243 research outputs found
Riso, potere e modelli letterari nella Coena Trimalchionis
Il contributo mira ad esaminare i riferimenti al fenomeno della risata nel contesto della Coena Trimalchionis, narrata ai capp. 27-78 del Satyricon petroniano. Le occasioni di riso che si vengono a creare nel corso della cena presso il ricco liberto – contesto in cui il dislivello sociale e culturale tra i personaggi di scuola ed gli indocti è costantemente sottoposto all’attenzione del lettore – evidenziano infatti una forte distorsione delle dinamiche di potere in ambito conviviale. L’atteggiamento di scherno nei confronti dei liberti da parte degli scholastici, spesso costretti a trattenere l’ilarità di fronte alle trovate ed ai discorsi dalla profonda bassezza culturale di Trimalchione e dei suoi, fa emergere spesso momenti di tensione, che culminano, al capitolo 61, nel monologo di Nicerote, il quale, accingendosi a narrare la propria novella, esprime il timore di essere deriso dagli uomini di scuola. Il personaggio di Nicerote, che dovrebbe rivestire in tutto e per tutto il classico ruolo del parassita in ambiente conviviale, cerca, con l’espressione di questo timore, di prendere le distanze dal disprezzo che tale ruolo comporta: egli è, a parere di chi scrive, l’esempio più lampante di come Petronio abbia sfruttato il motivo del riso per ribaltare topiche di un genere letterario, quello della commedia, la cui presenza nel Satyricon è praticamente sempre proposta in termini di analogia
Una risata non ci seppellirà. Ridere o piangere, tra leggerezza e paura, lingue e letterature, scritture e mass media
Nostalgia, rimpianto e memoria nell’ultimo Cicerone: una lettura del Brutus
This paper aims at pointing out the lexical and metaphorical representations of desiderium in
Cicero’s Brutus. The Modern criticism of nostalgia in ancient Rome concern love and exile
elegy, while this paper deals with the emotional process in Cicero’s work: it starts with a phase
of perception, represented by the absence ensuing from Hortensius’ death, resulting in two
different outcomes. The first one is the affect-laden response, the dolor, seen as a reaction of the
whole of community, since Hortensius represents here the “voice of oratory”, lost as a consequence of Caesar’s autocracy; the other one is the intellectual response, the use of private and public memory, a reference to the past designed to embody the traditional categories of speech and thought in a form that is appropriate to the present and useful for the future
A imagem de Alessandro Baricco no Brasil
Dissertação (mestrado) - Universidade Federal de Santa Catarina, Centro de Comunicação e Expressão, Programa de Pós-Graduação em Estudos da Tradução, Florianópolis, 2013.Com a intenção de delinear o modo pelo qual o escritor italiano Alessandro Baricco se inseriu no sistema literário brasileiro e os caminhos percorridos pelos seus livros traduzidos, esta dissertação dá voz às experiências tradutórias de seus tradutores. A inserção de Bariccono Brasil tem seu início em 1997, através de uma proposição da Profa. Dra. Roberta Barni à editora Iluminuras da tradução de Oceano Mare. A partir daí, outras sete obras foram publicadas no Brasil, sendo três delas traduzidas por Roberta Barni e as outras quatro por quatro tradutores diferentes. De um lado, considera-se o tradutor como figura principal namediação entre culturas, e, de outro, se analisa a realidade desta figuradentro do sistema literário, sua invisibilidade, seus limites e o exercíciode sua profissão. A pesquisa conta, ainda, com críticas e resenhas referentes ao autor italiano publicadas em jornais consagrados no Brasil, considerando estas como parte constituinte da imagem de Baricco refletida em território nacional. Abstract : Intending to delineate the way the Italian writer Alessandro Baricco has been inserted in the Brazilian literary system and the paths his translated books have followed, this thesis gives voice to the translating experiences of his translators. Baricco's insertion in Brazil began in 1997, through a personal project of Dr. Roberta Barni, with her translation of Oceano Mare. Since then, seven other of his works have been published in Brazil, three of which were translated by Roberta Barni and the other four by four different translators. On the one hand,the translator is considered as the main figure in mediation betweencultures and, on the other, this figure's reality is analyzed within theliterary system: its invisibility, its limits and its professional practice. Criticisms and reviews of this Italian author published in well established Brazilian newspapers are also considered, with the understanding that they are part of Baricco's image reflected here
