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Le Grandi Terme costantiniane di Aquileia tra V e VI secolo: la fine di un edificio pubblico e l'inizio di nuovi modi di abitare
Nella prima parte (pp. 277-294) Marina Rubinich analizza i dati di scavo e i materiali di alcuni contesti significativi, che confermano la vitalità delle terme costantiniane di Aquileia durante il V secolo e le trasformazioni dell’edificio alle soglie dell’Alto Medioevo. In particolare, viene descritta l’ultima fase strutturale delle terme, databile al pieno V secolo, che mostra caratteristiche diverse tra la parte settentrionale e quella meridionale del complesso monumentale, tanto da far supporre destinazioni d’uso differenti. A nord vengono costruiti nuovi ambienti con intonaci dipinti e mosaici a piccole tessere, che riprendono i temi mitologico-marini dell’Aula Nord costantiniana e che rimandano ad una committenza colta ancora legata alla tradizione iconografica pagana. All’estremità sud, invece, le prime spoliazioni vengono sistemate in modo provvisorio per permettere, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, il riuso degli ambienti delle terme come abitazione e come sede di attività artigianali connesse allo sfruttamento delle decorazioni e degli arredi dell’edificio. Nella seconda parte (pp. 294-302), Elena Braidotti riprende e definisce più precisamente questi e altri contesti analizzando la classe ceramica più rappresentata alle Grandi Terme, le anfore commerciali, con una particolare attenzione agli esemplari che contribuiscono a datare le due fasi finali dell’edificio e l’inizio della frequentazione altomedievale dei ruderi
Terapia di precisione per malattie autoimmuni mediate da chinasi: sviluppo di un sistema in vitro per la diagnosi e il monitoraggio clinico.
Questo progetto si concentra sulle tirosin chinasi della famiglia JAK e sui suoi inibitori, JAKi, e ha l'obiettivo di sviluppare strumenti in vitro per la personalizzazione nelle malattie oncoematologiche e autoimmuni, come la sindrome di Aicardi-Goutieres (AGS). Il primo tool è un saggio ELISA in vitro basato su biosensori peptidici (PJAK2-L e PJAK2-S) per misurare l'attività aberrante di JAK2. Il secondo invece è la creazione di neuroni derivati da cellule staminali pluripotenti indotte (iPSC) per testare la sicurezza e l'efficacia dei JAKi in modelli paziente-specifici di AGS.
Le linee cellulari oncoematologiche (HEL, SET-2 e MHH-CALL-4) caratterizzate da alterazioni genetiche che portano all’attivazione della pathway JAK2-STAT5, hanno mostrato che HEL e SET-2 erano sensibili ai JAKi ruxolitinib, baricitinib, tofacitinib e pacritinib. Abbiamo ottimizzato il protocollo ELISA lavorando prima sulla tirosina chinasi ABL1 come pubblicato (Montecchini, Braidotti et. al, 2021, Front Pharmacol) e applicando poi la metodologia ai peptidi PJAK2-L e PJAK2-S, ma senza successo dal momento che i peptidi non sono stati fosforilati dopo l'incubazione dei lisati ottenuti dalle linee cellulari. Il saggio è stato quindi eseguito sulla chinasi JAK2 immunoprecipitata a partire da lisati della linea HEL; emerge un segnale di fosforilazione rilevante per PJAK2-L rispetto al background (intensità di fluorescenza: HEL lisato, 2510,26±931,01; HEL lisato + PJAK2-L, 87710,99± 3278,33, P<0.0001), ma non per PJAK2-S (HEL lisato + PJAK2- S, 2074,34±964,74). Si sono susseguiti tentativi di ottimizzare le condizioni del saggio con PJAK2-L, tra cui l'aumento della quantità di lisato (4 vs 40 μg), la temperatura di incubazione (25°C vs 37°C) e il tempo (1h vs 2h), ma senza miglioramento del segnale di fosforilazione di PJAK-L. Il set-up sperimentale ideale per il saggio ELISA non è ancora stato definito.
