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Il commercio tra Stati Uniti ed Unione Europea: la norma delle democrazie commercianti e le sue eccezioni
Alle soglie del nuovo millennio, la relazione economica tra Stati Uniti ed Unione Europea è la prima al mondo per livello di integrazione, e quella a maggior peso relativo sul complesso dei rapporti economici globali. L’ascesa della Cina ha tuttavia modificato le geometrie di potere entro il sistema economico globale, impattando anche sugli scambi interalleati. Cionondimeno, e anche scontando il calo seguito alla pandemia da Covid-19, il commercio USA-UE rappresentava nel 2020 il maggior flusso di interscambi in beni sul totale degli scambi USA con il resto del mondo, un dato attribuibile alla preferenza – duratura nel tempo – per l’apertura. La tariffa media aggregata sugli scambi UE-USA è infatti oggi inferiore al 3%, mentre le loro dispute commerciali impattano sul 2% circa degli scambi (Baroncelli 2021). L’egemonia statunitense negli anni del boom economico, e le necessità politiche del bipolarismo nuclearizzato, hanno permesso all’America di adottare infatti una postura di leader liberale illuminato, promotore del libero scambio per intrinseche ragioni di convenienza strategica (Baroncelli 2003). Motivazioni realiste (interessi di sicurezza) si sono accompagnate a motivazioni liberali (comunanza di idee ed interessi economici) nella costruzione del più ampio sistema di scambi attualmente in essere. Alla ‘norma dell’apertura tra alleati’ e a quella delle ‘democrazie commercianti’, si sono tuttavia alternati periodi di restrizione, o esplicita chiusura da entrambe le parti. Questo capitolo esamina le più rilevanti tra le eccezioni statunitensi alla norma dell’apertura tra alleati transatlantici, mettendole a confronto e rintracciandone sinteticamente le cause. La prospettiva statunitense qui adottata è funzionale all’analisi delle traiettorie passate e delle opportunità future disponibili alla maggiore potenza globale e indiscusso leader tra le liberal-democrazie a industrializzazione matura. Pur non mancando riferimenti ad eventi pre-1991, il capitolo si concentra principalmente sulle le relazioni commerciali USA-UE dalla Presidenza di G.W. Bush alla Amministrazione Biden, evidenziando continuità e discontinuità della politica commerciale statunitense nei confronti dell’Europa.At the beginning of the new millennium, the US-EU trade relationship tops world rankings: it is the most integrated and ranks first in terms of relative weight on total world economic exchanges. China’s ascendancy has modified the distribution of economic power in the global economic system though, exerting an impact on inter-allied trade as well. Nonetheless, and even discounting the decline which followed the Covid 19 pandemic shock, in 2020 the US-EU trade still topped the list of bilateral trade shares on world totals. The datum can be tracked to an enduring preference for openness. The average aggregate tariff on EU-US trade is currently less than 3% (Baroncelli 2021). The US hegemony during the years of the economic boom, and the needs of nuclear diplomacy under bipolarity, have enabled the US to behave as an enlightened liberal leader, supporter of free trade for its own strategic needs (Baroncelli 2003). Realist considerations (security interests) have been coupled with liberal aspirations (ideational and economic convergence) towards the building of the widest and best integrated system of economic exchanges to date. The norms of ‘inter-allied openness’ and that of ‘trading democracies’ have however been interspersed with periods of restriction or outright closure from both sides. This chapter explores, compares and seeks to explain the occurrences of US deviation from the transatlantic norm of inter-allied openness. The choice of the US point of view serves the purpose of analyzing past trajectories and future opportunities available to the major global power and liberal leader of industrialized countries with mature democratic regimes. While reference is made also to pre-1991 events, the chapter focuses primarily on US-EU trade relations between the presidencies of G.W. Bush to the Biden Administration, to track persistence and change in the US trade policy towards Europe
Flavio Baroncelli, Mi manda Platone, edited by Annalisa Siri and Emilio Mazza (Genoa: il melangolo, 2009)
