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Manzù. Dialoghi sulla spiritualità con Lucio Fontana
La mostra “Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana” – a cura di Barbara Cinelli con Davide Colombo – si è tenuta dall’8 dicembre 2016 al 5 marzo 2017 (prorogata fino al 17 aprile 2017) – a Castel Sant’Angelo e al Museo Manzù di Ardea.
L’ipotesi di un dialogo fra Manzù e Fontana può sorprendere, ma si basa anche su un riscontri documentari. Senza forzare un impossibile rapporto visivo tra i due artisti, tuttavia bisogna ricordare che prima della guerra essi avevano condiviso, nella Milano di Persico e poi di “Corrente”, una scelta di separatezza a fronte della retorica imperante, e almeno un riferimento di cultura visiva nella riflessione su Medardo Rosso, e nel secondo dopoguerra, la ricerca di entrambi si confrontò con un tema comune, quello del sacro, carico di una nuova spiritualità. Manzù e Fontana sperimentarono entrambi l’impossibilità di forzare le ragioni liturgiche della committenza (Vaticano e Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano), ma il confronto con antiche iconografie che avrebbero desiderato rinnovare in senso contemporaneo entrò comunque in un fertile rapporto con le loro ricerche linguistiche.
Davide Colombo si è occupato della parte dedicata a Fontana e allestita presso il Museo Manzù ad Ardea. La mostra – che copre un arco cronologico tra la fine degli anni ’40 e la fine del decennio successivo – è stata ideata attorno a tre nuclei tematici problematici, tramite un costante rapporto tra opere scultore in bronzo, gesso e ceramica, e disegni: i bozzetti per il Concorso per la V Porta del Duomo di Milano, le sculture in ceramica colorata (crocifissi, formelle, pale d’altare), i progetti per tombe e cappelle religiose.
Anche il catalogo - per la parte di Fontana ha seguito questa struttura, oltre a saggi di approfondimento.
Colombo ha pubblicato un saggio introduttivo dal titolo “Le invenzioni di Lucio Fontana per le opere di soggetto religioso” (pp. 40-53) e il testo della sezione dedicata alle ceramiche “Un genere ribaltato: Vie Crucis e pale d’altare” (pp.122-125).
Il saggio analizza la produzione artistica di Fontana del secondo dopoguerra, evidenziando come le occasioni iconografiche di tipo religioso, divengono, grazie a un approccio empirico ed esperienziale, una delle occasioni tematiche all’interno delle quali l’inventiva dell’artista trova una sua concretizzazione. La libertà metodologica di Fontana implica anche un libera circolazione e circolarità di idee e ipotesi inventive che si sovrappongono e che possono slittare da un soggetto all’altro o da un contesto all’altro. Pertanto anche nelle opere di soggetto religioso è possibile trovare le stesse invenzioni plastiche delle ricerche spaziali di Fontana; non è possibile disgiungerle dal resto della ricerca di Fontana. Si sovrappongono così le sculture in ceramica raffiguranti guerrieri e arlecchini con quelle per le Madonne o i Crocifissi da parete e da tavolo, le formelle raffiguranti Crocifissioni e Deposizioni con le tavolette in terracotta dei Concetti spaziali, le invenzioni per la porta del Duomo di Milano e le cappelle religiose o funebri con quelle per gli Ambienti spaziali o il grande arabesco di luce per la IX Triennale di Milano del 1951.
