Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
    5899 research outputs found

    Supervised classification methods:from cross validation to forward search approach

    No full text
    Most of the research on ensembles of classifiers tends to demonstrate that Stacking learning scheme (Wolpert (1992), Ting and Witten (1999), Seewald (2002)) can perform comparably to the best of the base classifiers as selected by cross-validation, if not better. It is to be hoped that we can expect that the final classifier produced by Stacking is able to achieve better performances in terms of accuracy than the best level-0 classifier. Otherwise the computational onus created by the complexity of the procedure would not be justified. This has motivated us to investigate empirically the performance of the Stacking technique, also in terms of stability and robustness, solving the problem of the combination of supervised classified methods by using two different approaches: one may be defined as traditional and the other as innovative. To this end, together with the approach that we will define as traditional, and that is inserted into the framework of StackingC (Seewald (2002)), and uses the combination of different base classification methods that are constructed and evaluated via cross-validation, an extension of the Forward Search (Atkinson, Riani and Cerioli, (2004); (2010)) is proposed, so as to have a robust approach to the same problem. Forward Search is a methodological proposal which, apart from allowing anomalous values to be identified, also makes it possible to monitor in an iterative way the effect exerted by each unit on the model and on the quantities of interest in each step of the search. The “ philosophy” at the heart of the Forward Search approach is the creation of a dynamic data analysis process, compared to that of a “static” type, supplied by the traditional approach The research trend described has established the following objectives for this work:  Evaluation of the base-level and meta-level classifiers in terms of their accuracy when there are modifications in the size of the data set and in the number of times the experiment is repeated.  Evaluation of the effects caused by the presence of anomalous values in the data set on the performances of the base-level and meta-level classifiers and their comparison using two different approaches: - Traditional (Cross Validation ) - Innovative (Forward Search)  Evaluation of the results of the simulation studies carried out to establish whether, and to what extent, the combination of classifiers makes it possible to improve performances compared to the use of a single classifier.  Underlining the influence that single observations may have on each classifier’s rule of decision.  Monitoring the stability of the allocation rule with regard to the different sample sizes. On what we might define as the traditional level, a Stacking scheme is proposed that has some differences compared to the well-known one, both in terms of characteristics that are already present and with regard to the introduction of innovative elements. Therefore, the innovative nature of the proposal is to be found chiefly in the extension of the Forward Search in the approach to the combination of supervised classification methods, which is Stacking scheme, in order to build the whole procedure in a robust way.In both approaches the phases of the building of the Stacking scheme are illustrated and the main empirical results obtained are shown

