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Una scena allo specchio, intervista a Claudio Longhi
in A. PORCHEDDU (a cura di), Lo Zio – Der Onkel, programma di sala dello spettacolo diretto da Claudio Longhi, Torino, Teatro Stabile di Torin
La peste è la vita, intervista a Claudio Longhi
in A. PORCHEDDU (a cura di), La peste, programma di sala dello spettacolo diretto da Claudio Longhi, Torino, Teatro Stabile di Torin
Dieci domande a Claudio Longhi, regista di Prometeo (Siracusa, maggio-giugno 2012)
Intervista ampia ed approfondita sulla messa in scena del "Prometeo" di Eschilo curata da Claudio Longhi nell'ambito del XLVIII ciclo di rappresentazioni classiche promosso da INDA Fondazione presso il Teatro Greco di Siracusa (prima rappresentazione: 11 maggio 2012). La conversazione verte essenzialmente sulla funzione che lo sguardo riveste nella tragedia eschilea come esercizio di potere e violenza e sulla costruzione del tempo mitico e circolare del "Prometeo": dramma di un mondo sospeso tra due catastrofi
Luce e buio di una folle giornata. Intervista a Claudio Longhi
In PORCHEDDU A. (a cura di), La folle giornata o il matrimonio di Figaro, programma di sala dello spettacolo diretto da Claudio Longhi, Torino, Teatro Stabile di Torino
Intervista a Claudio Longhi
Claudio Longhi ha firmato la regia di un fortunato allestimento della 'Resistibile ascesa di Arturo Ui', prodotto dall'Ente Romagna Teatro e dal Teatro di Roma nel 2011. Lo spettacolo, che ha girato in tournée per tre stagioni consecutive, arrivando fino a Mosca, vede Umberto Orsini nel ruolo del protagonista e un cast di brillanti interpreti, tra cui spiccano Lino Guanciale e Luca Micheletti (Premio Ubu 2011 come miglior attore non protagonista). La conversazione con Valeria Merola è l'occasione, per il regista, sia di soffermarsi sull'articolata e complessa esperienza dell'allestimento dell''Arturo Ui' (da cui è poi scaturito il progetto 'Il Ratto d'Europa') sia di fare i conti, più in generale, con Brecht riflettendo sulla presenza e sul ruolo dell'eredità del drammaturgo tedesco, filtrata dalla lente benjaminiana, nel tracciato complessivo del suo personale lavoro teatrale
Lo spazio tridimensionale della scrittura. Conversazione con Claudio Longhi a cura di Nicoletta Lupia
Nella conversazione con Nicoletta Lupia, Claudio Longhi parte dal suo personale coinvolgimento, in qualità di studioso e di regista, all’“Happening Jelinek”, costola del più vasto progetto “Festival Focus Jelinek” diretto da Elena Di Gioia, per presentare alcune brevi riflessioni sulle peculiarità della produzione drammaturgica dell’autrice austriaca. Dopo aver delineato le linee-guida del Convegno “(S)pettinare la realtà. Sulle scritture di Elfriede Jelinek”, che lo stesso Longhi coordina con Elena Di Gioia e che costituisce la prima parte dell’“Happening Jelinek”, ci si sofferma sulla scelta del copione di Jelinek “Die Schutzbefohlenen/I rifugiati coatti” quale testo da mettere in scena per l’esito laboratoriale (condotto sempre da Longhi) con cui si conclude la giornata di studi in oggetto. Proprio il riferimento a quest’opera, e alle dinamiche che la contraddistinguono, porta a interrogarsi sulla natura della scrittura teatrale del premio Nobel per la Letteratura nel 2004: una scrittura che, in estrema sintesi, si colloca a pieno titolo all’interno del panorama postdrammatico e coniuga «una assoluta superficialità» a una «fortissima tridimensionalità»
La negatività eversiva del canto leopardiano, intervista a Claudio Longhi
