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    La teoria della classe politica da Rousseau a Mosca, a cura di Sergio Amato, con Introduzione di Giorgio Sola, Firenze-Siena, Collana di Studi "Pietro Rossi" - Nuova Serie, Vol. XVI, 2001.

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    La prefazione scientifica alla ricca collettanea di studi ricostruisce genesi, presupposti e articolazion storico-concettuali della moschiana 'teoria della classe politica' a partire dal Settecent

    La delegittimazione della classe politica parlamentare nell'elitismo tedesco: l'aristocrazia dei Gelehrte in Treitschke e Schmoller

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    Nell’arco dell’ultimo cinquantennio, gli storici del pensiero politico in Italia hanno concentrato la propria attenzione sulle ‘forme di governo’, raccogliendo indicazioni euristiche fondamentali soprattutto dalla fertile combinazione delle tipologie concettuali di maestri come Norberto Bobbio con l’approccio storico, filologico e contestuale agli scrittori politici consegnatoci da capiscuola del calibro di Rodolfo De Mattei, Luigi Firpo e Salvo Mastellone. Nell’alveo di tale filone principale, l’assai piu` recente, innovativo innesto delle tematiche della ‘classe politica’, della ‘classe dominante’ (ruling class, herrschende Klasse) e delle ‘élites’ risale all’incontro quanto mai fecondo con studiosi di scienza politica come Giorgio Sola. Proprio alla lezione del compianto amico e collega Sola devo gli ulteriori stimoli a ricostruire teoricamente e ad inquadrare storicamente la terminologia della ‘classe dominante’ nelle sue origini e tradizioni lessicali inerenti ai differenti contesti scientifico-culturali nazionali, la sua estensione numerica e l’interna composizione, le sue caratteristiche socio-economiche e le sue prerogative intellettuali e morali, il suo sistema di formazione, selezione e reclutamento, le sue molteplici articolazioni, stratificazioni gerarchiche e forme di organizzazione, i distinti gradi di unione/divisione, di omogeneità/eterogeneità delle sue singole componenti, gli strumenti istituzionali, le pratiche di gestione e le modalità di distribuzione del potere al suo interno, le diverse formule di legittimazione del proprio ruolo. Particolarmente ricca di implicazioni si è rivelata la preoccupazione metodologica di distinguere rigorosamente nella loro determinatezza concettuale, e nei loro reciproci nessi problematici in ciascun autore, il piano della ‘descrizione’ realistica – e la sua sedimentazione in teoria – della classe dominante quale essa si era venuta configurando di fatto nello spazio e nel tempo storico dello specifico contesto politico-statuale e socio- culturale tedesco dell’Ottocento, e il piano della ‘prescrizione’ ideale – la dottrina – di come la classe dominante avrebbe dovuto sviluppare ed esplicitare le proprie qualità tipiche in funzione dei suoi peculiari criteri di valore e compiti strategici. La potente sottolineatura in Treitschke, nel 1871-1875, della permanente «articolazione aristocratica della società connessa al matrimonio, alla proprietà» e alla «divisione del lavoro intellettuale e manuale» quale costante ineliminabile dell’intera «storia dell’umanità», portava il pensatore nazional-liberale tedesco a fornire, un decennio prima della 'Teorica dei governi' (1884) di Gaetano Mosca, un’efficace enunciazione del paradigma gerarchico-elitistico ‘classico’ che forma il presupposto logico-storico della ‘dottrina della classe politica’: il dato ‘intramontabile’ del predominio sociale, politico e intellettuale di una minoranza, organizzata in classe dominante, sulla rimanente massa, la «maggioranza degli uomini dedita agli scopi inferiori dell’economia, al lavoro pesante». Analogamente, la presente ricerca ha consentito di misurare l’acutezza dello sguardo di Schmoller, il quale sin dal 1874 aveva rilevato con preoccupazione crescente le ardue implicazioni problematiche, ormai ineludibili, connesse all’emergere di un’élite contrapposta alle «classi dominanti» tedesche dell’epoca, costituita da una cerchia di «capi operai», militanti ed esponenti della socialdemocrazia. Nei suoi interventi successivi, il caposcuola del ‘socialismo della cattedra’ tedesco avrebbe richiamato con insistenza i 'pericoli' della nascente élite sindacale e politica socialdemocratica, la quale mirava al «dominio di classe del ceto operaio». Essa si presentava, infatti, come concorrente potenziale di quella aristocrazia spirituale di "staatswissenschaftliche Gelehrte" e di " Beamten" riformatori, emblematizzata dal Verein fuer Sozialpolitik, la quale avrebbe dovuto – nella visione neoplatonica di Schomoller - consolidarsi quale "aristocrazia della cultura e dello spirito" alla direzione del Kaiserreich bismarckiano-guglielmino

