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    Riscoprire Alberto Martini: un archivio e una storia

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    Riscoprire Alberto Martini: un archivio e una stori

    Alberto Martini. Saggio di bibliografia

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    Criteri e avvertenze Scritti inclusi Costituiscono voce bibliografica tutti gli scritti di Alberto Martini pubblicati. Figurano inoltre la tesi di laurea e i testi apparsi tra il 1959 e il 1960 su «Arte figurativa antica e moderna» con lo pseudonimo Alberto Alberti. Nel caso di recensioni di mostre o volumi, si segnalano nelle note sottostanti i riferimenti. In due categorie distinte, al termine di ogni anno, sono elencate le ripubblicazioni (R) e le pubblicazioni in traduzione (T): a fianco ..

    Alberto Martini (1931-1965)

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    Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, quando i benefici indotti dal boom liberavano risorse in grado di affacciare alla cultura un nuovo, grande pubblico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell’arte. Una disciplina che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, almeno dal punto di vista della ricezione divulgativa, entrando nelle case degli italiani grazie ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori, distribuiti in edicola a 350 lire a fascicolo, sessanta milioni venduti solo in Italia. Progetto che gli aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con direttori e funzionari di musei, in un raggio d’azione internazionale: strabilianti viaggi, su e giù da un aereo all’altro, per dirigere le campagne fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. A Milano dal 1958, al fianco di Franco Russoli aveva conosciuto in Brera un’intera generazione di pittori e scultori, amicizie che si sommavano ai rapporti intrapresi negli anni precedenti in Romagna con gli artisti bolognesi, con Giorgio Morandi, ma anche con Mattia Moreni o con Ben Shahn; mentre dal 1962 Martini avrebbe instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo a fuoco, di lì a poco, l’analisi più acuta e lucida espressa fino a quel momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe della sua pur breve carriera (Alberto Martini scompare infatti a soli trentaquattro anni in un incidente d’auto), scandita dalle poliedriche esperienze che un giovane storico dell’arte intraprendente poteva accumulare nell’Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione compres

    Alberto Martini (1931-1965)

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    Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, quando i benefici indotti dal boom liberavano risorse in grado di affacciare alla cultura un nuovo, grande pubblico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell’arte. Una disciplina che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, almeno dal punto di vista della ricezione divulgativa, entrando nelle case degli italiani grazie ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori, distribuiti in edicola a 350 lire a fascicolo, sessanta milioni venduti solo in Italia. Progetto che gli aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con direttori e funzionari di musei, in un raggio d’azione internazionale: strabilianti viaggi, su e giù da un aereo all’altro, per dirigere le campagne fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. A Milano dal 1958, al fianco di Franco Russoli aveva conosciuto in Brera un’intera generazione di pittori e scultori, amicizie che si sommavano ai rapporti intrapresi negli anni precedenti in Romagna con gli artisti bolognesi, con Giorgio Morandi, ma anche con Mattia Moreni o con Ben Shahn; mentre dal 1962 Martini avrebbe instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo a fuoco, di lì a poco, l’analisi più acuta e lucida espressa fino a quel momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe della sua pur breve carriera (Alberto Martini scompare infatti a soli trentaquattro anni in un incidente d’auto), scandita dalle poliedriche esperienze che un giovane storico dell’arte intraprendente poteva accumulare nell’Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione compres

    Alberto Martini, Venezia e la Biennale

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    There are many participations by Alberto Martini at the Venice Biennale his entire career, from his very first appearance in 1897 to his last in 1952. The artist made his debut at the second Biennale in 1897, in the "black and white" section, with the series of drawings The Courts of Miracles arranged in room M. The room is the smallest of the entire Exhibition building, a sort of corridor between two courtyards at the end of the central hal

    "Il cuore di cera". Grottesco, macabro, fantastico in un progetto di balletto di Alberto Martini

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    Il saggio contestualizza e analizza il libretto e i disegni per il balletto fantastico "Il cuore di cera", ideato dal pittore e grafico Alberto Martini, sullo sfondo di un più generale e articolato interesse dell'artista per le arti della scena

    Alberto Martini (1931-1965)

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    Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell’arte. Una disciplina che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, entrando nelle case degli italiani grazie ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori. Progetto che gli aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con direttori e funzionari di musei, in un raggio d’azione internazionale: strabilianti viaggi per dirigere le campagne fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. Dal 1962 Martini avrebbe instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo a fuoco, di lì a poco, l’analisi più acuta e lucida espressa fino a quel momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe della sua carriera, scandita dalle poliedriche esperienze che un giovane storico dell’arte intraprendente poteva accumulare nell’Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione comprese

    Alberto Martini (1931-1965)

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    Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell’arte. Una disciplina che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, entrando nelle case degli italiani grazie ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori. Progetto che gli aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con direttori e funzionari di musei, in un raggio d’azione internazionale: strabilianti viaggi per dirigere le campagne fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. Dal 1962 Martini avrebbe instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo a fuoco, di lì a poco, l’analisi più acuta e lucida espressa fino a quel momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe della sua carriera, scandita dalle poliedriche esperienze che un giovane storico dell’arte intraprendente poteva accumulare nell’Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione comprese

    ALBERTO MARTINI (1931-1965) Da Longhi ai Maestri del Colore

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    Nei ruggenti anni Cinquanta, in pieno miracolo economico, quando i benefici indotti dal boom liberavano risorse in grado di affacciare alla cultura un nuovo, grande pubblico, Alberto Martini, appena laureatosi a Firenze con Roberto Longhi, si avviava al mestiere di storico dell’arte. Una disciplina che di lì a pochi anni il giovane avrebbe rivoluzionato, almeno dal punto di vista della ricezione divulgativa, entrando nelle case degli italiani grazie ai mitici «Maestri del Colore» Fabbri Editori, distribuiti in edicola a 350 lire a fascicolo, sessanta milioni venduti solo in Italia. Progetto che gli aveva permesso di girare il mondo e di accumulare una serie di contatti con direttori e funzionari di musei, in un raggio d’azione internazionale: strabilianti viaggi, su e giù da un aereo all’altro, per dirigere le campagne fotografiche, finalmente a colori, delle opere da riprodurre nella fortunata collana. Al grande cantiere divulgativo aveva affiancato rilevanti studi scientifici, dalle indagini sul Trecento riminese alla chiarificazione delle tappe nella carriera giovanile di Bartolomeo della Gatta. A Milano dal 1958, al fianco di Franco Russoli aveva conosciuto in Brera un’intera generazione di pittori e scultori, amicizie che si sommavano ai rapporti intrapresi negli anni precedenti in Romagna con gli artisti bolognesi, con Giorgio Morandi, ma anche con Mattia Moreni o con Ben Shahn; mentre dal 1962 Martini avrebbe instaurato un legame profondo con Alberto Giacometti, sul quale avrebbe messo a fuoco, di lì a poco, l’analisi più acuta e lucida espressa fino a quel momento dalla critica italiana. Il volume offre una biografia intellettuale del personaggio, con documenti e carteggi inediti, ripercorrendo le tappe della sua pur breve carriera (Alberto Martini scompare infatti a soli trentaquattro anni in un incidente d’auto), scandita dalle poliedriche esperienze che un giovane storico dell’arte intraprendente poteva accumulare nell’Italia prolifica degli anni del boom economico, radio e televisione comprese
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