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    Oltre l'involucro del racconto: Angelica in fuga e Angelica in cammino nell'Orlando furioso

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    Tradizionalmente osservata come donna volubile e perennemente in fuga, come metafora dell’irraggiungibilità dei desideri e come ingranaggio narrativo che viene disattivato una volta esaurita la funzione di innesco della follia di Orlando e degli altri cavalieri, la figura di Ange-lica si presenta, nell’Orlando furioso, anche come personaggio dotato fin da subito di una specifica dimensione desiderante. Il saggio prende in considerazione il doppio statuto di Angelica, don-na-oggetto esposta alla concupiscenza dei cavalieri e privata gradualmente della possibilità di muo-versi, di celare il proprio corpo e di decidere in modo autonomo, e al contempo individuo che già dall’esordio del poema è titolare, al pari degli altri personaggi, di una propria inchiesta, per quanto paradossale: uscire dal poema, e sottrarsi così a un universo narrativo che la condanna, appunto, al ruolo di preda e di ricompensa.1Il saggio considera inoltre la possibile ricezione di questa “doppia Angelica”, allo stesso tempo oggetto e soggetto di desiderio, nelle illustrazioni delle edizioni cin-quecentesche del poema.Traditionally interpreted as a fickle woman perpetually on the run, as a metaphor for the unattainability of desires and as a narrative cog that is deactivated once her function of trigge-ring the madness of Orlando and the other knights has been exhausted, the figure of Angelica is also presented, in the Orlando furioso, as a character endowed from the outset with a specific desiring dimension. The essay therefore considers the dual status of Angelica, at once a woman-object exposed to the knights’ concupiscence, gradually deprived of the possibility of moving, concealing her body and making autonomous decisions, and an individual who from the very beginning of the poem, like the other characters, holds her own paradoxical inquiry: to leave the poem, and thus escape a narra-tive universe that condemns her to the role of prey and reward. The essay also examines the possible reception of this “double Angelica”, at once object and subject of desire, in the illustrations of the sixteenth-century editions of the poem
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