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    «A scuola più dei latini che dei nostri»: Virgil's classicism in Giuseppe Parini

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    openL'elaborato propone un confronto, a livello macro-testuale e micro-testuale, sul concetto di classicismo in Giuseppe Parini e sulla ripresa sistematica a livello stilistico, di immagini e concetti, del classicismo virgiliano, attingendo sia alle prime due opere di Virgilio, sia, in misura maggiore, all'Eneide. Un confronto più ravvicinato è istituito poi tra il Giorno e l'epica virgiliana, con i dovuti scarti e interventi operati dall'autore italiano

    Introduzione

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    L'Introduzione al IX volume dell'Edizione Nazionale delle Opere di Giuseppe Parini mira a contestualizzare il contesto storico e biografico in cui operò Parini; il panorama giornalistico coevo; la fortuna critica della "Gazzetta di Milano"; l'esperienza giornalistica di Parini; la fisionomia linguistica e stilistica della "Gazzetta di Milano" nell'annata pariniana

    Il Parini epistolare

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    Riflessioni e integrazioni (o correzioni) relative al volume delle Lettere, uscito nel 2013 nell'Edizione Nazionale delle Opere di Giuseppe Parini, che toccano i punti salienti del corpus: la natura occasionale ed eterogenea dei documenti superstiti, spia della scarsa propensione dell’autore, a dispetto dei costumi del suo secolo, al commercio epistolare; la gittata ridotta – sul piano geografico – degli scambi, che ben riflettono il radicamento di Parini nel mondo milanese; il valore speciale di alcuni brani, come le sei lettere a Giuseppe Paganini, di dove emergono il culto del mittente per l’amicizia (di contro al rigetto di ogni forma di impostura e vanità) e la sua disponibilità all’amore (di un Parini ‘innamorato’, e per ciò stesso inappagato e inappagabile, testimoniano anche le tre lettere, più tarde, a Silvia Curtoni Verza); la possibilità di ricavare da tali carte tracce della vicenda compositiva del Giorno oppure del ruolo e delle mansioni pubbliche ricoperte da Parini in contatto con figure di spicco nell’amministrazione della Lombardia austriac

    Convergenze asimmetriche: Parini e il ministro Firmian

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    Il contributo ripercorre le tappe del rapporto tra Giuseppe Parini e Carlo Firmian, indagandolo alla luce della complessiva politica culturale promossa dal ministro plenipotenziario degli Asburgo, residente a Milano dal 1759 alla morte (1782). A dispetto infatti dell'evidente asimmetria tra le rispettive condizioni, il poeta e precettore di modeste origini e il conte furono legati non solo da un vincolo di stima reciproca, e dall'amore per le lettere e le arti, ma dalla sincera convergenza su alcuni principi fondamentali del vivere civile. Approdando a Milano dopo un importante e pluriennale incarico diplomatico a Napoli, Firmian portava infatti con sé un piccolo tesoro di cultura e di esperienza, messo subito a frutto nel pianificare il reclutamento delle figure che - come Parini appunto - meglio potevano prestarsi a sostenere attivamente l'ambizioso progetto di riforme varato a Vienna, nel cui ambito il "risorgimento dei buoni studi" aveva un posto cruciale. L'intesa con Parini fu dunque alimentata in primo luogo dalla comune fiducia illuministica nella possibilità e nella necessità di un’educazione non classista e qualitativamente garantita. A questi presupposti si attenne infatti Parini nell'assumere gli incarichi che Firmian volle conferirgli, fino al più ambito e prestigioso, la cattedra di Eloquenza e Belle Lettere alle Scuole Palatine di Milano. Il rigore morale e l'alto profilo dell'operato di Parini, anche come docente, ben corrisposero alle aspettative del ministro, che infatti non gli fece mai mancare il suo sostegno, aiutandolo economicamente di tasca propria e anche – particolare non trascurabile – aprendogli la sua straordinaria biblioteca, particolarmente ricca di libri e periodici inglesi.The contribution retraces the stages of the relationship between Giuseppe Parini and Carlo Firmian, investigating it in the light of the overall cultural policy promoted by the minister plenipotentiary of the Habsburgs, who lived in Milan from 1759 to his death (1782). In spite of the obvious asymmetry between their respective conditions, the poet of modest origins and the count were linked not only by a bond of mutual esteem and love of literature and the arts, but also by a sincere convergence on certain fundamental principles of civil life. Coming to Milan after many years of important diplomatic work in Naples, Firmian brought with him a background of culture and experience, which he immediately employed in planning the recruitment of those who - like Parini - were best suited to actively support the ambitious reform project launched in Vienna, in which the "resurgence of good studies" had a crucial place. The understanding with Parini was therefore nourished first and foremost by the common Enlightenment belief in the possibility and necessity of a non-classist and qualitatively guaranteed education. In fact, Parini adhered to these assumptions when taking on the positions that Firmian wanted to give him, up to the most coveted and prestigious, the chair of Eloquence and Fine Literature at the Scuole Palatine in Milan. Parini’s moral integrity and the high profile of his work, even as a teacher, corresponded well to the expectations of the minister, who in fact never failed to support him, helping him financially and also - a not inconsiderable detail - opening up to him his extraordinary library, particularly rich in English books and periodicals