A review of Flavio Baroncelli, Mi manda Platone, edited by Annalisa Siri and Emilio Mazza (Genoa: il melangolo, 2009
Progetto MExTE: promuovere il benessere dell’insegnante per promuovere il benessere a scuola
Introduzione. Le emozioni giocano un ruolo centrale nell’insegnamento: molti insegnanti esercitano un forte investimento emotivo nel lavoro in termini di valori, etica ed obiettivi morali, e talvolta questo investimento può portare a difficoltà inerenti alla sfera emotiva (Nias, 1996; Zembylas, 2005). Questo evidenzia l’importanza di sviluppare specifici corsi di aggiornamento per gli insegnanti, anche considerando le ricadute che il loro benessere e la loro competenza socio-relazionale hanno per il benessere e la competenza socio-relazionale del più ampio sistema scuola (Jennings & Greenberg, 2009). Metodo. Questo lavoro presenta le prime evidenze di efficacia del metodo “MexTe”. Prendermi cura di me per prendermi cura di te. Il benessere dell’insegnante per la promozione del benessere a scuola, consistente in un Corso di Alta Formazione, articolato in 20 ore distribuite su tre mesi, rivolto ad insegnanti di scuola primaria e secondaria di primo grado e finalizzato alla promozione del loro benessere personale e relazionale. L’azione è stata supportata economicamente dal Piano Educativo Zonale della Zona Pistoiese (a.s. 2015-2016 e 2016-2017). Durante il Corso vengono proposte attività esperienziali incentrate sulla riflessione personale e sulla relazione con l’altro. L’efficacia viene testata sugli insegnanti partecipanti al corso (gruppo sperimentale) e sui loro studenti, che indirettamente possono aver tratto vantaggio facendo parte dello stesso sistema. Il gruppo sperimentale viene confrontato con un gruppo di controllo di insegnanti e alunni, con molteplici caratteristiche simili (ad es. genere, età, provenienza territoriale, ecc.), ma che non hanno partecipato al corso, secondo gli standard dei programmi Evidence-Based. In questo studio presentiamo i risultati inerenti all’effetto del Metodo sullo stile emotivo e sull’autoefficacia degli insegnanti verso il riconoscimento e la gestione delle emozioni proprie e degli studenti (Crèche Educator Emotional Styles Questionnaire- CEESQ di Ciucci, Baroncelli, & Toselli, 2015) e su una misura globale di benessere personale (The PERMA Profiler di Seligman, 2011). Le analisi test-retest a campioni appaiati (prima e dopo il corso di formazione “MexTe”) sono state condotte in due gruppi di insegnanti (gruppo sperimentale = 69, età media = 49,01 anni, ds = 8,40; gruppo di controllo = 46, età media = 46,73 anni, ds = 8,42). Risultati. Le analisi hanno mostrato che nel gruppo sperimentale aumentano significativamente l’autoefficacia emotiva personale (t = -2,136, p < 0,05), l’autoefficacia come socializzatori emotivi (t = -2,690, p < 0,01), ed il benessere personale (t = -2,369, p < 0,05), mentre nel gruppo di controllo non si registrano questi cambiamenti. Conclusioni. Questi primi risultati evidenziano che il metodo MexTe può essere utile per sostenere negli insegnanti la dimensione emotiva personale e professionale, elementi centrali per il benessere di tutti gli attori del contesto scolastico
Evidenze di efficacia del Metodo MExTE
Introduzione. Il riconoscimento del ruolo centrale delle emozioni dell’insegnante nella vita scolastica suggerisce lo sviluppo di attività di formazione centrate sul benessere e la competenza socio-emotiva di questo professionista. Presentiamo le prime evidenze di efficacia del “MExTE”, un corso di formazione di 20 ore rivolto ad insegnanti di scuola primaria e media, finalizzato a potenziare la loro competenza socio-emotiva. L’azione è stata supportata economicamente dal Piano Educativo Zonale della Zona Pistoiese (a.s. 2015-2016, 2016-2017). Metodo. Lo stile emotivo degli insegnanti verso le emozioni dei bambini ed il livello di autoefficacia come socializzatori emotivi sono stati misurati con il Crèche Educator Emotional Styles Questionnaire-CEESQ (Ciucci, Baroncelli, e Toselli, 2015). Risultati. Analisi test-retest nei due gruppi di insegnanti (sperimentale=14; controllo=14) hanno rivelato effetti modesti ma significativi: lo stile coaching (accettazione e sostegno delle emozioni degli alunni) rimane stabile nel gruppo sperimentale mentre diminuisce nel controllo. Lo stile dismissing (rifiuto delle emozioni degli alunni) aumenta nel gruppo di controllo ma non subisce modifiche nel gruppo sperimentale. La self-efficacy come socializzatore emotivo aumenta significativamente nel gruppo sperimentale. Conclusioni. Queste prime evidenze su dati parziali suggeriscono che il metodo “MExTE” appare una via promettente per sostenere la competenza emotiva negli insegnanti
