Archivio Aperto di Ateneo
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Somalia meridionale italiana
Immagine tratta dal sito "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/) e inclusa nell'Archivio Somalia con il consenso del curatore della collezione Rick Davies.Sawir laga soo qaatay mareegta "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/), waxaana lagu biiriyay Kaydka Soomaaliya, kaddib markii oggolaasho laga helay qofka diyaariyay oo ah Rick Davies.Image taken from the website "Mogadishu: Images from the past" (https://mogadishuimages.wordpress.com/) and included in the Somali Archive with the permission of the owner of the collection, Mr. Davies
Donne in professioni male-dominated: un approccio gender sensitive al Corpo Forestale dello Stato
Assumendo le organizzazioni, e più in generale la sfera occupazionale, come un’arena per eccellenza dei processi di costruzione, mantenimento od erosione delle differenze tra uomini e donne, l’indagine empirica sul campo relativamente al Corpo forestale dello Stato si è mossa, con un orientamento prevalentemente esplorativo, a partire da due obiettivi conoscitivi generali: analizzare le dinamiche organizzative in un’ottica di genere e far emergere i rapporti di genere, intesi anche come rapporti di potere. Ne è derivata la scelta di coinvolgere nella ricerca sia le donne che gli uomini dell’organizzazione, considerando il “genere” come categoria euristica relazionale, che può permettere di comprendere in che modo alle donne vengano attribuite caratteristiche femminili e agli uomini maschili, in che modo le persone si posizionino in contesti di potere asimmetrico e in che modo, perciò, un’organizzazione abbia generato rapporti, gerarchie, attribuzione di ruoli, attività ed ambiti d’azione di uomini e donne.
Quella conclusa è stata un’indagine esplorativa ed estensiva, condotta mediante auto-somministrazione, senza affiancamento, di un questionario caratterizzato da un elevato grado di strutturazione, composto quasi interamente da domande chiuse (e assunte come esaustive), da una semichiusa (perché considerata non esaustiva ed integrata dall'alternativa di risposta “altro”) e da tre domande aperte. La logica entro cui si è svolta la ricerca non è stata semplicemente descrittiva: il largo impiego di tavole di contingenza e l’introduzione frequente di terze variabili nell'analisi dei dati rivela obiettivi di carattere, quantomeno, interpretativo delle covariazioni emerse, anche nell'ottica di fornire ipotesi plausibili di spiegazione delle relazioni.
Il campione, benché auto-selezionato è stato giudicato significativo rispetto all’universo di riferi-mento sia in termini di ampiezza che di accuratezza.
Infine, all’adozione di un concetto relazionale di “genere”, è seguito il tentativo di declinare gli obiettivi conoscitivi in un disegno gender-sensitive, che non realizza semplicemente (come faceva la ricerca gender-oriented) un’analisi della condizione femminile esclusivamente in termini di differenza rispetto a quella maschile, ma punta ad una prospettiva che condiziona tutto il percorso di operativizzazione.
