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Le fattispecie di elusione fiscale: tra "ragion fiscale" e principi del diritto penale
Si ritiene che le fattispecie elusive non sono solo condotte “odiose” e decettive; in dei casi sembra di trovarsi al cospetto di chi abbia trovato il modo di delinquere legalmente. Si condivide chi avverte di non incorrere in derive moralistiche. Ma per derive moralistiche si intende un diritto penale che, per inseguire una presunta giustizia nel caso concreto, abbandoni quei riferimenti che lo conformano e gli permettono una salda evoluzione. Diversamente non sembra condivisibile se, per derive moralistiche, si intendono “l’inseguimento” e “l’accanimento” del diritto penale per condotte, sì odiose, ma non meritevoli della sanzione penale, in quanto, se non innocue o tollerabili, in ogni modo non riprovevoli.
I problemi di compatibilità della sanzionabilità dell’elusione fiscale con i principi del diritto penale sono seri e difficilmente superabili senza lasciare dietro di se dubbi.D’altra parte, penso sia evidente che molte delle condotte riguardanti casi di presunta elusione siano degne di repressione penale, e che sul piano della “gravità” superano molte fattispecie di reati esistenti.
A tal fine, nella presente trattazione si cercherà di illustrare la questione senza prescindere dal sostrato normativo e giurisprudenziale di diritto tributario, indispensabile per mettere insieme i pezzi di un mosaico alquanto frammentato. Nel capitolo seguente, nei primi paragrafi, si illustreranno i profili inerenti all’astratta possibilità della condotta elusiva di configurare una delle fattispecie previste dal D.Lgs. 74/2000. Nei successivi, dando per presupposta l’astratta configurabilità della fattispecie penale (o comunque soprassedendo sul punto), la si raffronterà con i principi di diritto penale riportandone i profili di incompatibilità. In conclusione, ci si permetterà di lasciare qualche considerazione sul punto.
In ultimo, le recenti “parole” statuite dalla Corte di Cassazione e le sfaccettature della questione trattata richiamano i concetti di prevedibilità e accessibilità usati dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Tali principi discendenti da ordinamenti “lontani” dal nostro, potrebbero fornire nuove prospettive al presente problema
Nuove prospettive di tutela del legittimo affidamento nei confronti del potere amministrativo
In un’epoca in cui è la stessa legge a seguire un orologio scandito dai tempi
dell’emergenza, del contingente, dell’oggi e non del domani, anche la precarietà
delle decisioni amministrative e dei procedimenti si fa tangibile. Il cittadino che si
relaziona con il pubblico potere paga il prezzo di questa incertezza: subisce sulla sua
pelle gli effetti dell’esercizio di un potere amministrativo incoerente e scorretto e le
sue aspettative legittime nei confronti dell’amministrazione sono ormai destinate,
con frequenza, ad essere frustrate.
La conseguenza giuridica di tutto ciò è che sempre più spesso capita di
imbattersi nella lettura di sentenze costellate dal richiamo al legittimo affidamento e
ciò si verifica nelle fattispecie più disparate del diritto amministrativo. L’affidamento
è menzionato nella responsabilità precontrattuale, nell’esercizio dei poteri di riesame,
in relazione ad una semplice circolare come ad un provvedimento. Talvolta è tutelato
come comportamento scorretto; talaltra è invocato dai ricorrenti al fine di indirizzare
diversamente l’azione amministrativa. In altri casi, ancora, è richiamato per invocare
un’interpretazione diversa di un provvedimento.
Con questo studio ho cercato così a dare risposta ad una esigenza primordiale,
quella di “ordine” tra le possibili forme di rilievo dell’affidamento nei confronti del
potere amministrativo. Si è tentato di raggiungere questo fine attraverso due possibili
chiavi di lettura del principio, definite la tutela “ponderativa” e la tutela
“patrimoniale”.
