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Premio Elsa Morante, sezione critica-saggistica
Attraverso gli archetipi fondamentali dell’eterno fanciullo e della grande madre, viene indagato nell’intera opera morantiana – inclusi i contributi poetici e la primissima produzione narrativa – il ripresentarsi di moduli psicologici che sono alla base della vita come della scrittura di Elsa Morante, a partire da eventi biografici (traumatici) sui quali la critica si è troppo poco soffermata. L’indagine, che si avvale dell’ausilio di testi psicanalitici e in uguale misura del confronto coi lavori di altri intellettuali, italiani e stranieri, è divisa in tre macrosezioni, articolandosi in una prima fase dedicata al trattamento dell’immagine del puer aeternus, quindi in una seconda inerente il tema della magna mater, e infine in una conclusiva in cui si propone un’unione degli archetipi, inquadrati entrambi in un punto cruciale raggiunto dall’autrice nella raccolta "Alibi", soprattutto, e all’interno de "Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi". Il risultato sarà l’emergere di un vero e proprio regno poetico, quasi un sistema filosofico che inoltre si approfondisce, e specifica, da un lato grazie al sostrato greco-omerico, con tutto il suo carico di presupposti e valori cui Elsa Morante si mantenne sempre fedele, dall’altro tramite una visione cattolico-cristiana che era altrettanto potente e pervasiva. La crasi fra le due istanze diverrà così la chiave di volta per penetrare l’universo fantastico, cioè traumatico e poetico, di uno dei più grandi narratori del ‘900 italiano. Anche attraverso interviste dirette ad alcuni dei suoi amici e parenti quali Daniele e Laura Morante, Mario Fortunato, Giorgio Montefoschi, Lorenzo Capellini, Renzo Paris e altri, viene restituita l’immagine più dolorosa e intima della scrittrice: sottosuolo imprescindibile, profondissimo e fondativo, dei suoi processi immaginativi quanto narratologici
Città della morte. "Il mare non bagna Napoli" come "Gente di Dublino": due paralisi della modernità a confronto.
Elsa Morante madre e fanciullo. Intensità di archetipi e sogni nella vita di una scrittura. (Prefazione di Tjuna Notarbartolo, postfazione di Giuliana Zagra)
Attraverso gli archetipi fondamentali dell’eterno fanciullo e della grande madre, viene indagato nell’intera opera morantiana – inclusi i contributi poetici e la primissima produzione narrativa – il ripresentarsi di moduli psicologici che sono alla base della vita come della scrittura di Elsa Morante, a partire da eventi biografici (traumatici) sui quali la critica si è troppo poco soffermata. L’indagine, che si avvale dell’ausilio di testi psicanalitici e in uguale misura del confronto coi lavori di altri intellettuali, italiani e stranieri, è divisa in tre macrosezioni, articolandosi in una prima fase dedicata al trattamento dell’immagine del puer aeternus, quindi in una seconda inerente il tema della magna mater, e infine in una conclusiva in cui si propone un’unione degli archetipi, inquadrati entrambi in un punto cruciale raggiunto dall’autrice nella raccolta "Alibi", soprattutto, e all’interno de "Il mondo salvato dai ragazzini e altri poemi". Il risultato sarà l’emergere di un vero e proprio regno poetico, quasi un sistema filosofico che inoltre si approfondisce, e specifica, da un lato grazie al sostrato greco-omerico, con tutto il suo carico di presupposti e valori cui Elsa Morante si mantenne sempre fedele, dall’altro tramite una visione cattolico-cristiana che era altrettanto potente e pervasiva. La crasi fra le due istanze diverrà così la chiave di volta per penetrare l’universo fantastico, cioè traumatico e poetico, di uno dei più grandi narratori del ‘900 italiano. Anche attraverso interviste dirette ad alcuni dei suoi amici e parenti quali Daniele e Laura Morante, Mario Fortunato, Giorgio Montefoschi, Lorenzo Capellini, Renzo Paris e altri, viene restituita l’immagine più dolorosa e intima della scrittrice: sottosuolo imprescindibile, profondissimo e fondativo, dei suoi processi immaginativi quanto narratologici
Rifugi del bene. Rifugi del male. Il tentativo di salvezza di Anna Maria Ortese
One of the best writers of the 20 th century, Anna Maria Ortese, lived her whole life in the spirit of a
deliberate distance from the world, a separation that was not a simple unfamiliarity with what worried
her most, but rather a privileged viewing point from where to investigate and understand our times.
Not a hideout but an active shelter, a lucid and piercing refuge from where to study the pain of reality.