In un’ottica esplorativa, l’utilizzo di strumenti quantitativi si è confermato di una certa utilità nel fotografare la situazione di genere di un’organizzazione, nell'indagare il fenomeno della segregazione in un numero ristretto di lavori/mansioni e livelli organizzativi, nel chiarire se tra uomini e donne, a parità di inquadramento, vi sia un’equa distribuzione dei compiti (sex-typing orizzontale) e se venga assegnato un diverso peso a lavoratori e lavoratrici con compiti identici. E anzitutto si è chiarito che in un contesto kanterianamente asimmetrico, quale è quello dell’organizzazione indagata, la bassa proporzione di donne non è l’unico fattore ad incidere rispetto alla connotazione delle stesse come tokens. Certo, fino a quando le donne rimarranno un’entità numerica esigua continueranno non solo ad essere percepite come donne piuttosto che colleghe, ma anche ad auto-percepirsi come tali, perpetuando dinamiche auto-segregative e rafforzando l’identità di genere (la rappresentazione delle donne come appartenenti al genere “opposto”) a scapito di quella professionale. La loro collocazione, cioè, in ruoli marginali e di scarsa visibilità può costituire una sorta di rifugio (in aree organizzative meno centrali, dove minore è la pressione sociale all'adattamento alla struttura maschile) che preserva dalla pressione a conformarsi a modelli in cui difficilmente si riconoscono, ma che, d’altra parte, contribuisce a generare un circolo vizioso per cui più forte è l’autodifesa, minore è la possibilità di modificare la struttura e la percezione altrui del proprio ruolo nell'organizzazione. Insomma, secondo il kanteriano approccio strutturalista e “numerico” al tema delle minoranze, non riuscendo a fare “massa critica” le donne non produrrebbero nessun cambiamento “al femminile” all'interno dell’organizzazione ed il reciproco adattamento (dell’organizzazione alle donne e delle donne all'organizzazione) si risolverebbe in assimilazione culturale piuttosto che in reale integrazione. Emerge pienamente una contraddizione tra quadro normativo e funzionamenti organizzativi: al di là delle mere enunciazioni di principio sul riconoscimento delle donne come membri di diritto delle organizzazioni in cui lavorano, esse, di fatto, entrano in una “cultura organizzativa” che costituisce il vero punto di cerniera (o di scontro) tra variabili formali/razionali e variabili sociali/relazionali. Ma la componente quantitativa della presenza femminile è strettamente legata a quella qualitativa. È plausibile, cioè, che l’ingresso crescente di donne in settori e attività che in precedenza le vedevano escluse possa produrre, tra l’altro, una riduzione della segregazione, ma oltre all'entità della presenza femminile, ad apparire altrettanto rilevante è la “qualità” della stessa. La possibilità di esercitare autorità nello svolgimento delle proprie funzioni organizzative, oltre ad aumentare la soddisfazione personale sul lavoro, consente di innalzare il proprio livello di visibilità, accresce le chances di segnalare le proprie abilità e quindi di conseguire gratificazioni e riconoscimenti di vario genere. D’altra parte, la disuguaglianza fra i generi nelle possibilità di esercizio dell’autorità riduce seriamente il grado in cui le donne riescono a usufruire di queste opportunità.
Si è riscontrata, inoltre, la presenza di quell'ulteriore forma di segregazione definibile come intra-occupazionale (relativa cioè alla collocazione lavorativa e ai compiti assegnati), la quale, unitamente alle altre, spinge ad interrogarsi sullo stadio in cui collocare il processo di integrazione delle donne nel cruciale passaggio tra “adattamento” e “integrazione”.
All'intersezione fra strutture (e squilibri) di potere vigenti nelle organizzazioni e differenziazione di genere vi è il fenomeno delle molestie sessuali, questione strettamente legata a quella dell’integrazione di genere, che taglia trasversalmente ogni fase dell’integrazione intesa (diacronicamente) come processo, nonché ogni grado dell’integrazione ove la si concepisca (sincronicamente) come risultato del processo stesso. Stando al modello proposto da Farina, la fase dell’adattamento al mondo maschile è superabile solo attraverso il rafforzamento di status e potere femminile. Ma allo stato attuale pare confermata, nell'organizzazione indagata, l’ipotesi formulata da Ammendola (2007) con specifico riferimento al contesto italiano delle organizzazioni in uniforme: il passaggio dall'adattamento all'integrazione di genere pare, in effetti, ancora incipiente
Assessment of Soil Shaking Features in Urban Areas
The city of Cosenza is located in the southern part of the Crati Basin (Calabria, Italy), an asymmetric graben filled by sedimentary marine covers mainly consisting in sands, gravels and clays from Miocene to Pleistocene, and alluvial deposits of Crati river and its tributaries. Many geological studies were performed in the Crati Basin (Tortorici et al., 1995, 2002, Van Dijk et al., 2000; Spina et al., 2012), with the aim to reconstruct the actual stratigraphy of the area and to define its structural geological setting. The historical centre of Cosenza has been affected by numerous earthquakes during last year causing many damages to its architectural heritage; nevertheless, until now, no microzonation studies were performed in it, and no detailed geotechnical studies on the near-surface geology are available in literature. In order to fill this gap and better understand and quantify the expected ground shaking within the city of Cosenza, a multidisciplinary research project called pon-MASSIMO project (http://openmap.rm.ingv.it/ponmassimo/) was carried on. One of the purposes of the MASSIMO project is to study and monitor the response of different types of architectural buildings to seismic stresses considering the near surface geology, the topographic characteristics and the dynamic behaviour of soils in relation to the monument architectural and static preservation. The Test Site chosen by the MASSIMO project is the San Agostino Church and the annex Monumental Complex of Bretti&Enotrii. The choice of Test Site was made by Cultural Heritage considering its historical and architectural importance.