Tali “prospettive di tutela” sono state elaborate in chiave evolutiva e con un
taglio del tutto personale ed opinabile, al fine di offrire un’interpretazione del
legittimo affidamento originale, al di là degli schemi tradizionali; ci si è permessi,
quindi, di intitolare questa tesi “nuove prospettive di tutela del legittimo affidamento
nei confronti del potere amministrativo”
Surface deformation and magma intrusion along divergent plate boundaries
The interest in the role of magma in splitting plates at divergent plate boundaries has been recently re-enhanced. However, the peculiar mechanism by which the magma affects the geometry, the kinematics, and the temporal evolution of a rift is still poorly understood, especially in a long time perspective. Moreover, it is also necessary to better define how and to what extend the regional tectonics - by means of plate pull mechanism - affects the rift structures formation along these margins. The aim of this work is to address these issues through field survey and analogue modeling.
Field survey consists of studying the surface deformation along different fissural portions of the magmatic systems at the Neovolcanic Zone of Iceland and the Main Ethiopian Rift, focusing mainly on: 1) single eruptive fissures (Laki, Eldgjá and Bardarbunga in Iceland) or narrow fissure zones hosting recent eruptive fissures (i.e., Sveinagjá and Sveinar in Iceland), 2) wider fissure zones where several rifting episodes occurred (i.e. Krafla, Vogar and Thingvellir in Iceland and Fantale in Ethiopia). In all these areas, fault and extension fracture geometries and kinematics have been systematically characterized, including the analysis of the structure of the fault’s lateral terminations, conceived as possible indicators of their propagation direction.
In addition, these data have been integrated with the study of the roots (paleo-depth of about 1.5 km) of the fossil Alftafjordur magmatic system (Eastern Iceland).
Analogue models have been used to test the effect of repeated dike intrusions at the surface, characterizing the geometry and the kinematics of dike-induced structures. In order to quantify and reconstruct the temporal evolution of the surface deformation, laser-scanner and Particle Image Velocimetry (PIV) techniques have been applied to the models.
Field analysis show that at the surface, the eruptive fissures are bounded by normal faults forming a graben, thus suggesting a clear relationship between diking and surface deformation. Grabens, normal faults and extension fractures also characterize the surface of wider fissure zones. The faults usually exhibit an open structure, with locally tilted hanging wall and possible contraction at its base. However, the study of the fissure zones roots reveals that at depth the extension is accommodated by dikes, with almost no faulting.
Analogue models results show that a graben forms above a dike complex gradually thickening at depth, whose structures geometry and kinematic depend on ratio between the intrusion depth and its cumulative thickness. This suggests, again, that diking may play a fundamental role in rift formation.
Models and nature share several common features (i.e., graben with downward propagating normal faults, contraction at the base of the tilted hanging wall, subsidence above the dike complex and uplift to its sides), suggesting that most deformation along divergent plate boundaries may be acquired through repeated dike injection, requiring no direct tectonic contribution. However, the extension due to the regional tectonics remains still important for the long-term evolution of a divergent plate boundary: on one hand, it provides the required conditions for the rise and focusing of magma along the axial zone of the margin, on the other, it enhances the fault activity in more distal areas from the axial zones and during the inter-rifting periods
Some average results connected with reductions of groups of rational numbers
Let _ Q_ be a _nitely generated subgroup and let p be a prime number such that the reduction group p is a well de_ned subgroup of the multiplicative group F_p. Firstly, given that _ Q_, assuming the Generalized Riemann Hypothesis, we determine an asymptotic
formula for the average over prime numbers, powers of the order of the reduction group modulo p. The problem was previously considered by Pomerance and Kulberg for the rank 1 case. When contains only positive numbers, we are also able to give an explicit expression for the involved density in terms of an Euler product. The _rst part is concluded with some numerical computations. In the second part, for any m 2 N we prove an asymptotic formula for the average of the number of primes p _ x for which the index [F_p : p] = m. The average is performed over all _nitely generated subgroups = ha1; : : : ; ari _ Q_, with ai 2 Z and ai _ Ti with a range of uniformity: Ti > exp(4(log x log log x) 1 2 ) for every i = 1; : : : ; r. We also prove an asymptotic formula for the mean square of the error terms in the asymptotic formula with a similar range of uniformity. The case of rank 1 and m = 1 corresponds to the classical Artin conjecture for primitive roots and has already been considered by Stephens in 1969
Associated production of the Higgs boson with a W boson in proton-proton collisions : an explorative analysis of the three-leptons final state with the ATLAS experiment
This work concerns the study of the properties of the recently discovered Higgs
boson in proton-proton collisions at the Large Hadron Collider (LHC). The
Higgs boson is the particle that, according to the Standard Model (SM) theory,
is responsible for the mass of all the known elementary particles (fermions and
bosons). Its existence was postulated during the '60s in the so-called Brout-
Englert-Higgs mechanism (BEH), but to have the experimental evidence of this
particle scientists had to wait for the rst results of the ATLAS and CMS
Collaborations at the LHC (2012). Studying the Higgs boson production and
decay modes at LHC is one of the purposes of the ATLAS Collaboration.