Family altruism and incentives
The author builds on the altruistic model of the family, to explore the strategic interaction between altruistic parents, and selfish children, when children's efforts are endogenous. If there is uncertainty about the amount of income the children will realize, and if parents have imperfect information, the children have an incentive to exert little effort, and to rely on their parent's altruistically motivated transfers. Because of this, parents face a tradeoff between the insurance that bequests implicitly provide their children, and the disincentive to work prompted by their altruism. The author shows that if parents can credibly commit to a pattern of transfers, they will choose not to compensate children in bad outcomes, as much as predicted by the standard (no uncertainty, no asymmetric information) dynastic model of the family. Alternatively, parents may choose to forgo any insurance, and offer a fixed level of bequest, to elicit greater effort from their children. The optimal transfers structure that the author derives, reconciles the predictions of the altruistic family model, with much of the existing evidence on inter-generational transfers, which suggests that parents compensate only partially, or not at all, for earnings differentials among their children. Moreover, the author shows that Ricardian equivalence holds in this setup, except when non-negativity constraints are binding.Economic Theory&Research,Environmental Economics&Policies,Health Economics&Finance,Educational Sciences,Safety Nets and Transfers
L’emozione della mancanza, il desiderio di futuro. Nostalgia e memoria nell’ultimo Cicerone
La ricerca ha preso le mosse dalla volontà di creare una mappatura comprendente le percezioni, le valutazioni e le risposte fisiche e/o affettive inerenti al processo emotivo che viene espresso, in latino, attraverso il lemma desiderium. Da tempo è infatti chiara, tra gli studiosi delle emozioni nel mondo antico, la necessità di approcciarsi a questa tematica con studi che si concentrino su tutte le fasi di questo processo, considerando fuorviante ricercare una pura e semplice corrispondenza lessicale tra “emozioni antiche” ed “emozioni moderne”. In questa tesi si approfondisce criticamente la correlazione abitualmente istituita tra la nozione antica di desiderium e quella moderna di “nostalgia”. Un punto di partenza ottimale è offerto da una definizione teorica interna ai testi letterari latini, atta a recuperare la prospettiva di un antico romano a tal proposito: questa definizione si trova nel IV libro delle Tusculanae Disputationes di Cicerone, (45 a.C.), dove il desiderium è definito «libido eius, qui non dum adsit, videndi». Il III ed il IV libro delle Tusculanae rappresentano in particolare un punto di riferimento per gli studiosi delle emozioni nell’antica Roma, poiché sono il primo testo a noi giunto dove ritroviamo una classificazione teorica di quelle che Cicerone chiama, traducendo il lemma greco πάθη, perturbationes. Alla complessità del termine πάθος nel contesto delle diverse scuole filosofiche greche ed alla rielaborazione ciceroniana della dottrina stoica a tal proposito, ho dedicato il capitolo I. Il desiderium è classificato dall’Arpinate in quanto pars relativa al genus della libido e rappresenta perciò, nell’orizzonte della riflessione teorica di Cicerone, una perturbatio, innaturale e moralmente deprecabile. Ci si è allora domandati se questa idea di desiderium faccia parte delle rappresentazioni culturali dell’antica Roma o si limiti all’ambito della teorizzazione filosofica ciceroniana: gli studi già esistenti su tale emozione, in base ai quali ho fatto emergere, al capitolo II, un primo script, si sono concentrati sul genere elegiaco. Le rappresentazioni del desiderium nell’elegia risultano differenti a seconda che ci si trovi in ambito amoroso o di elegia dell’esilio: mentre, nel primo caso, il giudizio che scatena il motus animi è la distanza spaziale tra la donna ed il poeta, nel secondo si riscontra invece un più forte senso del distacco temporale; il desiderium si manifesta perciò attraverso il dolor in tutte le sue espressioni mentali e fisiche, e si traduce, allo stesso tempo, in un costante ritorno del passato che si presenta al soggetto sotto forma di imago. I testi dell’elegia risultano in ogni caso segnati da uno sguardo che si concentra sull’azione individuale; le opere dell’ultimo Cicerone ci sono invece apparse come un repertorio fecondo per individuare e ricostruire lo statuto del desiderium prima dell’elegia, in quanto ci consentono di analizzare l’emozione della mancanza dalla prospettiva di un civis costantemente