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Il platonismo
Tutti concordano circa l’importanza di Platone, ma quasi nessuno è pronto a riconoscere che la conoscenza che ne abbiamo è mediata da secoli di interpretazioni, dibattiti, polemiche. Platone non era un platonico, ha osservato Hans-Georg Gadamer: ma per capire Platone non si può prescindere dai suoi eredi. Colmando per la prima volta questa lacuna, il libro di Mauro Bonazzi propone una ricostruzione dettagliata della storia millenaria del platonismo antico, dalla fondazione dell’Academia nel 380 a.C. alla chiusura della scuola neoplatonica di Atene nel 529 d.C., quando gli ultimi neoplatonici si avventurarono oltre i confini dell’impero romano, nella speranza illusoria di trovare in Persia un governo sensibile alla filosofia. Di contro allo stereotipo di una filosofia perenne che si trasmette identica di generazione in generazione, il lettore scoprirà così che a caratterizzare il platonismo antico fu invece una discorde polifonia: una volontà instancabile di seguire le pieghe dei dialoghi e una capacità inesausta di trovare nuove soluzioni nel tentativo di dare conto della ricchezza di Platone in tutta la complessità. Da Speusippo a Cicerone, da Carneade a Plotino, scettiche o metafische, politiche o epistemologiche, le vicende del platonismo costituiscono una pagina memorabile nel lungo cammino della filosofia antica
Il platonismo
Tutti concordano circa l’importanza di Platone, ma quasi nessuno è pronto a riconoscere che la conoscenza che ne abbiamo è mediata da secoli di interpretazioni, dibattiti, polemiche. Platone non era un platonico, ha osservato Hans-Georg Gadamer: ma per capire Platone non si può prescindere dai suoi eredi. Colmando per la prima volta questa lacuna, il libro di Mauro Bonazzi propone una ricostruzione dettagliata della storia millenaria del platonismo antico, dalla fondazione dell’Academia nel 380 a.C. alla chiusura della scuola neoplatonica di Atene nel 529 d.C., quando gli ultimi neoplatonici si avventurarono oltre i confini dell’impero romano, nella speranza illusoria di trovare in Persia un governo sensibile alla filosofia. Di contro allo stereotipo di una filosofia perenne che si trasmette identica di generazione in generazione, il lettore scoprirà così che a caratterizzare il platonismo antico fu invece una discorde polifonia: una volontà instancabile di seguire le pieghe dei dialoghi e una capacità inesausta di trovare nuove soluzioni nel tentativo di dare conto della ricchezza di Platone in tutta la complessità. Da Speusippo a Cicerone, da Carneade a Plotino, scettiche o metafische, politiche o epistemologiche, le vicende del platonismo costituiscono una pagina memorabile nel lungo cammino della filosofia antica
Bologna City Branding
. Lo scopo dell’articolo era analizzare il processo standardizzato di city branding che dal 2014 ha ristrutturato lo spazio pubblico di Bologna e ride, nito il territorio
emotivo dei suoi cittadini mediante l’attiva rimodulazione o brandizzazione delle politiche urbane. Com’è noto il marchio globale di Bologna dipende dal logo generativo City
of Food is Bologna (Bonazzi, Frixa 2019) che ha ri-generato gli spazi del consumo traducendoli secondo i termini del contemporaneo capitale documediale (Ferraris 2020;
Semi 2015). Tuttavia, la stesura del presente articolo ha coinciso con le ultime fasi della
Quarantena imposta dal Covid-19 e l’imminente avvio della cosiddetta Fase 2. L’inedito
evento della pandemia ha temporaneamente sospeso il funzionamento dell’attuale City
of Food mettendone in quarantena l’atmosfera di consumo euforico. In altre parole, un
Landscape of Quarantine si è criticamente sovrapposto a quello della City of Food e ne
ha rilevato la fragilità e la crisi – già comunque evidenziata dalla voracità con la quale
il branding aveva consumato il suo potenziale etico (Arvidsson 2007). Sulla soglia della
quarantena, e in attesa di capire il destino del branding bolognese, l’intero processo è
stato perciò analizzato alla luce delle categorie analitiche di Jean Baudrillard relative al
“fourth, the fractal (or viral, or radiant) stage of value” (Baudrillard 2001a) e dentro la
torsione temporale che è propria dell’imprevista interferenza di ogni cris
Antigone contra o sofista
The aim of this paper is to show that a
correct interpretation of Sophocles’ Antigona has to take
into account also its polemical targets. More precisely, a comparison with Protagoras may prove useful. Indeed,
the main reason of disagreement between Antigona and
Creon does not regard so much the opposition between
the family and the state as two different accounts of
reality and of human being. Antigona, on one hand,
advocates for a world ruled by divine laws, whose meaning
can escape human understanding, but which men must
nevertheless respect. Creon, on the other hand,
emphasizes the political capacity that enables human
beings to create a human world in which to live. This
