Archivio Aperto di Ateneo
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    5899 research outputs found

    The rise of written Somali literature

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    The article, first published in 1975, concerns the rise of written Somali literature after the introduction of a national orthography for Somali language in 1972. The author affirms that written literature clearly descends from the oral literature and he attempts a classification of the Somali authors into three categories: preservers, transmuters and innovators. The preservers limited themselves to the writing down of oral poems, proverbs and narratives safeguarding the oral heritage. The transmuters use texts and themes derived from oral sources as important ingredients of their works which, instead, belong to genres alien to Somali oral literature, such as novels. Finally, the innovators introduce new elements in poetry, drama and prose: new poems published in newspapers with an ideologic political purpose; plays written entirely in prose form; novels and short stories belonging to realistic fiction.Maqaalkan, oo la daabacay markiisi hore 1975, wuxuu ka hadlayaa koboca suugaanta Soomaaliyeed kaddib markii la billaabay in si rasmi ah loo adeegsado farta Af Soomaaliga 1972. Qoraagu wuxuu si cad u muujinayaa in suugaanta Soomaaliyeed ee qoran ay ka soo jeeddo suugaanta aan la qori jirin, wuxuuna qorayaasha Soomaaliyeed u qaybiyay saddex nooc: kuwa muxaafid ah, kuwa isbeddel wada iyo kuwa wax cusub wada. Kuwa hore waxay ku ekaadeen in ay ururiyaan suugaanta Soomaaliyeed ee kala duwan ee aan qornayn. Kuwa labaad, iyagoo ka shidaal qaadanaya dhaqanka iyo suugaantii hore ee aan qornayn, ayaa waxay samaynayaan suugaan cusub, sida sheekooyinka mala'awaalka ah. Kuwa saddexaad waxyaabo cusub ayay ku biiriyeen maansada, masraxiyadda iyo qoraalka tiraabta ah: gabayo cusub oo lagu daabacay wargeysyada oo leh ujeedo fikrad siyaasadeed; riwaayadaha qoran oo gebi ahaanba qaab tiraab ah; noofalada iyo sheekooyin gaagaaban oo ay leeyihiin qaab sheekooyin dhab ah.L'articolo, apparso per la prima volta nel 1975, riguarda l'ascesa della letteratura somala scritta dopo l'introduzione dell'ortografia ufficiale per la lingua somala nel 1972. L'autore denota la chiara discendenza della letteratura somala scritta da quella orale e tenta una classificazione degli autori somali in tre categorie: preservers (conservatori), transmuters (trasformatori) e innovators (innovatori). I primi si limitano alla trascrizione di poesie, proverbi e narrativa orali preservando così il patrimonio orale. I 'trasformatori' utilizzano testi e temi da fonti orali come ingredienti importanti dei propri lavori che appartengono però a generi alieni alla letteratura orale somala, come ad esempio il romanzo. Gli 'innovatori' infine introducono nuovi elementi nella poesia, nel teatro e nella prosa: poesie inedite pubblicate in riviste con un chiaro scopo ideologico e politico; opere teatrali scritte interamente in prosa; romanzi e racconti appartenenti alla narrativa realista.Link: http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13696815.2011.581459First published in African Research and Documentation 8/9: 7–14, 1975.Waxaa markii ugu horreysay lagu daabacay "African Research and Documentation", 8/9: 7-14, 1975.Apparso per la prima volta in "African Research and Documentation", 8/9: 7-14, 1975