The purposes of this PhD Thesis, taking part of the MASSIMO project, are realize a geological reconstruction of the top of the metamorphic bedrock and assess possible site effects in the area of the Test Site chosen by the MASSIMO project. To reach the aforementioned aims a detailed analysis of the physical and mechanical properties of the different lithotypes constituting the recent sedimentary fill of Crati river Valley, as well as the corresponding bedrock, under both static and dynamic conditions was made. The study was performed by the drilling of 5 boreholes (S1-S5) in the urban area of the city of Cosenza, down-hole and laboratory tests on sampled soils. The results of the boreholes revealed a critical positions for the Test Site, located between two different lithologies, marine sands and alluvial deposits, potentially able to generate differential
oscillation modes in the building (Gaudiosi et al., 2015), and a deepening of the contact between sedimentary covers and metamorphic bedrock from the area of the Test Site (South) to Site S5 (North). Use of ambient vibrations (Nakamura technique, 1989, seismic noise arrays) allowed to define the resonance frequencies where the soil shaking is amplified and potential able to damage the civil infrastructures, and also obtain a complete shear-wave velocity profile for one site (S5), able to reach the depth of the metamorphic bedrock forming the basement of the Crati Basin. Undisturbed samples collected during boreholes allowed to obtain decay curves G(ϒ)/G0 and damping curves D(ϒ) through resonant column (RC) and cyclic torsional-shear test (TTC) at 1 Hz for layer SCS (silty-clayed sands) in site S5. Simulations were performed with the software EERA in order to reconstruct vertical profiles of the maximum shear deformations that could be obtained in the sedimentary covers in response of the maximum expected earthquakes for the city of Cosenza (PGA of up to 0.005 g). The 1D modelling obtained for the site S5, located in central part of the High Crati Valley, shows that non-linear effects can be induced on the aforementioned layer of silty-clayed sands (level SCS). Finally, the amount of data provided during boreholes, supplied a useful tool for a preliminary liquefaction assessment of the study area. Testing liquefaction risk following the simplified procedure proposed by Andrus and Stokoe,(2000) revealed that none of the sites is susceptible to liquefy
Geochemistry and geochronology of travertine from the internal Apennine chain (Sothern Tuscany): implication for the hydrothermal setting in a post-orogenic domain
Thermogene travertines form through precipitation of CaCO3 from supersaturated fluids usually generated and discharged in volcano-tectonic settings, often deposited in proximity of active geothermal springs or along open fissures. This dissertation includes three main chapters presenting a multiscale and multidisciplinary study on the Quaternary travertine deposits from the Albegna basin, Southern Tuscany, Italy, with the main aim of understanding their spatio-temporal distribution and define the feedback relationships and controlling factors on their deposition. The Albegna basin is an excellent area for studying feedback relationships between travertine deposition tectonics, active geothermal systems and climate due to the coexistence of active and fossil travertine deposition, few kilometers south of the Mt. Amiata geothermal field. In the northern section of the Albegna basin, travertines are deposited at different altitudes along a N-S-striking alignment about 18 km long, comprised between the Semproniano village (to the north) and the Saturnia village (to the south). This work integrates geological-structural investigations, geochronological analyses, and geochemical investigations on travertines and associated mineralizations, focusing on the hydrothermal circulation at the scale of the basin and on selected single travertine deposits.