Le iPSC sono state ottenute riprogrammando i fibroblasti di 3 pazienti con AGS (AGS1, AGS2 e AGS7, che ospitano rispettivamente mutazioni nei geni TREX1, RNASEH2B, IFIH1) e 1 donatore sano (BJ) e differenziati in cellule staminali neurali (NSC) per studiare la citotossicità in vitro di JAKi. Solo pacritinib era citotossico per iPSC e NSC (intervallo IC50: 0,67-1,44 μM, mediante test MTT). Un'esposizione di 3 giorni a un'alta concentrazione di ruxolitinib (> 2, 5 μM) ha aumentato la vitalità cellulare in AGS2-iPSC rispetto ai controlli BJ-iPSC ( P <0, 05); un risultato simile è stato osservato per AGS7-iPSC e ruxolitinib o baricitinib a 2,5 μM (P <0,05). L'esposizione ad alte concentrazioni di ruxolitinib, baricitinib e tofacitinib ha aumentato la vitalità cellulare in AGS7-NSC rispetto a BJ-NSC (P<0,05); allo stesso modo, AGS2-NSC e baricitinib a 0,6 μM e 2,5 μM (P <0,001) o tofacitinib a 2,5 μM (p <0,05) e per AGS1-NSC trattato con tofacitinib a 10 μM (P <0,05). L'espressione dei geni coinvolti nella farmacodinamica JAKi (JAK1/STAT1, TYK2/STAT2) era paragonabile tra iPSC e NSC e tra NSC e iPSC. In conclusione, la maggior parte dei JAKi è sicura per NSC. Come prospettiva futura, potrebbe essere interessante ampliare il panel di farmaci testati su NSC, per differenziare NSC in neuroni e studiare gli effetti citotossici di tutti i farmaci usati per trattare l'AGS nelle cliniche, anche nelle cellule neuronali derivate da NSC.This project focuses on the JAK tyrosine kinase and their inhibitors, JAKi, and has the aim of developing in vitro tools to personalize in oncohematological and autoimmune diseases, such as Aicardi-Goutieres syndrome (AGS). The first tool is an in vitro ELISA assay based on peptide biosensors (PJAK2-L and PJAK2-S) to measure aberrant JAK2 activity. The second tool is the setting up of induced pluripotent stem cells (iPSCs) derived neurons for testing JAKi safety and efficacy in AGS- patient specific models.
Oncohematological cell lines (HEL, SET-2 and MHH-CALL-4) harboring genetic alterations leading to an hyperactivated JAK2-STAT5 pathway showed that HEL and SET-2 were sensitive to JAKi ruxolitinib, baricitinib, tofacitinib and pacritinib. We optimize the ELISA protocol working on the ABL1 tyrosine kinase as published (Montecchini, Braidotti et. al, 2021, Front Pharmacol) and applied to PJAK2-L and PJAK2-S, without success because peptides were not phosphorylated after whole cell lysates incubation. The assay was then performed on JAK2 immunoprecipitated from HEL lysates; a relevant phosphorylation signal emerges for PJAK2-Lcompared to background (fluorescence intensity: HEL lysate, 2510.26±931.01; HEL lysate + PJAK2-L, 87710.99± 3278.33, P<0.0001), but not for PJAK2-S (HEL lysate + PJAK2-S, 2074.34±964.74). Attempts to optimize the conditions of the assay with PJAK2-L followed, including the increase in lysate amount (4 vs 40 μg), the incubation temperature (25°C vs 37°C) and time (1h vs 2h), however with no improvement in the phosphorylation signal of PJAK-L. The ideal experimental settings for the ELISA assay still need to be defined.