    Trust e contratto di fiducia nell'ordinamento italiano

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    Il trust è uno dei principali istituti del diritto inglese. La Convenzione de L’Aja del 1° luglio 1985, ratificata dall’Italia con la l. 16 ottobre 1989, n. 364 (entrata in vigore il 1° gennaio 1992) ha reso l’istituto oggetto di una disciplina positiva da parte del nostro ordinamento. All’indomani della ratifica occasione di dialogo, o meglio di scontro, è stato proprio il grado di penetrazione dell’istituto anglosassone nel nostro ordinamento. In particolare, si è indagata la possibilità di configurare un trust interno facendo leva sulle disposizioni contenute nella Convenzione. Il sintagma «trust interno» qualifica quel trust in cui tutti i significant elements sono italiani eccezion fatta per la legge regolatrice. L’attuale dibattito dottrinale e giurisprudenziale sull’ammissibilità del trust interno è, tuttavia, destinato a esaurirsi a seguito dell’introduzione, nel nostro ordinamento, del contratto di fiducia, prevista dall’art. 12 del disegno di legge comunitaria 2010. L’art. 12 contiene la delega al Governo ad adottare uno o più decreti legislativi recanti la disciplina del contratto di fiducia che verrà inserita nel Codice civile e, precisamente, all’interno del titolo III (Dei singoli contratti) del libro IV (Delle obbligazioni). L’introduzione del nuovo istituto risponde alla crescente domanda di prestazioni legali inerenti a operazioni fiduciarie registrata, nell’ultimo decennio, dal mercato italiano. Il disegno di legge definisce il nuovo negozio il «contratto con cui il fiduciante trasferisce diritti, beni o somme di denaro specificamente individuati in forma di patrimonio separato ad un fiduciario che li amministra, secondo uno scopo determinato, anche nell’interesse di uno o più beneficiari determinati o determinabili». Alla luce dei criteri direttivi e dei principi dettati dall’art. 12, due si rivelano essere le alternative adottabili dal conditor per forgiare uno strumento in grado di competere con il trust de L’Aja. La prima evoca la regolamentazione di un negozio fiduciario che, inverato dal diritto civile e da quello commerciale, si ponga quale contratto atipico di affidamento fiduciario; la seconda consiste nell’adozione di un modello che si ispiri all’istituto francese della fiducie. E’ ancora presto per comprendere quale delle due vie il nostro legislatore sceglierà di percorrere in adempimento della delega conferitagli dall’art. 12 del disegno di legge comunitaria 2010. Al riguardo si rivela, dunque, utile il confronto della delega con le normative che potrebbero assurgere a modelli per il legislatore italiano: la fiducie francese e l’affidamento fiduciario sammarinese

    Near Real-Time Disturbance Detection in Terrestrial Ecosystems Using Satellite Image Time Series: Drought Detection in Somalia

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    The article promotes an innovative method of monitoring of ecosystems that uses satellite data to detect drought.Maqaalku wuxuu tala ahaan soo jeedinayaa hab cusub oo lagu kormeero hab-wadanoolaashaha, iyagoo la adeegsanayo xitaa sawirro dayaxgacmeed si loo sahmiyo abaaraha.L'articolo propone un metodo innovativo di monitoraggio degli ecosistemi che utilizza anche immagini satellitari per il rilevamento delle siccità

    Migrazione, capabilities approach e well-being : gli immigrati ecuadoriani a Roma e a New York hanno migliorato la loro qualità di vita?

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    Nel presente lavoro si fornisce un riferimento teorico al tema della migrazione nel capabilities approach di A. Sen e si studia la qualità di vita dei migranti sotto un approccio multidimensionale in grado di percepirne i vari aspetti. L’obiettivo della ricerca è duplice: 1. misurare la variazione del benessere degli immigrati prima e dopo la migrazione; 2. studiare quali determinanti implicano una migliore (o peggiore) performance in termini di benessere del migrante. Per studiare l’incremento del benessere e le determinanti di questo si sviluppa una ricerca empirica basata sulla somministrazione di questionari agli immigrati ecuadoriani residenti a Roma ed a New York. Dopo un'attenta revisione della letteratura si utilizzerà il capabilities approach tanto nell’interpretazione del fenomeno migratorio, come nella concezione del well-being, come nella giustificazione dell’interesse per la migrazione nell’ambito dell’economia dello sviluppo. Il suddetto approccio ci guiderà, pertanto, nella stesura delle conclusioni a proposito dell’incremento del benessere del migrante ecuadoriano nelle due città ospitanti, e nell’individuazione delle determinanti che influiscono nel suddetto benessere. La domanda aperta era: la qualità di vita del migrante ecuadoriano, nelle due città, effettivamente migliora