view clearly reminds Protagoras’ humanism and relativism,
a philosophy well known in V century b.C. Athens. But
the problem for Sophocles is that a world in which man
is the only measure risks to become a world without
measure, or, even worse, a world with strength as the
only measure, as the example of Creon will show in the
second part of the tragedy
«Noi non finiamo». Letteratura e Resistenza
La Resistenza ha prodotto molte opere letterarie. Si pensi ai romanzi di Calvino, Fenoglio, Primo Levi o Renata Viganò tra i tanti: un modo per farsi carico e rielaborare una vicenda collettiv
Sade o Masoch? La perversione e l’etica
Il contributo presenta il volume di Aut Aut "Ripartire con Lacan
Il silenzio delle pulsioni
Il contributo interroga il rapporto tra psicoanalisi e poesia a partire dal processo di soggettivazione che la pratica analitica offre alla singolarità: mentre il soggetto parla in analisi, qualcosa si scrive alle sue spalle. Il rapporto tra il corpo parlante e la scrittura viene così indagato grazie alla natura poetica dell’inconscio, al centro del quale si incontra l’oggetto pulsionale o il silenzio della parola. A differenza dell’esito nichilistico e mistico, l’esperienza analitica invita a scrivere ciò che non si può dire, sostituendo all’ideale dell’enunciazione poetica, incentrata sull’estro creativo dell’io, la tessitura del poema da cui ciascuno è costituito.The contribution questions the relationship between psychoanalysis and poetry starting from the process of subjectivation that analytic practice offers to singularity: while the subject speaks during the analysis, something is written behind his shoulders. The relationship between the speaking body and the writing is thus investigated thanks to the poetic nature of the unconscious, at the core of which one meets the object of the drive and the silence of the word. Unlike the nihilistic or mystical outcome, the analytical experience invites us to write what cannot be said, replacing the ideal of poetic enunciation, grounded on the creative ego’s enunciation, with the weaving of the poem from which each is constituted
Alessandro Montevecchi, Biografia e storia nel Rinascimento italiano, Bologna, Gedit edizioni, 2004
Recensione a un importante volume di Alessandro Montevecchi dedicato alle biografie rinascimentali, per lo più di uomini politici o d'armi
Parution : M. Bonazzi, Atene, la città inquieta
M. Bonazzi, Atene, la città inquieta, Torino, Einaudi (PBE Mappe 63) 2017 ISBN 978-88-06-22948-4 Si ripete spesso che la tradizione europea e occidentale affonda le proprie radici nel mondo greco. Si dimentica di precisare, però, che non esiste una Grecia unica, marmorea, solenne e olimpica. Lo aveva scritto Platone e lo ha ripetuto Friedrich Nietzsche: c'è la Grecia dei filosofi e quella della tradizione. Omero o Platone? Partendo dal problema della giustizia – della sua importanza e dei su..
Geografie marginali: la mappa e il tempo del piccolo globo virale. (Dialogo tra AB e GdS)
“Trovo quello che unisce, quello che può avviare [...] all’incontro. Trovo qualcosa che è – come la lingua – immateriale, eppure è terrestre, planetario, qualcosa di circolare, che ritorna a se stesso attraverso entrambi i poli e facendo questo interseca – è divertente – persino i tropici: trovo ... un Meridiano” (Celan, trad.it. 2008, p. 21) . Così scrive Paul Celan al termine della ricerca cartografica sulla verità - dei luoghi e della poesia - che promette “una svolta del respiro” (Celan, trad. it. 2008, p. 13). Su questo termine geografico si coglie tutta la suggestione della consonanza dell’incontro, svolta o unione tra la topologia di Celan e quella che, sulla scorta di Baudrillard, possiamo definire la fase virale del capitalismo, o della globalizzazione – il che è lo stesso. Perché il Meridiano di Celan ricorda come, in lingua tedesca, i tropi della retorica e i tropici della geografia condividono nella forma plurale il medesimo significante – in fondo sono entrambi deputati a rivestire o circondare un altro contenuto. Il meridiano si connette così al linguaggio dei media e delle comunicazioni ufficiali che utilizza il termine mappa per mettere in immagine la diffusione del Covid-19. Termine che per i geografi significa tecnicamente panno del mondo, ossia qualcosa che avvolge e circonda il mondo con pieghe e intensità in un registro temporale di crisi irriducibile alla ragione reticolare e allo spazio sincronico contemporaneo (Olsson, 2007). Ed è esattamente la proiezione di una simile “mappamundi virale” a ridisegnare il contenuto del globo attuale. Il rapporto tra i due globi – analoghi nella loro natura di ibridi capricci metafisici – è stabilito da una linea di margine o di crisi che, intersecando due proiezioni e due immaginazioni geografiche, rinegozia la promessa dei limiti immunitari dell’attuale fase della globalizzazione (Sloterdijk, 2007). Ed è questo il margine che l'articolo rileva
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