1,724,273 research outputs found

    The Institutionalization of Islam in Europe

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    The chapter is divided into two parts. The first part, authored by Silvio Ferrari, examines the issue of Islam's institutionalization from a theoretical point of view, taking into account the context, the players, and the dynamics. The second part, authored by Rossella Bottoni, is a literature review focusing on the notion and uses of the interpretative category "Institutionalization of Islam", as well as on comparative studies on the topic

    Il gioco dei bottoni

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    Il gioco dei bottoni viene proposto individualmente a bambini di 3, 4 e 5 anni, allo scopo di osservare il loro comportamento in attività di ‘disposizioni libere’ di bottoni, ma soprattutto di analizzare il ruolo del linguaggio nella descrizione di particolari disposizioni di bottoni su tavole, realizzate in precedenza dall’insegnante. Il principale scopo della ricerca è quello di analizzare le descrizioni verbali delle disposizioni di bottoni, ma anche come i bambini organizzano il loro conteggio e come quest’ultimo si evolva con l’eta

    Piero Bottoni

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    Il libro è il frutto di quarant’anni di ricerche su Piero Bottoni, una figura di architetto, urbanista e designer che ha saputo far dialogare l’architettura con le altre arti. Valenza urbanistica dei progetti architettonici e valenza architettonica dei progetti urbanistici sono due costanti del suo lavoro. Quando poi si dedica al disegno urbano, come nel QT8, Bottoni anticipa i tempi immettendo, con il Monte Stella, l’invenzione del paesaggio nel progetto di città. Un’altra costante messa in luce dal volume è l’attenzione all’armatura relazionale della città: gli spazi aperti pubblici

    Una giornata nell'Archivio Piero Bottoni

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    Una giornata nell’Archivio Piero Bottoni è il titolo del film documentario diretto e realizzato da Massimo D’Anolfi e Martina Parenti (2022, 35’) che riscrive in forma originale il progetto immaginato da Giancarlo Consonni e Graziella Tonon nell’aprile 2021, Piero Bottoni, il convegno delle mus

    La Milano Moderna di Piero Bottoni, ieri e oggi

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    A sessant’anni di distanza dalla prima edizione dell’Antologia di Piero Bottoni, la selezione di edifici moderni pubblicata nel 1954 continua a costituire una rassegna significativa dell’architettura milanese del primo Novecento. Una rassegna rappresentativa del percorso che ha accompagnato la nascita e l’affermazione del movimento razionalista, ma anche un’illustrazione esemplare della prima storicizzazione di questa esperienza da parte della cultura architettonica del secondo dopoguerra. Ripercorrere oggi l’itinerario proposto da Bottoni costituisce un viaggio alle radici di quella stagione creativa che ha reso la Milano degli anni Cinquanta e Sessanta un riferimento internazionale per l’architettura e per il design, ma fornisce anche l’occasione di misurare direttamente le trasformazioni che questo patrimonio ha subito in oltre mezzo secolo di vita. Il senso ultimo di questa guida – nata nell’ambito del laboratorio Milano Moderna avviato nel 2009 all’interno di un corso di Storia dell’architettura contemporanea del Politecnico di Milano – è infatti quello di sensibilizzare studenti, cittadini e turisti all’uso consapevole di un patrimonio architettonico e urbano che appartiene a tutti e che deve poter accogliere le sfide dell’attualità senza tradire la propria identità materiale e cultural

    Piero Bottoni a San Gimignano. Piano, storia e paesaggio, 1955-60

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    Se San Gimignano è così come la conosciamo è anche merito di un piano regolatore, quello redatto da Piero Bottoni nella seconda metà degli anni Cinquanta. Con questo lavoro, uno dei più importanti architetti italiani del Novecento dona ai sangimignanesi, e forse all’umanità intera, uno strumento attento al contesto fisico e sociale che getta le basi tanto per la conservazione della città storica e del paesaggio che la avvolgeva quanto per il futuro di quella realtà. Dalla ricostruzione della sua genesi, fondata su documenti archivistici finora inesplorati, e da una riflessione sui suoi contenuti essenziali emerge l’attualità dei temi affrontati, così come quella di alcune questioni più generali che tutt’oggi ci interpellano sul senso dell’urbanistica nella società contemporanea

    Restauri ferraresi di Piero Bottoni (1953-1965)

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    Il contributo ripercorre i progetti di sistemazione di edifici antichi elaborati da Piero Bottoni a Ferrar