At the scale of the basin, the main novelty is that it was possible to reconstruct the 4D tectonic-hydrothermal system evolution over a distance of about 30 km and a time span of over 600 ka, through the spatio-temporal distribution of thermogene travertine deposits and other CaCO3 mineralizations as well as their morphological, geological, structural, and geochemical characters. In particular, this work show a general rejuvenation of the travertine deposition, a cooling of the parental fluid
temperature and a lowering of the depositional altitude moving southward in the Albegna basin, moving away from the Mt. Amiata volcano. The Pleistocene travertine deposition of the Albegna basin was assisted by active tectonics, modulated by paleoclimate, within a region of positive geothermal anomaly to the south of the Mt. Amiata volcanic district. Wet climate conditions regulated the abundance of water, tectonic activity provided the permeability pathways, and the geothermal anomaly provided the ascension energy (heat) for convective hydrothermal circulation of percolating meteoric fluid(s) that interacted at depth with the carbonate reservoir.
At the scale of the single deposit, the modes and rates for the growth of the Semproniano fissure ridge and the relationships between travertine fissure ridges and plateaus were investigated, as well as the implications in terms of the CO2 release, and the possible relationships between banded travertine formation and Quaternary paleoclimate-hydrological oscillations. Banded travertine of the Semproniano fissure ridge is the thickest continuous vein documented in the literature (50 m), and its thickness appears to be connected with its probable shallow emplacement and with the unusual longevity of the hydrothermal activity, longer than any other fissure ridge in literature (between at least 650 and 85 ka). The epithermal fluid supply feeding the Semproniano giant vein is not directly connected with the main volcanic paroxysmal activity of the Mt. Amiata volcano (which is younger than the early growth of the vein), rather with the positive geothermal anomaly associated with its pre eruptive stages through structurally-controlled fluid pathways which created and maintained active convection and supply of CO2-enriched meteoric fluids. This work provide also an estimation of the long-term release of CO2 from the Semproniano giant vein to improve our knowledge on the CO2 cycle in the past in geothermal/volcanic provinces. Finally, in two travertine quarries in the Albegna basin, syn-diagenetic non-tectonic folding caused by progressive hydrothermal veining were recognized. Those presented are the first records of syn-diagenetic non-tectonic contractional deformations in thermogene travertines. The changes of some pristine rock properties such as fabric, porosity, stratigraphic-chronological sequence, and rheology, if disregarded or unrecognized, may significantly impact paleoclimate, neotectonics, paleohydrology, and hydrocarbon reservoirs
Cenozoic tectonic evolution and paleomagnetic rotation in Iran
To provide insights on the late Mesozoic-Cenozoic paleogeographic and tectonic evolution of
Iran, I present new paleomagnetic, anisotropy of magnetic susceptibility (AMS) and structural
data from the Upper Jurassic Bidou and Garedu Formation of Central Iran and the Miocene Upper
Red Formation (URF) of Central Iran and Alborz Mountain, which we used in conjunction with
published paleomagnetic data.
