1,357,621 research outputs found
Il Paesaggio del potere in Sardegna: il progetto di studio sulla viabilità romana e i paesaggi antichi dell’insegnamento di Archeologia della Sardegna romana (Uniss)
Il contributo è volto a illustrare il progetto di studio dell’insegnamento di Archeologia della Sardegna romana dell’Università di Sassari, incentrato sull’utilizzo
di una metodologia uniforme per la raccolta dei dati e finalizzato alla ricostruzione del paesaggio della Sardegna romana. L’obiettivo principale viene perseguito in particolare attraverso le ricerche effettuate da studenti,
laureandi, dottorandi e assegnisti afferenti all’insegnamento, con la direzione di Giampiero Pianu e il coordinamento di Nadia Canu
Gullies and debris flows analysis: a case study in Sardinia and a rheological modelling approach
An innovative pilot evaluation of a pre-adolescent food literacy program- "Fresh Fuel: The CanU Food Club"
“Fresh Fuel: The CanU Food Club” (Fresh Fuel) is the food and nutrition component of the larger CanU program aimed at improving the future well being of vulnerable children. A mixed-method case study evaluation was conducted with Fresh Fuel, employing a Utilization-Focused Evaluation approach.
Results suggested that there were some gains in Fresh Fuel Participant (FFP) food and nutrition outcomes. Also, there were a variety of social benefits to FFPs, such as positive interaction with volunteers and peers, and having fun. Volunteers and practicum students developed career goals and skills. Results identified incompatible program goals, time limitations, inconsistent program implementation, and lack of direction in nutrition education; however, Fresh Fuel provided a supportive environment, hands on learning, and included positive nutrition discussions and food preparation experiences.
The Utilization-Focused Evaluation approach has resulted in a meaningful report. Rigorous evaluations of Fresh Fuel and other food and nutrition programs are recommended.October 201
Tossicodipendenza
Tossicodipendenza
di Nadia Canu
tossicodipendenza
I meccanismi neurologici della tossicodipendenza
Le droghe, pur avendo differenti meccanismi d’azione, intervengono nei circuiti nervosi che mediano gli effetti emozionali delle gratificazioni naturali (cibo, piacere, sesso) e delle dipendenze naturali (disturbi del comportamento alimentare) modulando direttamente e indirettamente la trasmissione dopaminergica nel circuito mesocorticolimbico e dando luogo, dopo somministrazione acuta o cronica, a modificazioni e ad adattamenti funzionali e molecolari peculiari. Tali modificazioni, depositate nel circuito a ogni singola assunzione della droga, funzionano da stimolo per nuove esperienze, generando un comportamento compulsivo che crea dipendenza.
Dipendenza e adattamenti molecolari. Nella dipendenza primaria gli adattamenti svaniscono rapidamente dopo la sospensione della droga, cui fa seguito una sindrome acuta da deprivazione (astinenza), con tremori, dolori muscolari, nausea, diarrea, ipotermia, panico, come nell’astinenza da morfina ed eroina. Nella dipendenza secondaria gli adattamenti perdurano a lungo e possono rappresentare la base molecolare della vulnerabilità alle recidive nell’abuso della droga. La somministrazione cronica delle droghe provoca inoltre tolleranza (l’organismo non risponde più alla droga e porta l’individuo ad aumentare progressivamente la dose per ottenere l’effetto originario) o sensibilizzazione (aumento della potenza di alcuni effetti). La dipendenza è uno stato determinato, oltre che dall’assunzione della droga, anche da complesse interazioni tra fattori genetici individuali e ambientali nel quale l’influenza dei fattori genetici è, in alcuni casi, largamente prevalente.
