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    Psicoterapia e letteratura

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    Colloquio radiofonico tra Franco Brevini e Pietro Barbetta, con una lunga introduzione dei due autori e la trascrizione di cinque trasmissioni avvenute alla Radio Svizzera Italian

    Così vicini, così lontani. Il sentimento dell'altro, fra viaggi, social, tecnologie e migrazioni

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    Cos’hanno in comune la fine dei viaggi, in un mondo in cui la lontananza sembra per sempre abolita, e le interfacce user friendly, che promettono l’apprendimento immediato? Che rapporto c’è tra la globalizzazione che appiattisce le differenze antropologiche e culturali tra i popoli e il riemergere delle spinte comunitarie nel nuovo tempo delle tribù? Qual è lo statuto dei saperi in una società in cui miti dell’istantaneità e del tempo reale, ma anche l’egualitarismo dei social e dei blog, stanno modificando la vecchia idea di cultura fondata sull’eccellenza e sull’autorevolezza? Perché oggi ogni asimmetria equivale a un’ingiustizia, ogni autorità è vissuta come un sopruso? Viaggi, popoli, tecnologie, social, educazione, migrazioni, sentimenti sono i temi che ritornano in questo affascinante saggio di Franco Brevini. Così vicini, così lontani è un libro non disciplinare, ma di percorso, che esplora alcuni fra i più strategici crocevia culturali del mondo che cambia, senza eludere i grandi interrogativi che riguardano i rapporti dell’uomo con la natura e con gli altri uomini, dai sistemi organizzativi complessi alla socialità in Rete, dagli attriti con i migranti alle dinamiche dei sentimenti. Procedendo con un originale andamento, in cui la lontananza e la vicinanza costituiscono la diastole e la sistole dell’indagine, Brevini sviluppa una sorta di telemetria sociale e culturale ad ampio spettro, attingendo a una cassetta degli attrezzi interdisciplinare, che spazia dalla letteratura, all’antropologia, dalla sociologia alla psicologia, fino alle nuove scienze maturate intorno al mondo digitale. Dalla disamina delle diverse forme che l’esperienza della lontananza è venuta assumendo nel mondo contemporaneo emerge la necessità di tornare a interrogarsi sui limiti che segnano l’esperienza umana, di là dalle derive tecnocratiche dell’always on. Tutti noi restiamo infatti consegnati ai nostri metronomi naturali, alle ragioni del nostro corpo, ai tempi della nostra mente. Ma proprio le barriere invalicabili di homo sapiens ci offrono anche una via di fuga per sottrarci all’omologazione, alla distruzione dei grandi orizzonti, alle chimere informatiche. La découverte du corps può allora diventare un antidoto ai processi di derealizzazione, di smaterializzazione, di crescente astrattezza, di anestesia dei sensi, che hanno investito la nostra vita quotidiana, ipotecando i rapporti con le persone e l’esperienza degli spazi del pianeta

    L' invenzione della natura selvaggia : storia di un'idea dal Diciottesimo secolo a oggi

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    Gli antichi «sentivano naturalmente», noi invece «sentiamo la natura». Alla fine del Settecento una sensibilità nuovissima, inaudita, trova un emblema nelle parole di Schiller. Perduta per sempre la naturalezza fusionale che stringeva i nostri avi al loro ambiente di vita, percepiamo la distanza che separa la civiltà dallo sconfinato e dall’inesplorato che le si ergono di fronte, esercitando una fascinazione prima sconosciuta. La natura selvaggia nasce allora, e assume subito i contorni del mito. Certo, è vecchia quanto il mondo, ma va in scena solo con la modernità, quando viene plasmata come costrutto una costruzione culturale. Muraglie di ghiaccio, forre paurose, montagne svettanti, acque abissali che ribollono di tempesta sono tenute a battesimo soprattutto in epoca romantica da scrittori, pittori e filosofi, e continuano a proiettare il loro sublime artificio sull’esotismo di massa, sui viaggi estremi offerti in pacchetti dalle agenzie, sull’ecoturismo di nicchia, sull’avventura no-limits. Tra coloro che ripercorrono da studiosi quell’universo mille volte descritto, dipinto, idoleggiato, pochissimi possono dire di averlo anche esplorato sul campo. Uno di loro è Franco Brevini, letterato di lungo corso e viaggiatore con una predilezione per le condizioni-limite. E ancor più rara è l’efficacia della sua scrittura, che contrappunta la riflessione sulla wilderness e sull’ecologia, sull’intelligenza animale e sull’etica ambientale, con l’esperienza diretta dei cinquemila, dei paesaggi boreali o delle giungle del Borneo. Nessuno meglio di lui sa tradurre in parole il magnetismo e le ambivalenze della natura selvaggia

    Book Review: Benedetta Brevini, Arne Hintz, and Patrick Mccurdy (eds.): Beyond Wikileaks. Implications for the Future of Communications, Journalism and Society

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    This is a review of the highly informative and thought-provoking book, Beyond WikiLeaks: Implications for the Future of Communications, Journalism and Society, co-edited by Benedetta Brevini, Arne Hintz and Patrick McCurdy (Palgrave Macmillan, 2013)

    The seven capital sins of corporate-owned media: how ownership concentration curtails media freedoms in Europe

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    In the wake of the High-Level Group’s report on media freedom and pluralism, Benedetta Brevini, journalist and Lecturer in media policy at City University London, illustrates why the European Commission may wish to take a more proactive role in regulating corporate-owned media

    A Two-Step Protocol to Erase Human Skin Fibroblasts and Convert Them into Trophoblast-like Cells

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    The first differentiation event in mammalian embryos is the formation of the trophectoderm, which is the progenitor of the outer epithelial component of the placenta and supports the fetus during intrauterine life. Our understanding of these events is limited, particularly in human, because of ethical and legal restrictions and availability of adequate in vitro models would be very advantageous. Here we describe a method that converts human fibroblasts into trophoblast-like cells, combining the use of 5-azacytidine-CR (5-aza-CR) to erase the original cell phenotype and a cocktail containing bone morphogenetic protein 4 (BMP4) with inhibitors of the Activin/Nodal/ERK signaling pathways, to drive erased fibroblasts into the trophoblastic differentiation. This innovative method uses very easily accessible cells to derive trophoblast-like cells and it can be useful to study embryo implantation disorders related to aging

    Creation of a Bioengineered Ovary: Isolation of Female Germline Stem Cells for the Repopulation of a Decellularized Ovarian Bioscaffold

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    Ovarian failure is the most common cause of infertility and affects about 1% of young women. One innovative strategy to restore ovarian function may be represented by the development of a bioprosthetic ovary, obtained through the combination of tissue engineering and regenerative medicine.We here describe the two main steps required for bioengineering the ovary and for its ex vivo functional reassembling. The first step aims at producing a 3D bioscaffold, which mimics the natural ovarian milieu in vitro. This is obtained with a whole organ decellularization technique that allows the maintenance of microarchitecture and biological signals of the original tissue. The second step involves the use of magnetic activated cell sorting (MACS) to isolate purified female germline stem cells (FGSCs). These cells are able to differentiate in ovarian adult mature cells, when subjected to specific stimuli, and can be used them to repopulate ovarian decellularized bioscaffolds. The combination of the two techniques represents a powerful tool for in vitro recreation of a bioengineered ovary that may constitute a promising solution for hormone and fertility function restoring. In addition, the procedures here described allow for the creation of a suitable 3D platform with useful applications both in toxicological and transplantation studies

    Introduzione [a Novelle]

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