Contributo teso a portare in luce in forma dialogica le principali direttrici interpretative sottese all’allestimento di “Leopardi”, cabaret filosofico diretto da chi scrive per il Teatro Stabile di Torino sulla base di un montaggio di testi leopardiani curato sempre da chi scrive e debuttato il 9 novembre del 2005 presso il Teatro Vittoria di Torino. Il breve testo chiarisce come al fondo dello spettacolo citato stia una ricognizione sistematica delle diverse declinazioni di quella sorta di filosofia del riso che Leopardi inscrive allegoricamente tra le pieghe della sua opera. Tentando di oggettivare il sinuoso ed ambiguo dispiegarsi del discorso leopardiano tra monologo soggettivo e dialogo, il copione, che assembla frammenti dei “Canti” e delle “Operette Morali” sullo scheletro portante del “Discorso sullo stato presente dei costumi degli italiani”, è letto, nell’intervista, come una sorta di mappa del pensiero dell’autore. La radicale negazione dell’antropocentrismo che innerva tanta parte della prosa e dei versi leopardiani sempre fluttuanti sull’interminata vastità dell’infinito cosmico, la marginalità dello scrittore – che sa scrutare le «magnifiche sorti e progressive» del suo tempo dall’eremo di Recanati e che proprio del suo vivere ai margini sa nutrire, però, la spietata profondità del suo sguardo –, così come l’annichilente ironia del poeta, sono assunti nello scritto come prove della sconvolgente e inattualissima attualità di Leopardi, proposto nello spettacolo quale lancinante profeta della nostra contemporaneità. Il contributo si sofferma infine sull’analisi della complessa relazione esistente tra musica e poesia e sul tentativo di creare un ponte tra la cultura tedesca e Leopardi, per il tramite di reagenti estetici come le composizioni di Schubert e Schumann utilizzate quali proiezioni e matrici musicali della scrittura del poeta marchigiano
La peste è la vita, intervista a Claudio Longhi
Contributo teso a portare in luce in forma dialogica le principali direttrici interpretative sottese all’allestimento dell’edizione teatrale de “La peste” di Camus, curato e diretto da chi scrive per il Teatro Stabile di Torino e il Teatro de Gli Incamminati, debuttato il 4 maggio 2004 presso il Teatro della Cavallerizza Reale di Torino. Il breve testo chiarisce come al fondo dello spettacolo citato stia la lettura della “Peste” come ‘romanzo di formazione’ sentimentale, come postrema via di un teatro impegnato all’interno di un orizzonte postmoderno che si è liberato delle ideologie e come una grande riflessione sul linguaggio. Una volta spiegate le ragioni che hanno presieduto all’adattamento drammaturgico del romanzo – concepito come ‘edizione teatrale’ ronconiana, con uno sdoppiamento, però, del protagonista in Rieux “giovane” e “vecchio”, teso ad evidenziare il peso che l’elegia del ricordo ha all’interno dell’opera di Camus –, lo scritto analizza la struttura ‘pedagogica’ ravvisabile al fondo della narrazione camusiana – traducendola teatralmente in termini di drammaturgia didattica alla Brecht –, sonda la natura di ‘classico’ dell’autore e ne mette in luce l’attualità proprio a partire dall’inchiesta intorno al suo scontro con Sartre e intorno alla diffidenza della cultura di sinistra ortodossa nei suoi confronti, così come mette in luce il peso assunto nel romanzo da un’interpretazione del linguaggio come luogo di fondazione della realtà e della comunità ‘politica’. Sullo sfondo il rapporto controverso di Camus con la religiosità: la sua inquietudine spirituale di non credente. Dall’incrocio di queste linee di studio, nasce uno spettacolo che porta in scena “La peste” come anonima epopea del “dramma della vita”, proiettato in una Parigi fine anni Quaranta illuminata dall’assolato ricordo dell’Algeria
Tarjeta Postal de Silvio Longhi a Pedro Dorado Montero
Tarjeta Postal de D. Silvio Longhi a D. Pedro Dorado Montero, enviándole un trabajo suyo y solicitando una copia de unas notas bibliográficas aparecidas en La España Moderna
La peste, edizione teatrale del romanzo di Albert Camus
in A. PORCHEDDU (a cura di), La peste, programma di sala dello spettacolo diretto da Claudio Longhi, Torino, Teatro Stabile di Torin
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