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    Chiara Matraini, Lettere e rime, introduzione e commento a cura di Cristina Acucella.

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    Il commento alle Lettere e Rime che Chiara Matraini (1515-1604), ottantaduenne, pubblicò a Venezia, presso Moretti, nel 1597, intende fornire un’analisi organica della composizione, del rapporto tra i generi, delle modalità dell’imitatio e del sostrato filosofico, sociale e culturale che fanno da sfondo all’ultimo canzoniere. Lo studio si concentra anche sulle revisioni occorse lungo l’arco di un quarantennio (1555-1597), dall’adesione al canone petrarchista e bembiano, al Manierismo di fine secolo, nonché sulla torsione in senso controriformistico caratterizzante la parallela scrivania filosofico-devozionale e qui ravvisabile in filigrana. L’indagine considera inoltre l’intero liber di Lettere e Rime come un insieme volutamente organico e strutturato nel raccordo tra le due parti. Emerge un’opera complessa, anche in ragione dei molteplici ripensamenti che animarono la lunga, quasi secolare, esistenza dell’autrice lucchese. Costante è, infatti, il dialogo con le sue opere in prosa, e notevoli sono anche le peculiarità di alcune scelte e soluzioni stilistiche, tematiche e strutturali dalle quali si rendono visibili i diversi aspetti e momenti del petrarchismo del secondo Cinquecento

    L’immagine onirica come ‘feticcio’ dell’Eros. Uno sguardo sulla lirica del Rinascimento, tra Italia e Spagna

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    The theme of the dream of the beloved, object of special interest by the Spanish studies (Palley 1983; Maurier 1990, Alatorre 2003), links Iberian poets of the Siglo de Oro to Italian Petrarchist poetry, often through direct textual subsidiaries, both at a level of inventio and elocutio. The purpose of this study is to examine some cases in which the Petrarchist poetry, between Italy and Spain, expresses the dialectic between the desire for the real but coy and unattainable woman, and his dream ghost, more complacent and comforting. This research particularly focuses on the relationship between Eros and memory of the beloved woman body, the concept of the dream as deception, new for the Renaissance. Moreover, it would be pointed out a special cases of imitatio between Tasso and Góngora, in which the dream becomes maker of substitutive image of the beloved. Through a comparative analysis of some texts, the study highlights the constant and the variations with which Petrarchist poetry presents the theme of the dream ghost of beloved. Attention has been paid to the differences with the Petrarch RVF, as well as to the manner of reinventing and reinterpreting the theme of the maestros italianos by Spanish Petrarchism

    Il valore redentivo dell’arte nella 'Vita' di Benvenuto Cellini. Dal sonetto proemiale all’episodio della pseudo-Porzia

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    L’articolo mira ad analizzare le basi su cui Cellini fonda la propria apologia attraverso lo studio puntuale di alcuni passi della 'Vita'. Innanzitutto evidenzia nel dettaglio i rapporti intertestuali e interdiscorsivi tra il sonetto d’apertura alla 'Vita' e 'Rvf' I, di Petrarca, modello imprescindibile del testo celliniano, per via della sua funzione proemiale. Si sofferma poi sull’episodio della cosiddetta 'Madonna Porzia', con un particolare approfondimento relativo alle implicazioni etiche che sottostanno al testo. Mette inoltre in luce i punti in cui i passi analizzati risultano concettualmente vicini alla figura ideale dell’artista tratteggiata nelle 'Vite' vasariane. L’analisi, in conclusione, documenta le modalità mediante le quali l’autore sovrappone il piano della morale a quello della bravura e dell’abilità artistica, facendo di tale sodalizio concettuale il cardine della propria redenzione di uomo e di artista.The paper aims to analyse the basis of Cellini’s self-defence by the careful inspection of some passages of his 'Vita'. Firstly, it stresses in detail the intertextual and interdiscoursive connection between the opening sonnet of the 'Vita' and the first sonnet of Petrarch’s Canzoniere, representing an unavoidable reference for Cellini’s text, especially for its introductive purpose. Then, it focuses on the episode of ‘Madonna Porzia’, with an in-depth analysis of the moralentailments of thetext. Furthermore, it highlights those points of the scrutinised passages, which are ideologically close to the ideal figure of the artist as depicted in Vasari’s 'Vite'. In conclusion, the analysis shows the ways in which the author lets the level of the morals and that of the artistic skills cross together, so to make such a conceptual association the fundamental principle of his redemption as a man and an artist

