604 research outputs found

    Chiummo, A.

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    Burlesque Connotations in the Pictorial Language in Bronzino’s Poetry

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    Agnolo di Cosimo, better known as Bronzino, was not only one of the most celebrated painters at the court of Cosimo I in Florence; he was also a dazzling poet, as Vasari reminds us in his Vite. Bronzino was the author of a Petrarchan canzoniere, as well as of burlesque poems. In his sonetti caudati, and in his paradoxical capitoli, burlesque language—characterized by its erotic puns and double meanings—interacts with the pictorial field in a strikingly original way. This interaction hinges on Bronzino’s employment of pictorial discourse: from simple, well-known burlesque symbols and metaphors—the paint brush, colours, bells, or the shapes of mosquitoes, carrots, and cheese—to the subtler use of burlesque topoi to face more serious and complex aesthetic issues. Agnolo Di Cosimo, plus connu sous le nom de Bronzino, fut non seulement l’un des peintres les plus célébrés à la cour de Côme Ier de Florence, mais aussi un poète éblouissant, comme le rappelle Vasari dans ses Vies. Bronzino est l’auteur d’un chansonnier pétrarquiste, ainsi que de poésie burlesque. Dans ses « sonetti caudati », et dans ses paradoxaux « capitoli », le langage burlesque — caractérisé par des jeux de mots érotiques et des jeux de doubles ententes — interagit avec la dimension picturale de manière remarquablement originale. Cette interaction repose sur l’emploi que fait Bronzino du discours pictural, depuis les symboles et les métaphores les plus simples et fréquents du vocabulaire burlesque — tels que les pinceaux, les couleurs, les cloches, les dessins de moustiques, carottes ou fromages — jusqu’au travail, plus subtil, de topoi burlesques, lequel engage des enjeux esthétiques plus sérieux et complexes

    IL VIAGGIO E IL RITORNO: CONTROCANTO CAMPANIANO A NIETZSCHE E WHITMAN

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    Il saggio analizza il tema del viaggio e del ritorno nella poesia di Campana, con particolare attezione alle ascendenze nietzschiane e whitmanian

    Dell'immortalità dell'anima nel Pascoli poeta e prosatore

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    Il pensiero inerente all’immortalità dell’anima in Pascoli ha ben poco dell’ortodossia cristiana, cui il poeta non aderì mai compiutamente, mancandogli anzitutto proprio la fede in una vita post mortem. E’ però una riflessione sempre più presente nella sua poesia e nella sua prosa a partire dai maturi anni ’90, secondo un senso a volte propriamente filosofico, a volte prevalentemente poetico. Un esempio di entrambe queste tendenze è costituito dalla prosa del Fanciullino, che non a caso si apre con la citazione dal Fedone platonico, il dialogo sull’anima più caro a Pascoli. Ma accanto alla fonte platonica, in Pascoli si ravvisano anche le ascendenze neoplatoniche e orientali di questa riflessione, sempre più evidenti in raccolte quali i Poemi conviviali e Odi e Inni, sebbene anche in una sede meno ovvia, quale la Prefazione ai Canti di Castelvecchio, avesse chiaramente affermato che il “pensiero della morte” è una componente essenziale dell’essere umano

    Oltre il nido: il mondo femminile pascoliano

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    L’immaginario femminile pascoliano non si limita affatto alle figure, pur centrali, delle sorelle e della madre. Già nel Fanciullino, P. afferma sin dalle prime pagine dedicate all’idea di epos, che il “fanciullino” non è interessato alla tematica amorosa, ma a battaglie e avventure. Ama la donna solo come sorella, ama la bambina che è in lei, secondo un’idea evoluzionistica della donna e dell’amore ripresa in altri testi fondamentali, come la prosa L’Avvento. Nello stesso Fanciullino è la figura femminile della Matelda dantesca a diventare simbolo della poesia, simile alla Parvoletta del Rossini, o alla Psyche dei Conviviali, figura dell’anima. Proprio i Poemi Conviviali sono la raccolta più ricca di complesse figure femminili, che, per vie simili alle figure della poesia latina e dei Primi e Nuovi Poemetti, sono depositarie dei principi fondanti di vita e morte, attraverso il dono della maternità. E proprio su questa tema, la distanza coraggiosa di P. dalle coeve concezioni antropologiche e sociologiche diventa macroscopica. His sisters and his mother, though fundamental, are not the only figures belonging to P.’s imagery concerning women. Since the first pages of his Fanciullino, speaking of epos, P. affirms that the “fanciullino”, symbol of poetry, is not interested in love, but in battles and adventures. He loves only the woman seen as a sister, and the child living in her, according to an evolutionistic vision of both the woman and love present also in other prose texts as L’avvento. In the Fanciullino another symbol of poetry is the female character of Dantes’s Matelda, similar to the Parvoletta in the poem Rossini, or Psyche, symbol of the soul, in the Poemi Conviviali. This poetical collection is the richest one as far as female characters are concerned and their main gift is maternity, which means the power of giving life and death, as is told also in P.’s latin poetry and in the Primi and Nuovi Poemetti. This subject reveals the enormous distance between P.’s innovative ideas on women and the contemporary ideas coming from anthropology and sociology
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