    Extraction, integration and probabilistic characterization of web data

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    The web contains a huge amount of structured information provided by a large number of web sites. Since the current search engines are not able to fully recognize this kind of data, this abundance of information is an enormous opportunity to create new applications and services. To exploit the structured web data, several challenging issues must be addressed, spanning from the web pages gathering, the data extraction and integration, and the characterization of conflicting data. Three design criteria are critical for techniques that aim at working at the web scale: Scalability (in terms of computational complexity), unsupervised approach (as human intervention can not be involved at the web scale), and domain–independence (to avoid custom solutions). The thesis of this dissertation is that the redundancy of information provided by the web sources can be leveraged to create a system that locates the pages of interest, extracts and integrates the information, and handles the data inconsistency that the redundancy naturally implies

    L’apprendimento di costruzioni complesse in italiano L2

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    L’acquisizione della sintassi, in particolare della sintassi dell’italiano L2, tema che da tempo suscita interesse tra i linguisti acquisizionali, è l’ambito di questo lavoro che si propone come una ricerca su dati in una nuova prospettiva allo scopo di individuare i principali processi in atto nell’acquisizione delle costruzioni complesse. Fino ad ora, gran parte della letteratura sull’argomento si è occupata della formulazione di sequenze di acquisizione che descrivono le varie tappe nell’apprendimento della sintassi dell’italiano L2. Le sequenze di acquisizione, tuttavia, sono un’utile finzione linguistica attraverso la quale si cerca di rappresentare l’ordine di acquisizione di determinate strutture, isolando livelli di analisi e prescindendo dalle sovrapposizioni funzionali delle strutture analizzate. In altre parole, la scelta della rappresentazione lineare dell’apprendimento non permette di cogliere tutte le numerose forze in campo che interagiscono tra loro e guidano l’apprendimento. La nostra analisi, condotta su dati autentici, mira a fornire riflessioni in merito ad alcuni limiti delle sequenze di acquisizione e a offrire una possibile alternativa: avvalendoci del Costruzionismo - un quadro teorico recente, diversificato in varie correnti, e prossimo alla scuola funzionalista - proponiamo di concepire, e quindi rappresentare, l’apprendimento della sintassi come una rete di costruzioni, in cui competenza linguistica, complessità sintattica e prossimità funzionali possano essere globalmente prese in considerazione, sfruttando la disposizione radiale per descrivere i diversi percorsi di apprendimento delle costruzioni complesse. Tale proposta è supportata da un’analisi di un corpus parlato di italiano L2 della durata di più di 15 ore, che porta da un lato a confermare l’ordine di acquisizione proposto dalla letteratura, e dall’altro a riconoscere due processi di acquisizione fondamentali: da una parte l’integrazione di due proposizioni coordinate per la costruzione avverbiale e relativa non restrittiva, e dall’altra l’espansione di una proposizione per la costruzione completiva e relativa restrittiva. La tesi si articola in due parti: la PARTE I: APPARATO TEORICO (Capitoli 1 e 2) e la PARTE II: i DATI (Capitoli 3, 4 e 5), seguita dalla conclusioni finali (Capitolo 6).La PARTE I si articola a sua volta in due capitoli. Il capitolo 1 in un lavoro dedicato all’apprendimento di alcuni aspetti della sintassi in L2 non si può non offrire in primis un quadro generale della tematica della coordinazione e della subordinazione. Per l’analisi delle modalità di apprendimento delle costruzioni complesse infatti, si rende necessaria in primo luogo una panoramica dei principali approcci in tema di coordinazione e subordinazione, e in secondo luogo una scelta motivata di un paradigma teorico di riferimento. Il Capitolo 1, quindi, presenta dapprima una lettura critica dei principali contributi sul tema del rapporto tra coordinazione e subordinazione e prosegue poi con una