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A Florentine family in crisis: the Strozzi in the fifteenth century.
PhDIn 1434 the Strozzi lineage had held a leading position in
Florentine society and government for at least one hundred and fifty
years, and was one of the largest and wealthiest of the city's
patrician lineages. The records of the catasto of 1427 and of the
scrutiny of 1433 are used to give a profile of the dominant social,
economic and political position of the Strozzi before the advent of
Medicean dominance. Their record of electoral success, and the
political and cultural leadership of influential and respected men
such as Palla di Nofri and Matteo di Simone, with other factors, put
the Strozzi amongst the greatest enemies of the victorious Medicean
regime of late 1434. The effects of political opposition and exile
on the lineage are examined both directly, through records of office-holding,
and indirectly through such indicators as marriage alliances
and household wealth. The two most prominent lines of the Strozzi
were exiled after 1434. Palla di Nofri's life and preoccupations in
his Paduan exile are examined, together with the lives of his sons;
none of these Strozzi ever returned to Florence, pursued as they were
by the enmity of the Medicean regime. The very different careers of
Filippo di Matteo and his brother Lorenzo are also examined: how they
succeeded in founding a lucrative bank in Naples, and in returning to
Florence to 'rebuild' (rifare) the position of the Strozzi lineage
there. The final decades of the century saw the Strozzi in an
economically more secure position, due substantially to the efforts
of Filippo. Except for a very small number of its members admitted
into the regime, most of the lineage is here shown to have remained
excluded from significant political office until after the fall of
the Medici regime in 1494
Filippo Maria e la svolta del 1435
ITALIANO: A Ponza, il 5 agosto 1435, la flotta genovese del duca di Milano, Filippo Maria Visconti, conseguì una grande vittoria sulla flotta del re di Aragona, Alfonso il Magnanimo. Gli uomini del duca catturarono lo stesso Alfonso ed il fratello Giovanni, re di Navarra, assieme a più di cento altri importanti principi e baroni provenienti dal Regno di Napoli e dai molti regni che gravitavano
attorno alla corona di Aragona. Messa così in ginocchio la potenza aragonese, il Visconti avrebbe potuto farsi arbitro dei destini del Regno di Napoli (conteso fra Alfonso e Renato d’Angiò), imporsi come dominus dell’intero scacchiere politico peninsulare ed assicurarsi, al tempo stesso, un ritorno economico, chiedendo un cospicuo riscatto per i suoi nobili prigionieri. Ma il duca scelse invece di liberare i principi senza alcun riscatto e di concludere con Alfonso una strana e frettolosa alleanza, che fu certo decisiva nel risollevare le sorti aragonesi senza grandi vantaggi politici per il Visconti. Il saggio analizza le premesse (le relazioni del Visconti con Angioini ed Aragonesi), ricostruisce lo svolgimento (la battaglia di Ponza e gli eventi che ne seguirono) e
considera le conseguenze di questa strana vicenda, che cambiò il corso della storia italiana e in parte anche europea, rivelando al tempo stesso limiti e contraddizioni delle scelte politiche di Filippo Maria. / ENGLISH: On 5th of August 1435, near Ponza’s island, the Genoese fleet of Filippo Maria Visconti, duke of Milan, met the Aragonese ships. Alfonso, king of Aragon, was defeated and taken prisoner along with his brother John, King of Navarra, and with more than one hundred important barons and lords from Aragon, Catalonia, Valencia, Mallorca, Sicily, Naples and elsewhere. The Aragonese power was brought to its knees. The duke of Milan could have been the very kingmaker
of the kingdom of Naples (for which Alfonso and René of Anjou were competing), becoming simultaneously the master of the Italian geopolitical chessboard and the recipient of the remarkable ransoms taken from the noble prisoners. Filippo Maria, though, released the princes without any ransom. He drew up with Alfonso a strange and hurried alliance, thanks to which the Aragon crown renewed claims to the kingdom of Naples, whereas the Milanese duchy got no
real benefit. The paper analyses the antecedents (the Visconti relationships with both Alfonso and the Angevins), reconstructs the events and weigh up the effects of this peculiar event, which modified Italian and (partially) European history showing, at the same time, limits and contradictions in Filippo Maria’s political choices
Vues présentes sur le celtique cisalpin
Present views on Cisalpine Celtic.
