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    L’oggetto sociale della Sicaf: attività di investimento, fra società di partecipazione finanziaria e altri modelli ‘di confine’

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    Il contributo, dal titolo "L'oggetto sociale della Sicaf: attività di investimento, fra società di partecipazione finanziaria e altri modelli di confine" affronta il problema dei limiti dell'oggetto sociale delle Sicaf, all'interno nel complesso ambito delle società di investimento. Il tema è esplorato alla luce dei tratti distintivi dell'attività di investimento nel quadro della direttiva "AIFM" (essenzialità dell'investimento e del disinvestimento, "pooled return", diversificazione). Le Sicaf vengono poste a confronto con vari modelli di società di investimento non soggette a regolamentazione tra cui le società holding, le "investment companies" quotate sul «Market for Investment Companies» (MIV), le "special purpose acquisition companies" (SPAC), le strutture societarie utilizzate nei c.d. «club deals» e «investment clubs», le società di investimento immobiliare quotate (Siiq)

    LE ANALISI SULLE PITTURE PARIETALI IN BASILICATA: TECNICHE AVANZATE DI IMAGING PER LO STUDIO DEI BENI CULTURALI

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    Numerose sono le emergenze architettoniche nel territorio lucano che conservano al loro interno importanti testimonianze di arte pittorica sedimentatasi nel corso dei secoli. Cicli di affreschi, o episodi puntuali, rappresentano un importante tassello di quella che è la storia dell’arte di una realtà interna geograficamente, ma che recepisce, seppur con ritardo, i grandi fermenti artistici italiani. La difficile accessibilità dei siti, la rovina che in molti casi li ha interessati, come anche le difficili condizioni per la loro salvaguardia, sono state per decenni la causa della dissoluzione di questo importante patrimonio, rendendo in molti casi anche difficile lo studio, e quindi la lettura iconografica, con metodi tradizionali. L’avvento del digitale ha certamente rappresentato un’importante svolta per la documentazione, la diagnostica, e dunque la valorizzazione dei beni culturali. Le applicazioni della fotografia, come ben sappiamo, sono molteplici, così come molteplici sono gli approcci e gli utilizzi possibili: dalla ricerca artistica pura all’indagine scientifica (microscopia, fotogrammetrica, multispetrale, etc.). Oggi l'immagine digitale ha introdotto, e portato poi a livello capillare, i concetti di virtuale, simulazione, modello. Per l'ambito di cui ci occupiamo questi concetti sono molto importanti e riguardano i due livelli fondamentali del tema Beni Culturali: la valorizzazione e lo studio. Pensiamo all’introduzione dei panorami orbicolari interattivi (qtvr) che consentono non solo la rappresentazione (il documento) ma l’esplorazione virtuale dei luoghi, luoghi prima mai visti vuoi per inaccesibilità, vuoi per distanze. L'evento epistemologico del trattamento digitale delle immagini (l'Eidiomatica declinata attraverso le diverse componenti quali il bitmap fotografico, la computer graphics, la computer animation, il CAD, etc. ) è costituito dalla costruzione sintetica delle stesse: l'immagine è il prodotto di un gioco di astrazione formale. Esistono, dunque, interessanti possibilità che le tecnologie e le metodologie digitali attuali permettono. Tecniche come l’Image Interpretation, la Remote Sensing, l’Image Based Modeling ricordiamo i QTVR objet, e la Structure Form Motion (SfM) che partendo dagli studi sulla Computer Vision e dalla percezione visiva permette la ricostruzione della terza dimensione a partire da sequenze di immagini bidimensionali. Tecniche basate sulla fotografia, con grandi possibilità di analisi che oggi riscuotono un largo interesse tanto sul versante della ricerca, quanto in quello applicativo e che, a differenza delle tradizionali acquisizioni con Laser Scanner, hanno un costo e una flessibilità maggiore. Modellazione virtuale e rilievo consentono, dunque, di documentare, studiare, e valorizzare queste importanti testimonianze del passato, e di cogliere anche il rapporto tra architettura e pittura parietale, oltre che rappresentare un valido supporto per lo studio dei pigmenti pittorici, e dunque per la diagnostica

    Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis

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    The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed

    Spazio e iconografia nella pittura parietale rupestre in Basilicata.