    Il poema-mondo di Stigliani: edizione e commento di un sonetto inedito di Orazio Persio

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    The aim of this article is to offer the first known critical essay on the work of Orazio Persio (Matera, 1580-1649), with particular attention to his Rime diverse (Matera, Biblioteca Provinciale ‘T. Stigliani’, ms. 085). Some compositions in the mostly unpublished manuscript are addressed by the author to Tommaso Stigliani. One is particularly interesting for its praise of Mondo nuovo, the epic poem that was struggling to reach publication in its reworked and definitive form. Persio’s encomiastic text takes up and re-elaborates the ideas offered by the great vernacular epic models underlying Stigliani’s poem (most notably the Commedia, the Gerusalemme liberata and the Orlando furioso). More significant, however, are the particular effects of meaning deriving from the metaphorical association between ‘poem’ and ‘world’, an association also found in other texts of the Roman milieu in which Persio composed his eulogy.L’articolo intende offrire un primo saggio critico sull’opera di Orazio Persio (Matera, 1580-1649), con particolare riferimento alle sue Rime diverse (Matera, Biblioteca Provinciale ‘T. Stigliani’, ms. 085). Nel manoscritto, perlopiù inedito, sono presenti alcuni  componimenti che l’autore indirizza a Tommaso Stigliani, tra i quali uno risulta di particolare interesse. Si tratta di un sonetto destinato all’elogio del Mondo Nuovo, poema epico la cui versione completa proprio in quel periodo stentava a trovare uno sbocco editoriale. Il testo encomiastico di Persio riprende e rielabora gli spunti offerti dai grandi modelli epici volgari che sottostanno al poema (in primis la Commedia, la Gerusalemme liberata e l’Orlando furioso). Significativi, però, sono i particolari effetti di senso che scaturiscono dall’associazione metaforica tra ‘poema’ e ‘mondo’, la quale è rintracciabile anche in altri testi del milieu romano in cui il giurista e letterato materano compose il suo elogio

    «Bench'io non habbia saputo sodisfarla». Il progetto di Carlo Gesualdo e i madrigali tassiani rifiutati.

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    L’articolo esamina il caso emblematico del carteggio e del mancato sodalizio artistico tra Torquato Tasso e Carlo Gesualdo, principe di Venosa, a partire dall’invio, da parte del poeta, di un cospicuo gruppo di madrigali destinati alla musica. Pur avendo ricevuto oltre quaranta testi originali in esclusiva, Gesualdo ne selezionò per la pubblicazione soltanto uno, preferendo invece liriche già circolanti e precedentemente musicate. Muovendo da una riflessione sulla necessità di una più stretta integrazione tra studi letterari e musicologici, lo studio analizza le implicazioni testuali e macrostrutturali del progetto gesualdiano, mettendo in luce criteri di selezione legati non al prestigio autoriale, ma all’adattabilità musicale, alla coerenza tematica e alla volontà del compositore di inserirsi in un dialogo competitivo con la tradizione madrigalistica coeva. Il rifiuto dei madrigali tassiani viene così interpretato non come frutto di contingenze esterne, ma come scelta consapevole e stilisticamente motivata all’interno di un disegno artistico autonomo

    Luna, Endimione e la «morte nel bacio». Poetiche e filosofie a confronto in alcune declinazioni cinquecentesche del mito

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    Il contributo passa in rassegna le letture e i motivi tematici orbitanti intorno a un mito periferico nel Canzoniere petrarchesco ma caratterizzato da una grande vitalità rinascimentale, quello di Endimione e Luna. Ricostruendo il contesto Umanistico e neoplatonico che lo riportarono in voga, si analizzano le declinazioni cui lo sottopongono alcuni dei principali poeti petrarchisti, evidenziando alcuni particolari effetti di senso legati al processo di identificazione o distanziamento dal pastore del mito

