Archivio Aperto di Ateneo
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    5899 research outputs found

    The art of the miniature in Somali poetry

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    The article is about 'balwo', a modern Somali poetic genre created during the 40s by a young poet called Cabdi Deeqsi. The author describes its origins, characteristics, spread and its position within Somali poetry, providing several poems.Maqaalku wuxuu ku saabsanyahay heesta loo yaqaan "balwo", oo 40meeyadii uu curiyay gabyaaga Cabdi Deeqsi. Qoraagu wuxuu ka hadlayaa maansadaas asalkeeda, astaamaha guud ee u gaarka ah, sida ay u faaftay iyo halka ay ka gashay maansa Soomaaliyeed, isagoo adeegsanaya tusaalooyin badan.L'articolo concerne il 'balwo', un genere poetico somalo introdotto negli anni '40 dal giovane poeta Abdi Deqsi. L'autore ne descrive le origini, le caratteristiche principali, la diffusione e la collocazione all'interno della poesia somala, fornendo numerosi esempi.Link: http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13696815.2011.58145

    Considerazioni teoretiche sul concetto di Interesse Pubblico

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    Quante volte, nei dibattiti e nei discorsi politici, o in discussioni accademiche riguardanti il settore pubblico, il ruolo dello Stato e dei gruppi di pressione, è possibile imbattersi nell’espressione ‘Interesse Pubblico’? L’obiettivo della mia ricerca è l’analisi, dal punto di vista della teoria politica ma in un’ottica multi-disciplinare, del concetto stesso di Interesse Pubblico. Partendo da un’analisi semantica dei concetti di interesse e di pubblico, cerco di riassumere lo stato della lettaratura sul tema e di sottolineare le difficoltà che hanno incontrato i diversi tentativi di una definizione chiara e completa del concetto, provando infine a costruire un nuovo schema tipologico che dia conto di cinque possibili concezioni di Interesse Pubblico (formalista, sostantiva, proceduralestipulativa, aggregativa, realista), delle quali provo a discutere i principali problemi teoretici e le implicazioni latenti, soprattutto riguardo ai quadri politici da esse delineati e al loro giudizio sull’attività dei gruppi di interesse e delle lobby nell’arena socio-politica

    Profili peculiari del nuovo contenzioso in materia di appalti pubblici : strumenti di tutela e nuovi poteri del giudice amministrativo

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    Il presente lavoro si propone di analizzare le peculiarità del nuovo giudizio in materia di appalti pubblici, la cui disciplina, introdotta dall’art. 245 del Codice dei contratti pubblici e modificata dal d.lgs. n. 53 del 2010 (emanato in recepimento della direttiva ricorsi 2007/66/Ce), è stata poi trasfusa, con ulteriori modifiche, nel nuovo Codice del processo amministrativo (d.lgs. n. 104 del 2010), dedicando particolare attenzione a quelle disposizioni che attribuiscono al giudice amministrativo incisivi poteri di intervento. Lo studio delle peculiarità del contenzioso in materia di appalti pubblici rappresenta, infatti, il punto di partenza per una riflessione sulla recente tendenza della giurisdizione amministrativa a sviluppare profili propri di un giudizio di tipo oggettivo, orientato, oltre che alla mera soddisfazione delle parti, al ripristino della legalità violata e, nel caso degli appalti, attento essenzialmente alla tutela “rafforzata” del valore della concorrenza

    Tutela dell'ambiente e responsabilità sociale d'impresa : i nuovi strumenti della sostenibilità aziendale