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    Conoscere per documentare il patrimonio pittorico parietale custodito nelle tante emergenze architettoniche lucane significa ripercorrere un territorio eterogeneo, dove diversi popoli e culture hanno lasciato la loro traccia. Il fenomeno dell’habitat rupestre in Basilicata appare di non facile analisi e interessa aree circoscritte della regione, quali il territorio delimitato da Matera e Montescaglioso, la zona del Vulture e piccole altre porzioni, come per esempio l’area delle Dolomiti Lucane, dove il fenomeno assume caratteristiche diverse rispetto al territorio materano. “Lo sviluppo dell’habitat rupestre è diretta conseguenza dell’ambiente calcareo della Murgia e vulcanico del Vulture ove la facilità di scavo e lavorazione della roccia, pur nella diversità della formazione geomorfologica, è simile a quella del tufo materano”. Nel territorio della Murgia, caratterizzato da una facilità di scavo del banco roccioso e da un clima siccitoso, si ha una prevalenza di architetture scavate rispetto a quelle costruite per la capacità delle prime di ‘adattamento’ all’ambiente. Pertanto gli insediamenti rupestri non si limitano a soli luoghi di culto, ma anche a strutture abitative, ambienti di servizio e di approvvigionamento idrico. Una situazione differente si riscontra nella Basilicata interna, e in particolare nell’area del Vulture, caratterizzata da un clima più umido, da rocce vulcaniche e dove il territorio presenta un’altimetria più elevata e una copertura arborea molto più ricca. In questo contesto non si riscontra la presenza di residenze in grotta, ad eccezioni di alcuni puntuali episodi, ma ritroviamo l’uso di architetture per sottrazione per la produzione di vino e olio, mentre sono diffusi i luoghi di culto rupestri legati a comunità monastiche benedettine presenti a partire dal IX secolo. “Un aspetto specifico dell’habitat rupestre è la collocazione in grotta di luoghi di culto dedicati in particolare all’Arcangelo ed alla Vergine”. A tal proposito, oltre all’importante santuario di Monticchio, altre testimonianze di grotte consacrate al culto di san Michele, concepite come al voler riproporre il santuario di Monte Sant’Angelo in Puglia dove nasce il culto micaelico, le troviamo ad Acerenza, a Maratea, a Irsina, a Matera e in altri centri lucani. Non mancano poi strutture rupestri dedicate ad altri santi, come a Melfi con le cripte di santa Lucia e santa Margherita, sant’Antonio Abate a Oppido e altre, oltre alle tante testimonianze delle chiese rupestri nel territorio materano dove, come detto in precedenza, non parliamo di singoli episodi rupestri ma di veri e propri complessi. Interessante è lo studio delle testimonianze pittoriche che molte delle architetture per sottrazione ospitano al loro interno. L’attenzione, oltre che alle peculiarità artistiche (pittoriche, iconografiche, etc.), è rivolta allo studio di questi episodi artistici per la comprensione della spazialità all’interno della scena raffigurata. Tra la fine del XII e la prima metà del secolo successivo nuove architetture rupestri sono scavate nel banco di tufo, e le nude pareti sono ricoperte di immagini di santi e madonne. “Si tratta di una produzione pittorica eclettica, ambivalente, che è testimonianza, da un lato della forte influenza esercitata dall’Oriente, in seguito soprattutto alle Crociate, dall’altro lato dei nuovi stimoli di una cultura occidentale intervenuti con la penetrazione benedettina e con l’avvento dei Normanni”. In questi contesti pittura e architettura, spazio e colore, si integrano divenendo un unico ‘oggetto’ dai forti caratteri suggestionali ed emozionali. Il percorso di studio delle espressioni artistiche e architettoniche non può prescindere dalla conoscenza, ovvero da tutto quel processo di analisi iniziale in cui la ‘misurazione’ consente la redazione di una documentazione necessaria alla fase di analisi successiva. Metodi tradizionali e innovativi del rilievo diventano gli strumenti mediante i quali sono restituiti gli ambienti che ospitano le testimonianze artistiche prima dette. In particolare la sperimentazione di nuove metodologie di analisi e restituzione in quest’ambito diventa uno dei capisaldi di articolati percorsi di ricerca finalizzati alla valorizzazione e fruizione dei beni culturali. L’avvento del digitale ha certamente rappresentato negli ultimi anni un’importante svolta per l’acquisizione e gestione dei dati, per la documentazione e per la diagnostica; inoltre oggi l’immagine digitale ha introdotto, anche nell’ambito dei beni culturali, i concetti di virtuale, simulazione e modello. In quest’ambito di studio anche il ‘colore’ ha il suo ruolo centrale, non solo perché le testimonianze parietali lucane sono cromaticamente caratterizzate, ma anche perché queste superfici dipinte ‘contraddistinguono’ l’architettura, definiscono lo spazio architettonico poiché ‘limite’ interno-esterno, e rappresentano lo ‘sfondamento’ del detto limite, ovvero creano una prosecuzione di uno spazio costruito in un’appendice disegnata. L’analisi iconografica parte con l’identificazione degli elementi rappresentati nella scena. “S’inizia pertanto ad esaminare con attenzione le figure umane, gli animali, e gli oggetti inanimati (elementi di arredo, architetture, paesaggi). Delle figure umane o animali ci si sofferma a considerare con cura attributi e segni distintivi emblematici: abbigliamento, tratti fisici, attributi. Per quanto concerne invece gli oggetti inanimati, si verifica attentamente il contesto ambientale, temporale e spaziale nel quale essi sono inseriti”. Modellazione virtuale e rilievo consentono, dunque, di documentare, studiare, e valorizzare queste testimonianze del passato e di cogliere anche il rapporto tra architettura e pittura parietale

