Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
5899 research outputs found
Sort by
Norme penali di favore e sindacato di costituzionalità
Il presente lavoro è volto ad indagare la natura delle norme penali di favore ed i limiti al sindacato di costituzionalità su queste ultime.
Si parte dalla considerazione che nel sistema penale il ruolo di custode della legalità costituzionale che l’art. 134 Cost. riserva al Giudice delle leggi si affianca a quello di garante della libertà personale, di cui è investito il legislatore ai sensi dell’art. 25 comma 2 Cost.
Sebbene l’assetto giuridico-isituzionale ordinato nella Carta fondamentale sia chiaro nel definire le funzioni e attribuire i poteri ai predetti organi costituzionali, non si può tacere del fatto che, talvolta, si sia assistito ad una invasione di campo, in un settore, quello penale, ove gli equilibri tra la riserva di legge ed il sindacato di costituzionalità assumono una certa significatività proprio in considerazione del fatto che si tratta di scegliere se e come restringere lo spazio di libertà dei cittadini.
Le modifiche dell’ordinamento penale da parte della Corte costituzionale sono imposte dal vincolo di conformità delle disposizioni di legge e degli atti ad esse equiparati ai principi ed ai parametri della Costituzione; tuttavia in che modo , e nel rispetto di quali limiti, debba svolgersi l’intervento della Corte è questione complessa sulla quale il dibattito della dottrina costituzionalistica e di quella penalistica sembra essere a tutt’oggi vivace.
Dopo aver esaminato i recenti orientamenti della giurisprudenza costituzionale sul tema delle sentenze c.d. normative della Corte costituzionale, l’indagine volge proprio sulla categoria delle norme penali di favore.
Tradizionalmente la dottrina costituzionalistica con l’espressione «norme penali di favore» ha inteso riferirsi ad una categoria eterogenea comprendente: cause di giustificazione; cause di non punibilità; cause di estinzione della pena; norme che comportano l’esclusione o il trattamento più favorevole di un soggetto o di una situazione dall’area della norma incriminatrice; cause di estinzione del reato.Il profilo caratterizzante tutte queste diverse tipologie di norme attiene al piano degli
effetti giuridici: l’esclusione o l’attenuazione della responsabilità penale a favore
dell’agente.
Il principale problema sollevato dalle ordinanze di rimessione con le quali si è richiesta la
caducazione dell’una o dell’altra norma penale favorevole riguarda le conseguenze
prodotte da un’eventuale sentenza di accoglimento: una volta che la norma in bonam
partem viene espunta dall’ordinamento il fatto di reato prima lecito, o scusato, o non
punibile, torna ad essere sottoposto a pena per effetto di una decisione della Corte che ha
(ri)ampliato i confini della rilevanza penale.
Ciò determina che il sindacato della Corte entri in tensione (se non addirittura in
conflitto) con almeno due dei principi su cui si fonda l’ordinamento penale: la riserva di
legge e l’irretroattività della norma penale sfavorevole.
Dopo aver analizzato il tradizionale orientamento giurisprudenziale che affermava
l’inammissibilità del sindacato in ragione della irrilevanza della questione, nell’elaborato si
approfondiscono gli approdi ermeneutici raggiunti con la sentenza della Corte
costituzionale n. 394 del 2006, ed in particolare la distinzione operata tra norme penali di
favore e norme penali favorevoli.
Le prime «stabiliscano, per determinati soggetti o ipotesi, un trattamento penalistico più
favorevole di quello che risulterebbe dall'applicazione di norme generali o comuni» e
risultano da «un giudizio di relazione fra due o più norme compresenti nell’ordinamento in
un dato momento»; tale qualificazione, si precisa, non può essere fatta discendere «dal
raffronto tra una norma vigente ed una norma anteriore, sostituita dalla prima con effetti
di restringimento dell’area di rilevanza penale o di mitigazione della risposta punitiva».
La dichiarazione di incostituzionalità di una norma penale di favore non si traduce in un
intervento creativo né additivo, poiché « l'effetto in malam partem non discende
dall'introduzione di nuove norme o dalla manipolazione di norme esistenti da parte della
Corte, la quale si limita a rimuovere la disposizione giudicata lesiva dei parametri
costituzionali; esso rappresenta, invece, una conseguenza dell'automatica riespansione
della norma generale o comune, dettata dallo stesso legislatore, al caso già oggetto di una
incostituzionale disciplina derogatoria. Tale riespansione costituisce una reazione naturale dell'ordinamento – conseguente alla sua unitarietà – alla scomparsa della norma incostituzionale».
Le norme penali favorevoli, al contrario, sono insindacabili in quanto «delimitano l’area di intervento della sanzione penale» con dati espressivi di un bisogno e di una meritevolezza di pena.
La distinzione tra norme che sottraggono e norme che delimitano non appare del tutto convincente e tuttavia si sottolinea come l’ammissibilità del sindacato sulle norme di favore sia strettamente connesso all’ineludibile esigenza che nell’ordinamento non vi siano zone franche ove il legislatore opera svincolato dal rispetto dei valori costituzionali.