iPSCs were obtained by reprogramming fibroblasts of 3 AGS patients (AGS1, AGS2 and AGS7, harboring mutations in TREX1, RNASEH2B, IFIH1 genes respectively), and 1 healthy donor (BJ) and differentiated into neural stem cells (NSC) to investigate in vitro cytotoxicity by JAKi. Only pacritinib was cytotoxic to iPSC and NSC (IC50 range: 0.67-1.44 μM, by MTT assay). A 3-day exposure to high concentration of ruxolitinib (>2.5 μM) increased cell viability in AGS2-iPSC compared to controls BJ-iPSC (P<0.05); a similar result was observed for AGS7-iPSC and ruxolitinib or baricitinib at 2.5 μM (P<0.05). The exposure to high concentrations of ruxolitinib, baricitinib and tofacitinib increased cell viability in AGS7- NSC compared to BJ-NSC (P<0.05); similarly, AGS2-NSC and baricitinib at 0.6 μM and 2.5 μM (P<0.001) or tofacitinib at 2.5 μM (p<0.05), and for AGS1-NSC treated with tofacitinib at 10 μM (P<0.05). Expression of genes involved in JAKi pharmacodynamics (JAK1/STAT1, TYK2/STAT2) were comparable between iPSC and NSC, and among NSC and iPSC. In conclusion, the majority of JAKi are safe for NSC. As a future prospective, It may be interesting to broaden the panel of drugs tested on NSC, to differentiate NSC into neurons and investigate the cytotoxic effects of all drugs used to treat AGS in clinics, also in NSC-derived neuronal cells
Aquileia tra Tardoantico e Altomedioevo: il contributo delle anfore delle ‘Grandi Terme’
Sono stati analizzati ed interpretati i frammenti di anfore rinvenuti sul sito tardoantico delle Grandi Terme di Aquileia durante le campagne di scavo dell’Università di Udine tra il 2002 e il 2009. I reperti sono stati inquadrati tipologicamente e cronologicamente permettendo la formulazione di considerazioni riguardanti le fasi tardoantiche e altomedievali del sito e più in generale della metropoli alto adriatic
Proprietà morfologiche e meccaniche di cellule investigate attraverso l’applicazione multimodale di tecniche di imaging e di stimolazione locale
Nell’ultima decade una consistente attenzione è stata conferita alla meccanobiologia, un campo multidisciplinare che riunisce competenze derivanti dalla biologia, biochimica, scienza dei materiali, ingegneria e biofisica. Il principale obiettivo di questa disciplina è la comprensione dei meccanismi di meccanotrasduzione nelle cellule. Questo processo coinvolge numerosi eventi che avvengono a livello nano; perciò sia la nano-scienza che le nanotecnologie sono coinvolte in questo tipo di studi. Per questi scopi, numerosi strumenti e tecniche sono stati sviluppati per la visualizzazione delle cellule e delle loro strutture tra le quali: la microscopia ottica (in campo chiaro e di fluorescenza), la microscopia a olografia digitale (DHM), il microscopio a forza atomica (AFM). Inoltre, affianco agli strumenti per l’imaging, è stato necessario sviluppare anche strumenti per l’investigazione meccanica. Tra questi ci sono: la microbilancia ai cristalli di quarzo (QCM), l’aspirazione con micro-pipetta (MA), il microscopio a forza atomica (AFM) e le pinzette ottiche (OT).
Dal momento che i punti di forza di ogni singola tecnica sono enfatizzati dall’utilizzo congiunto di più tecniche, l’applicazione multimodale di imaging e di stimolazione meccanica, e la combinazione dei due, è considerevolmente esplorata in questa Tesi.
L’obiettivo di queste tecniche spazia dall’investigazione morfologica, dinamica e viscoelastica delle cellule alla caratterizzazione della mobilizzazione del calcio, a seguito di applicazione delle forze, mediata dal canale meccanosensibile Piezo1.
In primis viene proposta una nuova combinazione di QCM e DHM. Questa è stata utilizzata per ottenere risultati sinergici relativi alle proprietà morfologiche e viscoelastiche di fibroblasti cardiaci. La sensibilità della QCM ha permesso di investigare l’interazione cellula-substrato focalizzando lo studio in uno spessore nanometrico al di sopra del sensore al quarzo.
Successivamente, stimolazioni meccaniche in un range di forze/pressioni necessarie per indurre l’influsso si calcio attraverso i canali meccanosensibili sono state esplorate in fibroblasti cardiaci. Forze da piconewton fino a nanonewton sono state applicate usando OT e AFM rispettivamente, mentre la risposta della cellula è stata seguita con imaging di fluorescenza. Questo tipo di investigazione multimodale ha rivelato l’importanza del microambiente nell’adattamento meccanosensibile dei fibroblasti.