breve rassegna dei principali «fenomeni instabili» dell’italiano, dalla costruzione avverbiale a quella relativa, passando per quella diagrammatica. Nella stessa sede proponiamo di estendere la proposta di Evans (2006) di considerare le costruzioni «insubordinate» come il risultato di un processo di pragmaticizzazione a tutte le costruzioni instabili: sembra proprio l’esigenza di acquisire una nuova forza pragmatica a motivare l’esistenza di costruzioni instabili. Ed è proprio tale forza pragmatica ad essere sfruttata dagli apprendenti di L2, come avviene con le costruzioni diagrammatiche. Fondamentale per l’analisi dei dati è il riferimento al ruolo della coordinazione e della giustapposizione a livello discorsivo attraverso l’analisi delle liste di frasi. Con il capitolo 2 si entra nel cuore del tema del lavoro: l’apprendimento delle costruzioni complesse. Anch’esso si divide in due parti: nella prima parte illustriamo lo stato dell’arte in merito all’acquisizione della sintassi in italiano L2, sottolineando gli aspetti problematici delle sequenze di acquisizione, che rappresentano l’apprendimento come un processo lineare e unitario: aspetti come la molteplicità delle forze contrastanti in campo nell’acquisizione e la prossimità funzionale delle costruzioni sintattiche, sfruttata positivamente nei processi di acquisizione, non emergono da un sistema che sceglie come criterio rappresentativo la dimensione orizzontale, sequenziale e temporale. Nella seconda parte del capitolo, dopo aver illustrato i principali punti programmatici del Costruzionismo, e con essi anche le principali teorie; al fine di superare alcuni dei limiti evidenziati delle sequenza di acquisizione, proponiamo di adottare alcuni aspetti propri del Costruzionismo negli studi di linguistica acquisizionale sulla base di un sostrato comune, che rende quindi tale connubio ancora più fondato. L’applicazione del Costruzionismo alla nostra analisi è stata ulteriormente incoraggiata dai recenti lavori sull’acquisizione in L1 di costruzioni complesse, che suggeriscono due processi di acquisizione distinti: un processo di integrazione e un processo di espansione. L’apparato teorico discusso nella PARTE I viene poi applicato nella PARTE II, nell’osservazione, analisi e descrizione dei dati. Il capitolo 3 vuole essere di raccordo tra le due anime dello studio. Nel primo paragrafo, infatti, enucleiamo le domande di analisi che sono emerse dalla speculazione teorica precedente, a cui si vuole trovare risposta con l’analisi dei dati presentata nel capitolo successivo. In particolare vogliamo a) verificare se una rete di costruzioni (network) possa essere più adeguata per la rappresentazione dell’acquisizione di costruzioni complesse; b) individuare i fenomeni nell’acquisizione che portano allo sviluppo delle costruzioni complesse a partire dalla costruzione coordinata; c) confermare l’ipotesi per cui costruzioni prossime funzionalmente seguono processi di acquisizione simili; d) ipotizzare la possibilità per cui avviene dapprima una specializzazione pragmatica seguita da una specializzazione della forma o il processo inverso. Per rispondere a tali domande di analisi abbiamo costituito un corpus (96 parlanti di 12 L1 diverse, 2 livelli di competenza - B1 e C2) di cui diamo una descrizione dettagliata e motivata. Il capitolo si conclude con un elenco delle definizioni operative adottate nel lavoro e con l’indicazione della metodologia di analisi. Il capitolo 4 presenta una descrizione dei principali fenomeni sintattici emersi dall’analisi del corpus: sono illustrate le frequenze medie di realizzazione dei due livelli di competenza e vengono presentati i risultati di test statistici mirati alla verifica della correlazione che esiste fra il livello di competenza e la L1 dei soggetti. Il capitolo 5 presenta – con il sostegno di numerosi esempi - un’analisi più dettagliata delle funzioni della costruzione coordinata, spesso identificata come costruzione di partenza per lo sviluppo della subordinazione. Nel capitolo conclusivo proponiamo una rete di costruzioni che i fenomeni in campo nei processi di acquisizione delle costruzioni complesse rappresenti nel modo più esauriente possibil

    Identificazione di AGN oscurati ad alto redshift attraverso spettroscopia a campo integrato nel vicino IR