    Il danno non patrimoniale fra ordinamento interno e suggestioni europee

    No full text
    Negli ultimi decenni il danno non patrimoniale ha rappresentato una delle figure a cui va attribuito un ruolo decisivo nel fenomeno della progressiva estensione dell’ambito di operatività della responsabilità civile, la quale da istituto residuale finalizzato alla protezione dei diritti soggettivi è divenuta sempre più strumento principale di tutela in via risarcitoria non solo di un sempre maggior numero di interessi economici, ma anche di prerogative attinenti alla sfera della persona. Con riferimento a questa seconda ipotesi il dato positivo - rectius l’art. 2059 c.c. - si presentava fortemente restrittivo e pertanto è stato messo in discussione, inizialmente cercando di farne dichiarare l’illegittimità costituzionale e in un secondo tempo, vista l’impercorribilità della prima strada, attraverso una emancipazione «indiretta» del rinvio alla legge contenuto nella norma. La questione ha coinvolto non solo la dottrina, ma anche la giurisprudenza, che negli ultimi tempi ha identificato nei diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti dall’art. 2 Cost. la chiave di volta del sistema, perché ove ad essere leso sia uno di questi, il risarcimento del danno non patrimoniale deve essere garantito. Con riferimento alle ipotesi in cui tale pregiudizio sia occasionato da un fatto illecito il rispetto del principio ha indotto una rilettura costituzionalmente orientata dell’art. 2059 c.c. Il rinvio alla legge contenuto nella norma aveva rappresentato la sintesi di un dibattito in ordine alla risarcibilità del danno non patrimoniale che risale alla promulgazione del codice civile del 1865 e aveva trovato un primo riscontro legislativo in senso favorevole, anche grazie al superamento della concezione del danno cui si riferiva la Differenztheorie, nell’art. 185, comma 2, del codice penale del 1930. Con il nuovo codice civile si era passati da una tipicità legata al fatto di reato - fondata sulla combinazione bene violato e modalità della lesione - ad una tipicità di stampo civilistico - basata esclusivamente sulla rilevanza dell’interesse offeso. Questa conformazione iniziò ad essere tuttavia percepita in contrasto con la Costituzione perché in assenza di una fattispecie delittuosa ovvero di un’espressa previsione di legge i diritti inviolabili della persona da essa riconosciuti venivano tutelati esclusivamente per le conseguenze pecuniarie causate dalla loro lesione. In un primo momento l’attenzione si concentrò sull’art. 32 Cost. e il danno biologico finì per essere risarcito quale pregiudizio non patrimoniale volto a offrire tutela alla salute in senso oggettivo quale predicato di ogni persona e slegato dalle conseguenze economiche o morali che la lesione potrebbe comportare, risultato cui si è giunti anche in un ordinamento antipodico rispetto al nostro come quello inglese attraverso il risarcimento della Loss of Amenities e della Psychiatric Injury. Tale percorso divenne l’archetipo cui guardare per offrire tutela alla persona nella sua completezza e fu perciò riproposto in relazione anche agli altri diritti dell’uomo protetti dall’art. 2 Cost. A questo proposito l’ipotesi di valutare, sulla falsariga dell’impostazione dei Torts in Common Law, la rilevanza costituzionale riferendosi al danno conseguenza sembrò porsi in contrasto col dato positivo e le Sezioni Unite della Corte di cassazione avallarono la proposta di guardare invece all’interesse leso: se questo è ascrivibile fra i diritti inviolabili dell’uomo riconosciuti dall’art. 2 Cost. il rinvio contenuto nell’art. 2059 c.c., essendo la Carta fondamentale a tutti gli effetti una legge seppur del più alto rango, deve ritenersi soddisfatto. Tale interpretazione ha permesso di mantenere, in continuità col passato, nel solco della tipicità le ipotesi in cui il danno non patrimoniale da fatto illecito è risarcibile, ma ha imposto il passaggio da una tipicità di natura casistica ad una tipicità a previsione generale rinforzata, visto che il diritto inviolabile della persona dovrà essere riconosciuto da una «norma generale» di rango costituzionale. Il più delle volte questa sarà rappresentata dall’art. 2 