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    Carotid and aortic stiffness in essential hypertension and their relation with target organ damage: the CATOD study

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    Abstract OBJECTIVE: The objective of the study is to investigate in the hypertensive population the possible differential association between increased aortic and/or carotid stiffness and organ damage in multiple districts, such as the kidney, the vessels, and the heart. METHODS: In 314 essential hypertensive patients, carotid-femoral pulse wave velocity (cfPWV, by applanation tonometry) and carotid stiffness (from ultrasound images analysis), together with left ventricular hypertrophy, carotid intima-media thickness, urinary albumin-creatinin ratio, and glomerular filtration rate were measured. Increased cfPWV and carotid stiffness were defined according to either international reference values or the 90th percentile of a local control group (110 age and sex-matched healthy individuals). RESULTS: When considering the 90th percentile of a local control group, increased cfPWV was associated with reduced glomerular filtration rate, either when carotid stiffness was increased [odds ratio (OR) 13.27 (confidence limits (CL) 95% 3.86-45.58)] or not [OR 7.39 (CL95% 2.25-24.28)], whereas increased carotid stiffness was associated with left ventricular hypertrophy, either when cfPWV was increased [OR 2.86 (CL95% 1.15-7.09)] or not [OR 2.81 (CL95% 1.13-6.97)]. No association between increased cfPWV or carotid stiffness and target organ damage was found when cutoffs obtained by international reference values were used. The concomitance of both increased cfPWV and carotid stiffness did not have an additive effect on organ damage. CONCLUSION: Aortic and carotid stiffness are differentially associated with target organ damage in hypertensive patients. Regional arterial stiffness as assessed by cfPWV is associated with renal organ damage and local carotid stiffness with cardiac organ damag

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Studio della funzione diastolica in una popolazione bietnica di pazienti ipertesi

