166 research outputs found

    Antonelli Fulvia e Scandurra Giuseppe, “Etnografia di strada: le palestre di boxe come modello di genere e socialità”, in Lombardi Satriani L. (a cura di ), Relativamente. Nuovi territori scientifici e prospettive antropologiche, Armando, Roma, 2010.

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    Al centro di questo saggio vi sono gli immaginari, le rappresentazioni, le pratiche di vita quotidiane di un gruppo di pugili dilettanti della “Tranvieri”, una palestra di boxe della Bolognina, un quartiere della prima periferia bolognese oggetto di una ricerca iniziata nel febbraio 2007 e tuttora in corso. In queste pagine vogliamo indagare un tema tra i tanti che sono emersi dalla ricerca, ovvero le questioni di genere e che significato può assumere la parola “corpo” in una palestra di boxe. Entrare alla Tranvieri, palestra nata nel 1950 e da sempre legata al Circolo del Dopolavoro dei tranvieri bolognesi, ha significato, per noi, fare i conti con 50 anni di pugilato a Bologna, con la storia di uno sport nato nei circoli del Dopolavoro operaio, con la cultura della socialità e del tempo libero in uno dei territori più popolari della città. Per questa società pugilistica hanno combattuto, infatti, molti operai che lavoravano nelle fabbriche metalmeccaniche della Bolognin

    Benasso S., Benvenga L., Trap!: Suoni, segni e soggettività nella scena italiana e Saitta P., Violenta speranza. Trap e riproduzione del "panico morale" in Italia

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    Perché la musica trap sta attirando l’attenzione di sociologi, studiosi di media e antropologi?Due libri provano a fare il punto sull’interesse che questo stile musicale può rivestire all’interno di una analisi sulle produzioni culturali dei giovani o rivolte ai giovani e sui loro impatti nella costruzione del discorso sociale a partire da diversi punti di osservazione

    Recensione di: Fernand Deligny, I Vagabondi efficaci, Edizioni dell’Asino, 2020

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    L’edizione italiana di alcuni scritti di Fernand Deligny – quelli che riguardano le sue esperienze dalla fine della Seconda Guerra Mondiale fino al 1966, sul limite quindi dell’ultimo tentativo di Deligny nelle Cévennes – ad opera delle Edizioni dell’Asino è una operazione culturale di grande interesse pedagogico ma anche politico. L’edizione è accompagnata da una attenta cura, lettura e introduzione ai testi dell’autore da parte di Luigi Monti, che ne contestualizza l’esperienza ma la mette anche in una relazione – incompatibile – con il nostro presente ma anche con i presenti coevi di alcune parti della sua vita. Molto raramente è possibile leggere una cifra di scrittura quale quella di Deligny nel campo della pedagogia: provocatoria, ironica, poetica, densa, immaginifica nel senso letterale, piena cioè di ritratti, apparizioni, epifanie e priva di moralismi. Il libro si divide in quattro scritti che scandiscono alcune fasi della vita dell’autore. L’ingresso nel linguaggio-mondo di Deligny è folgorante: per potervi accedere è necessario abbandonare ogni tendenza alla political correctness, contestualizzare storicamente, comprendere che l’autore parla sempre posizionato dentro un corpo a corpo con una realtà in cui è immerso: non dispensa consigli, non elabora teorie, non edifica mausolei a sé stesso, diffida e prende distanza da ogni intenzione salvifica, non giudica, ma prende posizione anche contro sé stesso, è curioso

    Le disuguali dimensioni dell’adolescenza. Una analisi attraverso la lente della classe sociale

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    The article aims to reflect — also through some ethnographic examples — on the experience of adolescence in the light of a category, that of social class, rarely used explicitly in pedagogical research. In some contexts, being working-class adolescents has a decisive influence on the relationship with the school, as well with the urban environment and the imaginations of self for adolescents, while it tends to be removed by the actors of educational processes. The interpretative axis of social class helps to reincarnate the theoretical construct of adolescence in the variety of material experiences that subjects have of being adolescents, favoring a clearer vision of the effects that inequalities have on life transitions and suggesting new directions of educational intervention.L’articolo si propone di riflettere – anche attraverso alcuni esempi etnografici – sull’esperienza dell’adolescenza alla luce di una categoria, quella della classe sociale, solitamente poco frequentata in modo esplicito dalla ricerca pedagogica. Essere adolescenti di classe popolare in alcuni contesti condiziona in modo decisivo il rapporto con la scuola, con l’ambiente urbano e gli immaginari di sé degli adolescenti, mentre tende ad essere rimosso dagli attori dei processi educativi. L’asse interpretativo della classe sociale aiuta a reincarnare il costrutto teorico dell’adolescenza nella varietà delle esperienze materiali che i soggetti fanno dell’essere adolescenti, favorendo una visione più chiara degli effetti che le disuguaglianze hanno sulle transizioni di vita e suggerendo nuove direzioni di intervento educativo

    Una scuola tutta per sé: corpi, desideri, culture delle donne e lavoro di comunità

