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Le conseguenze della violenza militare. Ferite e guarigioni sul campo di battaglia da Omero al tardo antico
Questo articolo offre un'analisi approfondita del trattamento delle ferite di battaglia nell’antichità, esplorando sia la rappresentazione letteraria che le pratiche mediche, con un focus sulla tensione tra il ruolo divino e quello umano nella guarigione. Attraverso un approccio interdisciplinare, si evidenzia come le fonti antiche affrontino con difficoltà le fasi intermedie della guarigione, i processi di recupero complicato e le conseguenze della disabilità. Mentre i testi mitologici, come la narrazione di Filottete, anticipano tali problematiche, la letteratura medica conferma questa lacuna, limitandosi spesso a descrivere tecniche per rimuovere armi o frecce senza riuscire a prevedere l’evoluzione delle ferite. Emblematico è il caso di Celso, che elenca ferite che, a suo avviso, è meglio non trattare per non compromettere la reputazione del medico.
Nel contesto letterario, l’Iliade (4, 189-219) introduce un paradigma in cui la guarigione completa è prerogativa divina, riservata agli eletti degli dèi. Questo modello, ripreso da Virgilio nell’Eneide (12, 387-390), marginalizza il ruolo del medico umano, riflettendo una visione confermata dalle tracce implicite conservate nelle fonti tecniche. L’assenza di un corpus sistematico dedicato alla medicina militare obbliga a un lavoro di decodifica basato su un insieme frammentario di fonti e testimonianze indirette.
L’articolo mette in luce l’evoluzione della percezione e del trattamento del ferito di guerra, dalle narrazioni epiche alla tarda antichità, sottolineando la complessità delle pratiche di guarigione e il contrasto tra l’ideale mitologico e la realtà pratica della medicina sul campo
Luis Ballesteros Pastor, Pompeyo Trogo, Justino y Mitrídates. Comentario al Epítome de las Historias Filípicas (37,1,6–38,8,1), Hildesheim – Zürich – New York (Georg Olms Verlag) 2013 (Spudasmata 154) XV, 368 S., ISBN 978-3-487-15070-3 (brosch.) € 58,–
From Ancient Texts to Maps (and Back Again) in the Digital World. The DigilibLT (Digital library of late-antique Latin texts) Project.
Greek and Latin have long played a central role in the intellectual life of the West, but recent statistics indicate this role is now in jeopardy. This paper suggests how the interaction between Classics and Digital Humanities might help to reverse this negative trend: starting from the case-study of DigilibLT, the Digital Library of Late Antique Latin Texts, I will explain some of the process behind building a digital library and show how digital projects of this sort can create a feedback loop that not only revives Classics Programs in universities, but also generates new projects and new receptions of the Classics within digital media
Scrivere del nemico. Pompeo Trogo e la storia dei Parti (Iust., XLI-XLII)
Writing about the Enemy. Pompeius Trogus and the History of the Parthians (Iust., XLI-XLII).
This paper explores the history of Parthia in the account provided in books XLI-XLII of the Epitoma Historiarum Philippicarum Pompei Trogi of Justin. The content shows that Pompeius Trogus, on a closer analysis, was not so averse to Rome as previously thought. On the other hand, by choosing to deal with an insidious subject such as the history of the enemies, he seems to be more interested in offering his readers pieces of information that, in all likelihood, were not available elsewhere. He was also interested in arranging the oral sources that he possibly collected from some members of his family, which played an important role in his account, since at least three of his relatives had held important military offices in the Roman army during the most famous eastern campaigns. I will also analyze one of the principal indications of this presumed hostility, the beginning of book XLI, where we read not only that Roman and Parthians share the supremacy of the world, but even praise of the military skills of the Parthians, whose abilities are remembered along with the three defeats suffered by the Romans. I will show how these passages cannot be automatically judged as a demonstration of hostility, because it is clear, from many other parts of the work, that for Pompeius Trogus the duration of an empire does not depend on military strength, but on the pacification and harmony (concordia) both domestic and international. This conception is not so far from the pax Augusta, which was central to contemporary propaganda.Il contributo analizza alcune tra le tematiche fondamentali dei libri XLI-XLII dell’Epitoma Historiarum Philippicarum Pompei Trogi di Giustino, la diade che Pompeo Trogo dedicava alla storia dei Parti. Tale sezione ha spesso costituito particolare oggetto di attenzione, in quanto rappresenta la sola fonte antica a fornire un’esposizione articolata, pur nella sua brevità, dei costumi parti e a riportare la successione degli Arsacidi lungo un periodo piuttosto lungo. Essa, inoltre, è stata annoverata tra le prove del presunto antiromanesimo di Trogo, dato che contiene un’esplicita affermazione della supremazia dei Parti sull’Oriente e, soprattutto, un riconoscimento del loro valore militare. Dall’analisi di vari passi, però, emerge come Trogo fondi la solidità di un impero non sulla forza in armi, bensì sulla concordia, la cui assenza porta all’innescarsi della translatio imperii, un meccanismo messo in moto dalla imperii cupiditas, un elemento che Trogo deplora nello stesso incipit della sua opera, a dimostrazione della pervasività del tema. In questo senso, anche la disfatta di Carre viene inserita entro una cornice più ampia, all’interno della quale essa diviene un semplice episodio sfortunato, non il terribile disastro che svela l’inferiorità romana rispetto ai nemici e preannuncia la prossima translatio imperii da Roma ai Parti, come ci si aspetterebbe da un autore realmente ostile. Pertanto, nello scrivere queste pagine, Trogo non sarebbe stato mosso dalla volontà di esaltare il nemico: più probabile, invece, che egli desiderasse organizzare quel patrimonio di testimonianze orali che gli provenivano dalla sua famiglia, in cui ben tre membri avevano militato in Oriente in celebri campagne e i cui racconti hanno lasciato la loro eco in vari passi dell’opera.Borgna Alice. Scrivere del nemico. Pompeo Trogo e la storia dei Parti (Iust., XLI-XLII). In: Dialogues d'histoire ancienne, vol. 41, n°2, 2015. pp. 87-116
Thomas H. Watkins, L. Munatius Plancus. Serving and Surviving in the Roman Revolution
Recension
Quale spazio per i classici in una società inclusiva? Tavola rotonda
Tavola rotonda sul destino degli studi classici, sull'insegnamento delle lingue antiche (greco e latino) nell'istruzione secondaria superiore, sulle strategie per rendere inclusiva la formazione classica
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