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    Background: in presenza di ipertensione arteriosa sono spesso riscontrate alterazioni nel meccanismo di rilasciamento e/o una riduzione della compliance indicative di disfunzione diastolica del ventricolo sinistro (LVDD). Spesso la prima manifestazione del danno d’organo associato all’ipertensione (HMOD) è rappresentata dalla disfunzione diastolica che fa parte di un continuum di deterioramento ventricolare che può precedere l’insufficienza cardiaca. La valutazione ecocardiografica dell’onda e’ misurata al Doppler tissutale e rapportata con l’onda di riempimento precoce transmitralica E (rapportoE/e’) fornisce una stima non invasiva delle pressioni di riempimento del ventricolo sinistro e rappresenta un indice di disfunzione diastolica molto meno dipendente dalle variazioni di precarico rispetto all’analisi dell’onda E e all’analisi del rapporto E/A ottenuto dallo studio del flusso transmitralico. L’etnia riveste un ruolo importante nello sviluppo di HMOD. Studi epidemiologici hanno evidenziato come il profilo dei fattori di rischio quali la prevalenza di diabete mellito e ipertensione arteriosa, renda conto di una parte dell’aumento del rischio cardiovascolare, mentre una parte dell’aumento del rischio non risulta attribuibile ai suddetti fattori o a variabili socio-economiche, ma presumibilmente a variabili di tipo genetico che possono giocare un ruolo nella differenza di alterazione diastolica legata all’ipertensione tra soggetti di diversa etnia. Scopo: lo scopo di questo studio è investigare se la funzione diastolica ventricolare sinistra differisce tra i pazienti affetti da ipertensione arteriosa di origine africana e caucasica e se eventuali differenze persistono anche dopo aver preso in considerazione variabili emodinamiche, variabili cliniche e altri fattori di rischio cardiovascolare. Materiali e metodi: lo studio ha incluso 571 pazienti ipertesi di cui 48,9 % di origine africana (279 pazienti) e 51,1 % origine caucasica (292 pazienti). Dei due gruppi di pazienti sono stati valutati: l’età, il genere, il BMI, i valori di SBP e DBP, la durata dell’ipertensione (espressa in mesi) e la presenza di eventuale trattamento antipertensivo, i valori di HR, la presenza di diabete mellito, di dislipidemia e di precedenti eventi CV. I pazienti sono stati sottoposti ad ecocardiogramma transtoracico per la valutazione degli indici di funzionalità diastolica E/A, DT, E/e’, di FE, di LVMI (massa ventricolare indicizzata) e di RWT (spessore relativo di parete) con tipizzazione dei quattro pattern geometrici del ventricolo sinistro (normale, rimodellamento cardiaco, ipertrofia ventricolare concentrica ed ipertrofia ventricolare eccentrica). Risultati: i pazienti di origine africana hanno mostrato valori di E/A pari a 1,01 ± 0,40; un DT di 211,54 ± 54,33 msec; un rapporto E/e’ di 9,43 ± 2,94. I pazienti di origine caucasica hanno mostrato valori di E/A pari a 1,03 ± 0,59; un DT di 213,35 ± 58,32; un rapporto E/e’ di 8,52 ± 2,53. Della popolazione totale 563 pazienti sono risultati elegibili per la caratterizzazione dei pattern di rimodellamento ventricolare sinistro: nella popolazione Africana i risultati hanno messo in evidenza che il 56 % aveva pattern di rimodellamento concentrico, il 23,64 % aveva pattern di ipertrofia concentrica, il 17,82% aveva pattern normale ed il 2,54 % pattern di ipertrofia eccentrica. Nella popolazione Caucasica i risultati hanno messo in evidenza che il 17,71 % dei pazienti aveva un pattern di rimodellamento concentrico, il 6,94 % aveva un pattern di ipertrofia concentrica, il 67,01 % aveva un pattern normale ed l’8,34% dei pazienti aveva un pattern di ipertrofia eccentrica. Analizzando le differenze tra i due gruppi, i pazienti di origine Africana risultavano essere più giovani (≈ 6,4 anni), con una maggiore prevalenza di donne, una minor durata di ipertensione (≈ 4 anni); l’incidenza di pregressi eventi cardiovascolari è risultata minore nei soggetti di origine Africana (P<0,005). Diabete (P<0,001) e dislipidemia (P<0,001) erano inoltre meno comuni rispetto ai soggetti caucasici. Le variabili emodinamiche dimostravano valori più elevati di pressione arteriosa (P<0,001) e frequenza cardiaca (P<0,001) nei soggetti africani rispetto ai caucasici. Analizzando i dati strutturali, i soggetti africani presentavano più frequentemente pattern di rimodellamento ventricolare concentrico o ipertrofia concentrica cardiaca rispetto ai soggetti di origine caucasica (P<0,001). L’analisi della funzione diastolica dimostrava una differenza nel rapporto E/e’ tra la popolazione di origine africana e quella di origine caucasica (la differenza delle medie (Mean difference) = 0.91 con errore standard (SE) = 0,23) con P<0,001 ma non differenze significative nel rapporto E/A (P=0,772) o DT (P=0,774). Ad un’analisi univariata il rapporto E/e’ correlava in maniera statisticamente significativa con LVMI (r=0,196; p<0,001) e SBP (r=0,266; p<0,001). L’analisi multivariata è stata eseguita al fine di testare se la differenza nel rapporto E/e’ fosse attribuibile a fattori di confondimento (età, valori di SBP, durata dell’ipertensione arteriosa, presenza di diabete, pregressi eventi CV, dislipidemia, uso di farmaci antipertensivi, BMI e ipertrofia ventricolare). La differenza persisteva nonostante aggiustamento per fattori di confondimento e variabili emodinamiche con differenza delle medie (mean difference) 1.105± errore standard (SE) 0.33 con un p<0.001. Conclusioni: considerando l’alta prevalenza nei pazienti ipertesi di LVDD è importante la sua valutazione vista la rilevanza che questa può avere sulla prognosi del paziente, essendo essa una forte predittrice di eventi cardiovascolari e HF. L’individuazione di un’alterazione precoce della funzione diastolica del ventricolo sinistro ci può permettere di individuare i pazienti con diverso grado di rischio cardiovascolare, indirizzando quindi il trattamento antiipertensivo più appropriato e permettendoci di programmare un follow-up clinico-strumentale adeguato per la prevenzione della progressione del danno d’organo cardiaco nell’ipertensione arteriosa, anche in considerazione del fatto che nessun trattamento ha dimostrato di modificare la prognosi nei pazienti con HFpEF. Le differenze nella funzione diastolica tra il gruppo di soggetti ipertesi di origine africana e il gruppo di ipertesi di origine caucasica, con i soggetti africani che presentavano un valore più alto di E/e’, sono statisticamente significative anche dopo aggiustamento statistico per i fattori di rischio cardiovascolari. Questo può aiutarci a comprendere meglio la malattia ipertensiva e a personalizzare il più possibile la terapia