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    La tesi di dottorato ripercorre l’evoluzione del ruolo delle imprese nell’economia globale, soffermandosi inizialmente sulle diverse teorie economiche e giuridiche che hanno caratterizzato il rapporto fra impresa e società. Sotto tale profilo, il lavoro tende a verificare se, nel terzo millennio, la responsabilità sociale si sia oramai definitivamente imposta come fondamentale strategia per lo sviluppo commerciale dell’impresa, ovvero se, ancora ai giorni nostri, questa debba essere considerata quale mera tecnica di maquillage o di buonismo imprenditoriale, destinata pertanto a tramontare al pari di altre passate “mode” imprenditoriali. Ripercorre a tal fine la nascita e l’evoluzione del concetto di responsabilità sociale, i diversi significati del sintagma, e la diatriba che ha animato il dibattito giuridico-economico di tutto il novecento, approfondendo la contrapposizione tra “shareholder value” e “stakeholder theory” e la discussione sviluppatasi in Europa e nel nostro Paese, sino a giungere ai giorni nostri ed all’imperante crisi economica globale ed ai casi di malcostume finanziario. Giunge in tal modo alla nota definizione fornita dal Libro Verde dell’Unione Europea “Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale d’impresa”. Relativamente al Libro Verde, analizza le risposte fornite dagli stakeholders - osservando compiutamente le diverse accezioni del significato stesso di stakeholders - approfondendo le diverse soluzioni da questi prospettate. Degna di rilievo è inoltre, la disamina dei profili attinenti la correlazione tra diritto, etica ed economia che nascono in relazione al riconoscimento di una responsabilità sociale dell’impresa, quale tentativo di superare la mancanza di regole comuni che caratterizza l’economia globalizzata, nonché il rapporto intercorrente fra RSI ed impresa sociale, anche alla luce del D.Lgs. 24 marzo 2006, n. 155, sull’impresa sociale. Il lavoro, partendo dalla definizione di RSI fornita dal Libro Verde, evidenzia due differenti ambiti applicativi della stessa, quello sociale e quello ambientale. Inquadra poi la ricerca sugli aspetti prettamente ecologici della cd. “responsabilità ambientale d’impresa” (RAI), verificando se alla luce delle recenti innovazioni normative e dei più moderni orientamenti dottrinali e giurisprudenziali, le due categorie giuridiche della tutela dei diritti umani e della tutela dell’ambiente possano oggi essere ricomprese nell’unico genus della responsabilità sociale ovvero se debbano essere scisse e ricomposte nelle classi separate e distinte della responsabilità sociale e della responsabilità ambientale d’impresa. Sotto tale profilo, ripercorre i motivi della minore attenzione della dottrina e delle imprese nei confronti della tutela dell’ambiente e l’evoluzione sia a livello nazionale che comunitario della normativa ambientale.Per quanto concerne l’evoluzione del diritto dell’ambiente in Italia, approfondisce l’esegesi dell’art. 9 Cost e l’attività interpretativa delle Corti, in particolare della corte Costituzionale, fino ad arrivare alla modifica del Titolo V Cost. ed all’introduzione dell’ambiente come bene costituzionalmente protetto. Medesima analisi è stata svolta relativamente allo sviluppo della politica ambientale a livello comunitario ed internazionale. Partendo dal “Rapporto Brundtland”, analizza il concetto di “sviluppo sostenibile” e si sofferma su come tale nozione abbia sostituito, ai giorni nostri, le cd. teorie dei limiti allo sviluppo umano, e sia oramai permeata nel tessuto normativo nazionale fungendo da criterio guida della politica ambientale. Si sofferma poi sul cd. “Principio di integrazione” delle esigenze ambientali nelle altre politiche comunitarie, osservando la nuova coscienza ecologica nel mondo ed i sei programmi d’azione dell’UE in materia ambientale, nonché il ruolo dell’UE e degli Stati membri nello sviluppo della responsabilità ambientale d’impresa. La ricerca prende ancora in esame la "Dichiarazione su ambiente e sviluppo”, il programma “Agenda 21” ed Protocollo di Kyoto, nonché il cd. Principio di integrazione e l’interpretazione giurisprudenziale di tale principio sia livello nazionale che comunitario. Il lavoro di dottorato pone in luce come la RAI si caratterizzi per l’impegno assunto dall’impresa secondo l’approccio “Triple Bottom Line” ed approfondisce i benefici in termini sia di vantaggi “interni” che “esterni” derivanti dall’adozione di pratiche di responsabilità ambientale. Sotto tale profilo, analizza, nello specifico, il rapporto costi/benefici della RAI, affrontando il concetto di costo ambientale ulteriore e la considerazione che i benefici della responsabilità ambientale non siano sempre agilmente quantificabili, parlandosi del cd. Patrimonio immateriale dell’impresa. A tal fine, rileva la necessità di target ed indicatori ambientali uniformi come base per i modelli di rendicontazione della responsabilità ambientale d'impresa. Indaga poi criticamente la praticabilità delle scelte di responsabilità ambientale per le piccole e medie imprese, indugiando sulla cd. “internazionalizzazione sostenibile” e sull’analisi critica della cd. “internazionalizzazione al ribasso”. Ulteriore approfondimento critico viene svolto sul ruolo del consumatore - sotto il duplice profilo di soggetto che assume la funzione di indirizzare il mercato verso comportamenti socialmente etici e, a sua volta, di destinatario di comportamenti irresponsabili nella sua qualità di soggetto debole della filiera produttiva - rilevando come il consumatore di oggi, anche grazie al ruolo svolto dalle associazioni dei consumatori, non sia più passivo utilizzatore di beni e servizi, che subisce gli andamenti del mercato, ma un soggetto consapevole, che si informa attraverso i nuovi mezzi di comunicazione, che pondera elementi non più esclusivamente economici e compie scelte anche di natura etica. Rileva poi come le attività e le strategie predisposte dalle imprese, possono risultare efficaci solo se correttamente portate alla conoscenza del vasto pubblico; in tal senso osserva come la comunicazione, e la diffusione della comunicazione di massa in particolare, assolvano un ruolo fondamentale per alimentare la RAI, affrontando altresì i rischi insiti nella nuova comunicazione ambientale. Interessante è il profilo dedicato agli strumenti giuridici di cui dispone l’ordinamento per garantire il rispetto degli impegni di responsabilità sociale ed ambientale assunti volontariamente dall’impresa, analizzando il rapporto tra soft law ed hard law. A tal fine, esamina i codici etici e di condotta e la disciplina dettata delle pratiche commerciali sleali, il principio di trasparenza e la Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni ambientali, nonché la normativa di cui al D.Lgs. 231/2001. Da ultimo, si sofferma su una analisi critica degli strumenti per valutare le condotte responsabili delle imprese, focalizzando l’attenzione sulla certificazione ambientale e fornendo una analisi critica dell’evoluzione del regolamento Emas in Europa e del rapporto con la disciplina fornita dalla norma internazionale ISO 14001