Nella parte finale del presente lavoro si approfondisce la questione che vede contrapporsi i poteri giurisdizionali di controllo della Consulta e le prerogative di normazione del Parlamento.
Si tratta di scegliere ed è una scelta difficile proprio perché non esiste una soluzione interpretativa che consenta di salvaguardare la tenuta complessiva del sistema; o si cede nell’ordinamento penale e ci si rassegna a vedere scalfita la trincea della riserva di legge, oppure ci si barrica nella roccaforte della legge penale e si osserva come all’esterno si sia determinata una crepa nella cornice della legalità costituzionale.
Entrambe le soluzioni non sono sicuramente appaganti; si tratta, allora, di scegliere quale sia il sacrificio che si è costretti a sopportare, nella consapevolezza che, trattandosi del settore penale, è in gioco il sommo bene della libertà personale del cittadino. Quest’ultimo è garantito dal fondamento di democraticità che si rinviene nella riserva di legge e tuttavia è chiaro che il legislatore non è un’entità onnipotente cui tutto è consentito in virtù della sua legittimazione democratica diretta.
Ciò che l’ordinamento pare non possa tollerare è la consacrazione di «zone franche istituzionali» dove leggi incostituzionali sono sottratte al controllo della Corte costituzionale.
Le scelte politiche, in quanto tali, sono scelte discrezionali; ma discrezionalità non significa arbitrio. La diversa ponderazione di interessi che può portare ad introdurre nell’ordinamento una norma in favor libertatis non può per ciò solo essere sottratta ad uno scrutinio che ne verifichi la compatibilità con la Costituzione.
Così come la riserva di legge serve a garantire il cittadino dall’arbitrio del legislatore quando questo si determina a restringere gli spazi di libertà, il principio di uguaglianza dovrebbe limitarne l’arbitrio quando l’opzione normativa si indirizzi verso un ampliamento della sfera di liceità di un determinato comportamento. In altri termini l’art. 3 Cost. dovrebbe garantire ad ogni cittadino di poter godere della stessa libertà accordata ad altri che versino nelle medesime condizioni soggettive ed oggettive.
In questa prospettiva il diritto alla libertà personale verrebbe garantito non solo quando ci si indirizzi verso una sua compressione (art. 25 Cost.), ma anche quando la norma si proietti verso un’espansione della stessa (art. 3)
Providing surgical care in Somalia: A model of task shifting
This paper describes the model of surgical care by Medecins Sans Frontieres in Guri-El, Somalia.Qoraalkani wuxuu ka hadlayaa habka daryeelka qalliinka ee ay adeegsadeen takhaatiirta aan xuduudaha lahayn, iyagoo jooga Guriceel, Soomaaliya.Questo documento descrive il modello di assistenza chirurgica di Medici Senza Frontiere a Guri-El, la Somalia
Progetto di metamateriali per applicazioni alle telecomunicazioni
Nel presente lavoro sono descritti i risultati ottenuti nel corso del triennio della scuola dottorale relativamente al progetto di Metamateriali per applicazioni alle telecomunicazioni. Vengono inizialmente approfondite le tematiche relative alla caratterizzazione di tali mezzi complessi e le problematiche relative al progetto di strutture fisicamente realizzabili su di essi basate. Poiché un Metamateriale non è altro che un mezzo realizzato tramite inclusioni dielettriche o metalliche inserite in un mezzo ospite, quando si passa da una rappresentazione in termini di uno strato ideale lineare isotropo ed omogeneo al suo modello reale devono essere tenute in seria considerazione le caratteristiche elettriche dei mezzi conduttori e dielettrici coinvolti nel progetto, l’anisotropia delle inclusioni, la possibilità di poter omogeneizzare la struttura per poterne fornire una descrizione in termini di parametri macroscopici e l’effettiva capacità della struttura reale di supportare fenomeni di interfaccia, caratteristica invece strettamente legata al comportamento microscopico del Metamateriale. Questi ultimi due aspetti sono in realtà quelli che presentano le maggiori criticità essendo generalmente tali inclusioni più piccole della lunghezza d’onda di interesse ma non molto più piccole (tipicamente nell’ordine di un decimo della lunghezza d’onda). Viene poi fornito un equivalente a linee di trasmissione per uno strato lineare isotropo ed omogeneo di un Metamateriale al fine di poter definire, in termini di valori limite della permeabilità magnetica e della permittività elettrica, le caratteristiche di un mezzo ideale che possa emulare il comportamento una parete magnetica perfetta. Se ne suggeriscono due possibili implementazioni alle microonde, tramite l’uso di Split-Ring Resonators (SRR), ed alle frequenze ottiche tramite multistrati metallo-dielettrici realizzati tramite un’alternanza di argento e silice. Sono poi approfondite le problematiche relative al fenomeno della trasmissione straordinaria e vengono proposte una serie di metodologie basate sull’eccitazione di risonanze magnetiche localizzate al fine di incrementare la potenza