During the last twenty years, the knowledge of Lepontic and of Italian Gaulish has been notably enriched by very important finds, and also by numerous studies. The author proposes a synthesis of all new linguistical and cultural data provided by epigraphy in this particular resort.Dans les vingt dernières années la connaissance du lépontique et du gaulois d’Italie a été notablement enrichie par certaines trouvailles fort importantes ainsi que par de nombreuses études. Tableau synthétique des nouvelles données linguistiques et culturelles apportées par l’épigraphie de ce domaine.Motta Filippo. Vues présentes sur le celtique cisalpin. In: Etudes Celtiques, vol. 29, 1992. Actes du IXe congrès international d'études celtiques. Paris, 7-12 juillet 1991. Deuxième partie : Linguistique, littératures. pp. 311-318
I progetti juvarriani del 1714-1717 per il San Filippo Neri: Ipotesi di ricostruzione spaziale
I progetti juvarriani del 1714-1717 per la Chiesa di San Filippo Neri a Torino sono raggruppati dalla critica nelle "Tre Idee" in ben undici varianti, e nella "Fondazione Nuova", dal nome dato al progetto del 1717 nella pubblicazione del 1753 dell'allievo di Juvarra Giovanni Baroni da Tavigliano. Il processo di ricostruzione tridimensionale della Fondazione Nuova e della Variante E" della Seconda Idea è all'origine di una serie di considerazioni sulla natura dei disegni, sulla stesura dei progetti, e su come questi ci possono illuminare sul modo di approcciare il processo progettuale da parte di Filippo Juvarra
Vegetation dynamics on composite alpine debris cones in the Adamello Group (Central Alps, Italy). Abstract
F. SOMAINI, Filippo Maria e la svolta del 1435
Nel Medio Evo (e per vero dire non solo allora) la cattura di un re poteva essere un grosso affare per chi riusciva in simili colpi. Se ne potevano ricavare ingenti riscatti e spesso anche altri importanti vantaggi di natura politica o territoriale. Nel 1435 Filippo Maria Visconti, con la vittoria ottenuta da una sua flotta genovese nella battaglia di Ponza contro Alfonso d’Aragona, riuscì nell’impresa di mettere le mani non solo su uno, ma addirittura su due re: lo stesso Alfonso, che regnava sull’ampia costellazione di regni facenti capo alla corona d’Aragona e il fratello Giovanni, re di Navarra. Nella battaglia finirono anzi catturati più di cento altri importanti principi e baroni provenienti dal Regno di Napoli e dai numerosi altri stati del sistema politico cui Alfonso si trovava a capo. Per la potenza aragonese era di fatto un colpo mortale, mentre il duca di Milano si ritrovò di fronte all’opportunità inopinata non solo di diventare l’arbitro dei destini del Regno di Napoli (conteso fra Alfonso e Renato d’Angiò), ma anche di assicurarsi una cospicua fonte di entrate finanziarie e di imporsi di fatto come il dominus dell’intero scacchiere politico peninsulare. Eppure il duca scelse di liberare i suoi prigionieri senza alcun riscatto e di concludere con Alfonso una strana e frettolosa alleanza (che si rivelò decisiva per risollevare le sorti aragonesi, ma che non parve politicamente troppo utile dal punto di vista visconteo).
Il saggio indaga su questa strana vicenda. Se ne analizzano le premesse (le relazioni di Filippo Maria con Angioini ed Aragonesi); se ne ricostruisce lo svolgimento (la battaglia di Ponza e soprattutto gli eventi che ne seguirono) e se ne considerano le conseguenze. Il saggio si conclude con una riflessione sulle ragioni e le modalità di quella svolta politica, che finì oggettivamente per cambiare il corso della storia italiana e in parte anche europea, e che rivelò i limiti e le contraddizioni della visione politica dell’ultimo dei Visconti
Sopra l\u27erbario di Linneo : manoscritto onedito di Filippo Parlatore / pubblicato dal E. Baroni
Volume: 1Start Page: 75End Page: 8
Occhi pieni e mani vaganti. Movimenti, emozioni, astrazioni.
Filippo FIMIANI, Occhi pieni e mani vaganti. Movimenti, emozioni, astrazioni, «Fata Morgana», 12/2010, pp. 147-164. ISSN 1970-5786.
ITALIANO. Una piccola sequenza da un episodio della serie televisiva Mad Men in cui la relazione sensoriale emozionale tra lo spettatore e un corpo in movimento, precisamente un corpo danzante, è l’oggetto di questo articolo, che intende così verificare la cosiddetta naturalizzazione della fenomenologia e del corpo vissuto operata dalle scienze cognitive applicate agli studi visuali. L’autore mostra anche i rapporti tra la cosiddetta simulazione incarnata e una memoria simbolica e iconografica profonda, e discute in particolare la polarità tra proiezione e introiezione, attività e passività nell’esperienza empatica delle immagini in movimento.A short filmic example from the AMC's award-winning series Mad Men in which the sensorial and emotional relationship between the spectator and a moving body, i.e., a dancing body, is explicitly put into play. The essay wants to deal with the so called naturalization of phenomenology and of the living body, trained by the cognitive sciences reading the visuality. The author shows the relationship between the so called ‘embodied Simulation’ and a symbolic and iconographic deep memory of the pictures, and he gives an in-depth attention to the polarity between projections and introjections, activity and passivity of the spectator’s body during the empathic experience of the moving pictures
Multiple political geographies
This chapter delves into the multifaceted realm of political geography within the context of the journal Political Geography. The author, who has held various editorial positions within the journal, navigates the intricate terrain of diversity and inclusion, exploring the challenges posed by linguistic and cultural biases inherent in academic publishing. The chapter critically examines efforts to mitigate barriers and broaden the scope of political geography, questioning the adequacy of current approaches. Through a reflective analysis, the author elucidates the complex dynamics of political geography as a subdiscipline, shedding light on both the impediments and possibilities it offers to researchers and students
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