1,721,021 research outputs found

    "'Traumatic Screens': l'11 settembre visto dal televisore della Sig.ra Thompson"

    Full text link
    The paper aims to read David Forster Wallace’s essay “The View From Mrs Thompson” (appeared in the October 25, 2001 issue of Rolling Stone) through the exegetic filter of trauma theory, in order to interpret the manner the author chose to account for his own account of the horror of 9/11, which he experimented not directly, but mediated by the screen of a television in a Midwest living room, namely Mrs Thompson

    "La mano del saggista. W. H. Auden tra saggio e poesia"

    No full text
    This essay aims at assessing three longer poems 1940s by W. H. Auden’s, in which the author manages to insert his personal reflection about some critical issues, mainly that of the mimetic rapport between Art and World, either into the canonical poetic structure of the literary epistle (Letter to Lord Byron, New Year Letter) or in a very peculiar hybrid of drama and poetry (The Sea and The Mirror

    On My First Aquaintance with an Essay(ist)

    No full text
    An introduction to the peculiarities of Charles Lamb's essay for an Italian audience and the differences between his essayistic style in relation to the Italian traditio

    Dante in Inghilterra

    No full text
    Il rapporto di Dante con la cultura inglese costituisce da sempre oggetto privilegiato d’indagine, poiché la ricezione dell’opera dantesca ha giocato un ruolo rilevante nella creazione stessa della tradizione culturale inglese (Havely 2014). La storia di questa ricezione è costellata di figure di mediatori molto note, come nel caso di Chaucer, Milton, Foscolo o Coleridge, ma anche di personalità meno conosciute le quali, in epoche storiche e contesti culturali diversi, hanno pazientemente cercato il modo di far acclimatare la terzina dantesca in seno alla poesia inglese. La notevole mole di figure e di testi, oltre all’ampiezza temporale e alla varietà dei luoghi interessati da questa specifica dislocazione culturale, ha reso fondamentale la selezione, innanzitutto cronologica: la banca dati si focalizza infatti sul periodo romantico, eleggendo a data simbolo il 1802, anno in cui venne pubblicata la prima traduzione integrale della Commedia a opera di Henry Boyd. Il XIX secolo si candida, dunque, a golden age del dantismo britannico, grazie anche all’apporto decisivo dell’altra traduzione completa del poema dantesco, portata a compimento da Henry Cary, The Vision; or Hell, Purgatory and Paradise of Dante Alighieri, la cui prima edizione uscì nel 1814 (Crisafulli 2003; Braida 2004). Se è vero che la cronologia delle traduzioni costituisce il filo conduttore più immediato per un lettore interessato al tema della persistenza e della diffusione della lezione dantesca in Inghilterra, è altrettanto vero che la storia della ricezione culturale del poeta fiorentino nell’altrove artistico e letterario delle Isole britanniche è costellata da una miriade di altri mediatori (Burke 2005), di “ambasciatori culturali” che, guidati molto spesso da passioni idiosincratiche, si cimentarono in vario modo nella divulgazione delle opere di Dante. In particolare, la creazione del mito dantesco nel periodo romantico segue una fittissima rete di connessioni tra poeti, prosatori, traduttori, pittori e critici. La banca dati non intende presentarsi al fruitore come una summa esaustiva di figure e testi, bensì come un serbatoio all’interno del quale lo specialista, il giovane studioso, lo studente o il semplice curioso possano costruire il proprio percorso personale, o semplicemente reperire agilmente informazioni e documenti. Ogni singola scheda è finalizzata non a una presentazione globale dell’autore, ma a una ben più circostanziata ricognizione del suo ruolo di mediatore culturale attraverso l’evidenziazione di specifici collegamenti con l’opera di Dante, opportunamente commentati e corredati da brani tratti dalle opere in cui i rimandi alla Commedia sono più evidenti. Perseguendo un criterio volto ad evitare l’immediata obsolescenza, la bibliografia di ogni scheda è limitata a testi di riferimento generale e tende ad escludere studi più circoscritti, se non esplicitamente citati. In alcuni casi, comunque, la lettura in chiave ‘dantesca’ dell’autore risulta essere sostanzialmente inedita e, per forza di cose (almeno negli esempi scelti), di natura descrittiva. Così strutturate, le schede forniscono un canale di accesso semplificato e intuitivo a documenti di vario genere, che difficilmente si trovano riuniti in un singolo luogo. La natura collaborativa della banca dati, inoltre, lascia aperta la possibilità di una sua continua implementazione, prefiggendosi non tanto una completezza difficile da raggiungere e rischiosa da perseguire, quanto la creazione di un’impalcatura generale da arricchire costantemente con nuovi contributi.RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI Braida A., 2004. Dante and the Romantics, Houndmills: Palgrave Macmillan. Burke P., 2005. “The Renaissance Translator as Go-Between”, in Renaissance Go-Betweens: Cultural Exchange in Early Modern Europe, ed. A. Höfele and W. von Koppenfels, Berlin and New York: De Gruyter, 17-31. Crisafulli E., 2003. The Vision of Dante: Cary’s Translation of The Divine Comedy, Leicester: Troubador. Havely N., 2014. Dante’s British Public: Readers and Texts, from the Fourteenth Century to the Present, Oxford: OUP

