1,357,842 research outputs found
Ancora Pinocchio. Riflessioni sulle avventure di un burattino
Alla lettura del racconto collodiano condotto dell'altra autrice del volume, si affianca quella del Pinocchio “immaginato” attraverso le illustrazioni e del burattino in fuga tra metamorfosi e avventura (Susanna Barsotti). Le Avventure possono essere considerate forse un libro evocativo e suggestivo più che descrittivo e dunque difficile da illustrare senza deludere il lettore; al tempo stesso si presentano come costantemente aperte a tante rappresentazioni cosicché la mancanza di descrizione precisa offre alla fantasia qualsiasi via d’uscita e, negli esiti migliori, continua ad alimentarla. Infine il percorso dell’avventura intesa come prova delle cose volontariamente
cercata, il curioso e insopprimibile bisogno di sperimentare tutto il reale, l'impulso irrefrenabile a trasformare il sentito dire e l'immaginato in vita vissuta, pagata di persona, una sorta di quest in chiave comica che costituisce l'elemento essenziale della Weltanschauung di Pinocchio
"Introduzione"
Una sfida all’origine del volume: superare steccati disciplinari e geografici per approfondire, dal punto di vista storico e fenomenologico, lo studio di confluenze e intersezioni generate dall’incontro tra le arti, i linguaggi, i generi e le forme dello spettacolo. La storia dei rapporti fra teatro e media è il nucleo dell’indagine; tema a due fuochi che s’irradia, attraverso le diverse fasi della sperimentazione tra scena e tecnologie, in una pluralità di percorsi esplorativi. Il complesso dei singoli contributi riflette una multiforme traversata lungo e oltre “il secolo breve”, tra avvento del cinema, della radio, della televisione, della video-arte. Come stella polare il teatro: macchina motrice per operazioni metamorfiche, arte misterica la cui vitale urgenza si rigenera nel “tempo grande”.
Le tappe del libro sono scandite da un appropriato corredo iconografico e concluse da una ricca bibliografia.
Si ricompone dinamicamente l’apparente divario
fra tèchne (arte/artigianato) e musiché (arti poetiche e sceniche)
con il ritorno a quelle Muse ispiratrici, divinità perturbanti
figlie di Mnemosine, la Memoria,
elemento cardine anche della relazione attore-spettatore
(Anna Barsotti e Eva Marinai
Letteratura per l’infanzia, fiabe e nuove forme del fiabesco.
La fiaba permea delle proprie caratteristiche anche la contemporanea letteratura per l'infanzia e non soltanto nelle esplicite riscritture di fiabe classiche. Essa custodisce in qualche modo l’illusione, da millenni, l’utopia, la possibilità di vivere più storie e quindi più vite e, allo stesso tempo, attraverso i linguaggi della metafora, offre la capacità di decifrare la realtà e quindi guardare la morte, la sofferenza, la solitudine, l’esclusione. Anche per questo la fiaba continua ad affascinare e a transitare nelle narrazioni di tutte le epoche storiche. Attraverso alcuni esempi tratti dalla contemporanea letteratura per ragazzi, si cerca qui di individuare la persistenza di tracce di fiabesco.Fairy tale permeates contemporary children's literature with its own characteristics and not only in the explicit rewriting of classical fairy tales. For thousands of years, it has somehow guarded illusion, utopia, the possibility of living more stories and therefore more lives and, at the same time, through the languages of metaphor, it offers the ability to decipher reality and thus look at death, suffering, loneliness, exclusion. Also for this reason the fairy tale continues to fascinate and pass through the narratives of all historical periods. Through some examples taken from contemporary children's literature, here we try to identify the persistence of traces of fairy tales
Letteratura per l'infanzia. Forme, temi e simboli del contemporaneo
La letteratura per l’infanzia è un fenomeno culturale molto complesso. Repertorio e canone di caratteri, situazioni, paesaggi, oggetti e simboli, comportamenti e sentimenti, mare magnum di modelli e di anti-modelli, questo comparto della produzione editoriale contemporanea sembra alimentarsi di processi creativi decisamente antinomici. Un atteggiamento culturale e politico che, da sempre, caratterizza l’operato delle avanguardie artistiche. La letteratura per l’infanzia, infatti, non perde mai di vista le possibilità divergenti e convergenti della creatività umana, utilizzando generi e linguaggi, tecniche e stili diversi, rivolgendosi paradossalmente a tutte le età della vita, coltivando un rapporto intelligente e disinvolto con la tradizione e con le fantasie futuribili, senza mai tradire il diritto-dovere di incidere sul contemporaneo.