    The Architectural Photomontages of Piero Bottoni

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    Italian architects began to adopt photomontage and collage techniques only at the end of the 1920s. In the decade before the Second World War, these techniques provided architects with a visual key to distinguish themselves from the academies’ canonical representation; to seek an affiliation with the European avant-gardes; and to be recognisable in architecture competitions. They also constituted a critical tool for investigating and designing. Their peculiar evolution is exemplified in the work of the Milanese architect Piero Bottoni. Passionate about photography and cinema, Bottoni used these techniques for different purposes, not least their latent political and subversive potential, which was already implicit in the work of the artistic avant-gardes. In this sense, the analysis of some of his photomontages, which are today preserved in the Archivio Piero Bottoni (APB) at the Milan Polytechnic, reveals both his intent to introduce an antiacademic, ironic and realistic language, as well as the importance of cinema as an original source for architectural communication. Parallel to colleagues such as Giuseppe Terragni, Figini and Pollini or Ludovico Quaroni, Bottoni explored these techniques in the political context of the fascist regime, which initially promoted any kind of original artistic research; and then gradually converged towards a reactionary, conformist and populist classicism which would isolate creative voices.Les architectes italiens n’ont commencé à utiliser le photomontage et le collage qu’à la fin des années 1920. Dans la décennie précédant la Seconde Guerre mondiale, ces techniques offraient aux architectes un moyen pour se différencier visuellement des canons des représentations académiques, pour s’inscrire dans le sillage des avant-gardes européennes et pour se distinguer dans les concours. Elles leur servaient aussi d’outils critiques d’investigation et d’expérimentation. L’oeuvre de l’architecte milanais Piero Bottoni illustre une telle évolution. Passionné de photographie et de cinéma, Bottoni utilisa ces techniques pour différentes fins, en particulier pour leur potentialité politique subversive, déjà implicite dans les oeuvres artistiques d’avant-garde. De cette façon, l’analyse de certains de ses photomontages, qui sont conservés aujourd’hui à l’Archivio Piero Bottoni (APB) del Politecnico de Milan, révèlent son intention d’introduire un langage anti-académique, ironique et réaliste qui s’inspirent des modèles visuels du cinéma. Parallèlement à ses collègues tels que Giuseppe Terragni, Figini et Pollini ou Lodovico Quaroni, Bottoni a exploré ces techniques dans le contexte politique du régime fasciste, qui au début soutenait toute recherche artistique originale, mais qui s’est graduellement réorienté vers un classicisme réactionnaire, conformiste et populiste, tendant à isoler les voix créatives

    Diritto e fattore religioso nello spazio europeo

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    PREFAZIONE DI SILVIO FERRARI: Questo libro si colloca nella migliore tradizione italiana di studio delle relazioni tra Stato e religioni, una tradizione che, dopo Francesco Ruffini (opportunamente richiamato in apertura del volume), ha avuto i suoi principali rappresentanti in Arturo Carlo Jemolo e Francesco Margiotta Broglio. Nella scia aperta da questi maestri, gli studi di storia e sistemi dei rapporti tra Stato e Chiesa (tale era l’intitolazione tradizionale di questo ambito di ricerca e di insegnamento) hanno avuto alterna fortuna tra i cultori del diritto ecclesiastico, talvolta poco attenti ai rapporti che legano il diritto alla storia e alla politica. Le ricerche in questo campo, però, non sono mai state abbandonate per merito, tra gli altri, di Romeo Astorri dalla cui scuola esce Rossella Bottoni. È quindi il caso di accogliere con soddisfazione la pubblicazione di questo scritto, che riprende un filone tradizionale dell’indagine ecclesiasticistica modernizzandolo in due direzioni. La prima è l’apertura all’Europa, all’Unione europea in primo luogo ma con corposi riferimenti alla Turchia, alla Russia e ad altri paesi extra-UE che fanno già intravedere la fecondità di un’estensione dell’indagine allo spazio più largo degli Stati membri del Consiglio d’Europa, come promesso nell’introduzione al volume. Questa dimensione europea attraversa tutto il libro, tanto la sua prima parte – dedicata ai sistemi di relazione tra Stati e comunità religiosa – quanto la seconda in cui si tratta una serie di questioni che sono al centro degli interessi ecclesiasticistici, dai simboli religiosi alle regole alimentari, dall’insegnamento della religione al diritto di famiglia. In entrambi i casi la problematica è affrontata con un approccio transnazionale, che mira a far emergere analogie e differenze a livello europeo. La domanda sottostante a tutto il volume – ed è questa la seconda linea di attualità che vorrei sottolineare – riguarda l’esistenza di un modello europeo di rapporti tra Stato e religioni. È una domanda che, in un tempo di rinascenti spinte nazionalistiche (la parola alla moda è “sovraniste” ma il contenuto è lo stesso), ha acquistato un nuovo significato. È possibile individuare un modello europeo che indichi i limiti entro cui le specificità di ciascun paese debbono essere contenute? Oppure siamo destinati ad un futuro di frammentazioni su basi nazionali, di cui ciò che è accaduto in Ucraina con la divisione delle Chiese ortodosse sarebbe soltanto il primo passo? Sono domande che toccano direttamente natura, estensione e contenuto del diritto di libertà religiosa, che storicamente è stato fondato su una separazione tra cittadinanza e religione (come ricordato all’inizio della seconda parte di questo volume) rimessa in discussione dal processo di “culturalizzazione” della religione. In questo nuovo contesto politico e culturale la libertà religiosa è un diritto che va riconosciuto a tutti in uguale misura, come sembrava pacifico fino a non molti anni or sono, oppure il suo godimento può essere graduato in base alla nazionalità delle persone? È nel cercare le risposte a questi interrogativi che il diritto ha bisogno dell’apporto della storia e della politica e quindi trae giovamento da libri che, come quello scritto dall’autrice, intelligentemente combinano tutti questi elementi
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