Inoltre, una nuova metodologia multimodale per indagare la meccanica dei globuli rossi (RBCs) è stata proposta. In questo lavoro MA è stata accoppiata con l’imaging multimodale che include sia il campo chiaro che la fluorescenza per accedere ad informazioni relative alle proprietà meccaniche e alla funzionalità del canale Piezo1 nello stesso momento, per cellule isolate.
Infine, l’applicazione di DHM congiuntamente alla micro-fluidica in un nuovo setup di misura ha permesso la validazione di un nuovo metodo diagnostico per l’analisi di campioni di urina in condizioni label-free. La tecnica è stata comparata ai gold standards (urino-cultura e citometria a flusso) e si è dimostrata essere un’analisi più veloce ed economica per l’ottenimento di un simile risultato. Il fruttuoso progetto è stato sviluppato e condotto in collaborazione con Alifax srl.
In conclusione, la Tesi ambisce a consolidare ed espandere le presenti conoscenze relativamente alla meccanobiologia, proponendo nuovi interessanti risultati relativi ai meccanismi fibrotici dei fibroblasti e alla funzionalità di Piezo1 a seguito di stimoli meccanici sia in fibroblasti che in RBCs. I risultati ottenuti e riportati qui, assieme agli innovativi approcci proposti, potrebbero aprire nuove vie di ricerca nel campo della meccanobiologia e impattare anche il panorama clinico in termini di futuri strumenti diagnostici e terapie target.In the last decades lot of attention was conferred to mechanobiology, a multidisciplinary field bringing together concepts from biology, biochemistry, material science, engineering and biophysics. The main aim of this discipline is the understanding of the mechanisms of mechanotransduction in cells. This involves molecular events occurring at the nanoscale; therefore, nanoscience and nanotechnology are exploited for these types of studies. For these purposes, many tools and techniques have been developed for the visualization of cells and their structures enclosing: Optical Microscopy (Brightfield and Fluorescence), Digital Holographic Microscopy (DHM), and Atomic Force Microscopy (AFM). However, along with imaging setups, also mechanical stimulation instrumentations have been required and developed to perform mechanical probing. Among these there are: Quartz Crystal Microbalance (QCM), Micropipette Aspiration (MA), Atomic Force Microscopy (AFM) and Optical Tweezers (OT).
Since the investigation options are enhanced when more techniques are combined together, the application of multimodal imaging, as well as multimodal mechanical stimulation, and the combination of both, is deeply investigated within this Thesis.
The purposes of these techniques space from cell morphological, dynamical and viscoelastic characterization to force-induced calcium gating and mechanosensitive Piezo1 channel investigation.
First, a new combination of QCM and DHM techniques was adopted for the achievement of synergic results about morphological and viscoelastic properties of cardiac fibroblasts treated with cytoskeletal drugs. The sensitivity of QCM allowed the investigation of cell-surface interaction within a nanometric depth above the quartz sensor.
Subsequently, mechanical stimuli within a range of forces/pressures required for force-induced calcium gating through mechanosensitive ion channels were investigated in cardiac fibroblasts. Forces from piconewton up to nanonewton were employed by using OT and AFM respectively while cell response was followed by fluorescent calcium imaging. This multimodal investigation revealed important features about microenvironment-mediated mechanosensitive adaptation of fibroblasts which are of relevant importance for cardiac fibrotic mechanisms understanding.
A new multimodal methodology to investigate red blood cells (RBCs) mechanics was also proposed. In this work, MA was coupled to multimodal imaging enclosing both bright field and fluorescent calcium recording for accessing information on mechanical properties as well as Piezo1 channel functionality at the same time, for individual cells.
Finally, the application of DHM jointly with microfluidics in a novel measurement setup led to the validation of a new diagnostic method and instrument for fast bacteria analysis and urine label-free samples. The technique was compared to clinical gold standards (culture plate test and flow cytometry) showing faster analysis operation at lower cost for similar results. This fruitful project was developed in collaboration with Alifax srl.