Adattamenti da esposizione cronica alle droghe. L’esposizione cronica agli oppiodi produce adattamenti funzionali e molecolari, il più noto dei quali è l’aumento dei livelli di espressione dei costituenti della via trasduzionale dell’ AMPc (l’isoforma I e VIII dell’adenilatociclasi, alcune subunità della proteinchinasi A o PKA, e il fattore di trascrizione CREB) nel circuito mesocorticolimbico, nel locus ceruleus e nella sostanza grigia periacqueduttale. In queste aree, il legame dell’oppiode ai recettori non provoca riduzioni, bensì aumenti della concentrazione intracellulare di AMPc, per cui il neurone che riceve il messaggio oppiodergico non è inibito bensì attivato. Nel locus ceruleus ciò si traduce, durante l’astinenza da morfina, in un aumento dell’attività dei neuroni noradrenergici verosimilmente responsabile di alcuni dei sintomi della crisi di astinenza. Topi ingegnerizzati a non esprimere il fattore di trascrizione CREB non presentano aumentati livelli dell’isoforma VIII dell’adenilatociclasi, e, quando sottoposti a trattamento cronico con morfina, alla sospensione della droga presentano crisi di astinenza con sintomatologia più lieve e meno duratura. Questi topi sviluppano comunque tolleranza agli effetti analgesici della morfina: infatti, i livelli della isoforma I dell’adenilatociclasi e della PKA risultano aumentati. L’attivazione del fascio dopaminergico mesocortico-limbico, per somministrazione non solo di eroina ma anche di altre droghe, tra cui la cocaina, causa nel nucleo accumbens, che riceve il maggior contingente di queste fibre, la sovraregolazione dell’AMPc e della PKA. In questa sede, la disregolazione del circuito dell’AMPc sarebbe legata ad aumento della soglia per gli stimoli di rinforzo gratificante e quindi allo sviluppo del fenomeno della tolleranza. L’aumento della PKA causa incrementi dei livelli di fosforilazione, e quindi di attivazione, del fattore di trascrizione CREB, a cui sarebbero da imputare gli aumentati livelli di espressione del recettore K degli oppiodi. Si è osservato che gli aumenti dei livelli di CREB nel nucleo accumbens inibiscono nei topi, sottoposti a tale trattamento, la place preference (cioè la preferenza per l’ambiente o il contesto in cui la droga viene assunta), un fenomeno indice della dipendenza dalla droga, mentre la somministrazione di forme mutate di CREB rende l’animale più sensibilizzato a questo fenomeno. La place preference è correlata all’incremento dei recettori K perché il loro blocco farmacologico impedisce la sua inibizione indotta dagli alti livelli di CREB.
La riduzione dei recettori per gli oppioidi. Altra modificazione molecolare da esposizione cronica alla droga è la desensibilizzazione e riduzione del recettore degli oppiodi. Il fenomeno, comune nei recettori legati a proteine G, sarebbe innescato dalla cooperazione di particolari proteinchinasi, che fosforilano il recettore, e di proteine (denominate arrestine) che legano il recettore fosforilato e lo disaccoppiano dalle altre componenti della trasduzione del segnale, provocando una rapida attenuazione della responsività del recettore. Questo meccanismo, che si può spingere fino alla internalizzazione e alla degradazione del recettore stesso, è verosimilmente alla base dello sviluppo della tolleranza. L’esposizione cronica da oppiodi causa anche complessi adattamenti molecolari a carico delle famiglie dei geni Fos e Jun che codificano i rispettivi fattori trascrizionali. Il fattore di trascrizione Fos andrebbe incontro a riarrangiamenti genici che darebbero origine a forme tronche del fattore di trascrizione, più stabili e durature che, accumulandosi nel cervello, attiverebbero geni verosimilmente associati agli stati comportamentali e affettivi negativi, che caratterizzano lo stato di vulnerabilità alle recidive. L’aumento di alcune subunità del recettore AMPA del glutammato sarebbe in relazione con un incremento della stimolazione glutammatergica dei neuroni dopaminergici dei nuclei ventro-tegmentali che avrebbe ricadute sul potenziamento degli effetti locomotori legati alle ripetute somministrazioni di morfina o cocaina. Variazioni analoghe dell’espressione di alcune subunità del recettore NMDA del glutammato nel nucleo accumbens sono state messe in relazione con lo sviluppo alla tolleranza per gli effetti analgesici e la sensibilizzazione agli effetti locomotori.