This thesis, in particular, focuses on the study of the Higgs boson production
in association with a W boson in proton-proton collision at a centre-of-mass
energy of 8 TeV. The channel studied, with the Higgs boson further decaying
in two W bosons, allows to direct probe the Higgs boson coupling exclusively
with W bosons. The analysis here reported is an explorative study of the three
leptons nal state in the WH channel, one of the leptons being a hadronically
decaying tau.
In the rst part of the thesis, after a brief description of the SM theory and
the BEH mechanism, the ATLAS detector is described and the techniques for
the lepton, jet and event identi cation and reconstruction are presented.
The second part of the thesis is about the data analysis done in the study
of the WH ! WWW ! l l (l = e= ) process. A detailed description of
the event selection using Monte Carlo (MC) samples is reported, together with
the procedure used to normalize these MC samples to reproduce what observed
in data. The cut-based approach was used in the rst stage of the analysis,
which consists in the application, in sequence, of several selections to the events
sample to reduce the background contamination to the signal event topology.
Then, due to the low sensitivity of the analysis, a multivariate analysis (MVA)
was adopted aimed at reducing the background processes that mimic the signal
topology while keeping as much signal events as possible.
The last part of the thesis reports the results of the analysis and the com-
parison with the SM predictions. A binned maximum likelihood t was used
to extract the signal yield as observed in data, and to compare the results ob-
tained with the two analysis approaches with the SM expectations for a Higgs
boson of mass mH = 125 GeV. It is shown that the usage of the MVA approach
improved the analysis sensitivity of 40%. The small statistics, together with
the low signal over background ratio of the measurement, do not allow neither
1
to measure nor to exclude the WH process from the SM theory; the upper limit
obtained on the WH cross section at 95% CL is 14.5 (9.3 expected). To com-
plete the work prospects for this analysis in ATLAS Run2 data taking period
are given
Nanoparticelle e metasuperfici microstrutturate per applicazioni bioelettromagnetiche
L’attività di ricerca triennale, nell’ambito della tematica assegnata, ha riguardato un approfondito studio delle proprietà elettromagnetiche delle nanoparticelle e delle metasuperfici microstrutturate per applicazioni innovative in bioelettromagnetismo.
E’ stata studiata l’interazione della radiazione elettromagnetica con tali strutture proponendo nanoparticelle dalle geometrie/materiali non convenzionali e metasuperfici microstrutturate a configurazione complementare per lo sviluppo di piattaforme di biorilevamento per diversi tessuti/composti organici.