    Studio di biosensori basati su aptameri applicati alla salute dell’uomo

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    Negli ultimi anni l’integrazione di diverse discipline scientifiche quali la bioelettronica, la genomica e le scienze informatiche, ha consentito la realizzazione di nuovi dispositivi analitici chiamati biosensori applicabili in svariati settori quali la diagnostica medica, ambientale o agroalimentare. I biosensori sono strumenti analitici in grado di convertire un’attività biologica in un segnale quantificabile di tipo elettrochimico, ottico o acustico, mediante la stretta integrazione di un elemento biologico sensibile, come ad esempio anticorpi, enzimi, DNA o cellule intere, ad un sistema strumentale di trasduzione e di analisi dei dati [Turner, et al., 1987]. Tali sistemi analitici sfruttano principalmente le caratteristiche di specificità, affinità e reattività di alcune molecole biologiche per un corrispondente ligando. In Fig. 1 è riportato lo schema generale secondo il quale operano i biosensori. L’analita da misurare reagisce con la molecola biologica sensibile, generalmente immobilizzata su un supporto integrato al trasduttore o direttamente su di esso, come ad esempio una fibra ottica o un chip di silicio, il quale misura la variazione di un parametro fisico e la reazione conseguente [Vo-Dinh T. and Cullum B., 2000]. I principali vantaggi nell'utilizzo dei biosensori sono: elevata specificità e sensibilità, semplicità nell'uso, basso costo della strumentazione, velocità di risposta, ridotto pretrattamento del campione, piccole dimensioni e facilità di trasporto per misurazioni in situ. Inoltre elementi immobilizzati di riconoscimento biologico possono essere rigenerati e riutilizzati per ripetute analisi [Lundström, 1994]. Le tecnologie che hanno portato allo sviluppo dei biosensori si sono successivamente evolute nella realizzazione dei microarray, che, di fatto, rappresentano delle matrici ordinate di elementi biologici sensibili. I microarray, consentono di monitorare molteplici interazioni biologiche contemporaneamente e di valutare le interazioni di tipo cinetico e non, tra l’elemento biologico (sonda) immobilizzato e il ligando in soluzione. In questo tipo di dispositivi analitici, microscopiche aree, costituite da molecole di cattura e disposte secondo specifici criteri, sono immobilizzate e allineate su un supporto. Questo rende possibile la determinazione in parallelo di migliaia di eventi biologici, attraverso un trasduttore o indicatore di altro genere, che trasformano la risposta numerica in un segnale acquisito [Scarano et al., 2010]. I biosensori insieme ai microarray fin dalle loro prime realizzazioni hanno mostrato un grande potenziale applicativo in vari campi tra i quali la diagnostica clinica, il monitoraggio ambientale e dei processi di fermentazione, le applicazioni militari e di difesa, il controllo della sicurezza degli alimenti. Dal momento che i biosensori sono costituiti da una componente biologica e da un sistema di trasduzione, in linea con le competenze tecnico-scientifiche precedentemente maturate, abbiamo deciso di focalizzare le ricerche svolte durante il dottorato principalmente sullo studio dell’elemento biologico sensibile, allo scopo di apportare nuove conoscenze sulle potenzialità applicative di molecole di differente affinità nella realizzazione di biosensori e microsistemi da destinare alla salute umana. A causa della necessità di doversi avvalere di diverse tecnologie ed attingere a competenze multidisciplinari, soprattutto per quanto riguardava la componente di trasduzione, le sperimentazioni sono state condotte in differenti laboratori. Presso il Centro Ricerche Casaccia dell’ ENEA, si sono messi a punto dei microarray, presso l’Università Comenius a Bratislava si sono studiati i biosensori QCM e presso l’Università di Roma Tre in collaborazione con il CNR, sono state preparate superfici sensibili per applicazioni in dispositivi SERS. Le sperimentazioni sono state ideate e condotte con il comune obiettivo di identificare quale fosse il migliore approccio tecnologico e metodologico di misura e quali fossero le prestazioni delle molecole di differente affinità utilizzabili per lo sviluppo di un nuovo biosensore applicabile alla tutela della salute. In un primo approccio abbiamo studiato un sistema microarray in condizioni standard con limiti di rilevabilità bassi e sviluppato un test immunologico in formato microarray per l'analisi simultanea di micotossine in particolare l’aflatossina e la fumonisina e le caspasi. La qualità dei dati di microarray è paragonabile ai dati risultanti dall’ immunosaggi basati sulle micropiastre (ELISA). Il nostro metodo potrebbe essere utilizzato come uno strumento semi-quantitativo