trasmessa da una apertura elettricamente piccola. Vengono proposti degli approcci alle microonde basati sull’impiego di SRR e di inclusioni Omega, ed alle frequenze ottiche, basati invece sull’uso di nano-particelle realizzate con metalli nobili. L’utilizzo di strutture diverse nei due casi, in termini di geometrie e materiali, è dettata dalla saturazione della risposta elettromagnetica delle inclusioni metalliche tipicamente usate alle microonde. In particolare, un aspetto significativo dei dispositivi presentati, avente come fine quello di aumentarne gli ambiti applicativi, è l’elevata miniaturizzazione di questi stessi. Viene poi suggerita, alle frequenze ottiche, la possibilità di sintetizzare in campo vicino una distribuzione di campo arbitraria, avente dettagli più piccoli della lunghezza d’onda, come diretta applicazione della teoria dei nano-circuiti ottici, mediante celle dielettriche che realizzano opportuni valori campionati di impedenza superficiale di un apposito schermo focalizzatore. Sono poi esplorate le possibili alternative, in alcuni ambiti applicativi,
all’uso di Metamateriali, e vengono individuate a tal fine le superfici selettive in frequenza come validi candidati. Viene suggerita, a titolo di esempio, una possibile applicazione dell’uso di tali superfici al fenomeno della trasmissione straordinaria. I limiti e le effettive potenzialità dei Metamateriali sono infine analizzate
Nomi deverbali nel continuum nome/verbo : il caso del greco antico
Questo lavoro si propone di analizzare le strategie di derivazione di nomi a partire da basi
predicative – che chiameremo semplicemente “nomi deverbali” – nel greco antico, nel duplice
intento di associare ad ognuna di queste uno specifico valore semantico (laddove esistente) e di
sistematizzarle all’interno di un quadro coerente sulla base di parametri determinati.
Una singola porzione del cosiddetto continuum nome/verbo – cioè la formazione dei nomi
deverbali – è stata studiata al suo interno piuttosto che nella relazione con altri fenomeni del
continuum. In questa categoria, al suo interno ricca ed eterogenea, si è cercato di individuare delle
classi omogenee e di sistematizzarle sulla base di criteri che ne rivelassero il grado di verbalità. Si è
cioè tentato di ordinare le diverse regole di derivazione di nomi deverbali su una scala di verbalità.
Allo scopo di fornire, quindi, un adeguato sfondo teorico a questa operazione, nel Cap. 1 sono
stati innanzitutto delineati i contorni della questione del continuum nome-verbo: dopo una
ricognizione – per quanto possibile snella – della principale letteratura prodotta in merito, il focus è
stato subito posto in modo più specifico sulle nominalizzazioni. È stata quindi fornita un’adeguata
definizione di ciò che si intende per nominalizzazione partendo dalla prima formulazione di questo
concetto ad opera di Lees (1960), passando per le rielaborazioni di Chomsky (1970), Comrie
(1976), Lehmann (1982), Hopper-Thompson (1985), Langacker (1987), Koptjevskaja-Tamm
(1993), fino ad arrivare a definizioni più moderne come quelle di Givón (2001) e Simone (2007).
Nel resto del capitolo, quindi, lo sguardo si restringe sulle nominalizzazioni che chiamiamo
morfologiche, in cui si collocano appunto i nomi deverbali. Viene inoltre evidenziata la funzione
“creativa” di questo tipo di nominalizzazioni nel lessico, che esse contribuiscono ad arricchire in
maniera più o meno sistematica.
Nel Cap. 2 viene illustrata la straordinaria ricchezza morfologica del greco antico, che lo rende
una lingua particolarmente interessante per analizzare le strategie di derivazione. Nel corso del
capitolo si affronta il problema dell’articolazione delle parole complesse in livelli morfologici e ci si
sofferma a lungo sul concetto di radice predicativa come base di partenza per la formazione di
nomi deverbali. Infine, nella seconda parte del capitolo, si entra nel merito delle specifiche strategie
morfologiche che formano nomi deverbali in greco antico, cioè la suffissazione e l’apofonia.
Contemporaneamente vengono anche presentati i criteri guida che serviranno per l’analisi dei dati
nella Parte II del lavoro e viene esposto un concetto fondamentale nel corso della ricerca per
spiegare la perdita di trasparenza della relazione semantica tra la base predicativa e la parola
risultante dall’applicazione della regola di derivazione, cioè il concetto di lessicalizzazione.
Le regole di formazione di parola sono piuttosto chiare da un punto di vista formale. Ciò che
invece non è palese è quale sia la controparte semantica di tali regole morfologiche. Nel Cap. 3 si
delineano in linea teorica gli aspetti semantici dei possibili pattern di derivazione lessicale, definiti
come “operazioni lessicali” in quanto operazioni volte alla formazione di nuove unità lessicali. Il
proposito è infatti di delineare almeno gli aspetti semantici “centrali” delle possibili operazioni
lessicali, a partire dai quali è possibile fornire spiegazioni plausibili per gli sviluppi semantici
“periferici”.