In particolare è stato proposto l’utilizzo di nanoparticelle dalle proprietà multirisonanti per applicazioni diagnostiche ultrasensibili e il multirilevamento di tessuti biologici; l’utilizzo di nanoparticelle multi-strato e in grafene anche per comunicazioni wireless e l’utilizzo di nanoparticelle per il trasporto di farmaco. Gli studi relativi alle metasuperfici microstrutturate hanno portato al progetto di biosensori basati su misure di indice di rifrazione e di assorbimento del campione biologico.
L’attività di ricerca dall’ottobre 2013 è stata inquadrata all’interno dell’Accordo Quadro tra l’Azienda Ospedaliera San Camillo – Forlanini e l’Università di Roma Tre, responsabile scientifico prof. Lucio Vegni.
L’attività di ricerca nel suo complesso, ha portato alla produzione di quaranta pubblicazioni scientifiche tra comunicazioni congressuali (26), riviste scientifiche (13, di cui 7 a primo nome) e capitoli di libri (uno)
Il reato di ricorso abusivo al credito
Il reato di ricorso abusivo al credito ha origini antiche. Infatti, risulta ormai dato acquisito che in molti casi, il sostegno finanziario ad un’impresa in crisi, anziché condurre ad un superamento della stessa comporta un ulteriore aggravamento con conseguenti pregiudizi sia per l’imprenditore che assiste ad un progressivo depauperamento del proprio patrimonio sia per i creditori che subiscono una riduzione della massa attiva su cui far valere le proprie ragioni. Ed invero solo così ben si comprende la ragione per la quale il reato in parola ha costituito e costituisce uno dei cardini del diritto penale dell’economia. Già previsto dall’art. 586 n. 3 del codice di commercio del 1882 come ipotesi di bancarotta semplice, è divenuto figura autonoma soltanto con la legge fallimentare (R.D. 267/1942).
Per altro, la disciplina delle procedure concorsuali, riformata con i provvedimenti legislativi del 2005 e del 2006 non ha sfiorato l’impianto penalistico fallimentare, mentre la legge per la tutela del risparmio n. 262/2005 ha riscritto il reato di ricorso abusivo al credito.
Il legislatore, pertanto, ha scelto di modificare un reato minore e di scarso riscontro giurisprudenziale, così dando l’impressione di eludere quell’ampia riflessione sul sistema penal-fallimentare, auspicata da varie proposte di riforma. Nei lavori preparatori non si dà peraltro conto delle ragioni che hanno portato il legislatore a riscrivere la fattispecie né si rinvengono spiegazioni in ordine alle modifiche apportate. In particolare non emerge nessuna preventiva discussione in merito all’inciso “al di fuori dei casi di cui agli articoli precedenti”, che solleva non poche perplessità interpretative.
Ed infatti la riscritta fattispecie incriminatrice ha introdotto novità che toccano molteplici aspetti del reato: l’ampliamento della categoria di soggetti attivi, il presupposto della condotta illecita, l’inasprimento delle sanzioni, l’eliminazione della clausola di riserva e, parrebbe, la qualificazione del ricorso abusivo al credito come reato non necessariamente fallimentare.
Ragionando su tali modifiche, i problemi esegetici che sollevava la fattispecie ante riforma risultano non solo irrisolti ma analizzando l’odierna formulazione appaiono ancora più difficili da sciogliere.
Nel lavoro verranno analizzati tutti gli aspetti segnalati della riforma ma ci si concentrerà sull’aspetto più dibattuto e cioè sul fatto che tale delitto si perfezionerebbe anche in assenza di fallimento.
Tuttavia, per comprendere tale aspetto problematico, in via preliminare va analizzato l’elemento oggettivo della fattispecie. Ed invero la condotta si compone di due elementi: il ricorso al credito e la dissimulazione del dissesto o dello stato di insolvenza che qualifica come abusiva una condotta in sé lecita. Tale struttura dell’illecito, giustamente definito a condotta mista, non è stata intaccata nella sua sostanza dalla riforma, la quale si è solo limitata a precisare il presupposto della dissimulazione penalmente rilevante, stabilendo che essa può avere a oggetto, oltre al dissesto, anche lo stato di insolvenza del debitore.