per un rapido pre-screening, anche se sono necessarie ulteriori indagini al fine di migliorare le prestazioni strumentali in termini di sensibilità. In una fase successiva abbiamo introdotto nel nostro studio gli aptameri come elemento biosensibile (fig.2). Gli aptameri sono acidi nucleici caratterizzati da una specifica struttura tridimensionale, che si legano direttamente alla proteina target con un’ affinità all’analita paragonabile a quella degli anticorpi [Ellington and Szostak, 1990]. Nel nostro lavoro abbiamo usato, come sistemi modello, due diversi aptameri quello della trombina [Bock et al., 1992], spesso usato nella biosensoristica, e quello della ocratossina [Cruz-Aguado and Penner, 2008], in associazione con le loro proteine. I nostri esperimenti dimostrano che gli aptameri sono equivalenti agli anticorpi in termini di specificità e sensibilità. Abbiamo inoltre studiato i metodi acustici, come Quartz Crystal Microbalance (QCM) che permettono di misurare direttamente le interazioni ligando-recettore attraverso variazioni della massa sul quarzo. Con questo biosensore è possibile stimare la massa depositata in funzione della variazione della frequenza di oscillazione utilizzando l’equazione di Sauerbrey [Sauerbrey, 1959]. L’incremento della massa sul quarzo è inversamente proporzionale alla frequenza. Questo permette la rilevazione di tossine a basso peso molecolare e proteine. Inoltre è stato visto, durante questa fase sperimentale svolta a Bratislava, che le interazioni di legame aptamero-proteina dipendono dal giusto rapporto di ioni presenti in soluzione che sono probabilmente responsabili della stabilità e della formazione della struttura 3-D dell’ aptamero portatrice della stabilità e specificità del sito di legame. In confronto agli anticorpi, gli aptameri hanno diversi vantaggi, come l’elevate specificità e l’affinità, le ridotte dimensioni, sono inoltre sintetizzati chimicamente, quindi non sono necessari animali o colture cellulari e sono facilmente modificabili (marcatura con radioattivo, code fluorescenti e biotinilate). Il miglioramento della sensibilità, prodotta cambiando l'elemento selettivo (da anticorpi ad aptameri), è stata implementata ulteriormente, applicando un trasduttore diverso (da acustica a metodi ottici). Quindi abbiamo cercato di sviluppare una superficie sensibile Fig. 2: Struttura dell’aptamero a DNA che lega la trombina nel sito di legame per fibrinogeno [Hianik, 2009]. 4 per un biosensore ottico basato su metodo di analisi diretta e che non richiedesse modifiche del recettore, con l'obiettivo di superare i metodi di rilevamento indiretto studiati in letteratura. Abbiamo affrontato lo sviluppo di un sistema di rilevazione per tutti i tipi di analiti, proponendo una superficie sensibile per una camera microfluidica di un nanoaptasensor che si basa sulla spettroscopia SERS (Suface Enhanced Raman Spectroscopy). Tra i metodi di rilevamento ottico, la spettroscopia SERS si distingue per diversi vantaggi, tra i quali ci sono, la sensibilità, infatti, una singola molecola è in grado di portare cambiamenti nello spettro, e la specificità della sonda spettrale che è eccellente in confronto ai metodi in fluorescenza. I biosensori basati su aptameri che usano la spettroscopia SERS sono solitamente realizzati da una struttura, definita nella letteratura scientifica, sandwich: la proteina risulta inserita tra l’aptamero che lega il substrato e quello che invece è legato a sua volta alla sonda SERS, ad esempio una nano-particella d’oro, dando origine ad un arrangiamento che mostra la proteina analizzata nel mezzo come appunto in un sandwich [Sassolas et al., 2011]. Il limite di questo sistema è sicuramente quello di avere diversi passaggi prima della reale misura. Al fine di superare questo inconveniente abbiamo sviluppato una superficie sensibile che consente di utilizzare come ultimo stadio la deposizione della molecola target per eseguire un’analisi diretta di campioni biologici. In conclusione, abbiamo studiato diversi approcci sperimentali per lo sviluppo di superfici biosensibili dei biosensori. In primo luogo, abbiamo sviluppato un metodo rapido, multi - parametrico, sensibile e poco costoso per la rilevazione di micotossine per la sicurezza alimentare e per le applicazioni di caspasi nella salute dell’uomo. In seguito lo studio è progredito alla messa a punto di un bioreceptor diverso, scegliendo aptameri come elemento selettivo, studiando la sensibilità del metodo QCM. Infine, abbiamo progettato una superficie sensibile per un diverso metodo di rilevazione quale il metodo ottico (SERS), che avesse una maggiore sensibilità rispetto ai metodi acustici. Questo miglioramento finale potrebbe consentire la possibilità di presentare un futuro brevetto

