Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
5899 research outputs found
Sort by
Growth of cosmological perturbations in Dark Energy universes
In this thesis I focused my attention on dark energy, the mysterious responsible of the observed accelerated
expansion rate of our universe. Since the various different models of dark energy are degenerated respect to the observable related only to the expansion history of the universe, I have studied their predictions on the growth of linear perturbations, which provides an additional observable useful to remove the existent degeneracy. However, I found that the actual data related to the growth factor, such as the matter power spectrum from Lyman alpha forests and from 2dF galaxies, the redshift distortion and the baryonic acoustic oscillations cannot put tight constraints on the models, since the errors are still too large. The main models studied in this work are the "coupling model", where dark energy is represented by a scalar field coupled to matter, f(R) models and Dvali-Gabadadze-Porrati model, a class of theories which try to explain the accelerated expansion through modification of standard Einstein gravity. They all give very different predictions for the growth of perturbations with respect to the standard LambaCDM
model thus providing a way to discriminate them. Since many experiments in the near future will test dark energy, with unprecedented precision, through its effects on the linear growth of matter perturbations, it is therefore important to find simple yet general parametrizations of the linear growth rate. I showed that a simple fitting formula that generalizes previous expressions reproduces the growth function in models that allow for a growth faster than standard, as for instance in the interacting or scalar-tensor models. This kind of parametrizations turns out to be a very useful tool when one tries to compare the model to observational data. Then I also have parametrized the growth in a large class of models, such as the f(R). The thesis also includes forecasts on the constraints that future data, coming both from satellite or ground based surveys, will put on cosmological parameters such as the growth rate. I used a Fisher matrix approach, using as observable data the information contained in the matter power spectrum, included the one coming from baryonic acoustic oscillations. I found that the improvement in constraining the parameters should be as great as to distinguish among different models
Eteroepitassia di Ge su Si per dispositivi mesoscopici
Lo studio di eterostrutture contenenti leghe SiGe ad alta concentrazione di Ge sta suscitando negli ultimi anni un crescente interesse in ambito scientifico e tecnologico.
La peculiarità di poter controllare le proprietà elettroniche (energia di gap e allineamenti di banda) delle eterostrutture attraverso la sequenza degli strati cresciuti (ingegneria di banda) si associa in questi materiali alle ben note proprietà del germanio: mobilità dei portatori più elevata rispetto al Si, dovuta a una minore massa efficace, e valori della gap diretta e indiretta di energia pienamente utilizzabili per la rivelazione di segnali optoelettronici. Le caratteristiche menzionate e l’integrabilità di questi materiali all’interno della tecnologia vigente rendono queste eterostrutture molto interessanti per un ampia gamma di applicazioni, come la realizzazione di dispositivi elettronici e opto-elettronici ad alte prestazioni e lo studio di sistemi a dimensionalità ridotta.
Il principale ostacolo nell’uso di eterostrutture SiGe con elevato contenuto di Ge su Si è legato alla difficoltà di crescere campioni con adeguata qualità cristallina, a causa dell’elevato disaccordo reticolare fra silicio e germanio pari al 4%. Di contro la crescita di materiali con disaccordo reticolare, capace di produrre eterostrutture soggette a campi di deformazione elastica, permette di modificare la simmetria cristallina dei materiali da cubica a tetragonale. Questo si riflette direttamente nelle proprietà elettroniche dei materiali depositati e costituisce quindi un parametro aggiuntivo nella progettazione dei diagrammi di banda desiderati.
Lo studio condotto si inserisce in questo ambito e si pone come obiettivo la realizzazione di eterostrutture contenti strati di germanio e di SiGe ad alto contenuto di Ge cresciuti direttamente su Si. Sulle eterostrutture, cresciute mediante tecnica di deposizione chimica da fase vapore (UHV-CVD), è stata effettuata una caratterizzazione morfologica e strutturale tramite misure di fotoemissione da raggi X (XPS), di microscopia a forza atomica (AFM), di microscopia elettronica a scansione e trasmissione (TEM/STEM), RAMAN e di diffrazione da raggi x (XRD). Queste analisi hanno mostrato un completo controllo degli spessori, delle concentrazioni di lega e delle condizioni di rilassamento degli strati cresciuti. Sono state ottenute eterostrutture Ge/Si e SiGe/Si di buona qualità (planari, con rugosità superficiale di qualche nm e densità di difetti di tipo threading dell’ordine di 107 cm-2), compatibili con lo stato dell’arte attuale. L’analisi delle caratteristiche elettriche ha mostrato la presenza di un’alta densità di stati accettori dovuti a difetti strutturali.