Nel Cap. 4 si prende in considerazione un parametro sintattico, cioè la presenza di una struttura
argomentale retta dai nomi deverbali. Cercando di delineare le principali differenze tra la struttura
argomentale dei sintagmi verbali e quella retta dai nomi deverbali, si connette la presenza di
quest’ultima al fatto che i nomi dai quali essa dipende sono caratterizzati al loro interno da una
struttura eventiva e da una struttura aspettuale. Quindi vengono passate in rassegna preliminarmente
le varie tipologie di strutture argomentali rette dai nomi deverbali in una lingua come il greco
antico. Nel corso della ricerca ci si serve delle evidenze di strutture argomentali fornite dal nostro
corpus come indicatori della struttura semantica dei loro nomi testa.
La seconda parte della tesi è dedicata all’analisi dei dati. Nel Cap. 5 si presenta il corpus sul
quale tale analisi è svolta (il Simposio di Platone, l’Antica Medicina di Ippocrate e il Manuale di
Epitteto), motivandone la scelta. Nei Cap. 6 e 7 si procede infine con l’analisi dei lessemi
individuati, raggruppati – in base ai presupposti teorici esposti nella prima parte del lavoro –
rispettivamente per suffissi e per gradi apofonici.
Se da un lato l’analisi talvolta conferma quanto già era noto (spesso solo intuitivamente) sulla
semantica di singoli suffissi – riformulandolo su basi più “moderne” e spiegando gli esempi
periferici delle varie classi tramite il ricorso al concetto di lessicalizzazione –, dall’altro lato
l’adozione di un corpus consente di chiarire le interrelazioni tra i suffissi (differenze di produttività,
opposizioni, distribuzioni complementari, sovrapposizioni) anche in diacronia (grazie soprattutto
all’accostamento con il corpus omerico). Del resto la scelta di un corpus di greco antico, in virtù
della ricchezza morfologica che caratterizza questa lingua, consente di avere un quadro ampio su
una varietà di fenomeni (concatenativi e introflessivi, produttivi e non produttivi, trasparenti e
opachi, ecc…)
L'integrazione socio-sanitaria tra norme e prassi operative : il caso della regione Lazio
La tesi intende presentare i risultati di una ricerca sull’integrazione socio-sanitaria nella
regione Lazio.
L’integrazione tra sociale e sanitario è tema su cui da oltre 40 anni si confronta la comunità
scientifica e si sono susseguiti numerosi interventi normativi ma che rimane sostanzialmente
irrisolto, segnato da una traduzione operativa in cui permangono incertezze e contraddizioni. Al di
là delle enunciazioni legislative e degli impegni programmatici, infatti, l’effettivo raccordo tra gli
attori impegnati nel processo di integrazione resta un obiettivo ancora da conseguire.
Per riflettere sulla questione dell’integrazione socio-sanitaria e sull’evidente scarto tra il
dettato normativo e la prassi operativa la ricerca si è mossa su un doppio binario. Da una parte ha
approfondito il quadro teorico e normativo di riferimento tenendo presenti soprattutto i diversi
orientamenti della letteratura in materia e le indicazioni contenute nel P.S.N. 1998-2000. Dall’altra
ha inteso mettere a fuoco la trama concreta con cui l’integrazione socio-sanitaria si realizza in uno
specifico contesto territoriale, cercando di tracciare il profilo che oggi riveste nella regione Lazio.
Con particolare riferimento alla realtà laziale, l’analisi si è indirizzata verso il confronto tra
la rappresentazione dell’integrazione socio-sanitaria così come emerge negli atti regolamentari che
presiedono al suo funzionamento territoriale e l’assetto organizzativo che realmente le sue attività
conoscono nei tre momenti del percorso che il cittadino/utente svolge all’interno dei servizi, sociali
e sanitari: l’accesso, inteso come primo momento in cui il cittadino viene in contatto con i servizi
socio-sanitari; la valutazione e presa in carico, ovvero il processo attraverso il quale viene
analizzato il bisogno ed assunta la decisione se – e come – rispondervi; l’intervento/trattamento,
momento centrale dell’operatività dei servizi sociali e sanitari.
Il lavoro di ricerca ha consentito di approfondire le seguenti questioni: la coerenza dell’impianto normativo regionale rispetto al quadro nazionale e agli sviluppi
del dibattito scientifico e professionale; l’esistenza o meno di una effettiva corrispondenza tra il quadro normativo regionale in
materia di integrazione socio-sanitaria e le prassi operative realizzate sui territori;i punti di forza e le criticità dell’attuale modello di integrazione, sia a carattere generale sia
nei suindicati momenti del percorso dell’utente all’interno dei servizi; la valutazione che i protagonisti del processo danno della sua efficienza e della sua efficacia; le condizioni che si segnalano come favorevoli o sfavorevoli per lo sviluppo di una cultura
dell’integrazione.