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    In questo lavoro di tesi abbiamo studiato le proprietà spettrali nel NIR di 16 sorgenti selezionate nella banda X, provenienti dalle survey HEL- LAS2XMM ed ELAIS-S1, aventi un rapporto X/O>1 e la caratteristica di avere degli spettri nell'ottico-NIR estremamente rossi (R-K>5). Il nostro studio è stato effettuato attraverso l'analisi spettrale di dati ottenuti prevalentemente con lo spettrografo infrarosso ad integrale di campo SINFONI, montato su uno dei più grandi telescopi esistenti: il VLT dell'ESO. E’ stato possibile ottenere lo spettro continuo delle nostre sorgenti nelle diverse bande del NIR (J, H, K). In 9 casi, grazie alla rivelazione di più righe in emissione, sia in banda ottica che NIR, è stato possibile ottenere una identificazione sicura delle righe e del redshift; nei casi in cui, invece, e stata rivelata una sola riga di emissione, questa è stata tentativamente identificata come H-alpha. Una identificazione, questa, molto probabile, dato che l'ipotesi che essa sia invece dovuta ad una delle altre righe tipicamente visibili in questi oggetti è esclusa dall'assenza di altre righe che sarebbero dovute essere state rivelate negli intervalli spettrali da noi campionati. Attraverso l'utilizzo di dati fotometrici multibanda disponibili per le sorgenti del nostro campione, siamo stati in grado di riprodurre la SED di tutte le nostre galassie con il modello a multicomponente di Fritz et al. (2006) e stimare approssimativamente un redshift fotometrico per quei 7 oggetti dove non siamo stati in grado di stimare un redshift spettroscopico. La conoscenza del redshift (spettroscopico o fotometrico) ci ha permesso di ricavare la luminosità X. Abbiamo così potuto interpretare l'emissione spettrale nei raggi X in termini di assorbimento e cioè di ricavare la densità colonnare lungo la linea di vista. E’ stato così possibile stimare la luminosi a intrinseca. E’ risultato che i nostri oggetti sono degli AGN oscurati, alcuni dei quali QSO 2, cioè degli AGN molto luminosi (LX >1044 erg/s) ma con alte densità colonnari (NH >1022 cm-2).Per quattro delle nostre 16 sorgenti è stato possibile rivelare delle galassie vicine entro una distanza di 15 kpc. Esse dunque appartengono a dei sistemi binari, probabilmente in fase di merging. Questa osservazione è in accordo con molti modelli teorici che ipotizzano che la presenza delle interazioni possa giocare un ruolo importante nell'evoluzione delle galassie. Purtroppo, al momento attuale, a z > 1:2 dove si collocano le nostre sorgenti, non esistono in letteratura misure univoche sulla frequenza di oggetti in interazione e dunque ci è risultato impossibile verificare la significatività di questo eccesso rispetto alla popolazione delle galassie \normali" aventi caratteristiche simili a quelle ospitanti i nostri AGN. Per una delle nostre sorgenti, applicando la tecnica della “spectro-astrometry”, siamo stati in grado di misurare la mappa di velocità della zona nucleare da cui abbiamo ricavato una massa dinamica di 4x1010 M_ entro un raggio di 2 kpc. Per altre tre sorgenti è stato invece possibile osservare una riga larga H in emissione che ci ha permesso di ricavare le masse dei BH (MBH), che risultano avere valori nell'intervallo 0.1-3x109 M; inoltre per queste tre sorgenti, attraverso l'analisi della SED, si è potuta anche stimare le masse (Mstar) delle galassie ospitanti gli AGN. E’ stato così possibile ottenere, per la prima volta, una stima della relazione MBH-Mstar per degli AGN oscurati ad alto redshift e selezionati in base al loro accrescimento (cioè in base alla loro luminosità X). Il confronto con la relazione locale mostra che non vi sono, all'interno delle incertezze statistiche, evidenze di evoluzione. Questo risultato contrasta con quanto misurato in altri campioni di AGN selezionati a redshift simili al nostro, ma con metodi diversi. Abbiamo dunque proposto l'ipotesi che queste sorgenti si trovino in uno stato avanzato di evoluzione, e che per questo motivo siano già collocate sulla relazione locale MBH-Mstar. In questo scenario la loro luminosità X sarebbe attribuibile ad una recente accensione dovuta alle (in parte da noi osservate) interazioni con delle galassie vicine. Questi risultati sono stati recentemente presentati in una lettera pubblicata su Astronomy and Astrophysics (Sarria et al. 2010). Ulteriori studi, analoghi a questo, su campioni di AGN oscurati, selezionati nella banda X, potrebbero migliorare la qualità statistica di questi risultati, e permettere inoltre di comprendere meglio eventuali effetti di selezione che probabilmente sono presenti in tutti i campioni sinora utilizzati per lo studio della co-evoluzione BH-galassie