Partendo da questi materiali sono iniziati gli studi che mirano alla realizzazione di un innovativo gas bidimensionale di elettroni (2DEG) in germanio. Le misure elettriche effettuate su eterostrutture contenenti un canale di germanio sono compatibili con la presenza di un gas bidimensionale di elettroni seppur di bassa mobilità
Dinamiche politiche interne al PCR e conflitto con l'intelligencija e la società romena negli anni di Ceausescu
La presente tesi dottorale si propone di definire e illustrare la correlazione manifestatasi - nel
corso dei quasi cinque lustri di potere ceausista - tra le trasformazioni intervenute in seno al partito
e alla fisionomia assunta dalla leadership e i contestuali cambiamenti in ambito sociale e nella
dialettica culturale. Negli anni in cui Nicolae Ceausescu detenne le redini del potere, il sistema
politico romeno corrispose - in misura significativamente maggiore rispetto ad altri coevi regimi
comunisti dell’Est Europa - al concetto di “Stato patrimoniale”. Al fine di assicurare il
consolidamento della propria autorità sul partito e sullo Stato, il conduc tor si avvalse, in misura
sempre più ampia, di un sistema di relazioni e logiche distributive caratteristiche di un’economia di
clientela e patronato. Sul piano politico, egli costruì un assetto di potere basato su una strutturazione
gerarchica ‘informale’, in larga misura non corrispondente a quella “ufficiale” del partito. Nicolae
Ceausescu “ereditò” almeno in parte tale sistema dal proprio predecessore alla guida del partito,
Gheorghe Gheorghiu-Dej. Quest’ultimo incarnò - nel contesto staliniano e post-staliniano - un caso
inconsueto seppure non eccezionale (si pensi ad Enver Hoxha in Albania) di longevità politica,
dacché egli fu alla guida del partito dal debutto del regime fino alla metà degli anni Sessanta; pochi
giorni dopo la morte di Gheorghiu-Dej (nel marzo 1965) la leadership del Paese venne assunta da
Nicolae Ceausescu, senza che intervenissero conflitti di rilievo o lotte intestine in seno alla
gerarchia del partito comunista romeno.
In epoca ceausista la burocrazia del partito e dell’esercito (e, in parte, degli stessi servizi
segreti) fu progressivamente divisa, indebolita e svalutata nell’esercizio delle proprie funzioni. Già
a partire dalla metà degli anni Settanta gli organismi dirigenti del partito cessarono di svolgere un
ruolo di rilievo nel quadro della direzione politica del Paese. Il sistema politico così delineatosi –
imperniato sull’indiscusso primato del conduc tor sul piano politico-istituzionale – si abbinò, in
campo socio-economico, all’adozione di provvedimenti perniciosi per il tenore di vita della
popolazione, accompagnati da una più rigida vigilanza dell’apparato repressivo e ad una riduzione
degli spazi di libertà sociale e personale concessi all’individuo; l’insieme di questi elementi
concorsero a produrre una disgregazione ed atomizzazione del tessuto sociale che ebbe pochi
termini di paragone nel coevo contesto dei regimi comunisti dell’Europa centro-orientale. In questo
quadro, era estremamente difficile che il rovesciamento del regime potesse venire ‘dall’interno’della società. La “detronizzazione” di Ceausescu – e lo sbrigativo processo ed esecuzione riservato
a questi e alla sua consorte - si configurarono principalmente come l’esito dell’intervento di un
gruppo di opposizione coagulatosi in seno al partito e alle forze armate. In una certa misura,
un’“eccezionalità” romena nell’ambito dei regimi comunisti dell’Europa centro-orientale si
manifestò sia in relazione alla capitolazione del regime sia nel quadro degli incerti sviluppi
democratici avutisi durante il primo decennio della transizione post-totalitaria. Tale transizione fu
infatti caratterizzata da una persistente influenza (ed ingerenza) esercitata nelle leve della politica e
dell’economia da ex apparatnick comunisti, emblematicamente rappresentati da Ion Iliescu - il
quale è stato capo dello Stato durante ben tre mandati (1990-1992; 1992-1996; 2000-2004).