La ricerca – condotta tra giugno 2009 e novembre 2010 – si è avvalsa di una metodologia di
tipo quantitativo (questionario con domande strutturate) a cui si è accompagnato un
approfondimento a carattere qualitativo (focus group con testimoni privilegiati). L’indagine ha
coinvolto i principali attori impegnati nell’integrazione socio-sanitaria: 55 referenti di distretto edun campione di assistenti sociali nel percorso quantitativo e 2 gruppi di professionisti di specifiche
aree distrettuali, appartenenti ad A.S.L. ed enti locali nell’approfondimento qualitativo.
La tesi si articola in due parti; la prima, costituita dai primi 3 capitoli, ripercorre le tappe
della ricerca teorico-concettuale.
Il capitolo 1, dopo una iniziale definizione terminologica, ripercorre in senso storico
l’evoluzione delle normative nazionali che, dalla Costituzione repubblicana ai giorni nostri, hanno
predisposto le condizioni, introdotto al tema, descritto e regolamentato l’integrazione tra ambiti
sociale e sanitario, parallelamente alle riflessioni degli esperti. Il capitolo si conclude con una
sintesi di quelli che si possono considerare, ad oggi, gli elementi concettuali dell’integrazione sociosanitaria.
Il capitolo 2 rappresenta un’apparente “pausa” dal tema dell’integrazione poiché contiene
una sintetica analisi delle diverse linee di pensiero delle tre possibili prospettive di analisi della
normativa relativa all’integrazione: la prospettiva economica, quella organizzativa e quella
personalistica.
Il capitolo 3 utilizza le prospettive presentate nel cap. precedente per rileggere le normative,
cercando di cogliere in ciascuna di esse gli specifici riferimenti attribuibili alle diverse prospettive;
si conclude con una sintesi, attraverso la quale comprendere globalmente in quali direzioni si sono
mosse le diverse normative nel periodo considerato.
La seconda parte della tesi riguarda specificamente l’integrazione socio-sanitaria nella
regione Lazio, indagata attraverso la ricerca empirica.
Si apre con un capitolo, il 4, che presenta una prima introduzione alla realtà regionale,
attraverso un sintetico excursus delle normative dagli anni ’70 ad oggi, seguito da un’analisi dei
principali atti in tema di programmazione ed organizzazione dei servizi sociali e sanitari. Il capitolo
si conclude con una presentazione dei tratti principali dell’assetto territoriale e demografico delle 12
A.S.L. regionali, e dei relativi distretti.
Con il capitolo 5 si entra nel vivo della ricerca empirica, analizzandone le risultanze a
carattere generale, legate all’interesse degli attori istituzionali coinvolti, alle modalità di
collaborazione e di co-progettazione, ai professionisti coinvolti ed alle tipologie di bisogni cui
globalmente si rivolge, nello specifico caso del Lazio, l’integrazione.
Il capitolo 6 cerca invece di tratteggiare un quadro della realizzazione dell’integrazione
osservandola da un punto di vista particolare, quello del percorso dell’utente all’interno dei servizi;
l’analisi prende in considerazione tre momenti di tale percorso ritenuti particolarmente significativi:
l’accesso, la valutazione e presa in carico e gli interventi, quest’ultimi esaminati attraverso
l’approfondimento di buone prassi, scelte dagli intervistati.
Il percorso empirico della ricerca si conclude con il capitolo 7, che presenta alcuni elementi
a carattere valutativo sull’integrazione nella regione, indagati presso tre differenti tipologie di attori:
i referenti distrettuali, gli assistenti sociali, ed alcuni testimoni privilegiati, ovvero gruppi di
operatori che lavorano in esperienze di tipo integrato
La figura mitica di Capaneo nella cultura greca e latina
Il presente lavoro verte sul mito di Capaneo e prende in esame tutte le testimonianze letterarie antiche
ad esso pertinenti, senza trascurare il dato iconografico.
Com’è noto Capaneo è uno degli eroi che, al seguito di Polinice e Adrasto, attaccarono Tebe per
spodestarne Eteocle: salito sulle mura della città nemica egli osò sfidare Zeus e venne da lui fulminato.
Il mito, di grande semplicità (almeno in apparenza), è testimoniato da vari autori, da Omero, che
peraltro si limita a nominare l’eroe, fino a Libanio.
Particolare attenzione è stata rivolta alle opere drammatiche, in cui il personaggio, pur senza mai
comparire in scena, viene evocato con una certa frequenza, e in passi di discreta ampiezza e notevole
spessore semantico: Sette contro Tebe (423-456), Antigone (127-149), Supplici di Euripide (860-871, 990-
1030 e passim), Fenicie (1172-1186).
