1,723,109 research outputs found
Performance of the MRPC-based Time-Of-Flight detector of ALICE at LHC
The large Time-Of-Flight (TOF) array is one of the main detectors devoted to charged hadron identification in the mid-rapidity region of the ALICE experiment at the LHC. It allows separation among pions, kaons and protons up to a few GeV/c, covering the full azimuthal angle and -0.9 < η < 0.9. The TOF exploits the innovative MRPC technology capable of an intrinsic time resolution better than 50 ps with an efficiency close to 100% and a large operational plateau; the full array consists of 1593 MRPCs covering a cylindrical surface of 141 m2. In this report, the TOF performance during the 2010 and 2011 data taking periods is reported together with selected physics results obtained with pp and Pb-Pb collisions
Particle identification with the ALICE Time-Of-Flight detector at the LHC
High performance Particle Identification system (PID) is a distinguishing characteristic of the ALICE experiment at the CERN Large Hadron Collider (LHC). Charged particles in the intermediate momentum range are identified in ALICE by the Time-Of-Flight (TOF) detector. The TOF exploits the Multi-gap Resistive Plate Chamber (MRPC) technology, capable of an intrinsic time resolution at the level of few tens of ps with an overall efficiency close to 100% and a large operation plateau. The full system is made of 1593 MRPC chambers with a total area of 141 m 2 , covering the pseudorapidity interval [−0.9,+0.9] and the full azimuthal angle
First results from the MRPC production for the ALICE TOF system
The double-stack Multigap Resistive Plate Chamber (MRPC) is the detector chosen for the large time-of-flight array of the ALICE experiment at CERN LHC. The system has to cover an area of 160 m/sup 2/ and will consist of 1638 such detectors. In this paper the quality assurance tests for mass production of MRPCs are described, together with the results of the tests over a sample of 18 detectors performed at the PS facility at CERN
Dall’intenzionalità all’atto. L’itinerario filosofico di Max Scheler, un agostiniano post litteram
Going Beyond Counting First Authors in Author Co-citation Analysis
The present study examines one of the fundamental aspects of author co-citation analysis (ACA) - the way co-citation
counts are defined. Co-citation counting provides the data on which all subsequent statistical analyses and mappings
are based, and we compare ACA results based on two different types of co-citation counting - the traditional type that
only counts the first one among a cited work's authors on the one hand and a non-traditional type that takes into
account the first 5 authors of a cited work on the other hand. Results indicate that the picture produced through this non-traditional author co-citation counting contains more coherent author groups and is therefore considerably clearer. However, this picture represents fewer specialties in the research field being studied than that produced through the traditional first-author co-citation counting when the same number of top-ranked authors is selected and analyzed. Reasons for these effects are discussed
La doppia articolazione del condividere
Condividere significa dividere con altri, partecipando ad un bene comune. L’orizzonte a partire dal quale prende forma il volume, aperto e orientato da questo saggio, è identificato da un’idea di reciprocità come forma propria della relazione interpersonale, qualificata da un vincolo partecipativo irriducibile al principio contrattuale dello scambio. A partire da tale nucleo tematico, ha preso corpo questo progetto, che ne rappresenta un approfondimento e uno sviluppo, costruito nei temi e nel metodo attraverso un’esperienza realmente condivisa di ricerca comune. L’obiettivo da cui si è lasciata guidare la ricerca tende ad inserire la reciprocità in una prospettiva più ampia, in cui l’orizzontalità delle forme storiche della convivenza s’intreccia con la verticalità del bene comune, a partire da una dinamica di partecipazione, che rende possibile la correlazione dei due livelli. Con il lessico del condividere ci vogliamo appunto riferire all’intero volume di questo movimento partecipativo, che può essere fattualmente esperito entro una concreta dinamica storica, ma anche esplorato nelle sue condizioni trascendentali di possibilità
Dieci anni di "Dialoghi"
Prendendo lo spunto del decimo anniversario della rivista “Dialoghi”, l’Autore (che è stato anche ideatore e primo direttore della rivista) traccia un bilancio di tale attività editoriale, secondo alcuni ambiti tematici fondamentali: nuovi scenari e nuove sfide; il dono della fede e il cammino della vita; luci e ombre della politica; la religione nello spazio pubblic
Il "noi" come origine e come compito
Il contributo apre il volume e definisce le linee di fondo che ne orientano tutti gli interventi. Un modo diverso di articolare la reciprocità è quello che preferisce al modello binario io-tu un modello ternario, costantemente aperto all’inclusione del terzo e che per questo pensa la relazione interpersonale assumendo il “noi” come origine e come compito. La reciprocità intercetta una modalità costitutiva della vita personale, che gli esseri umani sperimentano nella forma di un’ambivalenza irriducibile tra il piano “strutturale” della vocazione antropologica e quello “congiunturale” del vissuto storico. Questo scarto tra essere ed esistere si può mediare solo in virtù di un appello, libero e responsabile, alla vita morale: in questo senso la reciprocità come origine, riconosciuta nella forma di una costituzione che attraversa e intenziona la nostra finitezza, si trasforma nella reciprocità come compito. A un’ontologia aperta, continuamente in bilico tra l’appello del bene e la seduzione del male, non può che corrispondere una forma, fragile e preziosa, di “supplenza morale”. In questa prospettiva viene riaffermata la natura assolutamente sui generis della relazione interpersonale, che discende appunto dalla sua doppia articolazione, ontologica ed etica: la relazione tra persone non è, per principio, riducibile ad una relazione logica. Non si possono omologare le idee e le persone e, in modo corrispettivo, conoscere ed essere. Di conseguenza non è possibile accreditare il vincolo unificante della prossimità, fondato sul riconoscimento di un legame partecipativo, senza saldare il recupero di un’istanza trascendentale con un orizzonte ontologico, entro il quale interpretare la dinamica intersoggettiva. L’idea di reciprocità asimmetrica può offrire il luogo tematico che consente questo raccordo. Se infatti si può ravvisare nella reciprocità la condizione trascendentale che rende possibile ogni dinamica interumana, diversamente sagomata nella mobilità dei ruoli e nella fattualità empirica delle esperienze, tale reciprocità trascende il modello stilizzato di una relazione duale, intesa come un rapporto diretto e volontario, in cui l’io e l’altro s’incontrano, si riconoscono e raggiungono un livellamento perfettamente bilanciato dalla parità simmetrica dei ruoli. Un autentico paradigma relazionale deve invece poter ospitare, nella forma di una piena reciprocità inclusiva, ancorché asimmetrica, la prima, la seconda e la terza persona, da cui dipende la piena mutualità del “noi”
Il dislivello dell’azione. Linee di orientamento
L’emergenza del “pratico” nel pensiero contemporaneo introduce al cuore dell'esperienza morale a partire da un vero e proprio “enigma della differenza”. Correlare azione e persona significa interrogarsi intorno alle radici di una fondamentale “anomalia antropologica”, costantemente in bilico tra il peso mortificante del patire e il coraggio instancabile dell’agire. E’ precisamente attraverso l’azione che la persona umana può rovesciare il saldo passivo, in cui si esprime la logica entropica della causalità naturale, affidando al coraggio dell’iniziativa e alla gratuità della speranza il compito di coniugare la forma attiva della storia
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