    Nuovi approfondimenti riguardo il Quorum Sensing e altri processi legati all’infezione in Pseudomonas aeruginosa e Burkholderia cenocepacia

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    Pseudomonas aeruginosa and Burkholderia cenocepacia, beside their relevance as a nosocomial pathogens, cause lethal chronic lung infections in the vast majority of cystic fibrosis (CF) patients. Once established, the CF lung infection is impossible to eradicate with traditional antimicrobial therapies. The main body of this project has been focused on P. aeruginosa. In this bacterium the Quorum Sensing (QS) system coordinates the production of virulence factors in a cell density-dependent manner via the secretion of specific signal molecules. During growth the bacteria secrete the signal molecules, which accumulate in the surrounding environment as the population density increases. When a threshold concentration is reached, the receptor is activated by the binding with the cognate signal molecule and triggers the expression of several genes, including virulence genes. P. aeruginosa has two QS systems relying on the production of acylated- homoserine lactone (acyl-HSL) as signal molecules: the las and rhl systems. The lasI gene encodes the LasI synthase producing the N-3-oxo-dodecanoyl-homoserine lactone (3-oxo-C12-HSL) signal molecule, that binds to the LasR receptor encoded by lasR. The rsaL and qscR genes encode repressors of lasI and constitute an integral part of the las QS system, since they respond to 3-oxo-C12-HSL. The rhl system is organized similarly to the las one: the rhlI and rhlR genes encode, respectively, for the RhlI synthase and the RhlR receptor of the N-butyryl-homoserin lactone (C4-HSL) signal molecule. The signal-activated LasR and RhlR receptors regulate transcription of hundreds of genes, including the genes encoding a third QS system, based on the production of a different signal molecule, and the vast majority of virulence genes. In P. aeruginosa many regulators have been found to affect the expression of the las and rhl genes, although their mechanism of action remains largely unknown. In particular, only the Vfr protein has been shown to directly activate lasR transcription. Besides las and rhl mutants, also a vfr mutant shows reduced virulence in murine models, suggesting that also the QS regulators could be feasible drug-targets. The main objective of this project has been the identification and functional characterization of transcriptional factors that directly regulate the las and rhl genes. To achieve this objective, six DNA fragments corresponding to the promoters of lasR, lasI, rsaL, qscR, rhlR and rhlI were independently conjugated to a chromatography resin and incubated with protein crude extracts prepared from P. aeruginosa cultures. The proteins able to specifically bind each DNA bait were recovered, separated by SDSPAGE and identified by MALDI-TOF mass spectrometry. Overall, 25 proteins bound on the promoter regions of the QS genes were identified. Out of these, fifteen factors were selected for further analysis as possible QS regulators. Noteworthy, the activator Vfr, already known to directly bind the lasR promoter, was recovered using this promoter as a bait. A set of fifteen P. aeruginosa mutants, each one deleted in one of the genes encoding the selected proteins, was generated. In each mutant the activity of correspondent target promoter was compared with that of the wild type, by means of transcriptional fusions between the promoter region of the target genes and the reporter system lux. In this system the production of bioluminescence is proportional to the promoter activity. Among the newly identified factors, we showed for the first time that the histon-like proteins MvaT and MvaU directly control the transcription of the las genes. In particular, MvaU is a repressor of both rsaL and lasI transcription, while MvaT represses lasI and qscR transcription and activates lasR transcription. MvaT and MvaU are global regulators of gene expression and on some promoters can also interact each other. The interplay between these two proteins in regulating QS genes is a complex issue that will be the object of future studies. Unexpectedly, mutations in the other genes here investigated did not cause evident effects on the activity of the corresponding target promoter under the tested laboratory conditions. A possible explanation for this result