    Computer simulations on supercooled aqueous solutions : the effect of solutes on the liquid-liquid critical point

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    Water is the most abundant substance on Earth and in the human body. It is the medium in which most biological processes take place. Yet water is an anomalous substance. In fact from a physical point of view, its thermo- dynamic, structural and dynamic properties show peculiar behaviours when compared with those of simple liquids. The anomalies of water are par- ticularly pronounced in the supercooled region, the region in which water can be found in a metastable liquid state, below the freezing point. The experimental investigation of the supercooled region is hampered by the ho- mogeneous nucleation and computer simulations are the prime mean of study of this intriguing region. It has been previously hypothesized by computer simulations that water possesses in the supercooled region a liquid-liquid critical point (LLCP) located at the end of the coexistence line between a high density liquid (HDL) and a low density liquid (LDL) phase of water. These liquid phases would be the counterparts at higher temperature of the experimentally observed two forms of amorphous ice. It is often stated that the ultimate understanding of biology requires rst the comprehension of water. This is even more true for aqueous solutions. In fact aqueous solutions are ubiquitous in nature and their properties at low temperatures can be relevant for many biological phenomena. Furthermore the investigation of aqueous solutions can also help to unravel the mysteries of bulk water. In fact the presence of solutes a ect many thermodynamic properties of water. In particular aqueous solutions of electrolytes are more easily supercooled with respect to bulk water, because of a downward shift in temperature of the homogeneous nucleation in these systems. In this Ph. D. thesis we present the results of three sets of computer simulation studies performed on bulk water and on aqueous solutions, the PR-TIP4P set, the JJ-TIP4P set and the HS-JRP set. The rst two sets of simulations were performed using the standard molecular dynamics (MD) algorithm and they di er by the solute potential employed. The third set was simulated using the discrete molecular dynamics (DMD) algorithm. The PR-TIP4P set includes the simulations performed on bulk TIP4P water and on sodium chloride solutions, NaCl(aq), in TIP4P water with con- centrations c = 0:67; 1:36 and 2:10 mol/kg. In this set the Pettitt-Rossky ionic potential was employed. The analysis of the isotherms and the iso- chores of the systems allowed the determination of important thermody- namic loci such as the temperature of maximum density (TMD) line and the liquid-gas limit of mechanical stability (LG-LMS). These results were also compared with water con ned in a hydrophobic environment of soft spheres as studied in a previous work of our group. The LG-LMS line is not signi cantly altered by the addition of polar solutes, while the TMD line moves to lower temperatures and pressures with respect to bulk water, upon increasing the concentration of salt, with also a progressive narrowing of the amplitude of the curve. In the case of water con ned in the hydrophobic environment, both the LG-LMS line and the TMD line move to higher pres- sures due to excluded volume e ects and the TMD line also moves to lower temperatures, with respect to bulk water. In the NaCl(aq) solutions, indica- tions of the approach of the system to liquid-liquid coexistence are observed, with in ections of the low temperature isotherms and the appearance of min- ima in the behaviour of the potential energy as a function of the density. The structural properties of the c = 1:36 mol/kg NaCl(aq) solution were also studied and compared with those of water con ned in the hydrophobic environment. The hydration structure of ions (hydrophilic solutes) and soft spheres (hydrophobic solutes) are compared at di erent temperatures and densities. The JJ-TIP4P set of simulations consists in the