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Federico Barocci : la stampa dell'Annunciazione : due letture a confronto
La prima monografia dedicata all'attività incisoria di Federico Barocci, focalizzata sulla grande acquaforte dell' 'Annunciazione' (1585 circa).
Il volume è diviso in tre sezioni: una lettura storica e culturale, una lettura tecnica e un'analisi di alcuni ingrandimenti dell' 'Annunciazione'.
Nella prima parte (Luca Baroni) si ripercorre il lungo rapporto di Barocci con l'incisione, stabilendo una nuova cronologia delle sue prove autografe e innalzandone il numero dalle 4 finora note a 21. Nella seconda parte (Luigi Toccacieli) viene studiato l'approccio tecnico di Barocci all'acquaforte, stabilendone le pratiche esecutive in rapporto al contesto della sua epoca. La terza parte (Luca Baroni, Luigi Toccacieli) vengono commentati dei dettagli dell' 'Annunciazione', fornendo al lettore nuove chiavi interpretative
Barocci ritrovato : il restauro del Martirio di San Sebastiano
Marzo 1982: sull’onda del successo della mostra bolognese curata da Andrea Emiliani che riporta all’attenzione internazionale la figura del pittore Federico Barocci (1533-1612), ignoti si introducono nel Duomo di Urbino e asportano una porzione di tela dal capolavoro giovanile dell’artista, la pala d’altare del 'Martirio di San Sebastiano'.
Trentacinque anni dopo, l’inaspettato ritrovamento del frammento rubato costituisce l’occasione per dedicare al dipinto un’accurata campagna diagnostica e di restauro. Partendo dai risultati di quest’ultima, i saggi raccolti nel volume indagano l’ancora oscuro periodo della formazione di Barocci sotto il profilo storico-artistico, documentario e tecnico-preparatorio. Ne emerge un inedito ritratto del «giovane di grande aspettazione» Federico, intento a distillare, nel nuovo formato della pala d’altare di Controriforma, la lezione rinascimentale di Tiziano, Raffaello e Michelangelo ma anche quella, più inquieta, di Francesco Menzocchi, Battista Franco e Raffaellino del Colle. Un viaggio attraverso i modelli, i disegni e il corpo stesso del dipinto per ritrovare le origini dell’armoniosa pittura di Barocci.
Completano il testo tre saggi dedicati a Francesco Arcangeli, Andrea Emiliani, don Franco Negroni – le figure che più hanno contribuito alla conoscenza dell’artista e del suo straordinario 'Martirio'
Identità in contrappunto: il caso del vicequestore Luca Wu di Andrea Cotti
In his essay Culture and Imperialism (1993), Edward Said states that cultural identity is more a contrapuntal ensemble of oppositions rather than an essence. Inspector Luca Wu, protagonist of a literary series written by Andrea Cotti, seems to be defined by this kind of tension. He was born in Bologna but his parents are Chinese migrants, he feels Italian and Chinese, but, at the same time, he is neither one nor the other. He can’t manage to find a unity, a point of balance in his being a multicultural identity. Nevertheless, it is precisely thanks to his multiculturality that he succeeds in his inquiries in the two novels Il cinese and L’impero di mezzo. The article aims to analyse the narrative elements on which detective Luca Wu multicultural identity is build and to problematize these strategies vis-à-vis the noir tropes.Nel suo saggio Culture and Imperialism (1993), Edward Said afferma che l’identità culturale non è un’essenza data ma un insieme di contrappunti che esiste grazie a una serie di opposti, negazioni e opposizioni. Ed è proprio questa la percezione che ha il lettore del vice-questore Luca Wu, personaggio nato dalla penna di Andrea Cotti. Nato a Bologna da una coppia di cinesi migrati in Italia, Luca Wu è italiano e cinese, e allo stesso tempo non è né l’uno né l’altro: la sua identità è in continua ridefinizione, alla ricerca di un confine che possa finalmente dare stabilità al suo essere. Eppure, è proprio grazie al suo essere in un entre-deux culturale che riesce a penetrare i misteri dei due casi che gli si presentano ne Il Cinese e L’impero di mezzo. L’articolo indaga su quali elementi viene costruita questa identità in contrappunto di Luca Wu e come questi interagiscano con i codici del genere noir
Federico Barocci e le iscrizioni nelle immagini sacre monumentali
Federico Barocci fu senz’altro il maggior autore di immagini religiose monumentali nella seconda metà del Cinquecento. Richiestissimo dai potenti di tutta Europa, collocò le sue opere sugli altari e nelle collezioni più prestigiose, da Madrid a Praga, rimanendo per oltre un trentennio la principale autorità artistica nel campo della pittura sacra. Proponendosi come erede della grande arte rinascimentale, da Raffaello a Tiziano, egli non poteva che condannare l’uso delle iscrizioni all’interno dei dipinti: il suo principale biografo, Giovan Pietro Bellori, riporta anzi come l’artista si sforzasse continuamente, attraverso un’intensissima preparazione grafica, di rendere le sue storie sacre il più immediate e comprensibili possibile attraverso la correttezza della composizione e l’alchimia raffinatissima dei colori.