is that some of these factors are actually QS regulators, but they are not sufficiently expressed and/or active in the standard growth conditions we have used. To verify this hypothesis, we decided to test the activity of target promoters in recombinant P. aeruginosa strains over-expressing the putative QS regulators. We focused on the six factors retrieved on the lasR promoter. The results showed that PA3699 over-expression strongly repressed lasR promoter activity during the whole growth curve, without affecting cell growth. The ability of PA3699 to repress lasR expression was also confirmed in the heterologous host Escherichia coli. Moreover, the PA3699 protein was purified and its capability to bind in vitro the lasR promoter region was demonstrated by electrophoretic mobility shift assay. Overall, these results show that PA3699 is a repressor of lasR expression. Since PA3699 mutation has no effect on lasR expression under standard cultural conditions, it is likely that this regulator is activated by specific environmental/metabolic stimuli. This could be the case also for the other proteins identified in this study. Environmental and metabolic stimuli increasing the expression/activity of PA3699 and of the other putative regulators identified in this project are currently under investigation. A minor objective of this part of the project has been the screening of the Prestwick Chemical Library of FDA-approved drugs for the identification of possible secondary activities against P. aeruginosa QS. The screening was performed by using a biosensor able to detect 3-oxo-C12-HSL levels. Among the 1120 compounds tested, 9 displayed a QS-inhibitory effect. The anti-Pseudomonas activity of the most promising compound is currently under investigation in murine models of chronic lung infection. The second part of this project has been focused on B. cenocepacia, a member of the B. cepacia complex (Bcc). This group of strictly related bacteria is the second most important Gram negative pathogen, infecting the CF patients. Like many pathogens, including P. aeruginosa, B. cenocepacia is highly resistant to a wide range of antibiotics due to the production of drug-efflux pumps belonging to the Resistance-Nodulation-cell Division (RND) family. It is emerging the notion that, beside exogenous toxic compounds, RND efflux pumps are involved in the secretion of bacterial products important for virulence, including factors involved in biofilm formation. The biofilm is a bacterial community encased in a self-produced extracellular matrix and confers resistance to antibiotics and to the host immune systems, playing a major role in CF lung infection. The RND efflux pumps have been mainly studied for their effect on antibiotic resistance, while little is known about their impact on cell-physiology and virulence-related phenotypes. A preliminary transcriptomic study showed that mutants inactivated in the D4 and D9 RND- drug efflux systems of B. cenocepacia displayed altered expression of flagella-related genes. Since flagellar motility (a phenotype named swimming) is strictly connected to virulence and to biofilm formation, we tested the effect of these mutation on swimming and biofilm. Results showed that, in accordance with transcriptomic data, the D4 and D9 mutants showed increased and decreased swimming motility with respect to the wild type, respectively. Therefore the inactivation of distinct RND systems can have a dramatically different effect on a specific virulence-related phenotype. Interestingly, both the mutants showed increased biofilm formation with respect to the wild type. Since biofilm formation is a pleiotropic and complex phenotype it is not easy to correlate this result only to flagella genes expression. Many companies are developing Efflux Pumps Inhibitors (EPIs) as antibiotic therapy adjuvants. In this view, a relevant result of this research is that inactivation of efflux pumps can enhance biofilm formation and, sometimes, motility, raising serious concerns about the use of EPIs in therapy. Indeed, the use of EPIs could be, on one side positive for helping the antibiotic therapy, on the other side, it could promote biofilm formation and chronic infection. More detailed study on the effect of RND efflux pumps in virulence-related phenotypes and chronic infection are therefore strongly desirable

    Ruolo di AMBRA1 nell’omeostasi del tessuto nervoso e in processi neurodegenerativi