    Variations on the Author

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    “Variations on the Author” discusses two of Eduardo Coutinho’s recent films (Um Dia na Vida, from 2010, and Últimas Conversas, posthumously released in 2015) and their contribution to the general question of documentary authorship. The director’s filmography is characterized by a consistent yet self-effacing form of authorial self-inscription: Coutinho often features as an interviewer that rather than express opinions propels discourses; an interviewer that is good at listening. This mode of self-inscription characterizes him as an author who is not expressive but who is nonetheless markedly present on the screen. In Um Dia na Vida, however, Coutinho is completely absent form the image, while Últimas Conversas, on the contrary, includes a confessional prologue that moves the director from the margins to the center of his films. This article examines the ways in which these works stand out in the filmography of a director who offers new insights into the notion of cinematic authorship

    Appropriate Similarity Measures for Author Cocitation Analysis

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    We provide a number of new insights into the methodological discussion about author cocitation analysis. We first argue that the use of the Pearson correlation for measuring the similarity between authors’ cocitation profiles is not very satisfactory. We then discuss what kind of similarity measures may be used as an alternative to the Pearson correlation. We consider three similarity measures in particular. One is the well-known cosine. The other two similarity measures have not been used before in the bibliometric literature. Finally, we show by means of an example that our findings have a high practical relevance.information science;Pearson correlation;cosine;similarity measure;author cocitation analysis

    Dispelling the Myths Behind First-author Citation Counts

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    We conducted a full-scale evaluative citation analysis study of scholars in the XML research field to explore just how different from each other author rankings resulting from different citation counting methods actually are, and to demonstrate the capability of emerging data and tools on the Web in supporting more realistic citation counting methods. Our results contest some common arguments for the continued use of first-author citation counts in the evaluation of scholars, such as high correlations between author rankings by first-author citation counts and other citation counting methods, and high costs of using more realistic citation counting methods that are not well-supported by the ISI databases. It is argued that increasingly available digital full text research papers make it possible for citation analysis studies to go beyond what the ISI databases have directly supported and to employ more sophisticated methods

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