Barocci, tuttavia, non fu attivo solo nel campo della produzione pittorica, ma anche in quella incisoria. Autore di quattro stampe autografe tratte dai propri dipinti, commissionò, come emerso da recentissime e in parte inedite ricerche, diverse altre stampe di traduzione alle quali affidava la circolazione e la fama visiva dell’opera. Ognuno di questi fogli è dotato di un’iscrizione esplicativa e, nella maggior parte dei casi, quest’ultima può essere ricondotta con certezza all’intenzione autoriale dello stesso Barocci. Ciò conferisce nuovo peso alla notizia, finora trascurata, secondo la quale il pittore fosse solito accompagnare le pale d’altare più prestigiose con “una lettera del pittor per conto di come si ha da vedere il quadro (per istruttione del modo di veder il quadro)”.
Attraverso l’analisi delle stampe di traduzione autografe o commissionate da Barocci e la rilettura delle testimonianze scritte, l’intervento si propone di dimostrare come l’artista urbinate fu direttamente coinvolto nel dibattito sulle iscrizioni nelle immagini sacre di Controriforma, prendendo una ferma ma pragmatica posizione che sarebbe servita da riferimento per i pittori della sua generazione e per la critica classicista del secolo successivo
Le "Stimmate di San Francesco": una scheda
La scheda del dipinto di scuola baroccesca "Le Stimmate di San Francesco", replica della versione custodita presso la Galleria Nazionale delle Marche, redatta in occasione della sua donazione ai Musei Civici di Urbania
Federico Barocci’s artistic and diplomatic network as visualized in his paintings
In 1563 the still obscure painter Federico Barocci (Urbino 1533-1612) left definitively Rome, retiring in his small hometown and renouncing to a promising career in the world’s leading artistic centre. By 1590, however, he was the most sought-after artist in Europe, adulated by popes, kings and emperors. How?
The answer lies in the striking network of personal, diplomatic and political relations established by Barocci’s lord, the Duke of Urbino Francesco Maria II della Rovere. When the economical and military importance of his small state started to decline, the Duke staked on the traditional urbinate excellence in art, sciences and artisanship as mean of international prestige. During the second half of the sixteenth century his mathematicians, military engineers and manifactures become well- known across Europe; when Barocci resettled in Urbino, the Duke started to promote and manage the commissions for his great altarpieces through the State Chancellery, using them as diplomatic favours. In a few years, Barocci got money and fame, and Francesco strengthened his prestige and relations in the major courts of Europe: Rome, Valladolid, Prague, Milan, Florence, Genoa, Lucca.
This well-thought gear, reconstructed from the Della Rovere’s diplomatic correspondence, has a striking visual evidence in Barocci’s paintings. Being all set in recognizable urbinate settings (the city, the countryside, the celebrated Ducal Palace) his great altarpieces become a tale of Urbino’s heritage and culture. These images, destined to the most prestigious and visible collocations and soon multiplied through reproductive prints curated by Barocci himself, become the most powerful evidence of the small State’s political links, asserting the Duke’s prestige and (not to be forgotten) providing a strong incentive to Barocci’s international fame.