    The Animal Soundscape of Thoreau’s Walden

    No full text
    This essay singles out the peculiar animal soundscape that Thoreau sketches in Walden, especially in the following chapters: “Higher Laws”, “Brute Neighbors” and “Winter Animals”. In them, in fact, the ‘I’ describes and recollects the voices of the various animals at Walden Pond. In order to make sense of this variegated and multifarious soundscape, Thoreau resorts to many possible exegetic tools, among which there is literature

    "Virginia Woolf a scuola di ibridismo: Laurence Sterne e lo sbeffeggiamento delle frontiere di genere"

    Full text link
    Il contributo vuole presentare i pronunciamenti critici di Virginia Woolf a proposito di Laurence Sterne, accostando i due autori in una visione comparativa che sottolinei quegli aspetti della ‘poetica’ woolfiana che furono maggiormente influenzati dall’umorista augusteo: nello specifico il rapporto Vita-Letteratura da una parte, e l’idea di una Poesia che trascenda i limiti imposti dai domini tradizionali di verso e prosa. Per dimostrare questa fruttuosa filiazione teorica sono stati presi in esame i saggi in cui Woolf tratta esplicitamente dell’opera di Laurence Sterne, in aggiunta ad altri interventi critici e/o diaristici in cui la scrittrice sviluppa le suggestioni metaletterarie suscitate dall’esempio sterniano

    Rec. a Marzia Minutelli, L'arca di Saba. «I sereni animali / che avvicinano a Dio»

    Full text link
    Recensione di L’arca di Saba. «I sereni animali / che avvicinano a Dio», di Marzia Minutelli (Olschki, 2018).Review of L’arca di Saba. «I sereni animali / che avvicinano a Dio», by Marzia Minutelli (Olschki, 2018)

    “Facing the Monolith:” Virginia Woolf, Modernism and Impersonality

    No full text
    This paper aims at investigating Virginia Woolf’s stance on impersonality in literature in relation to the famous “continual extinction of personality” expressed by T. S. Eliot in “Tradition and the Individual Talent.” His reaction against the romantic stereotype of the hypertrophic self was not an entire novelty: the need for an eclipse of the authorial agency on the literary text had already been voiced by Gustave Flaubert, and, perhaps more paradoxically, by John Keats. Woolf’s position in this literary dispute is significant, since she rather openly refused to endorse Eliot’s authorial ostracism, proposing an alternative which followed the principle of “saturation,” implying a bulimic inclusion, rather than a careful selection. This paper shows that it was in her nonfiction that Woolf first articulated a critical reaction to impersonality, developing the concept of “presence,” which lies at the core of her essayistic ideal, in “The Modern Essay.” In addition to that, the statement of a much needed authorial aura in the literary text underlies Woolf’s overwhelming urge for life writing, both in fiction and nonfiction. The genesis of this idea, rooted in ancient Greek literature and most importantly in Montaigne’s essayistic self-portraiture, firmly positions Woolf among the Western expressivist cultural tradition

    Preludi (neo)romantici. Ricordare l’infanzia nei racconti di Katherine Mansfield

    Full text link
    The essay analyses the influence of a mode of recollection perfected in the Romantic era by William Wordsworth on the short stories of the ‘Burnell cycle’ by Katherine Mansfield. The aim is to propose a grammar of modernist memory that, while innovative, can and should be read as a manifest legacy of the mnestic epiphany of Wordswor-thian “spots of time”. Relying on both philological data and general reflections on the concept of influence and interconnection between literary epochs, the essay focuses on some emblematic moments of well-known stories such as “Prelude” and “At the Bay”. In conclusion, the essay attempts to interpret the irenic and direct relationship between Mansfield and her Romantic ‘forefathers’ within the debate on the legacies of Romantic poetry in the early twentieth century, made famous by T. S. Eliot’s notorious anti-Romanticism

    "Prospettivismo felino e profondità saggistica nell’Apologie de Raymond Sebond e nel Jubilate Agno"

    Full text link
    Michel de Montaigne, nella sua Apologie de Raymond Sebond, porta come esempio di relativismo conoscitivo i giochi che fa con la sua sua micia domestica, innalzando il punto di vista della bestiola allo stesso livello di validità di quello umano. Anche nel Jubilate Agno di Christopher Smart il gatto Jeoffry ricopre un compito simile, seppure con modalità più superomistiche e magniloquenti. Ciò che accomuna i due scrittori e il loro rapporto con l’alterità felina è il voler attenuare le spinte verso un dogmatismo universalizzante in favore di un’allure di domesticità e familiarità che classificano i testi come frutto di una soggettività finita e imperfetta. Proprio in virtù di questo “addomesticamento” delle pulsioni generalizzatrici, si vogliono leggere i gatti alla stregua di espedienti letterari animati dalla figura del bathos, corrispettivo speculare del sublime descritto da Pseudo-Longino. In the Apology of Raymond Sebond Montaigne relates his intimate pastime with his kitten as an example of cognitive relativism, granting the domestic animal’s point of view the same validity of the human perspective. In Christopher Smart’s Jubilate Agno Jeoffry the cat is appointed the same rhetorical duty, if with a more magniloquent attitude. What is common to both authors’ approach to the feline other is the mitigating of the universalising drives in favour of a domestic and familiar tone, which classify the texts as the work of a finite and often imperfect subjectivity. It is in this perspective of a taming of the generalising desires that the two cats are to be investigated: as literary devices which spring from a very peculiar trope, the bathos, i.e. the specular correlative of Longinus’ sublime
    corecore