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    My PhD project focused on the role of AMBRA1 in mouse brain in physiological and pathological conditions. Ambra1 (“Activating Molecule in Beclin 1 Regulated-Autophagy”) is a recently identified gene encoding for a large protein (around 130 kDa), with an N-terminal WD40 domain (Fimia et al., 2007). Ambra1 gene is highly conserved among vertebrates, and is expressed in different splicing isoforms. In the developing mouse, AMBRA1 protein shows abundant expression in the central and peripheral nervous system. At embryonic day 8.5 (E8.5), AMBRA1 is present in the neuroepithelium, while at E11.5 protein expression is localized to the ventral-most part of the spinal cord, the encephalic vesicles, the neural retina, and the dorsal root ganglia. This distribution pattern suggests that AMBRA1 is centrally involved in the proper development of the nervous system. Indeed, Ambra1gt/gt mice, obtained by gene trapping technique, and displaying a deficient expression of the protein, show early and severe neuropathological features, including neuroepithelial hyperplasia and defective neural tube closure, leading to embryonic death (Fimia et al., 2007; Cecconi et al., 2008). These disturbances appear to derive from dysfunctions in the autophagic process, also resulting in an imbalance of apoptotic cell death and cell proliferation. These data, together with in vitro evidence, allowed proving a regulatory role of AMBRA1 in autophagy activation in vertebrates (Fimia et a., 2007). Autophagy is involved in the intracellular turnover of proteins and cell organelles, and has an important role in regulating cell fate in response to stress (Levine, 2005). Three types of autophagy have been described: microautophagy, chaperone-mediated autophagy and macroautophagy. The last one is a bulk degradation pathway and the only intracellular mechanism potentially capable of degrading large protein aggregates or damaged organelles. A cup-shaped isolation membrane forms around cytosolic components, eventually fusing to form a double membrane bound vesicle, the so-called “autophagic vacuole” (AV) (Mizushima et al., 2002). In thi respect AMBRA1 is essential in the induction of AV formation (Di Bartolomeo et al, 2010). Recent studies show that macroautophagy is constitutively active in healthy neurons and is vital to cell survival (Bolland and Nixon, 2006). Mice lacking either Atg5 or Atg7 genes exhibit motor and behavioral deficits as well as degeneration of specific neuronal subtypes (Hara et al., 2006; Komatsu et al., 2006). Diffuse protein aggregates appear in surviving neurons within several brain regions, culminating in the formation of toxic inclusion bodies. This supports an essential role of autophagy is for neuronal health. The evidence so far presented and the severe neuropathological phenotype of Ambra1gt/gt mice prompted us to investigate the expression of AMBRA1 protein in adult mouse CNS, in physiological and pathological conditions. The main results obtained from the research and described in this thesis can be summarized as follows: 1. I provided the first neuroanatomical/histological/ ultrastructural map of the distribution of AMBRA1 expression in mouse brain taking advantage of immunohistochemical, immunofluorescence and immunoelectron microscopy approaches. Wide presence of the protein in the forebrain, midbrain, and hindbrain was observed, demonstrating prevalent expression in neurons, even though astrocytes and microglial cells also contain moderate levels of AMBRA1. This suggests that in physiological conditions AMBRA1 is crucial for neural tissue homeostasis. Ultrastructural analysis revealing association of with the endoplasmic reticulum strongly supports AMBRA1 activity in regulating basal autophagy, essential for neuronal survival. Detailed examination of different brain territories along the rostro-caudal axis allowed me to show that AMBRA1 content varies among brain regions, neuronal populations, and subtypes. The concentration of neuronal AMBRA1 appears at least partially related to cell volume. Neurons featuring a large soma, highly brached dendrites and long axons generally display higher immunoreactivity, compared to smaller cells. Among these, mitral cells in the olfactory bulb, giant pyramidal neurons of the neocortex, motor neurons of the brainstem, Purkinje cells of the cerebellar cortex are paradigmatic. Some of these giant neurons have also been described to contain other pro-autophagic molecules (Tamura et al., 2010), suggesting that their high metabolic and turnover rates are likely to involve large amounts of autophagy regulators, such as AMBRA1. Even more interestingly, we also found some correlation between AMBRA1 content and other parameters, namely susceptibility to damage. In particular, some neuronal subsets, which are selectively spared by neurodegenerative insults, demonstrably contain high levels of the protein. Representative examples of this concept are cholinergic interneurons in the corpus striatum, virtually unaffected by Huntington’s Disease (HD), and CA3 pyramidal neurons of the hippocampus, resistant to Alzheimer’s Disease (AD) and to ischemic injury. Importantly, this pathology is suggested to involve inefficient regulation of autophagic processes (Jaeger et al., 2009)). However, in some cases, neurons showing relatively high AMBRA1 content are target of specific neurodegenerative disease. For instance, Purkinje and mitral cells are both affected by the so-called “Purkinje cell death” (pcd) pathology. Remarkably, in this syndrome neuronal cell loss which probably occurs through the autophagic, rather than apoptotic, pathway, indicating that dysregulation of autophagy, possibly involving also AMBRA1 expression, may participate to some neuropathologies. 