The study tries to open new scenarios in the interpretation of Barocci’s art, focusing on her political, international and diplomatical elements instead of the religious and personal ones. What emerges is a radically different profile of the painter: not only the segregated, visionary interpreter of the Catholic counter Reform, as he is usually presented, but the conscious planner of his own market and european success
Disegni a pietra rossa di Federico Barocci
Federico Barocci (Urbino 1533-1612) è stato uno dei più prolifici e innovativi disegnatori del Cinquecento. Noto principalmente per i celebri pastelli, che restano uno dei capisaldi della sua produzione, egli fu in realtà un accanito sperimentatore in tutti i rami della tecnica grafica, introducendo nuove consuetudini e perfezionando quelle già esistenti.
Una fortunata catena di circostanze storiche, recentemente ricostruite per via documentaria, ha fatto sì che il principale nucleo di fogli di Barocci rimasti all’interno dello studio dopo la sua morte, ammontante a circa mille esemplari, sia sopravvissuto pressoché intatto, confluendo nelle raccolte del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e in quelle del Kupferstichkabinett di Berlino. Tali disegni coprono un periodo di oltre cinquant’anni e, essendo quasi tutti connessi a cantieri pittorici ben documentati, possono essere datati con relativa certezza. Queste singolari condizioni rendono il corpus grafico baroccesco il campo d’indagine ideale per studiare l’evoluzione di una pratica disegnativa, di uno stile o di una tecnica tra la seconda metà del Cinquecento e l’inizio del secolo successivo.
Presentando i risultati inediti della recente campagna di schedatura e fotografia dei 430 disegni di Barocci custoditi al Kupferstichkabinett di Berlino, il seminario analizza l’uso della pietra rossa da parte dell’artista in un periodo compreso tra il 1550 e il 1612. Particolare attenzione sarà data agli utilizzi peculiari del mezzo in concomitanza con altre tecniche, come quella del pastello, o a pratiche di autocorrezione e riproduzione meccanica del disegno
Un nodo europeo. I disegni di Federico Barocci nelle raccolte degli Staatliche Museen zu Berlin
Presentazione di un seminario sui disegni di Federico Barocci del Kupferstichkabinett di Berlino presso il Census of Antique Works of Art and Architecture Known in the Renaissance - Istituto di storia dell’arte e delle immagini – Humboldt-Universität zu Berlin (su invito)
Il presunto ritratto di Ambrogio Barocci : storia di un equivoco
The ancestor of the best-known painter Federico Barocci, Ambrogio Barocci was a Lombard sculptor involved in the decoration of the Urbino Ducal Palace at the time of Federico da Montefeltro. Despite being one of the leading artistic figures in the Montefeltro court, Ambrogio was almost forgotten in the seventeenth and eighteenth century, with the only exception of a incidental quotation in Bellori’s Vite (1672). This originated a curious case of mistaken identity that involved two self-portaits of his nephew Federico Barocci from the renowned 'Galleria di ritratti d’artista' of the Uffizi Gallery
‘Appresso a sé ed ai posteri loro’. I libri di disegni di Federico Barocci
L’intervento è diviso in due parti. Nella prima si presentano alcuni risultati emersi durante la stesura del catalogo ragionato dei disegni di Federico Barocci, riguardanti in particolare i diversi percorsi collezionistici che hanno portato le opere dal loro primo luogo di conservazione – lo studio dell’artista – alle maggiori raccolte nazionali e internazionali. Ciò fornirà spunto per riesaminare criticamente alcune fonti antiche riguardanti il ruolo del disegno, sia come pratica che come oggetto, nella bottega di Barocci.
La seconda parte della presentazione è dedicata a un caso di studio specifico: la ricostruzione, sulla base di evidenze tecniche, storiche e documentarie, di una coppia di libri di disegni raccolti da Barocci durante il primo e il secondo viaggio romano (c.a. 1550-60), in un periodo di cruciale importanza per la sua formazione. In questa occasione si propone di identificare uno di tali libri con il celebre ‘libro di scarpigni’ baroccesco, raro caso di conio lessicale per una tecnica grafica da parte di un artista cinquecentesco sui cui significati non è ancora stata fatta chiarezza. In ossequio agli scopi del convegno l’intervento si conclude con una riflessione sulle questioni terminologiche riguardanti la grafica di Barocci e sulla possibilità di ricostruire, tramite il loro studio, dettagli inediti delle sue pratiche disegnative e collezionistiche
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