Cost., il quale, affinché tale costruzione dogmatica possa funzionare, non potrà essere perciò inteso, come del resto lo stesso diritto che alla categoria di quelli inviolabili appartiene, quale «clausola generale» meramente recettiva dei valori emergenti nella società. Così configurato il danno non patrimoniale - e non la persona, che a ben guardare rispetto all’assiologia costituzionale è tutelata in maniera più intensa del patrimonio - viene risarcito in ipotesi meno frequenti rispetto a quello patrimoniale, ma ciò sembra trovare nel “dovere della tolleranza che la convivenza impone” - più incisivo nel caso dei pregiudizi non economici vista la peculiare funzione del loro risarcimento - la propria ratio, giacché se il principio di solidarietà è in grado di istituire il filtro della «gravità della lesione» e quello della «serietà del pregiudizio» quando ad essere offesi sono diritti inviolabili della persona, a fortiori sembra presentarsi ragione sufficiente per negare tout court la risarcibilità del danno non patrimoniale quando il valore uomo non sia stato intaccato perché la lesione di uno di questi ultimi manca. La novità rappresentata dalla Costituzione è in grado di incidere anche nella disciplina delle ipotesi in cui il danno non patrimoniale è causato dalla violazione di un rapporto obbligatorio. A questo fine però, dal punto di vista dogmatico, occorre superare la concezione tradizionale per cui l’obbligazione veniva costruita sul paradigma della proprietà a favore di una teorizzazione che valorizzi la correlatività funzionale di debito e credito dando così rilievo non solo al comportamento dovuto, ma anche al risultato atteso. Proprio questa sembra la prospettiva che risulta dal c.c. e segnatamente anche dall’art. 1174 c.c. il quale tuttavia, nonostante ammetta la possibilità che il risultato atteso possa essere funzionale alla soddisfazione di un interesse non patrimoniale del creditore, distinguendo i due piani sembra escludere che l’interesse entri nella struttura del rapporto obbligatorio e imponendo che la prestazione debba essere suscettibile di valutazione economica pare assestare l’obbligazione al livello degli affari. Tale assunto sembra trovare una conferma nelle disposizioni riguardanti la fase patologica dell’obbligazione in cui il danno risarcibile viene individuato dall’art. 1223 c.c. utilizzando parametri di evidente natura economica («perdita subita» e «mancato guadagno»), il che induce a concludere nel senso della generale irrisarcibilità del danno non patrimoniale da inadempimento, principio a cui anche il Common Law sembra ultimamente ispirarsi nell’individuazione delle ipotesi in cui una non-pecuniary losses causata da breach of contract può essere risarcita. L’obbligazione tuttavia negli ultimi anni ha iniziato ad essere intesa come un rapporto complesso non più appiattito sulla sola prestazione. Esistono infatti, grazie ad una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 1175 c.c., una serie di obblighi di protezione in capo a debitore e creditore finalizzati a preservare il patrimonio e la persona dell’altro contraente dal rischio specifico di danno sorto in virtù della particolare relazione in cui sono coinvolti i due soggetti. Con riferimento al dovere di non danneggiare la persona dell’altra parte gli obblighi di protezione sembrano trovare nell’art. 2 Cost. non solo la loro fonte generativa, ma anche la loro determinazione di contenuto, dato che per sopperire alla genericità cui il riferimento alla persona può indurre la strada privilegiata sembra essere, così come avvenuto per la responsabilità aquiliana, quella di guardare ai diritti inviolabili dell’uomo da questa norma riconosciuti. Attraverso gli obblighi di protezione viene perciò garantito, dando coerenza all’intero sistema della responsabilità civile, che dalla lesione di un connotato imprescindibile della persona causato dall’inadempimento sorgerà il diritto al risarcimento del relativo danno non patrimoniale. Peraltro quest’ultimo, a differenza che nelle ipotesi di illecito aquiliano, se la prestazione era funzionale alla soddisfazione di un diritto inviolabile dell’uomo - come è ad es. nella maggior parte dei casi nel rapporto fra medico e paziente