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    Il formaggio bettelmatt: rapporti tra cibo e territorio nella tradizione walser della Valle Antigorio-Formazza (Piemonte)

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    Il Bettelmatt è un formaggio prodotto in Alta Val Formazza (Vb – Piemonte), in un’area interessata già nel XIII sec. dall’immigrazione, dal limitrofo Vallese, dei Walser, piccole comunità di origine alemanna che fino ad oggi hanno conservato lingua e tradizioni del proprio passato, grazie a secolari condizioni di isolamento in un ambiente di alta montagna periferico e marginale. Benché non provvisto di una DOP, ma solo da un disciplinare di produzione, il Bettelmatt viene garantito da rigide norme certificate da un consorzio di allevatori locali per la tutela del marchio e depositate presso l’Unione Montana Alta Ossola, nel cui ambito territoriale sono compresi i pascoli di produzione. Il formaggio si caratterizza dal punto di vista organolettico in presenza di particolari condizioni fisico-ambientali locali, ma, sotto quello dell’immagine commerciale, anche grazie alle risorse paesaggistiche dei luoghi di produzione e persino a quelle simboliche e identitarie della comunità walser, di cui tramanda i valori storici e culturali legati ad attività economiche che affondano le proprie radici nel medioevo. Le caratteristiche del latte e del formaggio, derivanti dalla flora particolare e pressoché unica dei pascoli, la produzione molto limitata e rigorosamente certificata hanno fatto del Bettelmatt un prodotto ad elevato valore aggiunto (il prezzo al consumo può raggiungere i 100 euro/kg). Oggi esso è divenuto il simbolo di una comunità che sta cercando, nel compromesso tra ancestrali attività agro-silvo-pastorali, tradizionali produzioni secondarie ed emergenti pratiche turistiche, un equilibrato e sostenibile sviluppo economico del proprio territorio

    Gli eventi gastronomici minori per la ripartenza del turismo in Italia

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    Il ruolo e gli impatti degli eventi nel turismo sono noti e, prima della pandemia, stavano rivestendo una crescente importanza per la competitività della destinazione. Lo scopo della ricerca è rispondere ad alcune domande; possono gli eventi di piccole dimensioni generare una ripartenza per il turismo italiano post-pandemia? Quali saranno gli strumenti messi in campo? Dal punto di vista metodologico, dopo una disamina della letteratura esistente sul tema degli eventi quali driver per lo sviluppo turistico di una località, si intende assegnare particolare rilevanza all’individuazione di alcuni eventi di piccola dimensione già svolti negli anni precedenti e programmati per i prossimi mesi per verificarne i risultati attesi

    GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI IN ITALIA TRA FOOD SAFETY E SOSTENIBILITÀ. UN’ANALISI GEOGRAFICA

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    Il contributo intende presentare una panoramica sulla diffusione geografica degli allevamenti intensivi in Italia, a partire dai dati ISTAT e dagli studi esistenti, provando a fare chiarezza tra le posizioni di chi ne attesta gli impatti negativi sull'ecosistema e chi ne ridimensiona la portata. L'incertezza in proposito nasce dal numero ancora ridotto di ricerche scientifiche sul tema. Uno dei primi studi di ampia portata è del 2006, allorché la Fao pubblica un rapporto (Livestock’s long shadow) secondo cui l’allevamento animale rappresenta una grande minaccia per l’ambiente, con un impatto profondo e diffuso. Le principali imputazioni contro gli allevamenti intensivi riguardano il consumo idrico, la dispersione dei reflui nei suoli e nelle acque, l'emissione di gas serra nell'atmosfera (in particolare biossido di carbonio, metano e protossido di azoto). Vi si aggiungono gli effetti collaterali: dall'ingente produzione di cereali destinati al consumo animale alla deforestazione, all'erosione dei suoli, alla perdita di biodiversità per arrivare all'ingiustizia sociale e alla diffusione di patologie. I dati attestano tuttavia un incremento del consumo di carne: secondo lo Statistical Year Book della FAO (2020), la produzione complessiva mondiale dal 2000 al 2018 è aumentata del 32%, passando da 233 a 342 milioni di tonnellate all'anno, destinati a diventare 465 milioni entro il 2050. Le criticità legate all'ambiente e alla salute collettiva, tuttavia, nonché la maggiore sensibilizzazione dei consumatori verso il benessere degli animali, stanno favorendo l'orientamento verso altre soluzioni (allevamenti estensivi) e maggiormente rispettose della natura e degli animali stessi. Si tratta di un processo di cambiamento culturale ancora in atto, ma favorito da iniziative formative (come le fattorie didattiche) e dall'esistenza di alcune produzioni italiane legate a pratiche di allevamento alternative, con prospettive diverse e più sostenibili per il futuro del comparto

    Aziende e processi circolari per la creazione di valore

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    : Nell’ambito delle riflessioni sulla geografia del cibo l’attenzione è rivolta alle strutture produttive la cui sopravvivenza, propedeutica a qualsiasi prospettiva di sostenibilità e di sviluppo, può trovare consistenza nell’adozione di percorsi di multifunzionalità. In uno scenario altamente competitivo, infatti, le realtà aziendali hanno la possibilità/necessità di individuare forme integrative di creazione di valore in un’ottica di superamento del core business. Percorsi di transizione aziendale che, al contempo, sono in grado di determinare effetti e ricadute, in termini di beni comuni, sui territori di appartenenza. Questo passaggio, tuttavia, non è automatico ma richiede la verifica/presenza di risorse aziendali ben precise, sostenute dalla presenza di vantaggi di contesto costituite dal territorio, dai mercati e dalle politiche. A tale riguardo, la presente ricerca, in assenza di dati aggiornati e comparabili e senza voler essere esaustiva, propone uno schema di analisi delle determinanti funzionali alla multifunzionalità e delle possibili ricadute che ne possono derivare a livello territoriale

    I Distretti del cibo, nuove aggregazioni per una nuova agricoltura

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    Negli ultimi decenni lo scenario economico agro-alimentare ha subito cambiamenti profondi. Oggi l’imperativo è coniugare l’attività agricola con sostenibilità e qualità dei prodotti. Di fronte alla crescita della popolazione mondiale e ai cambiamenti climatici l’agricoltura sostenibile dovrà offrire l’adeguata risposta per un verso al rispetto delle risorse naturali (acqua, terra e biodiversità) e per altro verso alla salvaguardia della salute delle popolazioni e dei produttori. Deve, insomma, sempre più essere praticata seguendo i principi fondamentali ecologici, economici e sociali
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