Delle iconografie religiose, Fontana riutilizza i modelli del passato in modo personale o li rinnova secondo nuove possibilità plastiche e formali, nonché uno sguardo civile e contemporaneo, come nel caso della V Porta del Duomo di Milano
Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana
La mostra “Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Lucio Fontana” – a cura di Barbara Cinelli con Davide Colombo – si è tenuta dall’8 dicembre 2016 al 5 marzo 2017 (prorogata fino al 17 aprile 2017) – a Castel Sant’Angelo e al Museo Manzù di Ardea. L’ipotesi di un dialogo fra Manzù e Fontana può sorprendere, ma si basa anche su un riscontri documentari. Senza forzare un impossibile rapporto visivo tra i due artisti, tuttavia bisogna ricordare che prima della guerra essi avevano condiviso l’ambiente artistico e culturale milanese di Persico e poi di “Corrente” e almeno un riferimento di cultura visiva nella riflessione su Medardo Rosso, e nel secondo dopoguerra, la ricerca di entrambi si confrontò con un tema comune, quello del sacro, carico di una nuova spiritualità. Manzù e Fontana sperimentarono entrambi l’impossibilità di forzare le ragioni liturgiche della committenza (Vaticano e Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano), ma il confronto con antiche iconografie che avrebbero desiderato rinnovare in senso contemporaneo entrò comunque in un fertile rapporto con le loro ricerche linguistiche. Davide Colombo si è occupato della parte dedicata a Fontana e allestita presso il Museo Manzù ad Ardea. La mostra – che copre un arco cronologico tra la fine degli anni ’40 e la fine del decennio successivo – è stata ideata attorno a tre nuclei tematici problematici, tramite un costante rapporto tra opere scultore in bronzo, gesso e ceramica, e disegni: i bozzetti per il Concorso per la V Porta del Duomo di Milano, le sculture in ceramica colorata (crocifissi, formelle, pale d’altare), i progetti per tombe e cappelle religiose. Anche il catalogo, per la parte di Fontana ha seguito questa struttura, oltre a saggi di approfondimento.The exhibition “Manzù. Dialoghi sulla spiritualità, con Luco Fontana – curated by Barbara Cinelli and Davide Colombo, held at Castel Sant’Angelo, Rome, and Museo Manzù, Ardea, from December 8 2016 to April 17 2017. The propose of a dialogue between Manz and Fontana is unusual, but is documented. Without forcing an impossibile visual comparison, we can remember that they shared the same artistic and cultural background in Milan during ‘30s, with Persico and later “Corrente” group, and a common thinking on Medardo Rosso’s lesson. Afeter WWII, both faced the theme of sacred art, loaded of a new idea of spiritualità. Manzù and Fontana experienced the impossibility to force the liturgic reasons of Vaticano and Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, but their work on this ancient iconography was usefull for their artistic researches. Davide Colombo curated the section dedicated to Fontana and set up at Museo Manzù in Ardea. The show – from the end of ‘40s t the end of ‘50s – was arranged around three topics, suggesting a continuous relations between bronze, palster and ceramic sculpture and drawings: sculpture for Concorso per la V Porta del Duomo di Milano, coloured ceramics (crucifix, sacred tiles, atlarpieces) and projects for toms and chapels
Dipinti, sculture e disegni del Novecento. Esperienze di collezionismo nelle raccolte della Banca Monte dei Paschi di Siena e della Fondazione Banca Agricola Mantovana
Banca Monte dei Paschi di Siena e Fondazione Banca Agricola Mantovana hanno presentato, dall’11 novembre 2012 al 24 febbraio 2013, a Palazzo Te a Mantova, una selezione di altissima qualità estratta dalle rispettive collezioni d’arte del Novecento.
La mostra “Dipinti, sculture e disegni del Novecento. Esperienze di collezionismo nelle raccolte della Banca Monte dei Paschi di Siena e della Fondazione Banca Agricola Mantovana” - organizzata dal Centro Internazionale d’Arte e di Cultura di Palazzo Te e da Banca Monte dei Paschi di Siena - ha accolto artisti ormai acquisiti alla storia moderna dell’arte in Italia documentando il preciso “disegno collezionistico” di due banche in una attività di acquisizione e valorizzazione di opere che, per qualità, provenienza e rilevanza storica, rappresentano testimonianze irrinunciabili della cultura visiva del Novecento. La prima sezione documenta le presenze nazionali e la seconda sezione le figure artistiche mantovane
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
Le immagini fotografiche dell’arte del Novecento nella cultura visiva di massa
Recensione di Barbara Cinelli, Flavio Fergonzi, Maria Grazia Messina, Antonello Negri (a cura di), Arte moltiplicata. L’immagine del ’900 italiano nello specchio dei rotocalchi, Milano, Bruno Mondadori 2013, pp. 389, ISBN 978886159857
Variations on the Author
“Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship
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