2. I highlighted important age-related variations in AMBRA1 expression in regions prone to neurodegeneration, such as the neocortex and hippocampus during normal and Alzheimer-like ageing. For this part of the project, I used a WT and transgenic strain for AD (Tg2576) at different time points. In the neocortex, the high levels of AMBRA1 in normal young mouse led me to hypothesize that AMBRA1 is essential for a faultless maturation of neocortical neurons. Interestingly, Tg2576 mice show lower AMBRA1 content at the very onset of disease, when most of the histopathological hallmarks are still undetectable, thus suggesting the possible involvement of AMBRA1 down-regulation in the impaired plasticity of neuronal circuits. During normal adulthood, we found an overall decrease of AMBRA1 content which may reflect a relatively balanced cell activity, with a stable regulation of biosynthesis and degradation pathways. The novel increase of the protein in the aged neocortex, which is independent of the genotype, may instead suggest that AMBRA1 is up-regulated in this critical period, since brain ageing likely requires a higher rate of basal autophagy also to counteract oxidative stress and consequent accumulation of damaged organelles. Differences in AMBRA1 expression are not only related to age, but even to the specific brain region, since the the neocortex and the hippocampus show different behavior during ageing and pathological progression. In particular, overall levels in young mouse hippocampal formation are similar in the two genotypes. However, a different distribution in hippocampal subregions of Tg2576 animals compared to WT was detected. In fact, the neurogenic region of dentate gyrus is more intensely AMBRA1 immunoreactive in the transgenic animals than in WT, thus suggesting that in the pathological condition an early response involving enhanced neurogenesis may occur to cope the first deficits. Then we found a decrease in AMBRA1 level during adulthood and ageing in both genotypes, even though, at 18 months, the transgenic hippocampus shows a further drop in AMBRA1 reactivity, possibly contributing to neurodegeneration. 3. I showed that AMBRA1 expression can be induced in dopaminergic neurons by a mild 1-Methyl-4-phenyl-1,2,3,6-tetrahydropyridine (MPTP) treatment, producing a pharmacological model of early PD. Importantly, similar effects are also observed in a genetic model of genomic instability (ERCC1 mutants) which is associated with an early PD-like phenotype. These findings support the involvement of AMBRA1 in cellular response against oxidative imbalance in dopaminergic neurons that are closely related to PD onset. Surprisingly, AMBRA1 levels increase in both the substantia nigra (SN) and ventral tegmental area (VTA), the former of which turns to cell death in PD while the latter is spared. One could envision that the activation of the autophagic pathway by AMBRA1 up-regulation, can be defensive in some cases and detrimental in others, strictly depending on the specific neuronal population. To this respect, it is worth noting that the features of neuronal cell death in PD are still debated, because it seems to bring back to autophagic cell death. In conclusion, the results obtained in my PhD project suggest that AMBRA1 is a fundamental molecule in the nervous tissue, given the abundant content in neurons, although to different degree with respect to the brain area and neuronal population. In addition, modulation of AMBRA1 expression may be critical for establishing, promoting or counteracting neurodegenerating processes. Thus, our study opens the way to further investigations aimed to defining the precise contribution of AMBRA1 to nervous tissue development, homeostasis and response to acute or chronic injury

    Somalia. Il sangue e l'incenso. La "follia universitaria" nella bufera somala

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    Questo saggio raccoglie la testimonianza degli avvenimenti non solo politici verificatisi durante il ventennio 1970-1990, anni che l'autore trascorse in Somalia, insieme all'esperienza relativa al progetto di cooperazione universitaria in seno all'Università Nazionale Somala di Mogadiscio.Buuggani wuxuu soo koobayaa dhacdooyinka uu qoraagu goobjoog ku ahaa oo aan ku saabsanayn keliya kuwa siyaasadeed ee dhacay labaatanka sano (1970-1990)oo qoraagu ku sugnaa Soomaaliya, ee waxaa wehliya waaya-aragnimadiisa xagga iskaashiga jaamavadeed ee lagu waday Jaamacadda Ummadda Soomaaliyeed ee Muqdisho.This essay is the account of not only political events occurred in Somalia between 1970-1990, period in which the author lived in the country. In addition, he reports about the experience of the university cooperation project between Italy and Somalia within the Somali National University of Mogadishu

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