Al fine di assicurare una maggiore chiarezza d’analisi ed espositiva, nell’ambito dottorale
viene proposta una suddivisione della lunga leadership ceausista in tre fasi distinte che vengono
rispettivamente denominate come ‘liberale’ (1965-70), autoritaria (1971-77) e sultanista (1978-
89). Nel corso della fase ‘liberale’– sviluppatasi, nei suoi lineamenti essenziali, già nell’anno
precedente all’ascesa al potere di Nicolae Ceausescu – ebbe termine la coercizione di massa che
aveva caratterizzato il regime comunista romeno nei suoi primi quindici anni di vita; a tale ‘disgelo’
si accompagnarono interessanti fermenti in ambito culturale, ai quali viene riservata adeguata
attenzione nel lavoro della tesi.
Nella presente ricerca si assume il punto di vista secondo il quale sussisterebbe una
fondamentale coerenza negli intendimenti programmatici espressi dalla leadership politica - pur nel
quadro di visibili cambiamenti nel contesto - durante le tre summenzionate fasi. Un approccio
autoritario, scarsamente flessibile e dirigistico negli intendimenti di fondo venne manifestandosi
piuttosto rapidamente nella direzione impressa da Nicolae Ceausescu al modo di governare il Paese.
La visione ideologica del conduc tor si compendiò in ambito culturale in un’interpretazione tardozhdanovista
del ruolo degli intellettuali e in una concezione ‘realsocialista’ della funzione dell’arte,
pur nel quadro di una declinazione ideologica corroborata da potenti elementi nazionalistici. Sul
piano politico-istituzionale, l’accentramento delle funzioni politiche perseguito da Nicolae
Ceausescu (riproducendo una strategia analoga a quella condotta dal proprio predecessore) ebbe
visibile attuazione fin dal 1967 – anno nel quale il conduc tor associò alla carica di segretario del
partito quella di presidente del Consiglio di Stato. Un debutto similmente precoce ebbe il culto del
dirigente (propedeutico all’affermazione del vero e proprio culto della personalità) il quale venne
affermandosi nel 1968, allorché Ceausescu – in seguito alla condanna dell’invasione sovietica della
Cecoslovacchia – assunse su di sé l’archetipo di garante dell’unità e integrità nazionale.Durante la stagione ‘liberale’ del regime, in ragione di fattori interni e internazionali, le
caratteristiche dirigistiche e autoritarie correlate alla leadership ceausista non poterono dispiegarsi
pienamente: una certa ‘tolleranza’ si manifestò segnatamente nel settore culturale, ove si poneva
l’esigenza, per il segretario del partito, di assicurare il sostegno degli intellettuali all’ideologia
‘nazionale’ in corso di affermazione Nel corso della fase autoritaria, inaugurata dalle cosiddette
“Tesi di Luglio” e dalla correlata “minirivoluzione culturale” promossa da Nicolae Ceausescu nel
1971 (dopo un viaggio in Cina e in Corea del Nord – da molti osservatori ritenuto d’importanza
emblematica in relazione al nuovo orientamento ideologico propugnato dal leader romeno) si
vennero delineando alcune caratteristiche proprie della fase “matura” del regime ceausista: tali
caratteristiche si espressero attraverso la promozione di un orientamento neodogmatico sul piano
culturale, la vigorosa riaffermazione di politiche rigidamente dirigistiche in campo socio-economico
e parimenti mediante una più nitida strutturazione verticistica e leaderistica del potere detenuto dal
conduc tor, coadiuvato dal suo emergente ‘clan’ familiare.