    L’impresa del baco da seta all’Accademia dei Rinascenti (1612). Il simbolo, il testo, la tradizione

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    L’Accademia dei Rinascenti, fondata dal Principe Emanuele Gesualdo nel 1612 a Venosa, ebbe per impresa la falena di un baco da seta in procinto di uscire dal suo bozzolo, con il motto «Imbuet alas». L’articolo mira a contestualizzare l’impresa nel sistema culturale di riferimento (con uno sguardo particolare alla trattatistica), che lo aveva fatto oggetto di varie letture, da quella amorosa a quella moralistico-religiosa; conseguentemente, si pone l’obiettivo di circoscrivere il significato che il simbolo assume nel sodalizio venosino. Un’analisi specifica è dedicata al sonetto di accompagnamento, parte nodale del sistema-impresa, di cui sono evidenziati alcuni collegamenti interdiscorsivi con altri testi incentrati sul tema. Ciò che emerge è che la lettura del baco da seta fatta dai Rinascenti si colloca al crocevia tra le interpretazioni cinquecentesche e quelle decisamente concettose di cui invece l’animale è fatto oggetto nel suo exploit seicentesco. Il contrasto tra l’involucro esterno, effimero e caduco, e la falena-anima, rinascente e immortale, oltre a richiamare il piano meta-discorsivo di corpo e anima dell’impresa, su un altro livello definisce l’esercizio letterario degli intelletti che nel bozzolo-accademia divengono alati e si innalzano a un superiore livello di virtù.The Accademia dei Rinascenti (the Academy of the Reborn), was founded by Prince Emanuele Gesualdo in Venosa in 1612. It had the 'impresa' (image) of a silkworm moth about to emerge from its cocoon, together with the motto «Imbuet alas». My article attempts to contextualize the impresa with its cultural references, particularly in the light of contemporary treatises. These made it the subject of various interpretations, from the amorous to the moralistic-religious. Thus my aim is to circumscribe the meaning assumed by the image within the Venosa Academy. I dedicate particular analysis to the accompanying sonnet, a key part of the 'impresa' system, and where I highlight several interdiscursive links with other texts focusing on the theme. What emerges is that the interpretation of the silkworm made by the Rinascenti stands at a crossroads between previous sixteenth-century interpretations and those full of conceptualization about the creature in its seventeenth-century exploit. The contrast between an external appearance, ephemeral and transient, and the moth-soul, reborn and immortal, recalls the meta-discursive plane of body and soul of the impresa. On another level it defines the literary exercise of intellects within the cocoon-academy as their minds grow wings and rise to a higher level of virtue

    «Col mezzo d’un buon occhiale»: Tommaso Stigliani lettore e critico dell’Adone

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    L’Occhiale di Tommaso Stigliani (Venezia, Carampello, 1627) segna, com’è noto, l’avvio della polemica contro l’Adone. L’autore mette in luce la noia e il fastidio provocati dall’ampiezza, dall’ampollosità e dal dettato mal riuscito di quello che fin dalle prime pagine è definito un «confettato componimento». La metafora dell’occhiale, come già il titolo prefigura, riveste un ruolo centrale; da oggetto indispensabile per una lettura scorrevole, esso diviene cifra simbolica dello scandaglio rigoroso e minuzioso di un testo passato in rassegna alla luce dei più severi canoni aristotelici. Concettualmente connesso alla precisione analitica e al potere amplificante del mezzo-occhiale, il giudizio del critico si esprime con un linguaggio e delle metafore di dirompente espressività: l’opera è, infatti, un «morto mascherato da vivo», avente un’anima «posticcia e straniera» e una struttura solo superficialmente sostenuta da «puntelli» e «forcine». Il contributo mira ad analizzare i dispositivi testuali messi in atto per esprimere l’idea di una lettura ‘esperta’ del critico e si sofferma sulle modalità espressive connesse a un argomento centrale della stroncatura del poema mariniano, ossia la difficoltà di lettura e memorizzazione del testo
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