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    Il sisma in Val Nerina. Cronaca di un'emergenza politica

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    La gestione dell’emergenza sismica in Centro Italia mostra tutti i limiti di un approccio tecnico all’emergenza. Il paper analizza la gestione del rischio in Val Nerina (Umbria) a partire dal giugno 2015, seguendo l’evolvere della situazione dal punto di vista del governo dell’emergenza con diversi interventi di indagine sul campo durante tutto lo sviluppo del fenomeno. Il testo argomenta a proposito dei limiti di un approccio tecnico alla gestione emergenziale, incapace di coinvolgere la cittadinanza e di fornire alle amministrazioni una visione del rischio come questione politica e di comunità. L’obiettivo di queste pagine è sostenere la necessità di ridefinire la gestione emergenziale come fatto eminentemente urbano

    Complessità e conoscenza, due questioni aperte nel confronto con l’emergenza.

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    Questo paper si propone di ricostruire alcune specifiche problematicità legate alla gestione dei contesti emergenziali. Prenderà in esame due questioni trasversali alla preparazione ed alla gestione di uno scenario di emergenza: la complessità e la conoscenza. L’obiettivo è collocarsi in relazione ai saperi che si occupano di pianificazione d’emergenza, cercando di mettere in costellazione alcuni limiti di un modello di gestione del rischio per canali separati, abitualmente adottato sia in fase progettuale, sia in fase gestionale. Le conclusioni del testo proveranno ad inserirsi nelle discrasie emerse, mostrando il portato positivo che su di esse possono avere adeguati processi di governance

    La città di soglia

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    La realtà urbana contemporanea è regolarmente interessata da eventi calamitosi, disastri. Questi disastri sono ormai ben definiti dal punto di vista sociale, psicologico e nelle metodologie di intervento previste per i soccorritori. Dal punto di vista degli studi territoriali però non esistono concetti che definiscano la situazione in cui verte la città dopo l’emergenza. È possibile riconoscere nel tempo post-emergenziale un fatto urbano preciso, ancorché specificamente delineato nei singoli casi, e studiarlo in maniera unitaria? L’espressione “città di soglia”, mutuata dai lavori di Walter Benjamin sulla Parigi dell’ Ottocento, vuol essere un concetto ponte, capace al contempo di definire questa situazione, e di aprire un dibattito che porti a conoscerne le specificità, così da fornire a pianificatori e analisti gli strumenti ed una casistica da utilizzare in questi casi

    Per esser pronti : ripensare la gestione dell'emergenza in città

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    Questo lavoro è un prodotto straordinariamente forte e importante per comprendere e agire in uno scenario così delicato come quello che l'Italia deve affrontare, sia nella preparazione, sia nella rigenerazione. Può e deve essere considerato base per sviluppare una politica nazionale, a partire dal livello nazionale verso quelli regionali e locali. È tempo per l'Italia di usare questo lavoro per ripensare il proprio futuro, riconoscendo i grandi pericoli che essa ha di fronte, e le opportunità che possiede per assicurare alle future generazioni adeguati strumenti e guide nella gestione dei suoi pericoli (Edward Blakely). Cosa significa governare un'emergenza? Come si prepara una città alla catastrofe? Chi dev'esser pronto a intervenire? A più di cinquant'anni dal Vajont, in Italia la gestione della sicurezza locale continua a essere descritta come una questione tecnica, quasi ingegneristica. I piani d'emergenza, strumento chiave per la gestione dei disastri, spesso risultano strumenti burocratici, poco operativi e leggibili solo da addetti ai lavori molto formati. Per esser pronti ripercorre il rapporto tra la città, intesa innanzitutto come spazio di relazione e di complessità, e l'insorgere della catastrofe. Attraverso un procedere ermeneutico il volume si apre sulle definizioni e gli approcci al rischio, dialoga con mondi disciplinari diversi e propone un modello valutativo per descrivere l'efficacia del piano d'emergenza. Il nucleo del volume mette in costellazione i problemi emersi con le questioni del potere e della rappresentazione, nel piano e nel governo degli eventi catastrofici, nel tentativo di riportare l'emergenza da una dimensione tecnica ad una politica. Il lavoro si chiude riportandoci alla città, non più come sistema amministrativo, ma interrogandosi sul ruolo della comunità nella gestione dell'evento, riconsegnando alla cittadinanza responsabilità e competenza di fronte al rischio