in ordine alla salute -, dal punto di vista del contenuto, essendo calato in un rapporto obbligatorio, sembra dover includere non solo l’appartenenza, ma anche la spettanza. Gli obblighi di protezione tuttavia non sono in grado di dare copertura anche agli interessi voluttuari cui obbligazione può essere funzionale. Il più delle volte ipotesi del genere si hanno in presenza di un contratto, che tuttavia ancor più dell’obbligazione in generale viene definito come rapporto di natura patrimoniale (art. 1321 c.c.). Da parte di alcuni è stato suggerito di riferirsi alla c.d. causa concreta per offrire dignità strutturale a questa categoria di interessi, ma la figura non sembra mostrare sufficienti garanzie di affidabilità. Da questo punto di vista molto più attendibile si presenta invece la clausola penale, peraltro ontologicamente concepita quale strumento per modellare il contratto rispetto alle esigenze anche non patrimoniali che ne hanno sollecitato la conclusione. Nell’indagine, da ultimo, essere viene considerato il fatto che il nostro è un ordinamento continuamente sottoposto alle influenze di matrice origine europea, nella loro variante pattizia ed istituzionale. Con riferimento alla CEDU il problema è quello della possibilità che dalla lesione di un diritto in essa predicato, a livello nazionale potrebbe non conseguire il risarcimento del danno non patrimoniale, laddove dinnanzi alla Corte di Strasburgo potrebbe invece essere riconosciuto il non-pecuniary damages quale voce della just satisfaction. Lo iato trova la propria ragione nel fatto che la nostra Consulta ha da ultimo attribuito alla Convenzione il rango di fonte sub-costituzionale, ragion per cui dalla lesione di un diritto in essa enunciato seguirà il risarcimento anche del danno non patrimoniale solo ove questo per la nostra Costituzione si presenti inviolabile, condizione che ad esempio non si verifica in ordine al diritto di proprietà, prerogativa che, a differenza del sistema CEDU, secondo il nostro ordinamento sembra potersi di regola ascrivere fra i diritti fondamentali e solo eccezionalmente, quando il rapporto fra bene e suo titolare è funzionale allo sviluppo della personalità come nel caso dell’abitazione, fra quelli protetti dall’art. 2 Cost. Se però si rammenta la funzione che ricopre la just satisfaction e si riflette sul fatto che il più delle volte a venire in considerazione non è l’an di tutela, bensì il quomodo, profilo che sembra poter rientrare in quel «margine di apprezzamento» cui la stessa Corte EDU si ispira, la questione pare assumere contorni meno problematici e non svilire eccessivamente il ruolo della Convenzione, perché essa continua a svolgere a pieno titolo il suo compito di stimolo nei confronti della nostra Corte costituzionale nel dettagliare il contenuto dell’art. 2 Cost. In relazione all’ordinamento comunitario ciò che pare risolutivo della questione è invece il principio della distribuzione delle competenze. Premesso che la responsabilità civile non compare fra le materie rispetto alle quali vi è stata una cessione di sovranità, non ci si potrà riferire alla vigente Carta dei diritti dell’Unione Europea quale normativa in cui sono elencati diritti inviolabili della persona la cui lesione, adottando il nostro sistema, darebbe il via al risarcimento del danno non patrimoniale. D’altra parte nella stessa Carta di Nizza (art. 51, § 1) e nel Trattato di Lisbona (art. 6) è precisato che quel documento è richiamabile solo nella materie di competenza dell’UE. A proposito di queste, laddove una norma comunitaria preveda il risarcimento del danno non patrimoniale - come ad es. nell’art. 12 Reg. 261/04 - il giudice comune nel decidere la controversia sarà tenuto a disporlo, ma queste ipotesi rispetto alla regola generale del nostro ordinamento, nella logica dualistica fatta propria dalla nostra Consulta, avranno esclusivamente un valore pseduo-comparatistico utile nell’opera di costruzione di una disciplina comune europea della responsabilità civile che, ancor più nella materia del danno non patrimoniale visti gli interessi coinvolti, sarebbe auspicabile fosse improntata non al principio della competizione, ma a quello dell’armonizzazione fra gli ordinamenti