Il senso e l’utilità di quest’ultima precisazione rimangono tuttavia incerti in quanto se da un lato la legge fallimentare definisce l’insolvenza, dall’altro si rileva la mancanza di un disposto che definisca i contorni del dissesto.
Secondo parte della dottrina la novella introdotta avrebbe messo a tacere i contrasti dottrinali sorti in passato circa il significato da attribuire al termine dissesto, avendo chiarito che si tratta in realtà di due nozioni chiaramente alternative nell’economia della fattispecie.
Pertanto, il soggetto dissestato si troverebbe in una condizione meno grave di un soggetto insolvente: quest’ultimo è prossimo al fallimento, non essendo più in grado di onorare i propri debiti, mentre il primo non lo è, in quanto è certamente afflitto da uno squilibrio finanziario per la prevalenza del passivo sull’attivo ma non si trova in una situazione irreversibile.
Altra dottrina ritiene invece che il dissesto rappresenterebbe il nucleo duro o stabile dell’insolvenza, ossia l’evento dato dall’eccedenza del passivo sull’attivo definito come evento “bidimensionale” nel senso di una sua misurabilità sia temporale che quantitativa. Il concetto di insolvenza invece sarebbe più ampio, cioè non si esaurirebbe nello squilibrio patrimoniale ma si riempirebbe di contenuti più sfumati ed andrebbe a coincidere con il discredito capace di bloccare il fisiologico protrarsi dell’attività d’impresa.
Tali orientamenti, per quanto suggestivi, non sembrano condivisibili, in quanto il legislatore in realtà non sembra distinguere le due ipotesi: ciò che rileva è, più semplicemente, l’incapacità a soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni, vale a dire un impedimento funzionale dell’impresa, che sussiste sia in caso di eccedenza del passivo sull’attivo, sia in caso di mancanza di liquidità. Pur tuttavia, come detto, l’intervento legislativo che suscita maggiori difficoltà ermeneutiche è proprio rappresentato dall’inciso “anche al di fuori dei casi previsti dagli articoli precedenti”. Ed infatti secondo alcuni autori la formula andrebbe intesa come espresso riconoscimento del principio secondo cui il ricorso abusivo al credito, nonostante la sua collocazione nell’ambito dei reati commessi dal fallito, si configurerebbe indipendentemente dalla dichiarazione di fallimento. Una linea interpretativa, questa, che troverebbe ulteriore conferma anche nell’ampliamento dei soggetti attivi direttamente considerati dalla norma.
A tale indirizzo, tuttavia, si contrappone un altro orientamento che ritiene invece che l’area di operatività dell’art. 218 l. fall. continui, tutt’ora, a essere implicitamente delimitata dalla dichiarazione di fallimento sulla base della considerazione che non sembrano venute meno le ragioni che avevano indotto il legislatore ad annoverare la fattispecie tra quelle per cui il fallimento funge in realtà da condizione obiettiva di punibilità. Ed infatti se è vero che il legislatore ha ampliato il novero dei soggetti attivi riducendo i rischi di disparità di trattamento, è altrettanto vero che l’estensione, ad una attenta analisi, si rivela parziale, rimanendovi ancora fuori l’institore e i soci illimitatamente responsabili che continuerebbero a rispondere di ricorso abusivo al credito solo nel caso di fallimento dell’impresa o della società per espressa e incontrovertibile previsione legislativa che non fa altro che svelare l’irragionevolezza dell’art. 218 l. fall. laddove venga interpretato come reato non necessariamente condizionato.