Draft genome sequence of the keylime (Citrus × aurantiifolia) pathogen Colletotrichum limetticola
Many species belonging to the genus Colletotrichum are causal agents of plant diseases, generally referred to as anthracnose, in a wide range of hosts worldwide. Colletotrichum spp. are responsible for impacting numerous economically important crops on a global scale. This genus comprises approximately 257 distinct species, which are further organized into at least 15 major phylogenetic lineages known as species complexes (Talhinhas and Baroncelli 2021). Virtually every crop grown in the world is susceptible to one or more species of Colletotrichum (Baroncelli et al. 2014). Among these, the Colletotrichum acutatum species complex stands out as a diverse group of closely related plant pathogenic fungi within the genus (Baroncelli et al. 2017). Members of the Colletotrichum acutatum species complex have a wide host range in both domesticated and wild plant species, and their capability to infect insects has also been described (Damn et al. 2012, Marcelino et al. 2008). In this species complex, Colletotrichum limetticola (formerly known as Gloeosporium limetticola; Clausen 1912) was initially described in 2012 as a species predominantly associated with wither tip symptoms on sour lime (Citrus aurantiifolia) in Cuba and the USA during the 1910s (Damm et al. 2012). Later descriptions associated the disease with strains of C. gloeosporioides (Brown et al. 1996) or C. acutatum (Peres et al. 2008). Recent findings in Brazil have revealed the presence of C. limetticola causing Glomerella leaf spot on apples, although its prevalence remains low while displaying high virulence (Moreira et al. 2019). To the best of our knowledge, no further occurrences of C. limetticola have been documented, despite the presence of other known Colletotrichum species that infect citrus and apples (Talhinhas and Baroncelli 2021). This raises concerns regarding the conservation status of C. limetticola considering the scarcity of records on its original hosts and the occurrence of cross-infections
Conflict and regional integration between Pakistan and India. An inquiry into the economic gains and the “peace dividend” from SAFTA
Since partition in 1947, when they both gained their independence from Great Britain, India and Pakistan have become sovereign states along opposite sides of a militarized border. In this book Eugenia Baroncelli traces the evolving connection between inter-state violence and trade in Pakistan-India relations. Based on a gravity model of international trade, the book discusses the impact of war on bilateral trade from 1948 to 2000. Ongoing militarized disputes have significantly reduced Pakistan-India trade, leading to a fourfold decrease in expected flows in war years. Trade diplomacy through regional preferences has however engendered some optimism on the future relations between the two countries, as indicated by the trade gains that can be expected from the implementation of SAFTA (South Asian Free Trade Area). Nonetheless, trade gains from preferences are more contained compared to trade gains from shifting to a peaceful environment. Moreover, trade gains appear endogenous to security relations, so that their realization is conditional upon reduced tension in high level diplomacy between the two countries. While the potential of trade dividend from peace is great, so are the challenges that still stand in the way of Pakistan and India’s peace building through commercial diplomacy
Italian Political Science Review
Editors: Fabio Franchino, Università degli Studi di Milano, Italy; Amie Kreppel, University of Florida, USA (2020)
Founding Editor: Giovanni Sartori
Managing Editor: Camilla Mariotto, Università degli Studi di Milano, Italy
Editorial Board: Eugenia Baroncelli, Università di Bologna, Italy; Giovanni Carbone, Università degli Studi di Milano, Italy; Marco Clementi, Università di Pavia, Italy; Lorenzo De Sio, LUISS Guido Carli, Italy; Francesca Longo, Università degli Studi di Catania, Italy; Fortunato Musella, Università degli Studi di Napoli Federico II, Italy; David Natali, Università di Bologna, Italy
Dal 2019: Editors Martin Bull, University of Salford, UK.