Sulla base di un’analisi centrata sulla categoria della complessità, il volume ripercorre i tratti dominanti della letteratura per bambini e adolescenti pubblicata in Italia nell’ultimo trentennio
Anna Barsotti Eva Marinai "The art of political theater recognized by Europe: Mistero buffo by Dario Fo"
Anna Barsotti
L’arte del teatro politico riconosciuta dall’Europa: “Mistero buffo” di Dario Fo
Abbiamo coltivato a lungo l’idea di pubblicare, nella collana “Canone teatrale europeo” (Pisa, ETS), Mistero buffo di Dario Fo, a mia cura e con la collaborazione di Eva Marinai per la sezione “In scena”. Indubbiamente, infatti, Mistero buffo, pur nella sua specificità di “testo mobile”, è diventato uno di quei testi “canonici” capaci di rappresentare un tessuto connettivo fra i paesi europei; anzi, il capolavoro di Fo ha svolto una funzione di snodo sotto l’aspetto ideologico e formale, è diventato uno strumento per integrare le diverse culture europee salvandone l’identità. Il progetto non si è potuto ancora realizzare per difficoltà legate ai diritti, tuttavia questa relazione intende, sinteticamente, simularne il percorso.
Si parte dall’esame del rapporto fra la motivazione del Premio Nobel “per la letteratura” (1997) e il discorso Contra jogulatores obloquentes pronunciato per l’occasione da Fo di fronte al re Gustavo di Svezia; rapporto dialogico, dal momento che la motivazione punta sul riconoscimento dell’arte del teatro politico e sull’incarnazione di una delle tante forme assunte dal “folle” nella cultura europea, e il nostro risponde accogliendo la responsabilità di giullare moderno, di teatrante proiettato, gramscianamente, verso il «popolo», oltre a denunciare l’ignoranza storica e l’analfabetismo politico come prime cause di sottomissione dei popoli in «tutta Europa».
Il saggio si sofferma, poi, sulla capacità di Fo di ricostruirsi una tradizione sulla base delle sue qualità personali di attore-creatore, ricercandone le tracce nel passato del nostro teatro (dalle giullarate alla Commedia dell’arte) anche attraverso un’autobiografia dell’infanzia che riconnette fabulatori del lago e nomadismo giullaresco, secondo una prospettiva linguistica parzialmente reinventata (uso dei dialetti e grammelot). D’altra parte in questa rievocazione d’una memoria comico-poetica comune ai popoli, soprattutto europei, alla fantasia si intreccia inestricabilmente lo studio documentario: tanto che, a differenza che in Italia, in Francia e in Germania il ruolo di studioso e di intellettuale di Fo è stato preso seriamente fin da subito. Non manca, nella parte relativa al testo, la ricognizione del suo percorso editoriale, dalla prima versione di Nuova Scena, Mistero buffo. Giullarata popolare in lingua padana del 400 (1969) fino all’ultima (Einaudi, 2003)
Ripensare a "Cani di bancata" di Emma Dante. I travestimenti androgini di Mammasantissima
The essay reflects on Emma Dante, versatile and unusual artist (theatre manager, actress-author, film and opera director). Her story condenses different and apparently conflicting experiences and knowledges (the Academy of Dramatic Arts in Rome, the teachings of Vacis in Turin, the laboratories with Cesare Ronconi) before the foundation of the Sud Costa Occidentale group in Palermo, in 1990, with its subsequent transformations until today. The result is an irregular figure of "matriarch", in the fruitful vein of the new Sicilian dramaturgy, which takes nourishment from the land of origin but with which she feeds a collective and authorial theatre, both dramatic (indeed tragi-comic) and post-dramatic, with European depth, not without arousing controversy and criticism, being awkward and uncomfortable. The analysis of her performance Cani di bancata (2006) aims to highlight themes and styles connected to a feminism that goes beyond gender (in the strict sense) but is able to become metaphor of a world and a human diversity that involves and disturbs us through an irreverent overloo