impegnato nella dimensione pubblica, il quale rimane fedele all’idea di una scrittura che si sostituisca al negotium, impraticabile sotto la dittatura del nemico politico. Cicerone si rivolge anche alla dimensione privata, individuale, delle emozioni (in questo caso, dell’emozione “retrospettiva”) per fornire un’interpretazione del momento critico vissuto dall’Urbs, nella speranza di riuscire a intravedere, attraverso lo sguardo al passato, anche una soluzione valida per il futuro. Ai fini della stesura dell’elaborato è stato necessario vagliare le opere in cui l’emozione del desiderium risulta tematizzata: Dopo la vittoria di Cesare, la prima opera nella quale il tema della perdita è esplicitamente tematizzato è il Brutus (cap. III); la premessa narrativa è infatti la morte del collega e rivale Ortensio, interpretata dall'Arpinate come il venir meno di qualcosa che è stato parte dell’identità dell’autore, la possibilità di svolgere il proprio ruolo nella societas: questo perché Ortensio non è nel Brutus esclusivamente una figura storica, quanto piuttosto il simbolo dell’eloquenza “messa a tacere” dalla dittatura cesariana. Il desiderium ciceroniano si declina in due esiti differenti: da un lato come risposta affettiva che si configura quale sentimento che appartiene all’intera collettività, privata della “voce” dell’eloquentia; dall’altro come risposta intellettiva eseguita dalla memoria, pubblica e privata, atta a ripensare l’eloquenza e le categorie di pensiero in funzione delle nuove generazioni di cui Bruto è simbolo. Ci si è a questo punto domandati se il desiderium in quanto emozione individuale sia mai tematizzato nell’ultimo Cicerone. Ciò avviene nel Cato Maior (cap. IV), dal quale emerge la visione di questa emozione in un contesto in cui il singolo, giunto alla maturitas, prova rimpianto verso i piaceri della giovinezza. Il desiderium senile nasce in tale contesto dalla errata percezione di uno squilibrio tra i piani temporali, tra giovinezza e vecchiaia: essa porta ad un motus animi ambiguo e pericoloso, che ha l’effetto di “bloccare” l’individuo nel suo tempo e nei suoi spazi, impedendogli di guardare al futuro ed assumersi delle responsabilità nei riguardi della societas. A questo punto, lo script del desiderium risulta suddiviso in due “diramazioni”: da un lato, in situazioni legate al piano strettamente individuale, una perturbatio in effetti immorale e deprecabile, frutto della tendenza all’autoreferenzialità ed in contrasto con la possibilità di crescita collettiva; dall’altro, comunque, una perturbatio, nel senso di “moto dell’anima che si origina dalla ragione”, ma che viene provata, “sentita”, da quanti hanno rettamente riconosciuto nella crescita della societas il proprio scopo di vita, e che non vede necessariamente una deviazione dalla “retta ragione”, ma si apre, invece, all’uso della memoria volta a sanare un turbamento collettivo.Questo secondo ramo dello script del desiderium, tracciato attraverso il Brutus, trova ulteriore approfondimento nel Laelius de amicitia (cap. V). In questa sede, anche il dolor di Lelio è correlato al desiderium per una perdita, quella dell’amico Scipione. Lelio esplicita la necessità di ridimensionare tale sofferenza nelle sue manifestazioni più estreme e far sì che la perdita della propria relazione interpersonale con il defunto non si traduca in una chiusura verso il mondo circostante. Il desiderium non deve disperdersi nel turbolento groviglio di emozioni che l’incontro con la morte genera nel percorso individuale di un uomo, ma piuttosto trovare nuova stabilità nell’avviamento del processo memoriale finalizzato a rinnovare le prerogative e gli ideali che Lelio e Scipione hanno condiviso in vita. Non è un caso che questo modello di desiderium veda come protagonista una figura esemplare della storia dell’Urbs: calare una simile visione dell’emozione retrospettiva nel contesto idilliaco della Roma repubblicana aiuta l’Arpinate ad attribuire a tale interpretazione un valore paradigmatico. L’ultimo capitolo della tesi (cap. VI) è dunque volto a chiarire se e come Cicerone utilizzi questo paradigma per interpretare le veloci trasformazioni in atto sotto la “tirannide” di Antonio nelle Philippicae, ultime orazioni ciceroniane, e dunque al di fuori di ogni rappresentazione simbolica. Cicerone constata, a partire dall’acquisizione di potere da parte di Antonio, non solo la perdita di tutti i cittadini honesti, assassinati dal nuovo console, ma soprattutto “sfioritura” del senato che l’ha accompagnata. Nella maggioranza dei patres conscripti, il desiderium originato dalla perdita tanto di questi cives quanto della propria auctoritas rimane sul piano della mera manifestazione emotiva, non