    The Ogaden War: Somali women’s roles

    Get PDF
    The article focuses on the different roles Ogadeni women took up in the Somali-Ethiopian war through interviews with former actors in the conflict.Isagoo adeegsanaya waraysiyo lala yeeshey qabqablayaasha dagaalka, ayaa maqaalku diiradda saarayaa kaalinta ay ka qaateen haweenka Ogaadeniya dagaalka Soomaaliya iyo Itoobiya.Attraverso interviste con i protagonisti del conflitto, l'articolo mette a fuoco i diversi ruoli che le donne Ogaden hanno rivestito nella guerra somalo-etiope

    NLO QCD corrections to CP-even and CP-odd Higgs boson production via gluon fusion in the MSSM

    No full text
    The calculation of the gluon fusion production cross section for the MSSM Higgs bosons is not quite as advanced as in the SM. Indeed, despite valiant efforts, a full computation of the two-loop quark-squark-gluino contributions, valid for arbitrary values of all the relevant particle masses, has not been made publicly available so far. Approximate analytic results, however, can be derived if the Higgs bosons are somewhat lighter than the squarks and the gluinos. In the MSSM this condition almost certainly applies to the lightest scalar h. Moreover, recent results from SUSY searches at the LHC set preliminary lower bounds on the squark and gluino masses just below the TeV (albeit for specific models of SUSY breaking), suggesting that there might be wide regions of the MSSM parameter space in which the condition also applies to the heavy scalar H and to the pseudoscalar A. In this thesis we presented an original calculation of the two-loop quark-squark-gluino contributions to the cross section for the gluon fusion processes gg → ø (where ø is a CP- even or CP-odd Higgs) in the limit of large supersymmetric particles masses. We exploited techniques previously developed for the computations of the MSSM CP-even Higgs boson production cross section, where the cases m2 « m2t and m2 » m2b were considered, in order to compute the cross section for MSSM CP-odd Higgs production to the same accuracy. We also extended the above mentioned techniques in such a way that no specific hierarchy is assumed between m2ø and m2t. This allowed us to obtain analytic formulae for CP-even and CP-odd Higgs production which are expected to give a better approximation of the full result when the Higgs mass is not too far from the top-pair production threshold. Our computation relies on an extensive use of the last generation of symbolic manipulation software like Mathematica and FORM. We generated the relevant two-loop diagrams through FeynArts, using a modified version of the MSSM model file, which implements the Background Field Method. Such a choice turns out to be important in the use of Pauli-Villars regularization (PVREG). The asymptotic expansions procedure requires the exact evaluation of two-loop disconnected diagrams, i:e: two loop integrals in which propagators involving both integration momenta are absent, while scalar products of the two integration momenta, raised to integer powers, can occur. For the reduction in Dimensional Regularization (DREG) of this class of integrals we developed a FORM code which performs an Integration By Parts (IBP) reduction by efficiently importing and enforcing the IBP identities generated with the software REDUZE. In the case of CP-odd Higgs production, we performed the computation by regularizing the loop integrals both in DREG and PVREG. While in the former inconsistencies are known to arise in connection with the de nition of the Dirac matrix ᵞ5 in d 6 ≠ 4 dimensions, the latter allows to avoid such di culties, at the price of a somehow greater computational effort. We obtained identical results in the two approaches. No such problems affect the computation of the contributions to CP-even Higgs productions, so in that case we adopted DREG only. For what concerns the top-stop-gluino contributions to CP-even Higgs production, we provided an original result based on an asymptotic expansion in the superparticle masses (which we generically denote by M), up to and including terms of O(m2 A / M2), O(m2t / M2) and O(m2 Z=M2), for which no results have been made available so far. A numerical study of the result of this asymptotic expansion based evaluation and its renormalization scheme dependence, as well as a quantitative comparison against the Taylor series based result, is underway and will be presented in a forthcoming publication. Regarding the contributions to CP-odd Higgs production cross section, we provided both the result of a Taylor expansion in the pseudoscalar mass, up to and including terms of O(m2 A=m2t) and O(m2 A=M2), and the result of an asymptotic expansion in the superparticle masses, up to and including terms of O(m2 A=M2) and O(m2t =M2). The latter can be easily adapted to the case of the bottom-sbottom-gluino contributions, which allowed us to provide a result valid up to and including terms of O(m2b=m2 A) and O(mb=M). We discussed how the tan β-enhanced terms in the bottom-sbottom-gluino contributions can be eliminated via an appropriate choice of renormalization scheme for the parameters entering the one-loop part of the calculation, and compared our results with those obtained in the effective-Lagrangian approximation. In both cases we obtained explicit and compact analytic results based on asymptotic expansions. All of our results can be easily implemented in computer codes for an efficient and accurate determination of the cross section for scalar and pseudoscalar production at hadron colliders. Finally, the results derived in this work for the production cross section can be straight- forwardly adapted to the NLO computation of the gluonic and photonic decay widths

    Kazhdan-Lusztig combinatorics in the moment graph setting

    No full text

    Microwave systems for plasma heating in nuclear fusion and for buried objects detection