Palemagnetic results demonstrate two main episodes of counter-clockwise (CCW) vertical axis
rotations that occurred in Central Iran in the Late Jurassic–Early Cretaceous and after the Middle–
Late Miocene. Paleomagnetic inclination values indicate that, during the Late Jurassic, the
Central-East-Iranian Microcontinent (CEIM), consisting of the Yazd, Tabas, and Lut continental
blocks, was located at low latitudes close to the Eurasian margin and the CEIM was oriented
WSW–ENE, with the Lut Block bordered to the south by the Neo-Tethys Ocean and to the
southeast by the Neo-Sistan oceanic seaway. Subsequently, the CEIM underwent the first
significant counter-clockwise (CCW) rotation during the Early Cretaceous with an average
amount of ~30°. This rotation may have resulted from the northward propagation of the Sistan
rifting-spreading axis during Late Jurassic–Early Cretaceous, or to the subsequent (late Early
Cretaceous?) eastward subduction and closure of the Sistan oceanic seaway underneath the
continental margin of the Afghan Block. The second episode of counter-clockwise (CCW) vertical
axis rotations in Central Iran, occurred after the Middle–Late Miocene with an average amount
of ~20°. Paleomagnetic results show that crustal blocks bounded by sets of N-S right lateral strike
slip faults are rotated CCW to accommodate NNE-SSW shortening related the convergence
between Arabia-Eurasia during the Cenozoic.
The paleomagnetic results of URF sediments in the Northern sector of Arabia-Eurasia collision
zone (Alborz Mountain) document clockwise, counter-clockwise and clockwise rotations along
vertical axis for the western, central and eastern arms of the Alborz thrust-fault system,
respectively. My results suggest orocline bending mechanism for the origin of the curved Alborz
Mountains, which acquired most of its curvature in the last 8 Myr. Most likely, the bending
processes caused by relative motion between the stable and rigid blocks (Caspian Sea and Central
Iran) within Arabia-Eurasia collision zone. In the Southern part of Lut Block (Central Iran),
opposite vertical axis rotations have been recorded in the Middle-Upper Miocene units cropping
out along the Northern and Southern parts of Shahdad thrust-fold system which may due to an
orocline bending mechanism acquired most of its curvature after deposition of Upper Red
Formation in the Late Miocene.
I used the integration of AMS and structural data for understanding the continental deformation
in collision zone of Arabia-Eurasia. At the tectonic boundary between the Lut and the Tabas
blocks of Central Iran, the results of Garedu Red Beds, outcropping in the core of a NNE–SSW
oriented syncline in the northern Shotori Range, confirm that the Garedu Red Beds syncline is a
transected fold which formed as a consequence of right-lateral transpressional tectonics. It may
have related to the shortening phase which caused the closure of the small oceanic basins around
Central Iran, as a result of the motion of the Arabian Plate and the closure of the Neotethys
oceanic basin.
My results in the Ferdows Thrust-fold system (Lut block), show two sets of the magnetic fabrics.
In most cases magnetic fabric, acquired when the bedding were still horizontal, is related to
different degrees of LPS shortening and in some cases magnetic fabric has been developed as a
consequence of later shortening related to the activity of the thrust system responsible of the
recent earthquakes in the area. These results appears in agreement with the overall tectonic
history of the Ferdows thrust–fold system which is characterized by two distinct phases of fold
growing, marked by a sharp angular unconformity between the middle-upper Miocene URF and
the overlying alluvial and fluvial Quaternary deposits
Lo spettatore urbano tra cinematic city e urban screen : nuove modalità di "visione" nell'età contemporanea
New Methods for Degenerate Stochastic Volatility Models
We develop a qualitative and quantitative analysis on stochastic volatility models. These models represents a wide known class of models among financial mathematics for the evaluation of options and complex derivatives, starting from the fundamental paper of S.L. Heston (1993, The Review of Financial Studies). Moreover, this thesis proposes an interesting researches on both theoretical studies (extending some recent presented results, as those obtained in Costantini et al. (2012) on Finance and Stochastics) on the solution of Dirichlet problem associated and numerical studies, implementing the ADI methods for the approximation of solution and the model calibration by real data taken from real market.