Nadia Can
Frontispice pour Quatrième livre de trophées contenant divers attributs pastorals
Vue de ruines de temples, statues, piédestaux, urnes et bas-reliefs | Lettre : A Paris chez Daumont rue St Martin près St Julien Avec Privilège du Roi | Signature : J.C.Delafosse inv[enit] Le Canu Sculp[sit
Influenza del regime pluviometrico e delle pratiche agropastorali sull'erosione del suolo
GULLIES AND DEBRIS FLOWS ANALYSIS: A CASE STUDY IN SARDINIA AND A RHEOLOGICAL MODELLING APPROACH
Method of moments for gas-solid flows: application to the riser
The method of moments developed for granular flow by Strumendo and Canu (2002) has been extended to fully developed dilute gas-particle flow by coupling the balances for the solid phase to the mass and momentum balances for the gas phase. In addition to collisional dissipation of random kinetic energy, a dissipation due to the drag has been introduced. Boundary conditions for the moments have also been derived. A simulation for steady developed flow without any fitted parameters was compared to the experimental measurements for flow in a riser. The model predicted the observed anisotropy of the measured normal granular stresses. The solid volume fraction and the velocities agreed with data of Tartan and Gidaspow (2004). The shear stresses (per unit density) have the theoretically expected radial distributions. They increase nearly linearly near the tube center, reach a maximum closer to the wall and drop to a small value at the wall. The model, however, has under-predicted the normal stress in the direction of flow, probably due to excessive dissipation of random kinetic energy by the gas to particle drag
Actisecos regularis Canu & Bassler 1927
Actisecos regularis Canu & Bassler, 1927 (Figs 128–129; Table 28) Actisecos regularis Canu & Bassler, 1927: 11, pl. 1, fig. 13; Canu & Bassler, 1929: 517, pl. 66, figs 1–4; Harmer, 1957: 856, pl. 60, figs 12–16; Cook, 1966: 208; Cáceres-Chamizo et al., 2017: 65, fig. 27. Figured material. RGM.1350576, RGM.1350577, Holocene, UPGG 041, off South Sulawesi. Description. Colony rooted, presumably discoidal when complete, small, the maximum diameter of the examined colony fragments measuring 2.2–2.3 mm, slightly convex frontally and slightly concave basally. Autozooids distinct with shallow interzooidal furrows, arranged regularly in alternating circlets, oval to rhomboidal, longer than broad (mean L/W = 1.56). Frontal shield convex, granular, perforated centrally by 12–15 large, funnel-shaped pseudopores encircled by a raised rim and arranged in alternating rows; the external diameter of pseudopores about 40 µm, the internal diameter about 20 µm. Peristome raised, tubular, about 140–160 µm long, coarsely tuberculate, imperforate. Secondary orifice subcircular. Ooecium globular, small, peristomial, placed on the basal side of peristomes of marginal and submarginal zooids, as wide as the peristome, barely visible in frontal view as a small semicircular cap, coarsely tubercular and porous. Basal surface showing rounded, up-side down triangular depressions on the distal portion of marginal zooids, just below the ooecium, allocating two small rootlet pores. Remarks. Eight fragments of Actisecos regularis have been found in our samples. Actisecos is an Indo-Pacific genus characteristic of muddy-sandy sea-bottoms at 59–201 m depth. It includes three Recent species A. regularis Canu & Bassler, 1927, A. pulcher Harmer, 1957 and A. discoidea (Canu & Bassler, 1929). Two further species, left in open nomenclature, are known from the middle Miocene of East Kalimantan (Di Martino & Taylor 2015). Actisecos regularis has ooecia as wide as the peristome. This feature distinguishes this species from A. pulcher, characterized instead by ooecia much wider than the peristomes. Actisecos discoidea differs in having ooecial pseudopores with a raised rim and a single rootlet pore at the distalmost depression on the basal surface. Cáceres- Chamizo et al. (2017) considered Actisecos as a completely free-living genus, and interpreted the distalmost depressions on the basal surface as basal pore-chambers with communication pores. However, the general aspect of the colony and the lack of vibracula suggests it was rooted (Harmer 1957; Cook & Chimonides 1981; Cook & Bock 2002). N, Number of colonies and number of zooids measured; SD, standard deviation.Published as part of Martino, Emanuela Di & Taylor, Paul D., 2018, Early Pleistocene and Holocene bryozoans from Indonesia, pp. 1-70 in Zootaxa 4419 (1) on pages 43-44, DOI: 10.11646/zootaxa.4419.1.1, http://zenodo.org/record/376963
- …