extensive MD simulations performed on bulk TIP4P water and on c = 0:67 mol/kg NaCl(aq) solution aiming to the localization of the LLCP in both systems. For this set of simulations the Jensen-Jorgensen ionic potential was used. The LLCP was found in both systems. In bulk TIP4P water it is located at T = 190 K and P = 150 MPa, in the NaCl(aq) it is located at T = 200 K and P = -50 MPa. Therefore the LLCP is found to shift to higher temperatures and lower pressures in the aqueous solution. The results obtained for TIP4P bulk water are compared with available experimental data and a shift of the simulated phase diagram is proposed to match the experimental results. On the basis of the comparison of the simulated and the experimental TMD point at ambient pressure for NaCl(aq) we hypothesize that the same shift obtained for bulk water can be applied to the solution. With these considerations we propose the liquid-liquid phase diagrams of both bulk water and c = 0:67 mol/kg NaCl(aq) as they should be measurable in experiments. In the shifted phase diagram the LLCP falls at T = 221 K and P = 77 MPa in bulk water, close to the value previously hypothesized by Mishima and Stanley from experimental results on ice. In NaCl(aq) the LLCP falls at T = 231 K and P = -123 MPa, above the homogeneous nucleation line of the solution, making an experimental observation of the LLCP in the NaCl(aq) feasible. In the solution the width of the LDL region is reduced, in accord with experimental results that show an apparent favorable solvation of ions in HDL. We also investigated the structural properties of HDL and LDL both in bulk water and in NaCl(aq). We nd that the LDL phase is more a ected by the presence of ions with respect to the HDL phase. We propose a possible mechanism of disturbance of the LDL phase in terms of the substitution of the oxygen by the chloride ion in the oxygen coordination shells. The systems studied in the HS-JRP set are idealized models for solutions of hydrophobic solutes in water. The solutes were modeled with hard spheres (HS), while the solvent was modeled with the Jagla ramp potential (JRP) particles. The JRP is a spherically symmetric potential with two charac- teristic lengths and it is known to reproduce water anomalies. For this set of simulations the DMD algorithm was employed. We studied the mixtures with HS mole fractions xHS = 0:10; 0:15; 0:20 and 0:50. By the analysis of the isochores and the isotherms planes of the mixtures, the position of the LLCP was determined for all mixtures. The LLCP is found to shift to higher pressures and lower temperatures upon increasing the solute content. On the basis of a rotation of the phase diagram performed to match the sign of the slope of the liquid-liquid coexistence line of the bulk JRP particles to that of real water, we obtain a prediction for the direction of the shift of the LLCP in experiments on solutions of hydrophobic solutes. We expect the LLCP to move to higher pressures and higher temperatures with respect to bulk water. We also studied the di usive behaviour of the mixtures. The di usivity anomaly, indicated by the presence of extrema in the behaviour of the di usion coe cient at constant temperature as a function of the density, is found up to the highest HS mole fraction. For xHS = 0:10; 0:15 and 0:20 a crossover in the behaviour of the di usion coe cient at constant pressure, is also observed above the LLCP upon crossing the Widom line. The results obtained from the three sets of simulations show that the anomalies of bulk water and the LLCP are preserved in solutions of both polar and polar solutes, at least for concentrations from low to moderate. Thus the systematic study of the properties of aqueous solutions can be a novel route for the understanding of the many unsolved mysteries of water. In particular the position of the LLCP moves to higher temperatures with respect to bulk water in the solutions we studied, in the experimentally accessible region. With these results, the experimental measurement of the LLCP in aqueous solutions appears now possible