Moreover, we propose a weighted average formulation for the Heston stochastic volatility option price to avoid the estimation of the initial volatility. This approach has been developed in the literature for the estimation of the distribution of stock price changes (returns), showing an excellent agreement with real market data. We extend this method to the calibration of option prices considering a large class of probability distributions assumed for the initial volatility parameter. The estimation error is shown to be less than the case of the simple pricing formula. Our results are also validated with a numerical comparison on observed call prices, between the proposed calibration method and the classical approach
La pena in bianco. La legalità "nella misura del possibile"
Obiettivo della mia ricerca è evidenziare i punti deboli della teoria della pena e la necessità
dell’integrazione del garantismo penale in relazione alla sanzione penale. La realtà della pena
esige il suo ripensamento e il suo adeguamento ai principi dello Stato costituzionale, poiché
palesa l’assenza di efficaci garanzie dei diritti fondamentali. Benché ogni pena consista in una
menomazioni di diritti, un sistema garantista deve assicurare a chiunque subisca una pena la
tutela di tutti i diritti la cui menomazione non sia legalmente prevista. In altre parole, deve
tutelare il condannato dall’esercizio sregolato e indebito del potere punitivo. Tuttavia,
tradizionalmente si percepisce come una grande ingiustizia la condanna dell’innocente e non
l’eccessiva afflittività della condanna di coloro ritenuti colpevoli. I principi assiologici
dell’odierno costituzionalismo esigono un novo paradigma di definizione, comminazione ed
esecuzione delle pene, che consideri il condannato come soggetto di diritto (non come oggetto
di una punizione), e la pena, di conseguenza, come l’imposizione di obblighi e/o divieti. Non
può essere irrogata, ma prima ancora comminata, una pena il cui contenuto non sia
predeterminato tassativamente dalla legge. Perché l’esecuzione penale non si converta in una
pratica di dominio e violenza dell’uomo sull’uomo, la legge penale deve rispettare il canone
della tassatività - oltre che nella qualificazione dei reati - nella configurazione delle sanzioni,
connotandone esattamente il contenuto afflittivo in termini di diritti limitati o sospesi. Questa
prospettiva rileva l’illegittimità della reclusione in quanto irriducibile a obblighi
predeterminabili tassativamente. La cultura giuridica ha da tempo delegittimato le fattispecie
in bianco. È necessario fare altrettanto con le pene in bianco e rendere compatibile lo stato di
detenzione con lo stato di diritto
I nomi della violenza
Oggetto della ricerca che si è svolta è la violenza e il suo rapporto complesso, per certi
aspetti complesso e contraddittorio, con il potere e con il diritto. L'analisi degli approcci
teorici che di tale tema si sono occupati è strutturata intorno alla semantica della
violenza, con l'intento di costruire quello che può definirsi un vero e proprio lessico
della violenza, analizzando, quindi, in primo luogo l'ambito linguistico entro cui porre il
problema della violenza. La violenza ci pone, infatti, innanzitutto di fronte ad un
problema linguistico, di significati, per cui occorre chiedersi di cosa parliamo quando
facciamo riferimento ad essa, sopratutto se analizzata nel suo rapporto con il potere e
con il diritto.
Il concetto di violenza è estremamente complesso e mutevole. In linea generale con
esso si fa riferimento a qualsiasi atto o comportamento che faccia uso della forza fisica
per recare danno ad altri o sulle cose. Ma tale definizione deve fare necessariamente i
conti con la mutevolezza del contesto in cui la violenza si manifesta e con le
motivazioni che la generano: oggi la tipologia degli eventi a cui viene riconosciuta la
qualità di violenza non è limitata alle sole situazioni che implicano l'esercizio della
forza fisica, ma comprende categorie molto più elusive e non materialistiche, è quello
che potrebbe essere definito il “non apparire” della violenza, la sua sublimazione e il
suo svolgersi in modo simbolico.