La terza fase del regime ceausista (1978-1989) viene definita nella ricerca con l’appellativo
di sultanista, ricollegandosi alla definizione di sultanismo coniata dal politologo Juan Linz. Tale
fase si caratterizzò per il compiuto trapasso dal culto del dirigente al culto della personalità in
relazione alla rappresentazione pubblica di Nicolae Ceausescu, per la caratterizzazione vieppiù
arbitraria e personalistica dell’esercizio del potere da parte del leader supremo e del suo clan
familiare (coerentemente con una visione “dinastica” del socialismo) e, in conseguenza di ciò, per
l’attribuzione al partito di un ruolo ancillare nei confronti della suprema autorità del partito e dello
Stato. La progressiva involuzione che il regime conobbe sul piano politico si accompagnò al
predominio progressivamente assunto da un modello di controllo sociale di natura coercitiva, nel
cui ambito il culto della personalità costituì un surrogato ideologico volto a sostenere una
legittimazione popolare del regime divenuta sempre più periclitante.
Alle tre differenti fasi del regime corrispose sostanzialmente lo sviluppo di differenti
fenomeni e dinamiche nell’ambito della vita culturale ed intellettuale. Durante l’epoca liberale, la
moderata apertura agli scambi internazionali promossa dalle autorità concorse a favorire lo sviluppo
di un dibattito culturale e di una produzione poetica e narrativa sovente contraddistinta da esiti
brillanti ed innovativi. La fase autoritaria apparve invece contrassegnata dal debutto (e
successivamente, dalla piena affermazione) di quella che la studiosa Katherine Verdery definisce
come “letteratura dei nuovi clichés”: si trattava di una produzione letteraria (segnatamente nella
narrativa a sfondo ‘storico’) che faceva propria la polemica – lanciata dallo stesso segretario
generale del partito - contro le caratteristiche ‘antinazionali’ assunte dal regime comunista romeno durante gli anni dello stalinismo; nel medesimo tempo, gli esponenti della “letteratura dei nuovi
clichés” esprimevano tendenze spiccatamente corrive – e non di rado esplicitamente encomiastiche
– nei confronti del nuovo modello ideologico di impronta personalistica che accompagnò la sempre
più pronunciata affermazione del culto della personalità nella scena pubblica e nella retorica
propagandistica. Infine, negli anni Ottanta ebbe luogo una crescente desertificazione culturale: in
questa fase, la leadership del regime si adoperò per ridimensionare il ruolo precedentemente svolto
dagli intellettuali (ivi compresi gli scrittori non sommariamente definibili come ‘aedi di corte’) nel
contesto di un crescente sostegno accordato a un arte “popolare” e “nazionale” che si ricollegasse
esplicitamente all’ethos del popolo (o a quello che il conduc tor intendeva accreditare come tale).
In questo contesto, la storia (interpretata in modo teleologico per sostenere il consolidamento di
un’ideologia leaderistica e nazionalistica) fu tra le poche discipline “umanistiche” il cui sviluppo fu
incoraggiato dalle autorità del regime.
Nella Romania ceausista il nazionalismo non rappresentò un mero espediente discorsivo
adottato dalla retorica del regime; esso si configurò piuttosto come una lingua franca in grado di
promuovere un’intesa tra leadership, intellettuali e popolo. Nella ricerca dottorale viene
adeguatamente analizzato il ruolo assunto dalla nazione nella sincretica ideologica ceausista e
l’impatto che esso ebbe sul piano interno, segnatamente nel rapporto tra regime e minoranze
nazionali. Affermazione dell’indipendenza nazionale e rifiuto dell’egemonia sovietica furono
elementi che assicurarono al regime e al suo leader un significativo consenso popolare, almeno fino
a quando l’efficacia del richiamo ai valori nazionali non venne oscurata (a partire dagli anni
Ottanta) dal peso che assunsero, per la maggioranza dei romeni, i problemi concretamente posti da
una politica in campo sociale ed economico dai contorni chiaramente fallimentari
Is there Arabic influence in Somali poetry?