Il "teatro di poesia" (Studi dannunziani)
La Barsotti rileva come l'operazione teatrale dell’autore si ponga, per l'Italia, all’inizio del processo di trasformazione drammaturgico-spettacolare che interessa il Novecento europeo: dall'esigenza di una diversa utilizzazione dello spazio scenico (come indicano i suoi progetti per il teatro all'aperto di Albano) allo stimolo per aprire le convenzionali strutture della rappresentazione, mediante un personalissimo impiego della didascalia o di altri strumenti, coreografici e scenografici. D’altra parte il teatro di d’Annunzio offre una testimonianza della crisi di quel «Dramma» che esso invece intendeva resuscitare: la sua «tragedia moderna» mostra i sintomi d'una patologia tematico-strutturale che stava minando l'organismo del dramma classico, divenuto modulare nell'Ottocento più di quanto non apparisse all’autore stesso; patologia che, al di là di lui (anche se non sempre al di fuori di lui), avrebbe stimolato altri non solo a trovare terapie efficaci che «salvassero» quell'organismo, ma pure a creare organismi nuovi, idonei a tradurre in spettacolo ambienti e climi, situazioni del Novecento
Aere perennius. Il dialogo con l’antico fra Medioevo e prima modernità, a cura di Susanna Barsotti, Arianna Brunori, Ilaria Ottria, Paola Tricomi, Marina Zanobi
Joy Barsotti
A photo of Joy Barsotti in 1958.https://digitalcommons.cwu.edu/john_foster_photos/2159/thumbnail.jp
"Visconti e Alfieri: un passo doppio per l' 'Oreste' "
Nel saggio su Visconti, la ricostruzione dello spettacolo alfieriano è partita non solo dal rapporto, magistrale e poi polemico, del regista con il primo attore, Vittorio Gassman (a sua volta, in seguito, regista dello stesso "Oreste"), ma anche da quello con l'autore settecentesco: rapporto che si rivela non solo polemico ma venato di evidenti affinità.
L'analisi dell'edizione a stampa utilizzata da Visconti e attraversata da segni, disegni e postille autografe, ha consentito di integrare l'esame delle recensioni, note di regia e dichiarazioni dello scenografo (Mario Chiari), producendo risultati nuovi anche rispetto alla precedente ricostruzione dello spettacolo in "Alfieri e la scena. Da fantasmi di personaggi a fantasmi di spettatori" (A. Barsotti, p. 255 con illustr, ROMA, Bulzoni, 2001).
Si scopre come un “passo doppio” costituisca la chiave registica dell’"Oreste" viscontiano: da un lato un lavoro di levigazione del testo che accelera la stessa velocità dell’azione testuale, dall’altro, l’indugio prodotto dall’impiego di codici spettacolari quali scena e costumi metaforici e fantasmagorici (analizzati sulla base dell’apparato iconografico), attorialità palese della musica e polifonia vocale degli interpreti, allo scopo di rilevare le segrete e moderne rispondenze (non detto, sospensioni, pause) anche del difficile verso dell’Astigiano.
Il pregio del saggio è nel metodo interdisciplinare intrapreso, oltre che nell'originalità dei risultati
- …