Filippo Tronconi, University of Bologna, ItalyISSN: 0048-8402 (Print), 2057-4908 (Online)
Established in 1971 by Giovanni Sartori, Italian Political Science Review is acknowledged as the flagship publication of the Italian political science community, contributing greatly to its growth and development. Over four decades on from its launch, IPSR/RISP continues to publish high quality and original peer reviewed research by leading political scientists and the best young scholars, from Italy and around the world.
IPSR/RISP embraces all approaches to political science research, without restriction to any particular theory, method or topic. Whether theoretical or empirical, articles should seek to engage with current debates and disciplinary developments. Contributions are welcome from all subfields, including Italian politics, European politics, comparative politics, political behaviour, political theory, political economy, political methodology, public administration, public policy and international relations.
Publishing three fully English-language issues per year, IPSR/RISP employs a strict double-blind peer-review process
The World Bank in the post-crisis landscape: Stasis and change after the post-Washington Consensus
Since the second half of the 2000s, the post- Washington Consensus world
has witnessed a round of crises of systemic proportions (food, fuel, fi nancial),
which have prompted the World Bank (WB) to undertake reforms at multiple
levels (governance, policies/ programmes, organizational). In some cases, these
changes have been the continuation of ongoing processes. In other, they have
responded to, and have been subsequently influenced by, the challenges posed
by those exogenous shocks.
While positive results have been achieved in some areas, critics have argued
that the World Bank has lost grip on Global Economic Governance (GEG)
(Gilbert et al 1999 ; Kapur 2015). Based on a theoretically informed review of
grey literature, this chapter provides a structured framework to discuss these
contentions. The chapter builds on previous and ongoing research on WB’s
reforms (Baroncelli 2011, 2013, 2018) conceptualizing policy and institutional
changes in light of the 2008– 2010 International Bank for Reconstruction
and Development’s voice and participation reform, arguing that stasis in
the Bank’s constituent politics (i.e. the absence of a major redistribution in
shareholding rights) was instrumental to preserving the role of traditional
donors while at the same time increasing the power of some Emerging Market
Economies (EMEs) without touching the delicate Board equilibrium between
developing and developed countries. The article also discusses post- 2008
changes in lending, policy and programme practices of the whole World Bank
Group (WBG), arguing that these have occurred along multiple mechanisms,
with the organization’s learning from past experiences, and adapting with
remarkable speed to evolutions in the external environment
L’opinione pubblica e le paure sulla sicurezza
Nel 2013 Paul Holtom, allora direttore dell’Arms Transfers Programme presso SIPRI (Stockholm International Peace Research Institute), rilevava come nonostante i progressi nello studio degli effetti dei conflitti sugli individui, molto restasse da capire riguardo a come ‘la gente vive oggettivamente e soggettivamente esperienze quali distruzione, dislocamento e disperazione’, notando come ‘l’esperienza degli esseri umani varia ampiamente anche entro lo stesso ambito locale o familiare, a seconda del genere, dell’età, e della condizione politica, economica o sociale’ (Holtom 2013). Nel 2016, Stevens e Vaughan Williams lamentavano la scarsità di indagini sulle paure delle opinioni pubbliche negli studi sulla sicurezza. Ancora, recentemente, la letteratura empirica basata sui sondaggi di opinione si è principalmente concentrata su periodi di tempo circoscritti e su casi nazionali (Huddy e altri 2005; Stevens e Vaughan-Williams 2016). Esistono però ricognizioni a largo raggio, quali le Pew Global Surveys o i sondaggi compiuti entro l’International Social Survey Programme, che registrano gli andamenti delle percezioni individuali su una pluralità di temi, inclusa la sicurezza, per un numero ampio di paesi e su più anni. Pur non differenziando tra tipologie di reazione ad uno stesso evento, o