A ciò si aggiunga poi che il legislatore ha scelto di non mutare la collocazione sistematica dell’art. 218 inserendolo tra i reati contro il patrimonio così come sarebbe stato corretto ove si fosse ritenuto che la sua consumazione prescinde dalla dichiarazione di fallimento. In ogni caso accedendo alla prima tesi si estenderebbe troppo l’area della responsabilità rendendo ad esempio sanzionabili anche ad esempio il piccolo imprenditore che per definizione non è assoggettabile a fallimento e l’imprenditore che ha saputo poi adempiere il credito pur abusivamente ottenuto. Tutto ciò creerebbe uno squilibrio ingiustificato tra la ratio di politica criminale dell’intervento riformatore volto ad inasprire il regime sanzionatorio della fattispecie e le istanze garantistiche che dovrebbero presiedere ogni riforma penalistica. Ma vi è di più: l’art. 218 non può prescindere da un disvalore di evento, ed è questa la tesi principale del lavoro, che per ragioni di semplificazione processuale il legislatore qualifica come condizione obiettiva di punibilità. Né tale soluzione sembra essere in contrasto con il tenore letterale della vigente disposizione incriminatrice, la quale, al di là di talune persistenti ambiguità, deporrebbe anzi a favore dell’esistenza di un reato condizionato
Transitions to sustainable socio-technical regimes in organic agriculture
According to the literature on regime transition, niches are sources of innovation that may lead to the transformation of the dominant regime, if processes at other level of the system – the landscape and the mainstream regime - are supportive (Loorbach and Rotmans, 2006). A focus on actors involved in the transition process and the analysis of their specific role in knowledge networks can help assessing the robustness of a specific niche and its growth potential (Hoogma et al. 2002).
Knowledge systems, and in particular the dynamics of local and expert knowledge, have in fact a key role in innovation models. Different trajectories characterize the transition process, leading to different results: from co-optation and gain in efficiency of the mainstream regime to its radical transformation.
This research integrate transition theory with actor network theory and ego network analysis to conduct an in-depth analysis of six case studies of entrepreneurs in three EU countries. Organic farming is used as an example of radical innovation in agriculture that had a long term and diversified shift from niche innovation to regime practice. Relational data were collected using participative methods, then analysed in order to understand how the six organic farms' transition trajectories can be defined and characterized from a multilevel perspective. The analysis of each farm organisational model, using goods and money ego networks gave indication of each farmer vision of sustainability.
The main assumption is that leading actors in the farms' knowledge networks will influence a specific transition trajectory, shaping its direction and transformative potential. Three main trajectories were identified on the basis of the analysis of farms' knowledge networks, and the position of each farm was analysed taking into account the dynamic nature of the transition process
A preparatory study for the extraction of the transverse spin degrees of freedom of the neutron in high intensity frontier experiments
This thesis is part of the preparatory study related to the extraction of the neutron partonic spin
structure in the future high intensity polarized semi-inclusive deep inelastic scattering experiments,
that will run at Thomas Jefferson National Accelerator Facility (Virginia/USA). The first part
concern with a deeper phenomenological understanding of the 3He polarized target, which is used
as an effective neutron target. A distorted spin-dependent Spectral Function has been calculated
in an extended eikonal approximation and a fully Poincaré covariant framework for the relativistic
description of the 3He has been developed. In the second part of this thesis the issue of particles
track filtering and fitting in high intensity scenario has been addressed. Tracks fitting algorithm
based on Kalman filter has been developed and adapted to the conditions of the planned high luminosity experiments. Tests of the algorithm has been performed in rather realistic experimental
conditions
Faafinta Rasmiga ah ee Jamhuuriyadda Soomaaliya [2015]
Ururinta Faafinta Rasmiga ah ee Jamhuuriyadda Soomaaliyeed ee la soo saaray sannadka 2015.Raccolta delle Gazzette Ufficiali della Repubblica Somala relative al 2015.Collection of the Official Bulletins of Somali Republic published in 2015.Qareen Cabdullaahi Darmaan ayaa dokumentigan ku deeqay xarunta cilmibaarista (Centro Studi Somali).Documento messo a disposizione del Centro Studi Somali dall'Avv. Abdullahi Darman.Document provided to the Somali Studies Centre by lawyer Abdullahi Darman