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Prevalenza di Disfunzione Diastolica e Rimodellamento Ventricolare Sinistro in una popolazione bietnica di pazienti con ipertensione arteriosa

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    Con l'elaborato si è andati a studiare la prevalenza di disfunzione diastolica e rimodellamento cardiaco in due differenti popolazioni di pazienti ipertesi: etnia africana ed etnia caucasica.Ciò che è stato trovato è che la prevalenza di disfunzione diastolica è del 12,01% nei pazienti africani e 4,2% nei pazienti caucasici; per il pattern di rimodellamento cardiaco i pazienti africani presentavano nel 29,2% dei casi ipertrofia cardiaca e nel 52,6% dei casi rimodellamento ventricolare,contro i casi di ipertrofia nei caucasici che si attestavano a 15,5% e rimodellamento ventricolare a 16,8%. Viene così a confermarsi ulteriormente l'osservazione di una maggiore prevalenza di disfunzione diastolica e presenza di vari pattern di rimodellamento nei pazienti ipertesi di origine africana

    Variazioni del grado di rimodellamento ventricolare sinistro e dei parametri di funzione diastolica durante il follow-up di una popolazione di pazienti con ipertensione arteriosa

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    Per questo studio sono stati analizzati i dati di 119 soggetti ipertesi con età 46±11 anni, di cui il 60% erano maschi. Dopo sei mesi dall’inizio o aumento della terapia antipertensiva la pressione arteriosa è diminuita da 146.7/91.8±14.2/10.2 mmHg a 138.9/87.9±14.9/9.6 mmHg, (P0.5). Si è ridotta la proporzione di soggetti del gruppo LV+, passando dal 58% al basale al 48% al follow up (P<0.001) principalmente a causa di una riduzione di soggetti con ipertrofia concentrica ed eccentrica, passando dal 5% e dal 10% rispettivamente all’1% e al 7% rispettivamente (P<0.001)

    Relazione tra i valori di pressione arteriosa e di frequenza cardiaca rilevati con il monitoraggio pressorio delle 24 ore e il danno d'organo cardiaco