a eventi simili, percepiti come pericolosi, queste ricognizioni permettono di ricostruire gli andamenti tendenziali di alcuni timori legati alla sicurezza entro le opinioni pubbliche attraverso il tempo e lo spazio. L’osservazione diacronica su più paesi minimizza ad un tempo gli effetti idiosincratici legati alla concentrazione esclusiva sul ‘tema del momento’ e quelli relativi alle specificità delle singole opinioni pubbliche nazionali. In linea con l’impostazione del volume, questo capitolo esamina le paure sulla sicurezza dei cittadini entro stati a regime democratico, concentrandosi sulle percezioni individuali connesse all’uso o al rischio di uso della forza nei rapporti tra stati differenti, e tra cittadini o gruppi appartenenti a stati differenti. Questa scelta esclude timori di assoluto rilievo nel contesto contemporaneo, quali ad esempio quelli per la sicurezza ambientale, economica e sanitaria, limitando l’osservazione ad un artificiale universo democratico. Essa però consente di ipotizzare gli effetti di molteplici fattori di influenza, sia interni agli stati che esterni ad essi, confermando in larga misura gli esiti di studi nazionali su singoli anni, e corroborando empiricamente alcune ipotesi relative alla loro validità esterna. La seconda sezione di questo capitolo presenta una ricognizione sulle paure per la sicurezza entro le opinioni pubbliche democratiche tra il 2002 ed il 2017, condotta a partire da dati Pew. Essa segnala come, accanto all’emergere di nuove paure, quali quelle legate all’odio etno-religioso, al terrorismo transnazionale e ai cyberattacchi, sia cresciuta la salienza di paure tradizionalmente legate ad una visione statocentrica della politica internazionale, in cui la minaccia percepita è relativa alla potenza ed influenza di altri stati entro il sistema. La terza sezione approfondisce la paura relativa al nesso criminalità-immigrati e il tema della propensione individuale al conflitto entro le opinioni pubbliche democratiche, con una indagine originale effettuata a partire da dati che integrano tre surveys ISSP relative agli anni 1995, 2003 e 2013 (Baroncelli e Negri 2020). In linea con gli esiti di precedenti studi su base nazionale, i risultati qui ottenuti indicano che queste due attitudini sono significativamente correlate con le preferenze politiche dei ‘cittadini democratici’, e con loro specifiche credenze relative al rapporto interno-esterno (nativismo, suprematismo). Le conclusioni discutono sinteticamente queste evidenze, derivando alcune implicazioni di policy e offrendo spunti per la ricerca futura
Academic spin-offs and the innovative city: Universities’ role in the entrepreneurial ecosystem of Boston
A metropolitan area may comprise multiple universities. Universities can differ in their aims, focus, and orientation. They can be either research- or teaching-intensive, promote liberal or technical education, be highly selective or serve the community as largely as they can. The area of Boston includes worldwide known and admired institutions, such as Harvard, the first university to have been established in the United States. Consequently, academic spin-offs also differ. The university of origin explains much about nascent academic entrepreneurs; it influences, orientates and sometimes determines the students’ intentions to start a business (Pruett et al., 2009), their preferences (Brennan et al., 2005) and personality (Walter et al., 2002), their motivations (Hayter, 2011), the public support received (Meyer, 2003), their research productivity (Lowe and Gonzalez-Brambila, 2007), and identity modification (Jain et al., 2009). While almost all these issues usually refer to the individual entrepreneur, we argue that the university can exercise an important and sometimes crucial influence on the spin-offs firms too (Baroncelli and Landoni, 2015). Academic spin-offs take action in a network of innovation. Thus, academic spin-offs in an urban context contribute to a city’s qualification as innovative (Simmie, 2001). Universities provide the elements to sustain the innovative city with a direct impact on local development. In this respect, academic spin-offs are at the same time an outcome of the interaction within the network and the actors of innovation themselves
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