Il campo semantico entro cui si analizzano gli approcci filosofici che si sono occupati
della violenza è quello del bíos, ossia la vita intesa non in senso naturalistico, ma nel
suo particolare significato di «forma o maniera di vivere propria di un singolo o di un
gruppo». Se bíos è una esistenza qualificata, tra le
qualificazioni della vita è ricompresa la violenza. In questo senso la violenza è una
dimensione della vita. Come insegna Socrate, ritenuto tradizionalmente il primo filosofo
del bíos, è possibile distinguere “la vita”, intesa come esistenza, dalle “vite,” a seconda
delle molteplici qualità e virtù che alla vita stessa possono essere attribuite. E se il
compito dell'uomo politico e, in generale della politica, è, come ci ricorda Aristotele,
occuparsi del bíos, essa deve cercare di fare in modo che la vita degli uomini si svolga
in armonia.
La storia dell'uomo può essere allora letta come la storia della violenza, o meglio, quella
delle strategie che gli uomini hanno messo in pratica contro la propria violenza per
garantire la sopravvivenza della loro comunità. In tale ambito si osserva che la
prevenzione e la cura della violenza è stata affidata a dispositivi di autoimmunizzazione, spesso inefficaci, che si caratterizzano per la loro ambivalenza in
quanto tentano di neutralizzare e regolare la violenza incorporandola. Il diritto moderno,
il rimedio più propriamente curativo della violenza, è l'emblema di questo
misconoscimento della violenza e della sua metabolizzazione all'interno del bíos. Nello
stato moderno, infatti, un soggetto terzo, il sovrano, ha monopolizzato l'esercizio della
violenza e la ha amministrata attraverso le regole. Il diritto, dunque, non elimina la
violenza tra le qualificazioni della vita degli uomini, ma la incorpora trasformandola in
legittima, perché autorizzata, mettendo al bando quella del singolo che diventa
illegittima.
Su tali premesse si sono prese in rassegna le categorie di ordine, potere, identità e
guerra. Concetti che implicano la violenza, ma al tempo stesso fanno parte di bíos in
quanto luoghi in cui il problema della violenza è posto (nel senso di concepito,
conceptus, appunto), talvolta superato, ma sopratutto, dove bíos (vita) e violenza si
rapportano continuamente, tentando di differenziarsi
L'illecito edilizio: il difficile rapporto tra giudizio amministrativo e giudizio penale
Il presente studio si concentra sulle potenziali interferenze tra i giudizi che si instaurano dinanzi al giudice amministrativo e al giudice penale, allorché entrambi siano chiamati a pronunciarsi sulla medesima fattispecie di illecito edilizio, e sui risvolti problematici che ne derivano.
Dopo una preliminare ricostruzione della disciplina sostanziale, in cui sono tratteggiate le linee essenziali dell'abuso consistente nella realizzazione di interventi in assenza di titolo abilitativo e delle connesse sanzioni amministrative e penali, l’analisi si incentra sul peculiare aspetto processuale della rilevanza dell’accertamento dell’illecito edilizio operato da un giudice nei confronti dell’altro.
In tal senso, si pone al centro dell’esame il tema della pregiudiziale penale nel processo amministrativo e si tenta di precisare la rilevanza e i limiti dell’efficacia extrapenale del giudicato, anche alla luce della nuova ipotesi di pregiudiziale penale introdotta dalla l. 7 agosto 2015, n. 124 con l’inserimento, all’art. 21-nonies della l. n. 241 del 1990, del comma 2-bis.
Quindi, ci si interroga sull’esistenza di una speculare pregiudiziale amministrativa nel processo penale, ipotizzando quale influenza possano avere sull’accertamento dell’illecito edilizio operato nel giudizio penale sia l’accertamento del giudice amministrativo sia, più in generale, la sussistenza di un titolo edilizio stabile.
Sulla scorta della predetta analisi, lo studio si conclude osservando come, in nome della tutela del territorio, si tenda a non considerare vincolante ai fini del predetto accertamento né il rilascio di un provvedimento amministrativo né per certi versi la stessa esistenza di un giudicato amministrativo, con tutto quel che ne consegue in termini di rischio di incoerenza e contraddittorietà degli accertamenti giurisdizionali e di pregiudizio per il legittimo affidamento del privato