioni educative nelle famiglie con figli disabili? – che hanno indirizzato il nostro lavoro verso la “scoperta” di uno dei temi meno indagati nell'ambito della Pedagogia Speciale
Introduzione
Il lavoro si nutre degli intrecci di più discipline, offrendo al lettore prospettive innovative alle questioni che riguardano l'educare tra i padri sospeso tra dimensioni ordinarie e dimensioni compless
L'educare dei padri. Teorie, ricerche, prospettive e disabilità
Il presente lavoro analizza alcune questioni educative riguardanti il ruolo dei padri, con un particolare riferimento alla paternità nella disabilità. Il volume indaga la figura del padre, evidenziando le similitudini dell’educare familiare, sospeso tra dimensioni “ordinarie” e “complesse”; poiché quello che accade tra un padre e un figlio disabile avviene in dimensioni educative comuni con quelle che si presentano tra un padre e un figlio non disabile. Il lavoro si nutre degli intrecci di più discipline (la pedagogia speciale e generale, la sociologia, la psicologia), offrendo al lettore prospettive innovative alle questioni che vengono affrontate nelle tre sezioni che compongono l’opera. Il libro è arricchito da alcune testimonianze scritte da padri che “raccontano” l’esperienza della paternità con modalità introspettive di grande significatività. La rilevanza di questo lavoro risiede nell’aver messo insieme una pluralità di approcci e nell’aver co-costruito – insieme ai padri – una forma di sapere decentrato che parte dalla quotidianità. Il libro può essere utile a coloro che si occupano di famiglie (con figli con o senza disabilità) che qui potranno trovare alcune chiavi di lettura, per imparare a leggere “luci” e “ombre” della paternità. Coltiviamo anche la speranza che questo libro possa essere “donato” ad altri padri (e ad altre madri)
Living with disability. Taking care of siblings
The birth of a disabled child is a critical event that places all the members of the family in a condition of great vulnerability. When talking about families with a disabled child, attention is usually focused on the parents. Siblings tend to play a marginal role, as shown in the referred literature, in this specific field of investigation. Communicating diagnosis to siblings means involving them in the process of family change, making them active players rather than “spectators” in their own “existential niche”. Communication of diagnosis is a delicate, continuous process that has to be tackled appropriately, using targeted words and educational actions. Children need help in accepting and welcoming their disabled sibling, with all his/her characteristics (and deficits), through a balanced, pondered approach that includes both the dimension of co-development and the acknowledgement of problematic situations
Inclusione universitaria in Sudamerica: processi, strumenti e ricadute.
Il progetto Modernity and Disability: Ensuring Quality Education for Disabled (MUSE) è stato cofinanziato dalla Commissione Europea attraverso il programma ERASMUS + (KA2 –2015-2018). Coordinato dall’Università di Vina del Mar (Cile), il MUSE ha visto la partecipazione di sei università cilene, messicane e argentine. Questi atenei sono stati sostenuti nei processi di formazione iniziale sui temi dell’inclusive education
da istituzioni europee provenienti da Italia, Spagna e Inghilterra.The Modernity and Disability: Ensuring Quality Education for Disabled project (MUSE) was co-financed by the European Commission through the ERASMUS + programme (KA2 - 2015-2018). Coordinated by the University of Vina del Mar (Chile), the MUSE was attended by six Chilean, Mexican and Argentinean universities. These universities were supported in their initial training processes on inclusive education by European institutions from Italy, Spain and England
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