    Coupling at plate boundaries : insights from laboratory experiments

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    The aim of this Thesis is to study the role of interplate frictional properties on boundary shaping and seismicity associated with subduction zones. This is achieved by means of a multidisciplinary approach, combining two different scales of analogue models, rheometry and worldwide statistics of subduction-related thrust-type earthquakes. Concerning the key problem of long-term frictional resistance to subduction, I relate the peculiar shape observed along Andes at present-day and associated topography to lateral variation in mechanical coupling. Frictional processes acting along the subduction thrust fault play also an important role also on shorter timescale with effect on seismicity. The strategy of the adopted approach is to formulate the simplest setup allowing systematically the separation between different effects. The Andean belt is the result of a favorable combination of plate kinematic parameters. While the Nazca plate, driven by negative buoyancy, undergoes weakened continental South America, mechanical coupling between converging plates is resisting to this motion. The development of trench curvature, shortening of the overriding plate, and topography could be related to lateral variation of the degree of mechanical coupling between converging plates. Here I use laboratory models of subduction in order to qualitatively test this hypothesis (Chapter 3). Most of the global seismic energy is released by discontinuous shear of the frictional interface between the subducting and the overriding plate. First-order importance in controlling the seismic variability of subduction zones is recently attributed to interface roughness (including amount of sediments) and subduction velocity. Here I present a set of spring block-like models, which is known to mimic the seismic behavior, with the aim to explore the role played by the contact roughness, sliding velocity and normal load in friction dynamics (Chapter 5). The experimental setup consists of a viscoelastic gelatin slider - analog of the Earth's crust - moving on sandpaper, a small scale rough interface representative of the interplate contact. These experimental results, combined with worldwide seismic observables, offer the possibility of reconciling within a single model where contact interface is evolving during plate subduction the occurrence of creepingvelocity strengthening and seismic-velocity weakening regions along the subduction thrust plane. This work is supported by a preliminary systematic study of both rheological and physical properties of a wide range of gelatins (Chapter 4) which helped in selecting the right material (pig skin 2.5 wt.% at 10 °C) for a suitable experimental set-up to downscale model for subduction interplate seismicity. I use both tribological and rheological background to built a realistic (wedge shaped) analogue model of subduction thrust-type earthquakes and rupture dynamics including rate- and state- friction and viscoelastic deformation (Chapter 6)

    La remunerazione dell'amministratore delegato, performance aziendali e corporate governance : un'analisi empirica comparata tra Italia e Regno Unito

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    Il presente lavoro ha studiato le problematiche connesse alla remunerazione degli amministratori delegati di imprese quotate in mercati regolamentati. Tali problematiche sono state analizzate empiricamente attraverso l’analisi della realtà delle imprese italiane e di quelle britanniche nel periodo 2007-2009. In particolare, sono state oggetto di studio le modalità di remunerazione degli amministratori delegati, l’influenza esercitata dalle caratteristiche personali degli amministratori delegati, stimate in termini di esperienza e di potere, e dai fattori di carattere aziendale sul livello dei compensi da essi ricevuti, la stima del legame esistente tra remunerazione e performance e l’influenza che il sistema di corporate governance esercita su tale legame. Con riferimento al solo contesto britannico, i risultati dell’analisi evidenziano una riduzione nel livello dei compensi degli amministratori delegati da parte delle imprese in cui è stato distrutto valore per gli azionisti. Tale riduzione ha riguardato maggiormente i compensi fissi e gli amministratori delegati operanti nell’impresa da un maggior numero di anni. Con riferimento alla realtà aziendale italiana non si evidenzia, invece, alcun legame tra remunerazione e performance, ma si rileva, al contrario, un leggero incremento nei livelli dei compensi fissi sebbene le performance azionarie si siano ridotte. Inoltre, si rileva che le imprese in cui è stato distrutto valore per gli azionisti che si sono avvalse del supporto di un consulente esterno per configurare i compensi dei propri amministratori hanno assegnato con maggiore probabilità una remunerazione legata alle performance. Da tali risultati conseguono le seguenti implicazioni pratiche. In primo luogo, si evidenzia la necessità di maggiori informazioni, soprattutto con riferimento alle imprese italiane, in merito ai criteri seguiti per l’assegnazione dei compensi agli amministratori delegati. Si rileva, inoltre, l’importanza di diffondere tra le imprese l’adozione di meccanismi di claw-back ed in generale di strumenti che penalizzino gli amministratori che hanno ricevuto guadagni non collegati all’effettivo valore creato per gli azionisti. Infine, emerge la necessità di affidare la configurazione della remunerazione a dei soggetti in possesso di competenze specifiche

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