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    Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morbilità e mortalità a livello globale e l’ipertensione arteriosa ne rimane il principale fattore di rischio prevenibile. Nonostante sia stata osservata una riduzione della prevalenza dell’ipertensione arteriosa nei paesi ad alto e medio reddito grazie alle strategie di prevenzione e sensibilizzazione, la mortalità per le complicanze dell’ipertensione arteriosa è ancora molto elevata. Sebbene la relazione tra pressione arteriosa ed eventi cardiovascolari sia indipendente da altri fattori di rischio cardiovascolare (CV), in presenza di questi ultimi il rischio CV aumenta in modo esponenziale. Pertanto, la valutazione del rischio cardiovascolare globale è un aspetto fondamentale della stratificazione del rischio in un soggetto iperteso. Dal 2003 le Linee Guida europee sulla prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari raccomandano l’uso del sistema di valutazione SCORE che stima il rischio a 10 anni di un primo e fatale evento cardiovascolare di tipo aterosclerotico, in base a età, sesso, colesterolo totale, pressione arteriosa sistolica e abitudine al fumo. Alla valutazione del rischio con il sistema SCORE deve essere sempre associata la ricerca del HMOD, perché la presenza di danno d’organo rappresenta uno stadio intermedio della patologia cardiovascolare e si riflette sul rischio CV globale. Una buona parte degli eventi CV che complicano la storia del paziente iperteso sembrerebbe non essere predetta dalla valutazione globale del rischio CV, suggerendo che fattori di rischio ancora poco conosciuti possano contribuire alla prognosi del paziente iperteso. Numerosi studi hanno evidenziato come l’aumentata attività del sistema nervoso simpatico abbia un ruolo importante nella genesi e nella progressione dell’ipertensione arteriosa e nella determinazione del HMOD. Pertanto, l’utilizzo di marcatori di un aumentato tono simpatico potrebbe rappresentare un sistema per una più accurata stratificazione del rischio nel paziente iperteso. In letteratura vi sono ampie evidenze che confermano non solo la capacità della frequenza cardiaca (FC) di agire come marcatore di attivazione simpatica,133ma anche il suo ruolo nella progressione del danno d’organo. Le ultime linee guida ESC/ESH 2018 sulla gestione dell’ipertensione arteriosa hanno incluso la valutazione della FC, stabilendo 80bpm come cut-off nella definizione dell’incremento del rischio cardiovascolare da possibile ipertono simpatico. Numerosi studi hanno osservato come lo squilibrio del SNA, caratterizzato da un ipertono simpatico e da una riduzione del tono vagale inibitorio, influisca sul fenomeno del dipping pressorio durante la notte. In particolare, l’iperattivazione simpatica si associa a un profilo pressorio non dipper, che in letteratura è ampiamente associato al rimodellamento ventricolare mediato dall’ipertensione. È ancora poco chiaro se il monitoraggio pressorio delle 24 ore sia un valido sistema per ottenere informazioni più attendibili dell’iperattività simpatica e del rimodellamento cardiaco derivante da quest’ultimo. Il presente studio mira a valutare se i valori di FC e pressione arteriosa e le rispettive variazioni giorno/notte, ottenuti tramite ABPM, potessero fornire maggiori informazioni riguardanti il rimodellamento ventricolare rispetto ai valori registrati durante la visita medica. Secondo un disegno di studio retrospettivo osservazionale sono state analizzate le cartelle cliniche di 147 pazienti ipertesi afferenti all’ambulatorio ipertensione dell’UO Medicina I dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana. Sono stati raccolti i dati clinici, dei principali fattori di rischio CV, di pressione e FC misurate durante la visita medica e tramite ABPM, oltre alle informazioni relative al rimodellamento ventricolare ottenute tramite ecocardiogramma. Sono state eseguite analisi di regressione semplice per esplorare la relazione tra i valori di pressione arteriosa e FC, sia office sia ABPM, e i valori di LVMI. Diversamente da quanto atteso, i risultati mostrano che la FC, indipendentemente che fosse stata acquisita durante la visita medica o con ABPM, presentava una relazione inversa con i valori di LVMI. Quest’associazione era più significativa quando si utilizzavano i valori di FC ottenuti all’ABPM. Con l’intento di verificare se, la mancata riduzione della FC nel corso della notte potesse fornire informazioni attendibili sul rischio di rimodellamento cardiovascolare, analogamente a quanto descritto per il dipping pressorio è stata analizzata la relazione tra dipping di pressione arteriosa o di FC con i valori di massa ventricolare sinistra. Sebbene i nostri dati non abbiano rilevato un’associazione significativa tra il dipping di pressione arteriosa sistolica e la massa ventricolare sinistra, quest’ultima risultava strettamente associata con il dipping di FC.Questo renderebbe il valore di FC e, soprattutto il dipping della stessa nel corso della notte, più indicativi dell’alternarsi dell’ipertono simpatico e vagale e quindi maggiormente in grado di fornire informazioni relative alla quota di rimodellamento cardiaco derivante da quest’ultimo. I risultati dello studio confermano l’importanza dell’ABPM e dei relativi valori di FC nella stratificazione del rischio nel paziente iperteso
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