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Alessio Fiore, Alma Poloni, L'economia medievale. Un profilo storico (secoli V-XV)
Negli ultimi vent’anni il panorama degli studi sull’economia medievale ha conosciuto un profondo rinnovamento, anche grazie a inedite tipologie di fonti e a nuove griglie interpretative. Le recenti acquisizioni dell’archeologia hanno contribuito a ridefinire temi quali la produzione e i sistemi di scambio, mentre i dati forniti dai cosiddetti “archivi naturali” hanno permesso di capire meglio questioni cruciali come il rapporto tra ambiente, uomo e risorse. Il dialogo con la scienza economica ha consentito di porre interrogativi diversi alle fonti storiche e di valutare in modo nuovo il ruolo che la domanda, il mercato, i consumi e le istituzioni hanno avuto nel processo di cambiamento economico. È stato inoltre possibile riconsiderare le relazioni di scambio con altre aree di civiltà, collocando l’Europa in un contesto realmente globale. Tenendo conto di queste innovazioni, il libro offre un profilo storico dell’economia medievale che non si presenta come un percorso lineare, ma come un itinerario complesso. Interpretare tale complessità è infatti indispensabile non solo per la comprensione delle società medievali, ma anche per maturare uno sguardo più critico sul nostro presente
Alle origini del network. I cambiamenti nell'organizzazione del commercio internazionale alla fine del medioevo
Network organisation was ubiquitous in the early modern period. However, throughout much of the Middle Ages, it was not the predominant method of coordinating business activities. Poloni argues that such organisational forms only became widespread among European merchants in the second half of the 14th century. Clarifying the chronology of this diffusion can enhance our understanding of the broader economic transformations that occurred in the late Middle Ages
Lo spazio delle periferie e il tumulto dei Ciompi (Firenze, 1378). Un’ipotesi interpretativa
Negli ultimi decenni lo spatial turn che ha interessato varie discipline ci ha insegnato – o, per meglio dire, ha ribadito con forza – che la dimensione spaziale è fondamentale per comprendere molte dinamiche economiche, sociali, culturali e politiche. L’articolo parte da questo presupposto, tornando su un episodio molto (e molto ben) studiato, il tumulto dei Ciompi, e mettendo al centro dell’analisi gli spazi della rivolta e dei rivoltosi. Esso cerca di dimostrare, facendo ricorso anche alla letteratura antropologica e sociologica degli ultimi decenni, come restituire importanza a questa dimensione possa contribuire ad affontare alcune questioni molto rilevanti per la comprensione degli eventi dell’estate del 1378: la costruzione di un’identità sociale condivisa, la definizione di una solidarietà ‘di classe’, l’elaborazione di un discorso alternativo a quelli dell’élite, capace di sostenere una mobilitazione di tale portata e con obiettivi così ambiziosi.Over the last few decades, the concept of spatial turn that has influenced various disciplines has taught us – or, rather, emphatically reaffirmed – that space is fundamental to understanding many economic, social, cultural and political dynamics. The article takes its cue from this assumption and reconsiders a much (and very well-) studied episode, the Ciompi riot by placing the spaces of the riot and the rioters at the heart of the analysis. It tries to demonstrate, also by resorting to scholarly literature in anthropology and sociology published over the last decades, how giving back importance to the dimension of space can contribute to tackling some very relevant questions for understanding the events that unraveled during the summer of 1378: the construction of a shared social identity, the definition of a ‘class’ solidarity, the elaboration of a discourse alternative to that of the elite, capable of sustaining the mobilization of a similar scale and with such ambitious objectives
Disciplinare la società. Un esperimento di potere nei maggiori Comuni di Popolo tra Due e Trecento
Pisa negli ultimi decenni del Trecento: i mercanti-banchieri e i ritagliatori
L’idea che Pisa sia andata incontro, dalla fine del Duecento, a un processo di inarrestabile declino economico e a una progressiva subordinazione agli interessi fiorentini è stata già confutata validamente dagli studi di Federigo Melis, Marco Tangheroni, Giuseppe Petralia. Su queste basi, l’articolo propone un’immagine decisamente « ottimista » dell’economia pisana tardotrecentesca, analizzando le attività di due categorie di operatori, integrati, in varie forme, nelle reti del commercio internazionale: i mercanti-banchieri e i ritagliatori, mercanti specializzati nella compravendita di pannilana. L’evoluzione dell’economia cittadina è messa in collegamento con le più ampie trasformazioni che interessarono i circuiti del commercio e della finanza internazionali nella seconda metà del Trecento. Questa fase sembra caratterizzata da una struttura dei mercati e delle reti mercantili assai più frammentata, fluida e acentrica rispetto a quella che aveva improntato la prima metà del secolo. Tale mutamento favorì l’integrazione, in vari punti del sistema, di gruppi mercantili di provenienza e retroterra diversi; tra di essi i pisani giocarono un ruolo non secondario
La florentina libertas nel contesto del conflitto politico interno nella Firenze del XIV secolo
La libertas florentina es conocida por la elaboración que propusieron entre finales del siglo XIV y principios del siglo XV los cancilleres humanistas, Coluccio Salutati y, sobre todo, Leonardo Bruni. Es una libertad que se caracteriza por su connotación fuertemente republicana. Este artículo propone una contextualización histórica del discurso sobre la libertas. Intenta demostrar, a partir de diversas fuentes documentales, que la ideología republicana de los cancilleres humanistas es la reelaboración letrada, llevada a cabo en un contexto político muy cambiado, de un discurso político que surge en un momento muy preciso de la historia política florentina., el de 1343 a 1378. Además, el discurso sobre libertas que surge en esas décadas está estrechamente relacionado con la confrontación política interna en Florencia, mucho más que con la confrontación militar e ideológica con poderes externos. Sobre todo, es un discurso estrictamente partidista elaborado por una coalición político-social específica que intentaba promover su propia influencia política
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