The author deepens the links between Arabic and Somali cultures in order to investigate about the presence of Arabic influence in Somali poetry. After an introduction on Muslim learning and education, the Sufis and their poems in Arabic, the author examines the characteristics of Somali poetry that - according to his opinion - show no sign of Arabic influences and he explains the reasons under this observation.Qoraagu wuxuu falanqaynayaa xiriirka ka dhexeeya dhaqanka Carabta iyo midka Soomaalida, si loo ogaado saamaynta dhaqanka carbeed uu ku yeeshay maansada Soomaaliyeed. Kaddib markii uu si fiican u falanqeeyay maasada suufiyada Soomaaliyeed lagu curiyay af carbeedka, iyo dabeecadaha u gaarka ah maansada Soomaaliyeed, waxaa quraagu ka gungaaray in uu waayay raad muujinaya saamaynta maansada carbeed ay ku yeelatay midda Soomaaliyeed.L'autore approfondisce i legami tra la cultura araba e quella somala al fine di cercare e nel caso individuare la presenza di un'influenza araba nella poesia somala. Dopo un'introduzione sull'istruzione e formazione islamica, i Sufi e le loro poesie in arabo, l'autore esamina le caratteristiche della poesia somala che - a suo avviso - non presenta tracce di un'influenza araba e ne spiega le motivazioni.Unpublished paper from SOAS seminar series on Islamic influences on the literary cultures of Africa, 6 June 1968.Maqaalkan oo aan la daabacin, laakiin laga soo jeediyay seminaarro lagu qabtay SOAS 1968, oo ku saabsan saamaynta Islaamka iyo dhaqan suugaaneedka Afrika.Articolo inedito appartenente a una serie di seminari sull'influenza islamica relativa alle culture letterarie dell'Africa, svoltasi al SOAS nel giugno del 1968
Let the children play: Ethnoliguistic notes on Somali games
After a short introduction on the social and cultural value of games, the author provides ethnoliguistic notes on Somali games: counts and rhymes; competition and rivalry games; games of chance.Qoraagu, kaddib markii uu si kooban uga hadlay waxa ay yiihiin ciyaaraha Soomaaliyeed, wuxuu si gaar ah uga hadlay ciyaarahaas isagoo ka eegaya xagga cilmi-afeedka iyo dhaqanka: tiro iyo codadka gaarka ah, tartan ciyaareed; ciyaaro ku salaysan nasiibka iyo halista.Dopo una breve introduzione sul significato sociale e culturale dei giochi, l'autrice fornisce alcune note etnolinguistiche sui giochi somali: conte e rime; giochi di rivalità e competizione; giochi basati sulla fortuna e il rischio.M. Frascarelli (ed.
The tree of wisdom: tradition and modernity
The author dwells on a particular aspect of traditional culture of Somali pastoralists that is the arbitration between contenders, knowns as "xeerka geedka", literally "the law of the tree" referring to the tradition meeting under a tree. He illustrates the participants; the crimes, the penalities; the camel as object to repair damage; the present situation relating to the justice system.Qoraagu wuxuu maqaalkan kaga hadlayaa qayb ka mid ah dhaqanka raacatada Soomaaliyeed, gaar ahaan "xeerka geedka": dadka ka qaybgalaya golaha garnaqidda; xeerka ciqaabta; iyo xaaladda maanta taagan oo ah mid jahawareersan.L'autore si sofferma su un aspetto particolare della cultura tradizionale dei pastori somali ovvero l'arbitrio tra contendenti, conosciuto come "xeerka geedka", letteralmente "la legge dell'albero" riferendosi alle tradizionali riunioni condotte all'ombra di un albero. L'autore illustra i partecipanti; i tipi di crimine, le pene; il cammello come risarcimento; e la situazione odierna relativa all'amministrazione della giustizia.M. Frascarelli (ed.
La governance nelle società di calcio
Con riferimento alla eventualità di paragonare il ruolo degli allenatori
a quello dei manager dei comparti produttivi tradizionali, viene a
configurarsi un’ipotesi che può dirsi dimostrata solo se all’allenatore di
una squadra di calcio sia congruente attribuire le funzioni direzionali
di programmazione, organizzazione, controllo e leadership.