si traduce in attivazione del processo memoriale. Ciò avviene perché Antonio, assecondato dai senatori stessi, non è intenzionato a riconoscere (ed è, anzi, intenzionato a promuovere) lo squilibrio tra res publica del passato e res publica del presente: chi detiene il potere lavora al fine di cancellare ogni memoria del bagaglio valoriale repubblicano. All’oratore non rimane che sfruttare lo spazio delle Philippicae per riconoscere ed abbracciare il desiderium in quanto motus che può attivare e preservare, nei pochi spazi in cui è concesso, la memoria di princìpi quali il decus, la dignitas, l’honestas; starà poi alla posteritas guardare ad esso per scrivere una nuova pagina della storia.Il desiderium assume in definitiva, nell’ultimo Cicerone, l’effettivo statuto di perturbatio nel senso di motus animi, manifesto attraverso partes, nato da una valutazione del mondo circostante, che comporta il turbamento di un equilibrio. Esso non viene però appiattito nella dimensione del falso giudizio e dell’errore, ma conosce l’azione della memoria in quanto risposta “intellettiva” volta a restaurare una stabilità nella vita dell’individuo. Esso è interpretato da Cicerone nei termini di una condizione statica, ma di una attività dinamica che si sviluppa in un esito “a lungo termine”: la ricerca di modelli di azione da riadattare alla fase storica che si sta vivendo
Linguistica storica, filologia classica e i nuovi orizzonti del NATURAL LANGUAGE PROCESSING
Negli ultimi anni, molte delle metodologie tipiche del Natural Language Processing (Chiari 2007; Jurafsky & Martin 2009) sono state applicate allo studio del greco antico (Papantoniou & Tzitzikas 2020). Nell’ambito della morfologia, ad esempio, ricordiamo la creazione del lemmatizzatore GLEM (Bary et al. 2017). Quest’ultimo usa le parti del discorso per disambiguare parole che potrebbero appartenere allo stesso lemma e, contemporaneamente, è in grado di crearne di nuovi grazie a una componente di apprendimento dotata di memoria ricorsiva.
In ambito sintattico, invece, ricordiamo la creazione dell’Ancient Greek and Latin Dependency Treebank (Bamman e Crane 2011). Questo strumento contiene i testi di Omero, Esiodo, Eschilo e l’Aiace di Sofocle per il greco; e i testi di Cesare, Cicerone, Girolamo, Ovidio, Petronio, Properzio, Sallustio e Virgilio. Di questi testi offre un’analisi morfologica e lessicografica di tipo quantitativo. Lo scopo, dunque, è quello di dare una base empirica, e non più soltanto intuitiva, ai dati filologici.
In questo lavoro vorremmo presentare alcune delle applicazioni di questi nuovi strumenti all’interno della linguistica storica e della filologia classica. Nel primo settore vorremmo ricordare la creazione di corpora annotati, come quello creato da Keersmaekers (2020b) per facilitare l’analisi linguistica dei papiri greci e GLAUx (Keersmaekers 2021). Questo corpus dovrebbe analizzare sedici secoli della storia letteraria greca, prendendo in considerazione diversi generi letterari. Molta attenzione in questo corpus è posta sull’analisi sintattica e su quella dei ruoli semantici dei singoli token (Keersmaekers 2020a).
Accanto ai corpora appena citati, vorremmo presentare in questa sede HoDeL (The Homeric Dependency Lexicon), il quale utilizza l’Ancient Greek and Latin Dependency Treebank come base per creare un lessico annotato di tutti i verbi e i loro argomenti (Zanchi 2021).
Nel settore della filologia, invece, intendiamo evidenziare come i treebank possano diventare un nuovo strumento utile allo studioso per la creazione di un commento o di un’edizione critica di un dato testo (Bamman et al. 2009; Bamman & Crane 2010).
Infine, ci sembra interessante esaminare quegli studi in cui questi nuovi strumenti sono stati usati per risolvere casi dubbi della paternità di un’opera. È il caso, ad esempio, nello studio sugli excerpta di Polibio (Gorman & Gorman 2016), sulla Epistola VII di Platone (Perry 2021) e sul Reso, solitamente attribuito a Euripide (Manousakis & Stamatatos 2018).
Lo scopo del lavoro è quello di sottolineare i vantaggi dell’applicazione del Natural Language Processing sia all’analisi linguistica che a quella filologica, focalizzandoci sulle specificità delle due discipline (Boschetti 2009) e sulle possibilità offerte dalla loro compenetrazione (Gerdes 2013; Mambrini 2016)
a. Advertising in Shakespearean plays and in Shakespeare's times
The author anchors the exploration in a discussion of the oral and visual strategies used to advertise goods in the early modern period. Her analysis draws
on diverse examples that range from Autolycus’s merchandise in The Winter’s Tale to the First Folio as the earliest modern use of Shakespeare
in advertising
- …