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    The Scuola delle Donne del Pilastro has its roots in a long experience of urban ethnography practices on the themes of migrant children and early school leaving. The article illustrates how it was possible to build, between academic research and local institutions, a public service within which research, community work and response to the needs of specific subjects in conditions of social and cultural exclusion are intertwined in a concrete way, producing actions, experiments and identifying new fields of intervention. From a methodological point of view, the main axes of the experience of the Scuola delle Donne are those of the participatory action research developed by Paulo Freire and the feminist methodology, a type of action-research attentive to gender, to the construction of relationships between subjects in the process of research and change-oriented. The article will therefore explore the case of an alliance between technicians, operators, researchers, activists and women of the community capable of producing a different approach to welfare and educational intervention starting from the construction of spaces for the collective expression of the needs of a territory/community.La Scuola delle Donne del Pilastro affonda le sue radici in una lunga esperienza di pratiche di etnografia urbana sui temi dei figli dei migranti e della dispersione scolastica. L’articolo illustra come è stato possibile costruire, tra ricerca accademica e istituzioni del territorio, un servizio pubblico al cui interno ricerca, intervento nella comunità e risposta ai bisogni di specifici soggetti in condizione di esclusione sociale e culturale si intrecciano in modo concreto, producendo azioni, sperimentazioni e individuando campi nuovi di intervento. Dal punto di vista metodologico gli assi portanti dell’esperienza della Scuola delle Donne sono quelli della partecipatory action research sviluppata da Paulo Freire e la feminist methodology, cioè un tipo di ricerca-azione attenta al genere, alla costruzione delle relazioni fra i soggetti nel processo della ricerca e orientata al cambiamento. L’articolo esplorerà quindi il caso di un’alleanza fra tecnici, operatori, ricercatori, attivisti e donne della comunità capace di produrre un diverso approccio al welfare e all’intervento educativo a partire dalla costruzione di spazi di espressione collettiva dei bisogni di un territorio/comunità

    Una scuola popolare per le donne : radici, immaginari e pratiche = A Popular School for Women : Roots, Imaginaries and Practices

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    The article aims to trace a link between the experiences of the popular school of the 1960s and 1970s, that of the 150-hour school, passing through the theories on lifelong learning, up to the establishment of the CPIA (Adult Education Centers), analyzing the economic, social and cultural dimensions of the construction of knowledge and the paths of political subjectification in adult education. The itinerary ends with the ethnographic account of an experience, the Scuola delle donne del Pilastro, in which today we reflect on the possibility of recovering the political and cultural value of popular schools

    Ragazze outsider

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    Se si fallisce la scuola il salvagente è la formazione professionale, ma fare riorientamento è uno sconfortante esercizio di applicazione di stereotipi di genere: le ragazze possono diventare cuoche o bariste, ma le ragazze di fede islamica non potrebbero maneggiare alcolici né carne di maiale e forse il lavoro serale e notturno in un ristorante o bar potrebbe metterle in difficoltà. Oppure parrucchiere ed estetiste, ma bisogna essere carine, curate, appassionate di trucco e parrucco e con un aspetto estremamente standardizzato e adattato ai canoni di bellezza femminile correnti. Potrebbero diventare commesse, addette alle strutture turistiche o segretarie, tutti quei lavori insomma dove la femminilità è messa a valore nell’accogliere, mettere a proprio agio, accompagnare il cliente. Nella formazione professionale prevalentemente è in questi tipi di corsi che si instradano le ragazze in fuga dalla scuola. E poi capita la ragazza che fa la dura, Martina, che ascolta il rap e il reggaeton, una testa di dreadlocks e un viso costellato di piercing, vuole lasciare a tutti i costi la scuola professionale di grafico che frequenta, ma qualsiasi percorso professionalizzante le impone di far fuori l’artiglieria pesante disseminata sul viso e rapare la possente capigliatura rasta, dato che negli stage che farebbe con il centro di formazione l’aspetto è fondamentale soprattutto in mestieri come il cuoco, l’estetista, la commessa. Come trovare un percorso formativo adatto alle sue aspirazioni di tatuatrice? Per i futuri irregolari non c’è centro di formazione professionale che tenga

    Black Lives Matter e noi

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    Il 25 maggio 2020 a Minneapolis l’afroamericano George Floyd viene fermato da una pattuglia di polizia in seguito all’accusa di aver acquistato un pacchetto di sigarette con una banconota da venti dollari ritenuta falsa dal proprietario del negozio. I poliziotti inspiegabilmente durante il fermo lo spingono a terra per immobilizzarlo e ammanettarlo e uno di loro lo blocca tenendogli il ginocchio sul collo per 8 minuti e 47 secondi, mentre George Floyd grida “I can’t breathe” non posso respirare e muore mentre un video fatto da alcuni passanti riprende tutta la scena. Nel video si vede chiaramente come Floyd, già privo di coscienza, continua a essere bloccato dalla presa del poliziotto e solo gli operatori dell’ambulanza, giunti a soccorrerlo, riescono a staccare l’agente dal corpo di Floyd. Dopo la diffusione del video il Black Lives Matter – un network che ormai si è fatto movimento di massa e raggruppa una imponente varietà e numero di organizzazioni che vanno dai diritti civili, ambientali, ai diritti delle donne e delle persone Lgbt, ai gruppi religiosi, organizzazioni di quartiere, associazioni di migranti e latinos – inizia a marciare per le strade nonostante la Covid-19

    Mena and the other girls. A portrait of lower-class girls with regard to social and school exclusion

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    This article reflects upon some outcomes of an extended applied ethnographic study carried out inside and outside some scholastic institutions in the city of Bologna (Italy). It focuses on the trajectories and school experiences of young and very young lower-class girls: it analyzes their aspirations, representations, explicit and implicit languages, and oppositional cultures with their codes of value and expression. In school, not only individual and psychological factors - often overestimated by institutional actors - influence these girls’ school investment or disinvestment, but also class, gender, and social and cultural capital. These factors act in a non-neutral school space, closely intertwined with urban space and its exclusion dynamics
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