Following her publications and favouring the images of the native American, nature and the animals
– emblematic of Anna Maria Ortese’s sensibility – the paper will show the main points of the author’s
poetics, which always strives to recover the secrets of the world and to choose a refuge and fight from
inside it for the salvation of herself and others
Anna Maria Ortese scrittrice straniera. Il nativo come scoperta dell'alterità e fondazione di una poetica
La tesi analizza l’influenza della cultura degli indiani d’America sull’opera di Anna Maria Ortese. Escludendo solo pochissime pubblicazioni, la ricerca è partita fin dalle prime prove, in poesia e in prosa, dell’autrice, e ha considerato l’intero arco della sua produzione, inclusi i contributi postumi. La ricerca è stata così suddivisa in undici capitoli, i quali studiano in maniera approfondita le riformulazioni più significative fatte da Ortese riguardo il tema dei nativi: un tema stratificato, complesso, affasciante e duttilissimo; un tema che la scrittrice fa proprio e costantemente rimodula, adattandolo alla propria storia personale e rendendolo materia viva, nella quale rispecchiarsi e far rispecchiare i suoi simili, più esattamente il consorzio umano che le stava accanto, ma dal quale si sentì sempre esclusa. E proprio l’esclusione, più o meno cercata da parte di Ortese, proprio la sua diversità, la sua alterità, la sua otherness, è la parola chiave del presente progetto di ricerca: gli indiani d’America, vittime del peggior massacro che la storia ricordi, incapaci di difendersi e relegati nelle riserve, chiusi, estraniati, stranieri al mondo, ecco che quegli indiani d’America insegnano all’autrice a sopravvivere, ad accettare sofferenze senza pari e riformularle: nel suo caso, attraverso la letteratura. È questa la premessa per poter parlare di un’Ortese straniera; un’Ortese gemellata con la sensibilità dei nativi; un’Ortese che farà dell’attenzione ad altre otherness, altre esclusioni, altri modi e forme di essere stranieri – cioè lontani, lontanissimi dal sentire più comune – farà di quella tendenza un tratto di riconoscimento, una condizione senza la quale il suo universo (letterario, stilistico, etico, filosofico) non sarebbe quello che è sempre stato. Obiettivo della tesi, che ha approfondito anche importanti materiali inediti, è dimostrare come l’America e i suoi più antichi abitanti siano per Ortese qualcosa di più di un semplice simbolo, riprendendo l’autrice una tematica che è stata, è tuttora, più complessa di un immaginario. Da “Angelici dolori” ad “Alonso e visionari” allora, dalle prime liriche per il fratello Manuele a “Le Piccole Persone”, dai pezzi giornalistici agli scritti di viaggio, dai romanzi alla corrispondenza privata, si delineerà il ritratto di un’autrice che è tuttora un unicum della letteratura (forse non solo italiana), un’artista che grazie al paradigma dei nativi, come spiega il titolo della tesi, ha disperatamente scoperto la propria alterità, il proprio modo di essere straniera, e su quello ha fondato la propria scrittura
Via degli Angeli
Due scrittori giovani d'età ma di letture alte e profonde attraversano Roma a piedi e in motorino, insieme e da soli, cercando di trovare nella loro città - lui c'è nato, lei l'ha scelta - le tracce della presenza di scrittori e poeti che amano e che non ci sono più: Elsa Morante e Gianni Rodari, Anna Maria Ortese e Pier Paolo Pasolini, e altri ancora. Strade, piazze, palazzi, scorci, negozi compongono così una mappa viva e vivida, animata dalla memoria di vicini, amici, anche solo vaghi conoscenti che hanno tenuto per sé qualche dettaglio di incontri passati e sono disposti a condividerlo. La memoria è un'impostora che mescola a suo piacere verità e invenzione; la memoria altrui è un mistero ancora più grande: e chi può dire se gli incontri testimoniati in questo piccolo libro siano veri o inventati? O dove finisce il vero e comincia l'invenzione? Forse non è importante: importanti sono i lampi, le luci e le ombre, le sorprese e i misteri collezionati da Angela Bubba e Giorgio Ghiotti nel loro lieto pellegrinaggio denso di emozione e di rispetto
La disperata speranza.Una lettura della Vita di Alfieri
The starting point of the paper is the special declination that Giacomo
Debenedetti, in Vocazione di Vittorio Alfieri, gave to the great author
from Asti and above all to his autobiographic work. Hope, seen as an
attitude and as purpose, can turn into the best method to analyze literature
and some authors in particular. In addition, Debenedetti’s work
can be compared to Plutarch’s Parallel Lives and Petrarca's Secretum,
and relates to a historiographic and sociological perspective that finds
in the theme of hope – seen also in a religious perspective – its point of
irradiation.
Moving between reality and tension to hagiography, between self-love
and promotion of personal intelligence, it will be outlined a fundamental
aspect of Alfieri’s work, based on the so-called «forte sentire» and
debtor to the concept of hope for the acquisition of a method as well a
way of knowledge
La fiaba della libertà: Salvezza e migrazione nell'esordio di Ornela Vorpsi
The article discusses the literary debut of Albanian author Ornela Vorpsi: Il paese dove non si muore mai, which retraces the years she lived in her home country – then under Enver Hoxha’s dictatorship – and analyzes some of most inhumane limitations on freedom, both public and private.Special attention is given to the female condition, oppressed under Hoxha’s regime and subjected to deep stigmatization, often perpetuated by women themselves.The article also explores the connection with the fairy tale genre through Italo Calvino’s interpretation. It clarifies the relationship between Vorpsi, the Italian author and the significance of the fairy tale contextualized within this representation of a journey of struggle and search for freedom.L’articolo tratta dell’esordio letterario dell’autrice albanese Ornela Vorpsi: Il paese che non muore mai, che ripercorre i suoi anni vissuti nel proprio paese di origine – all’epoca sotto la dittatura di Hoxha – e analizza alcuni delle limitazioni più disumane della libertà, pubblica almeno quanto privata.
Particolare attenzione è rivolta all’elemento femminile, oltremodo vessato dal regime di Hoxha e destinatario di una profonda stigmatizzazione reiterata dalle medesime donne.
Infine, è approfondito il legame col genere della fiaba, specie nella rilettura di Italo Calvino. Viene chiarita la connessione tra Vorspi e l’autore italiano, e contestualizzata l’importanza che la fiaba esercita in questa rappresentazione, non solo estetica, di un percorso di ricerca e lotta per la libertà.  
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
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