In qualità di leader, l’allenatore è il responsabile della direzione e del
coordinamento delle persone che prestano la loro opera all’interno
della squadra. Nei comportamenti quotidiani, la capacità di motivare è
spesso considerata una delle prerogative più importanti dei manager di
successo: ne deriva che la leadership è una funzione di rilevanza
strategica in quanto appare in grado di sviluppare o deprimere la
soddisfazione e la produttività dei dipendenti; ispira, inoltre, il tipo di
programmazione, di organizzazione e di controllo che saranno adottati
per governare l’azienda.
Obiettivo del capitolo primo è delineare l’oggetto che sarà analizzato
nel prosieguo dell’opera: le società di calcio.
Nel secondo capitolo, verrà analizzata la governance delle imprese
sportive professioniste, prendendo le mosse dallo studio della
funzione-obiettivo di tali realtà imprenditoriali secondo il paradigma
della razionalità obiettiva.
L’obiettivo del terzo capitolo è quello di individuare una metodologia
concretamente applicabile e che, allo stesso tempo, sia dotata di
consistenza teorica, anche alla luce dei moderni sviluppi del dibattito
sull’importanza dell’integrazione tra competenze individuali e di
gruppo ai fini del conseguimento di performance di successo in tutte le
forme organizzative che assumono una configurazione sistemica.
Con il capitolo quarto, ci si pone l’obiettivo di aprire “la scatola nera”
dell’attività del manager-allenatore, nella convinzione che, in
prospettiva, i risultati economici e sportivi delle società di calcio
saranno viepiù collegati alla capacità di tali soggetti di acquisire e
consolidare le competenze in tema di leadership e innovazione
La subordinata come "oggetto complesso" : la causativa nelle lingue scandinave (attraverso la pseudorelativa)
Ombre giapponesi : testimonianze di donne nikkei in Brasile e negli Stati Uniti
L'immigrazione giapponese verso il continente americano è iniziata alla fine dell'Ottocento. I primi paesi a ricevere immigrati provenienti dal Sol Levante sono state le Isole Hawaii e gli Stati Uniti. Per quanto riguarda il Brasile il fenomeno migratorio è iniziato ufficialmente nel 1908 ed è proseguito, a differenza degli Stati Uniti – dove i flussi si sono fermati ufficialmente a metà degli anni Venti – a fasi alterne, fino agli anni Sessanta. In conseguenza di tale fenomeno, gli studi sui giapponesi in Brasile sono numerosi, non solo nell'ambito nazionale, ma anche negli Stati Uniti e, in parte, in Giappone. Il centenario dell'immigrazione giapponese in Brasile, celebrato nel 2008, ha dato, inoltre, nuovi stimoli alla ricerca. Tuttavia, le ricerche avviate fino a questo momento sono concentrate soprattutto nel campo delle scienze storiche e in quello delle scienze sociali. Il fenomeno migratorio è stato osservato dal punto di vista della storia nazionale, come elemento di apporto esterno alla società brasiliana, o nelle sue particolarità: le comunità giapponesi in Brasile sono rimaste, più di quelle di altri gruppi migratori, chiuse alla società esterna. D'altra parte, però, bisogna rilevare la mancanza di una significativa letteratura critica in ambito strettamente letterario. Il dottorato di Studi Americani, nell’ambito del quale la ricerca si è sviluppata, rappresenta una grande opportunità per guardare alla questione dell'immigrazione giapponese da una prospettiva trascontinentale. In particolare si è scelto di adottare una prospettiva comparatistica nell'osservare aspetti dell'immigrazione che riguardano le donne nikkei in relazione alla letteratura (e alla cultura) in Brasile e negli Stati Uniti
'Shabeelnaagood' and the social role of women in Somali society. An Italian translation offered to Annarita
The author presents here the Italian translation of an extract from 'Shabeelnaagood', very popular Somali play by Xassan Sheikh Mumin.Qoraaga oo ah Ubax Cadsisamad, waxy halkan ku soo bandhigaysaa tarjumad af Taliyaani oo ay ku samaysay maadees uu curiyay Xassan Sheikh Mumin, oo ku magac dheer 'Shabeelnaagood'.L'autrice presenta qui la traduzione italiana di un estratto della celebre opera teatrale del drammaturgo somalo Xassan Sheikh Mumin, 'Shabeelnaagood'.M. Frascarelli (ed.