In conclusion, the Thesis aims both to consolidate and expand already existing knowledge about cell mechanobiology proposing novel interesting results and suggestions about fibroblasts fibrotic mechanisms and stimulus-induced Piezo1 channel functionality both in fibroblasts and RBCs. The achieved results reported here, together with proposed innovative experimental approaches, may open new pursuable research ways in the mechanobiology field, and impact also the clinical landscape in terms of future diagnostic tools and targeted therapies
Diferencia sexual, incardinamiento y devenir
Fil: Braidotti, Rosi. Universidad de Canberra; Australia
Forme di autodefinizione identitaria nel mondo funerario: cristiani e non cristiani a Roma nella tarda antichità
Esame dei caratteri identitari in senso religioso nel mondo funerario della tarda antichità, in connessione al cristianesimo e ad altre religioni
Hugo von Hofmannstahl, Edipo e la Sfinge, Tra mito arcaico e modernità
“Oedipus and the Sphink”, a drama which was staged in Berlin in 1906 with Reinhardt as director, is the first one of trilogy planned by Hofmannstahl as a rewriting of Sofocle’s drama which was never realised. Defined as a Bildungsdrama, the work has a profound meaning in the intellectual biography of the Author as it is a starting point for an ethical modification which once and for all marked his stance of a poet completely uprooted from every moral responsibility towards the society
Le Grandi Terme costantiniane di Aquileia tra V e VI secolo: la fine di un edificio pubblico e l’inizio di nuovi modi di abitare
Nella prima parte Marina Rubinich analizza i dati di scavo e i materiali di alcuni contesti significativi, che confermano la vitalità delle terme costantiniane di Aquileia durante il V secolo e le trasformazioni dell’edificio alle soglie dell’Alto Medioevo. In particolare, viene descritta l’ultima fase strutturale delle terme, databile al pieno V secolo, che mostra caratteristiche diverse tra la parte settentrionale e quella meridionale del complesso monumentale, tanto da far supporre destinazioni d’uso differenti. A nord vengono costruiti nuovi ambienti con intonaci dipinti e mosaici a piccole tessere, che riprendono i temi mitologico-marini dell’Aula Nord costantiniana e che rimandano ad una committenza colta ancora legata alla tradizione iconografica pagana. All’estremità sud, invece, le prime spoliazioni vengono sistemate in modo provvisorio per permettere, tra la fine del V e gli inizi del VI secolo, il riuso degli ambienti delle terme come abitazione e come sede di attività artigianali connesse allo sfruttamento delle decorazioni e degli arredi dell’edificio. Nella seconda parte, Elena Braidotti riprende e definisce più precisamente questi e altri contesti analizzando la classe ceramica più rappresentata alle Grandi Terme, le anfore commerciali, con una particolare attenzione agli esemplari che contribuiscono a datare le due fasi finali dell’edificio e l’inizio della frequentazione altomedievale dei ruderi
"Noi": siamo qui insieme, non siamo la stessa cosa
Nel mezzo della pandemia, l'articolo di Rosi Braidotti fissa riflessioni e nuovi punti di partenza per l'umanità che stiamo diventando
The ethics of difference by Rosi Braidotti
En este artículo se analiza la ética de la diferencia elaborada por Rosi Braidotti, así como la concepción de la subjetividad nómade y posthumana que la sostiene. La propuesta de Braidotti, que se define por una decidida apuesta por la positividad y la inmanencia, nos permite articular una alternativa consistente y viable a la ética liberal e individualista, que tiene su raíz en el humanismo tradicional, intentando asimismo reparar los peores peligros que la afectan: la legitimación y reproducción de una violencia que impide y bloquea el desenvolvimiento de la alteridad que no se adecúa a la idea de ser humano dominante.The ethics of difference developed by Rosi Braidotti is analysed in this article as well as the conception of nomadic and posthuman subjectivity that supports it. Braidotti`s proposal, that it is defined as a firm intent for positivity and immanence, allows us to articulate a coherent and viable alternative to liberal and individualistic ethics, which has its root in traditional humanism, trying also to repair the worst dangers that affect it: the legitimation and reproduction of a violence that prevents and blocks the development of the alterity that does not fit in with the dominant idea of human being
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