Le varie testimonianze, oltre ad essere singolarmente oggetto di specifica disamina filologica, sono
state messe a confronto tra loro, al fine di individuare le varianti mitiche e di valutarne la portata. Di
estremo interesse, a tal riguardo, è il caso delle Supplici euripidee, che offrono una situazione
sorprendente: anzitutto Adrasto, nel discorso funebre pronunciato in onore dei duci argivi, celebra
enfaticamente Capaneo per le sue virtù morali; quest’ultimo poi, in quanto folgorato, riceve un
trattamento speciale e viene posto su una pira a lui riservata, una pira su cui si lancerà sua moglie
Evadne, decisa ad immolarsi sulle spoglie del marito. La morte per folgorazione presso le culture
antiche comportava delle forme di sacralizzazione, a prescindere dai meriti o dalle colpe del folgorato; e
il gesto di Evadne sembra adombrare antichi rituali indoeuropei: Capaneo si colloca dunque entro una
specifica dimensione religioso-antropologica, che spesso è stata messa in ombra da interpretazioni
sbrigativamente ‘moralistiche’, tese cioè a cogliere esclusivamente gli aspetti negativi del personaggio ed
a liquidare l’episodio come mero caso di u{briı punita.
Dalla disamina emerge pertanto una figura mitica meno univoca e stereotipata di quanto non possa
sembrare, pur nella fondamentale coerenza del mitologema.
Il lavoro è evidentemente incentrato sulla letteratura greca, ma ampio spazio è stato riservato anche
alla Tebaide di Stazio, in cui Capaneo ha un rilievo notevolissimo e assume una caratterizzazione
psicologica che non ha pari negli autori precedenti. Gli ultimi due capitoli sono infine dedicati,
rispettivamente, alla presenza di Capaneo nel canto XIV dell’Inferno dantesco e nella Fedra di
d’Annunzio, due esempi emblematici di persistenza del mito classico nel corso dei secoli e della sua
capacità di adattarsi alle nuove temperie culturali, pur mantenendo una fisionomia pienamente
riconoscibile
Recenti tendenze del principio di legalità nel diritto amministrativo
La
tesi
analizza
la
recente
configurazione
del
principio
di
legalità
nel
diritto
amministrativo
italiano.
Nella
prima
parte
è
affrontata
una
ricostruzione
teorica
del
principio
in
esame,
cercando
di
tracciare
una
linea
evolutiva
senza
soluzione
di
continuità
che
parte
dall'antichità
classica
sino
ad
arrivare,
passando
per
le
teorizzazioni
settecentesche,
al
paradigma
odierno.
Nel
secondo
capitolo,
a
cavallo
tra
diritto
ed
economia,
si
affrontano
alcune
negazioni
della
legalità:
in
particolare
quella
derivante
dalla
privatizzazione
delle
funzioni
amministrative,
e
quella
implicata
dalla
c.d.
"amministrazione
di
risultato".
Nel
terzo
e
ultimo
capitolo,
si
effettuano
invece
alcune
considerazioni
sulla
contrapposizione
tra
legalità
formale
e
legalità
sostanziale,
come
istituzionalizzata
nel
2005
all'interno
della
legge
sul
procedimento
amministrativo
Meccanismi molecolari coinvolti nell’effetto neurotossico della proteina TAT del virus HIV : valutazione del ruolo delle Poliammine ossidasi, come mediatori della produzione di ROS, e studio dell’attivazione della risposta cellulare allo stress ossidativo
Chronic oxidative stress plays an important role in the pathogenesis of HIVassociated
dementia (HAD). Like many viruses, HIV-1 initiates oxidative
stress in infected cells. However, HIV-1-derived proteins can also induce
oxidative stress in uninfected cell types (e.g., neurons, endothelia and
astrocytes), through the release of cytotoxic factors, including nitric oxide
(NO) and reactive oxygen species (ROS) (Mattson et al., 2005). These two
molecules generates peroxinitrite, the main cause of a chronic
oxidative/nitrosative stress often observed in the pathogenesis of many
neurodegenerative diseases, including HAD (Allan Butterfield et al., 2006;
Steiner et al., 2006). Moreover, HIV proteins such as gp120 and Tat are
able to activate cell surface receptors such as the N-methyl-D-aspartate
receptor (NMDAR) leading to excitotoxicity (Mattson et al., 2005).
Literature data indicated that HIV-Tat is an important neurotoxic effector
(Eliseo et al., 2007) being able to activate NMDAR and induce apoptotic
neuronal death. In particular, the stimulation of the polyamine-sensitive
type of NMDAR is associated with the neurotoxic effects induced by HIVTat
(Li et al., 2008). It should be reminded that Tat-induced NMDAR
activation stimulate NO production in astrocytes and neuronal cultures
(Eliseo et al., 2007). Polyamines are known to be essential for normal cell
growth and differentiation, but their oxidative products may act as negative
regulators of cell growth and survival. Indeed, many evidences link the
products of polyamine degradation to excitotoxicity (Wood et al., 2006) and
neurodegeneration (Wood et al., 2007). We hypothesize that HIV-1-Tat
may induce oxidative stress and cell death through the production of both
NO and H2O2, the latter by a mechanism involving polyamine oxidation.