    Contro la città della sicurezza

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    In un momento di grave incertezza nell’evoluzione della città, in cui la questione della sicurezza è l’orizzonte politico di riferimento, sia dal punto di vista climatico, sia in quanto retorica dominante, è fondamentale chiedersi come questo tema debba essere declinato. L’articolo prova a proporre un approccio legato alla comprensione e promozione della città complessa, che sappia declinare la questione della sicurezza come strumento più che come obiettivo.---We live and design in an eve of serious uncertainty in the evolution of the City. Today the safety is the political horizon of reference and climate change is the topic to face. It is fundamental to ask how this theme should be declined, how let security change the City. The paper purpose an approach to the city design that see the security as a tool for understanding and promoting complexity, more than a goal itself

    La gestione delle emergenze climatiche e naturali nei contesti urbani

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    Definire correttamente le emergenze è estremamente importante. Per poterle prevenire, per poterne gestire le conseguenze e per far sì che i piani di emergenza divengano strumenti efficaci e integrati nelle strategie di pianificazione

    An hermeneutic representation of Beograd after Yugoslavia’s wars. Applying Walter Benjamin's hermeneutic today

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    Our age is situated at the summit of three different trends: an exorbitant increase of the relevance of the city; the capillary diffusion of an almost infinite quantity of images and information; the difficulty of manage urban spaces with a complex and integrated vision. How can these three elements became a potentiality for urban planners in reading and planning a city? Between 1920 and 1939 W. Benjamin analyzed the Paris of half XIX century in it’s images and texts, retracing it’s face in the traces whom lets in Bibliothèque Nationale. Today, using internet, we can accede to an enormous quantity of first hand materials. Is it possible to use Benjamin’s method to gather a constellation of sense that can represent the identity, or the identities, of a space? The aim of this paper is to apply the hermeneutic method to find Beograd’s face after the Yugoslavia’s wars (1992-2002), deepening in particular four categories: the images; the relation with the wares; the biographies; the topographical representation. Is it possible to see a figure? Can this image be useful to understand and orientate the processes and the develop of this city

    Progetto negativo : appunti per un'urbanistica non antropocentrica

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    Il volume affronta il tema del progetto di città in relazione alle grandi sfide del presente evidenziando i limiti degli approcci incentrati sulla difesa dell’esistente come strategia per affrontare i cambiamenti climatici e le disuguaglianze sociali. L’autore mette sotto accusa l’ideologia sottesa alle priorità dell’urbanistica contemporanea, per proporre un ritorno alla centralità del progetto. L’eccessiva valorizzazione degli ambienti costruiti e l’espansione acritica del concetto di “patrimonio memorabile” hanno calcificato lo sviluppo delle città, soffocando il potenziale di un’evoluzione equa e sostenibile. Contrapponendo l’inerzia della conservazione all’urgente necessità di trasformazioni, il libro è un invito a progettare città radicalmente ecologiche

    Città al limite - Per una trattazione urbanistica del disastro

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    Tra i differenti campi degli studi urbani, vi è un settore ancora molto poco approfondito: la rigenerazione dopo un disastro. Negli anni si sono senza dubbio prodotte tracce e sentieri analitici applicati ai diversi tipi di disastro, ma tuttora soffriamo la mancanza di una riflessione generale e categoriale sul disastro come fatto urbano. I saperi che si occupano di disastri hanno da tempo superato gli approcci settoriali, consci dei molti comuni aspetti tra le diverse manifestazioni di questo fenomeno, che suggeriscono di affrontarlo come un campo unitario. L’obiettivo di questo volume è di sostenere un incremento di riflessione, che porti ad una più profonda specializzazione, degli studi urbani in relazione al disastro, in particolare nella rigenerazione di una città colpita
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