    La classe dominante in Kautsky e Bernstein (1890-1911)

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    La presente ricerca ricostruisce gli elementi singolari di analogia tra il compito cruciale assegnato nel 1871-1874 da Treitschke al ceto dirigente statale prussiano-tedesco, a quel 'führender Stand' identificato nella 'élite' delle «teste più lucide della nazione tedesca», ed il ruolo strategico riconosciuto da Kautsky nel 1892 alla «élite proletaria» formata dalle «teste migliori della classe operaia». Pur nel contrasto profondo dei rispettivi universi metodico-concettuali e valoriali, tanto l’elitismo ‘aristocratico’ del primo quanto l’elitismo ‘democratico’ del secondo enfatizzavano la missione pedagogica fecondatrice di quel nucleo di ‘teste’ più ristretto, portatore di una visione ‘scientifica’ superiore del progresso etico-politico dell’umanità: l’educazione della ‘massa’ alla consapevolezza ‘attiva’ e ‘militante’, al senso generale, inizialmente irriflesso e confuso, del divenire storico-sociale. La potente sottolineatura treitschkiana della permanente «articolazione aristocratica della società connessa al matrimonio, alla proprietà» e alla «divisione del lavoro manuale e intellettuale» quale costante ineliminabile dell’intera «storia dell’umanità», portava il pensatore nazional-liberale tedesco a fornire, un decennio prima della 'Teorica dei governi' (1884) di Gaetano Mosca, un’efficace enunciazione del paradigma gerarchico-elitistico ‘classico’ della ‘dottrina della classe politica’: il dato ‘intramontabile’ del predominio sociale, politico e intellettuale di una minoranza, organizzata in "classe dominante", sulla rimanente massa, la «maggioranza degli uomini dedita agli scopi inferiori dell’economia, al lavoro pesante». Ebbene, anche il Kautsky del 1896 si sarebbe appellato alla «divisione del lavoro», la quale, tanto nell’ambito della «produzione sociale», quanto nell’«organizzazione di partito» e nella «lotta sociale» e politica, «ripropone[va] sempre la differenza tra i competenti (Sachverständigen)» – i soli che potevano «stendere il piano di lavoro» e «decidere nel merito di certe questioni» – e i «profani (Laien)» idonei solo ad «eseguirne gli ordini». Veniva, qui, propugnata, di fatto, una teoria della classe politica come superiorità del 'piccolo numero', ossia della minoranza organizzata e consapevole degli ‘esperti’ – i pianificatori della produzione sociale, i dirigenti del partito operaio – sulla 'massa' in grado di espletare soltanto compiti esecutivi. L’attenzione di Kautsky e di Bernstein – come quella di Max Weber e, soprattutto, di Robert Michels – si sarebbe concentrata sulle tendenze ‘oligarchiche’ alla formazione di un’«aristocrazia» e di una «burocrazia» all’interno stesso della socialdemocrazia. Proprio ai summenzionati brani kautskiani del 1891-1892 circa la missione storico-politica ed etico-pedagogica della «socialdemocrazia rivoluzionaria» – quella di diffondere il «nuovo vangelo» della "ecclesia militans" operaia circa la «terra promessa» dello «Stato del futuro» – occorre ricollegare le notazioni di Mosca, nel famoso capitolo settimo degli 'Elementi di scienza po­litica' dedicato a 'Chiese, partiti e sètte' (1895), su «la grande forza di propaganda» ideale, fideistico-profetica, della «democrazia sociale» moderna. I rilievi sociologico-politici di Mosca, formulati pochi anni prima del 'Revionismusstreit' tra Kautsky e Bernstein, preconizzavano magistralmente la gravità della ferita inferta dallo «scettismo» di alcuni capi socialisti alla appassionata dedizione della «folla dei proseliti» alla causa comune: a quel patrimonio prezioso del «partito miltante di classe» operaio che Kautsky identificava, nella sua replica del 1899 a Bernstein, nell’«entusiasmo rivoluzionario» delle masse. Nelle lettere di Kautsky a Bernstein del 1898 emergeva tutta la delusione e il disappunto dell’ideologo della SPD per la ‘defezione’ di colui che era stato, oltreché amico carissimo e collaboratore prezioso, «un padre della Chiesa» socialista tra i più prestigiosi