    Giuseppe Parini, ovvero dell'educazione

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    Gli scrittori dei primi decenni dell’Ottocento (Monti, Foscolo, Leopardi, Rovani, Nievo) presentarono Giuseppe Parini (scomparso nel 1799) come icona del letterato povero ma di solida tempra morale, sdegnoso di ogni compromesso, maestro di virtù e modello d’impegno civile, di dedizione agli studi e alle istituzioni. Ad accrescere la fama e il magistero postumi di Parini aveva già del resto contribuito la tempestiva pubblicazione in sei tomi delle sue Opere (1801-04), per cura dell’allievo Francesco Reina. Sulla scorta di una consolidata tradizione di studi e delle più recenti edizioni, il saggio intende ricostruire il percorso poetico pariniano, dalla prima raccolta del 1752 alle odi di ispirazione neoclassica, passando per le stagioni dell’impegno civile (in cui si colloca la stesura del Mattino e del Mezzogiorno) e della prolungata elaborazione del "Giorno" (opus magnum mai giunto a compimento)

    Skiing Home at Dusk; The House Not Home; Solstice, Entering Capricorn

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    Jay Parini, who teaches at Middlebury College, is the author of several books including Anthracite Country (poems), and Theodore Roethke: An American Romantic

    Ripercorrere gli autografi di Parini

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    Osservazioni metodologiche sullo studio filologico delle carte di Giuseppe Parini, con particolare riferimento alle Rime

    A Designer A Day (ADAD) 2014

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    In mostra un’inedita riflessione sull’attuale binomio cibo-design: sette progetti per una nuova definizione dell’universo mela e lo sviluppo di uno stile di vita sostenibile e consapevole. Il famoso detto “una mela al giorno ...” si trasforma in “un designer/progetto al giorno”, da cui il titolo dell’iniziativa AdesignerAday. Da lunedì 7 a lunedì 21 aprile i vincitori (rigorosamente under 35), selezionati da un’apposita giuria, coordinata da Venanzio Arquilla e Barbara Parini Politecnico di Milano, esporranno il proprio lavoro diventando protagonisti dello spazio AdesignerAday, un’area espositiva preallestita e personalizzabile interamente dedicata ai loro progetti, nell’ambito dell’evento organizzato da INTERNI negli storici chiostri dell’Università degli Studi di Milano. La riflessione cibo/design il tema di questa nuova edizione del concorso: i giovani partecipanti hanno dovuto presentare progetti in grado di interpretare i diversi modi di concepire ed esprimere la cultura del cibo nelle differenti tradizioni, stili di vita e paesi del mondo attraverso esperienze della quotidianità. Una rosa di progetti composta da un’ampia tipologia di prodotti: dai più tradizionali a proposte ancora poco appartenenti agli scenari domestici abituali. “Durante la fase della selezione – aggiunge Venanzio Arquilla, coordinatore di DesignHub – l’obiettivo è stato quello di valorizzare il lavoro di quei designer che meglio hanno interpretato l’oggetto del bando: il cibo oggi è, sempre più, lo specchio di noi stessi, un modo d’essere e il design ad esso applicato amplifica questo messaggio e può facilitarne in momenti di utilizzo e consumo”. Sette i progetti selezionati: Al mercato / Eugenio Roncoroni L’Adamisme / Romain Mouscadet An Apple A Day / Bogdán Viktória Melacolta / Foroofficina Supa / R. Moretti, F. Molteni, M. Setti Mela Pianto Io / Federica Corinto Don’t Worry Be Apple / Giuseppe Amato Più un progetto speciale realizzato in collaborazione con lo chef Eugenio Roncoroni - Appleburger / Al Mercato per ADA

    Functional equivalence and domestication strategies in film translation

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    The issue of equivalence has long been of crucial importance in translation theory, even though its definition and interpretation have often caused controversy among theorists within this field in the past fifty years. Undoubtedly, Eugene Nida is among the scholars who have approached the question from a functionalist perspective, proposing his well-known distinction between formal equivalence and dynamic equivalence. It is a fact that in his pursuit of naturalness Nida theorises a target oriented approach to translation, an approach aiming at domesticating the target text, where “the target text language should not show interference from the source language, and the ‘foreignness’ of the source text setting is minimised” (Nida 1964: 167-8, quoted in Munday 2008: 42). Considering these assertions, it is not surprising that Venuti holds “Nida’s concept of dynamic equivalence up as the epitome of domesticating translation” (Woodham 2002: 138). Moreover, Nida’s statements related to the necessity of adaptations of grammar, lexicon and cultural references have sometimes been interpreted as a licence to freely manipulate the text in the name of functional equivalence. The relationship between functional equivalence and domestication strategies is particularly evident within the field of audiovisual translation. This is especially the case of dubbing, rather than subtitling. It is the nature of the two different screen translation modes that makes the former more inclined towards domestication and the latter towards foreignization. A clear example of the relationship between the search for functional equivalence and the use of domesticating strategies in dubbing can be found in the Italian versions of Quentin Tarantino’s films. Among the elements that characterise Tarantino’s style it is worth mentioning the numerous references to films and directors that are found in all the films written by the author. The aim of this analysis is to investigate the approaches adopted by the various film adaptors who have translated his screenplays into Italian in the specific case of the direct references to films and directors cited in the dialogues. It is a fact that the films written by Quentin Tarantino have been translated into Italian by different people and This obviously accounts for the fact that the translation strategies adopted are by no means homogeneous. This lack in homogeneity of strategies is observable at various levels (Parini 2000), and the case of the references in question is no exception

    Un legislatore artistico nella comunità degli uomini. Note sull'estetica e la pedagogia di Parini

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    Il saggio affronta la natura dell'impegno educativo di Giuseppe Parini tra letteratura, arte retorica, filosofia e arti figurative, evidenziandone alcune peculiarità connaturate alla sua personalità intellettuale e creativa, e al contempo esplorando gli intensi rapporti da lui intrattenuti da un lato con l'estetica, dall'altro con le teorie pedagogiche del XVIII secolo
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