A chronic oxidative/nitrosative stress occurs in cells when the production of
oxidants exceeds the intracellular antioxidant defences. In the cell, a
fundamental antioxidant defence system is represented by the induction of
cytoprotective (phase-2) enzymes, such as Glutathione transferases (GST),
Glutamate cysteine lygase (GCL), and Heme oxygenase-1 (HO-1). Under
basal conditions, these enzymes are present as a fraction of their full
capacity, but the transcription of their cognate genes can be co-ordinately
upregulated by exposure to a variety of stimuli, including oxidants, through
the activation of a cis-acting enhancer termed antioxidant response element
(ARE). ARE-mediated gene activation is coordinated by the Nrf-2
transcription factor, which is considered a major player orchestrating the
antioxidant defence response in the cell. It has been recently reported that
Nrf2 can interfere with the activity of Tat in inducing HIV-1 LTR
transactivation (Hong-Sheng et al., 2009). Thus, we hypothesize that Tat
iii
may directly affect Nrf2-dependent gene expression, likely preventing the
neuronal antioxidant cell response (Jeffrey et al., 2007; de Vries et al.,
2008).
This project was aimed at clarifying the molecular mechanisms of HIV-Tatinduced
neuronal toxicity, focusing on the role of polyamine metabolism in
Tat-induced oxidative stress and on the activation of the antioxidant
response induced by HIV-Tat in astroglial and neuronal cells. The
experiments were performed on human astrocytoma (U373-MG),
neuroblastoma (SH-SY5Y) and mouse neuroblastoma (NIE-115) cell lines.
In the first step of the study we carried out experiments to evaluate the role
of polyamine oxidases as mediators of oxidative stress in cells treated with
HIV-Tat recombinant protein. We found that Tat was able to induce ROS
production mainly in neuroblastoma rather than in glioma cells.
Accordingly, Tat affected cell viability of only neuronal cells. Astrocytoma
cells, indeed appeared completely resistant to the cytotoxic effect of Tat. To
evaluate the involvement of polyamine metabolism in the neurotoxicity
elicited by Tat we measured ROS content and cell viability in Tatstimulated
cells in absence or presence of the polyamine oxidases inhibitors
Chlorhexidine (CHX), a structural spermine analogue, affecting the
enzymatic activity of SMO (spermine oxidase) and APAO (N1-acetyl
polyamine oxidase). The results showed that CHX inhibited ROS formation
and restored cell viability, suggesting that polyamine degradation products
such as H2O2 may be involved in neuronal cell death induced by Tat. In
addition, by RT-PCR we evaluated the gene expression of the enzymes
involved in polyamine catabolism (SMO, APAO, ODC and SSAT), after
treating SH-SY5Y with Tat. We found that mRNA levels of enzymes SMO,
APAO and SSAT were up-regulated and that SMO activity was higher in
HIV-Tat stimulated SH-SY5Y cells, respect to the untreated cells. Next, to
assess whether the activation of NMDA receptor might play a role in
triggering the up-regulation of polyamine metabolism we performed
experiments with the NMDA receptor antagonist MK-801. We observed
that MK-801 pre-treatment of Tat-stimulated cells prevented ROS
generation and restored cell viability. Moreover, the NMDA-dependent
ROS generation was abolished by CHX pretreatment in SH-SY5Y cells. As
the neurotoxic effect of HIV-Tat is likely due to the overstimulation of
NMDA receptor and concomitant nitric oxide increasing, we tested the
effect of the NOS (Nitric Oxidase Sinthase) inhibitor L-NAME on the
survival of SH-SY5Y cells treated with Tat, demonstrating that L-NAME
pre-treatment restored the viability of Tat-treated cells. Our results strongly
suggest that the origin of ROS generation could be related to
iv
spermine/spermidine metabolism. We provided also clearly evidence of the
involvement of polyamine-derived hydrogen peroxide in Tat induced
neuronal cell death since the specific inhibition of SMO/APAO completely
restored cell viability. In regard to the involvement of the NMDA receptor
in this pathway we demonstrated that inhibiting polyamine metabolism by
specific inhibitor completely prevented NMDA-induced cell death as well
as ROS production.
HIV is known to progressively deplete GSH content in patients. In our cell
culture models we found that Tat treatment caused a significant decrease of
GSH levels only in neuroblastoma cells, evidencing an increase of oxidative
stress in neurons. Thus in the second step of the project, we analyzed the
activation of the antioxidant Nrf2/ARE pathway. In particular TransAM
assays (DNA-binding ELISA) has been performed to evaluate Nrf2
transcription factor activation. In this respect, the treatment with Tat was
able to activate Nrf2 in both cell lines. Further, we analyzed the mRNA
expression of the ARE-genes coding for HO-1 and GCL after Tat treatment,
by RT-PCR. The results underlined the up-regulation of HO-1 and GCL-C
mRNA levels in U373-MG, indicating that the activation of the antioxidant
response occurred in astrocytes, but not in neurons. Finally, coimmunoprecipitation
experiments indicated a physical interaction between
Nrf2 and Tat proteins occurred almost exclusively in SH-SY5Y.