    A novel approach to simulate gene-environment interactions in complex diseases

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    Background: Complex diseases are multifactorial traits caused by both genetic and environmental factors. They represent the major part of human diseases and include those with largest prevalence and mortality (cancer, heart disease, obesity, etc.). Despite a large amount of information that has been collected about both genetic and environmental risk factors, there are few examples of studies on their interactions in epidemiological literature. One reason can be the incomplete knowledge of the power of statistical methods designed to search for risk factors and their interactions in these data sets. An improvement in this direction would lead to a better understanding and description of gene-environment interactions. To this aim, a possible strategy is to challenge the different statistical methods against data sets where the underlying phenomenon is completely known and fully controllable, for example simulated ones. Results: We present a mathematical approach that models gene-environment interactions. By this method it is possible to generate simulated populations having gene-environment interactions of any form, involving any number of genetic and environmental factors and also allowing non-linear interactions as epistasis. In particular, we implemented a simple version of this model in a Gene-Environment iNteraction Simulator (GENS), a tool designed to simulate case-control data sets where a one gene-one environment interaction influences the disease risk. The main aim has been to allow the input of population characteristics by using standard epidemiological measures and to implement constraints to make the simulator behaviour biologically meaningful. Conclusions: By the multi-logistic model implemented in GENS it is possible to simulate case-control samples of complex disease where gene-environment interactions influence the disease risk. The user has full control of the main characteristics of the simulated population and a Monte Carlo process allows random variability. A knowledge-based approach reduces the complexity of the mathematical model by using reasonable biological constraints and makes the simulation more understandable in biological terms. Simulated data sets can be used for the assessment of novel statistical methods or for the evaluation of the statistical power when designing a study

    Umanesimo, patria, democrazia nel pensiero politico di Arnold Ruge, in: S. Mastellone (a cura di), Mazzini e gli scrittori politici europei (1837-1857), Vol. II, Firenze, Centro Editoriale Toscano (Politeia - Scienza e Pensiero, collana diretta da Salvo Mastellone, n. 29), 2005, pp.369-415.

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    L'ampio saggio ricostruisce analiticamente su di un triplice piano - storico-politico, teorico-politico e filologico-critico - il contributo determinante di Arnold Ruge e Giuseppe Mazzini all'elaborazione della problematica di una 'European Democracy' solidale su basi neo-umanistiche e federativ

    Aristocrazia politico-culturale e classe dominante nel pensiero tedesco

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    La presente monografia affronta per la prima volta sul piano teorico-concettuale, filologico-critico e storico-politico, ed in chiave comparativa internazionale, i seguenti, cruciali quesiti: esiste una teoria della classe dominante nella 'Staatslehre' tedesca degli ultimi decenni dell’Ottocento e del primo Novecento? E se esiste, quale ruolo specifico vi occupa l’aristocrazia politico-culturale dei 'Gelehrte'? E a quali formule di legittimazione ricorrono i principali scrittori dell’epoca per enfatizzare la specifica missione scientifico-culturale ed il primato etico-politico di tale 'élite' più ristretta, caratterizzata da una peculiare formazione intellettuale e professionale, e da attitudini morali e vocazionali tipiche? Partendo dalla lezione retrospettiva di Friedrich Meinecke del 1922, l’A. ricostruisce tale complessa problematica – singolarmente trascurata nella letteratura scientifica specializzata internazionale – esaminando nella prima parte il pensiero politico di Heinrich Gotthard von Treitschke e di Gustav Schmoller, due tra i capiscuola più rilevanti della dottrina dello Stato nel Kaiserreich bismarckiano-guglielmino (1871-1918), e mettendovi, poi, a confronto, nella seconda parte, le elaborazioni di due esponenti del coevo movimento socialista tedesco del calibro di Karl Kautsky e Eduard Bernstein. Scopo del volume, stimolato negli ultimi anni anche dall’attività di ricerca del Laboratorio Nazionale di Studi sulla Teoria della Classe Politica "Mario Delle Piane" di Siena tra il 1996 e il 2007, è la messa a fuoco teorico-analitica e la ricognizione storico-critica sia nella dimensione ‘sincronica’ – il raffronto tra le concezioni elaborate da Rudolf Gneist e da Treitschke, da Schmoller e da Gustav Cohn, da Kautsky e da Gaetano Mosca, da Bernstein e da Friedrich Naumann –, sia in quella ‘diacronica’, in rapporto, cioè, agli scrittori politici della generazione successiva, da Max Weber a Robert Michels, a Otto Hintze, a Hans Kelsen

    Il cattolicesimo politico tedesco di fronte alla guerra: Matthias Erzberger

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    Il saggio ricostruisce, sia sul piano storico che teorico-dottrinale, l'evoluzione del pensiero politico cattolico tedesco di fronte alla guerra negli anni che precedono immediatamente il primo conflitto mondiale, a partire dalle posizioni di Matthias Erzberger, leader della componente democratico-populista del Zentru
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