Our findings clearly show the inability of neuroblastoma cells to activate an
efficient antioxidant response even in the presence of activated Nrf2.
Moreover, our preliminary data indicate a different ability of astroglial and
neuronal cell lines in releasing Tat. This could result in the accumulation of
the viral protein within neuronal cells thus increasing its toxic effect, likely
interfering with the cell antioxidant response machinery.
On the contrary astrocytes, being able to release the viral protein into the
extracellular space, can activate the antioxidant pro-survival response. In
conclusion, the obtained results suggest a mechanism by which Tat could
modulate the antioxidant response in neurons thus leading to cell death.
However, additional studies will be required to obtain a detailed
understanding of the specific proteins involved in regulation of this
pathway
Faafinta Rasmiga ah ee Jamhuuriyadda Soomaaliya [Janaayo - Luulyo 2011]
Ururinta Faafinta Rasmiga ah ee Jamhuuriyadda Soomaaliyeed ee la soo saaray sannadka 2011, bilaha: Jennaayo, Febraayo, Maars, Abriil, Meey, Juun iyo Julay.Raccolta delle Gazzette Ufficiali della Repubblica Somala relative al 2011, comprendente i mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, giugno e luglio.Collection of the Official Bulletins of Somali Republic published in 2011, including the months of January, February, March, April, May, June and July.Qareen Cabdullaahi Darmaan ayaa dokumentigan ku deeqay xarunta cilmibaarista (Centro Studi Somali).Documento messo a disposizione del Centro Studi Somali dall'Avv. Abdullahi Darman.Document provided to the Somali Studies Centre by lawyer Abdullahi Darman
The role of poetic inserts in the novel Aqoondarro waa u Nacab Jacayl, by Faarax M.J. Cawl
In this article, first published in 1992, the author analyses the the role of poetic inserts in the novel "Aqoondarro waa u nacab jacayl" by Faarax M.J. Cawl. Although the novel is mainly in prose, the writer has sometimes chosen the poetic form, in some dialogues or for detailed descriptions for exemple. It is argued here that the function of these poetic inserts is of foregrounding: dramatic tension, emotional intensity and narrative emphasis. Far from reducing the likelihood of the novel, they enhance it since the story is set at a time when the use of poetry as a means of social communication was widespread.Maqaalkaan, oo la daabacay 1992, qoraagu wuxuu ku falanqaynayaa dowrka maansada googooska ah ee ka dhex muuqata shekada "Aqoondarro waa u nacab jacayl" oo qoray Faarax M.J. Cawl. Inkasto qoraagu tiraab ahaan u qoray shaakadan, haddan meelaha qaarkood wuxuu ka dhigay qaab maanso, sida qaybaha haasawaha ama meelaha tusaale ahaan u faahfaahinayo. Arrintanna waxaa loo malaynayaa in qoraagu uu u adeegsaday si uu hoosta kaga xarriiqo mawaadiicda qaarkood, sida: xaaladaha adag, xiisad iyo dareen xoog leh.In questo articolo, apparso per la prima volta nel 1992, l'autore analizza il ruolo degli inserti poetici nel romanzo "Aqoondarro waa u nacab jacayl" di Faarax M.J. Cawl. Nonostante il romanzo sia scritto in prosa, lo scrittore ha scelto la forma poetica in alcuni passaggi, nei dialoghi o nelle descrizioni dettagliate ad esempio. Si ipotizza qui che la funzione della presenza dei versi sia di mettere in evidenza, sottolineare determinati temi o aspetto: tensione drammatica, intensità emotiva, enfasi narrativa. Lungi dal ridurre la verosimiglianza del romanzo, la rafforzano dal momento che la storia è ambientata in un tempo in cui l'uso della poesia come mezzo di comunicazione sociale era molto diffuso.Link: http://www.tandfonline.com/doi/full/10.1080/13696815.2011.581462First published in Proceedings of the First International Congress of Somali Studies, eds Hussein, M. Adam and Charles L. Geshekter, 333–43. Atlanta: Scholars Press, 1992.Waxaa markii ugu horraysay lagu soo daabacay "Proceedings of the First International Congress of Somali Studies", oo soo diyaariyay M. Adam Hussein e Charles L. Geshekter, 333–43. Atlanta: Scholars Press, 1992.Pubblicato originariamente in "Proceedings of the First International Congress of Somali Studies", a cura di M. Adam Hussein e Charles L. Geshekter, 333–43. Atlanta: Scholars Press, 1992