    No full text
    Nel presente lavoro di tesi vengono trattate approfonditamente alcune tematiche relative allo studio di sistemi alla microonde per applicazioni di rilevazione di oggetti sepolti ed accoppiamento di potenza elettromagnetica a plasmi fusionistici. In particolare, il lavoro sarà convenientemente presentato in due parti nelle quali si esporranno estensivamente sia l'impianto teorico associato allo stato dell'arte di ciascun argomento, sia i principali contributi di innovazione che costituiscono l'elemento originale del lavoro. Particolare enfasi sar a rivolta alla presentazione dei risultati, che verranno organizzati in modo da rendere il pi u possibile esaustiva l'analisi dei diversi scenari. Nella prima parte sar a dapprima introdotto il problema della rilevazione e localizzazione di oggetti cilindrici sepolti, operando alcune ipotesi semplificative circa la struttura fisica dei mezzi considerati, in particolare si assumer à un modello di propagazione elettromagnetica ideale nel quale non sono tenute in considerazione le perdite dovute alla conducibilit à non infinita nei conduttori e nulla nei dielettrici. Questi ultimi, inoltre, sono stati assunti lineari, isotropi, omogenei e non dispersivi, in modo da ricavare un modello elettromagnetico semplificato quantunque utile in molte applicazion pratiche. Gli scenari di riferimento, in questo caso, sono molteplici, a partire dalle indagini sottosuperficiali in terreni sabbiosi per attivit a di sminamento, fino alle prospezioni non invasive di strutture in cemento o lastricati stradali. Le caratteristiche del problema di localizzazione possono essere associate con l'inversione dello scattering elettrognetico che e molto spesso trattato attraverso la "teoria dei problemi inversi". A differenza delle tecniche pi u utilizzate, come ad esempio la tomografia o l'approccio Ground Penetrating Radar, la tecnica che è stata sviluppata prevede un formalismo di tipo elettromagnetico per il problema diretto (che riguarda cio è la derivazione dei contributi di campo elettromagnetico generato dalle correnti indotte sugli oggetti e successivamente re-irradiato verso l'antenna), mentre affronta il problema dell'inversione attraverso una tecnica basata sulla stima delle direzioni di arrivo del segnale di uso dagli oggetti sepolti. Nel Capitolo 1, sar à quindi costruita l'impalcatura teorica che riguarda il modello del segnale e del rumore, e saranno brevemente introdotti i metodi di stima che sono stati implementati. In particolare, essi saranno divisi in tre gruppi a seconda delle loro caratteristiche. Alla fine del capitolo sar a invece descritta la tecnica statistica che è stata adottata per estrarre una stima della posizione degli oggetti. Nel Capitolo 2 verrà analizzata la localizzazione di un singolo cilindro, supposto dapprima perfettamente conduttore e successivamente dielettrico, assumendo diverse combinazioni tra l'indice di rifrazione del cilindro e quello del mezzo di sepoltura. In questo caso, verranno eseguite delle variazioni di alcuni parametri, come ad esempio il raggio dell'oggetto o la posizione rispetto all'array, per derivare alcune indicazioni circa la robustezza della procedura di stima. In secondo luogo sar a presentata una analisi legata alla possibilit à di estrarre informazioni circa le dimensioni dell'oggetto sepolto. Nel Capitolo 3, il procedimento verr à esteso al caso delle localizzazione di due cilindri, attraverso l'utilizzo di alcuni algoritmi di data mining, di cui ci siamo serviti per elaborare i dati ottenuti dalla stima delle direzioni di arrivo. Dopo un breve accenno sui costituenti fondamentali della "clustering analysis", saranno descritti gli algoritmi di nostro interesse. Successivamente, verr à dato un ampio spazio alla presentazione dei risultati all'interno di una casistica molto esauriente nella quale sono stati considerati inizialmente due cilindri conduttori variando l'indice di rifrazione del mezzo ospite e ancora due cilindri dielettrici aventi differente indice di rifrazione rispetto al mezzo di sepoltura e rispetto a s e stessi. Anche in questo caso la variazione dei parametri ha interessato sia la dimensione dei cilindri che la loro posizione, evidenziando un buona capacità di localizzazione in molti dei casi esaminati. In particolare, la procedura si è dimostrata particolarmente adatta alla localizzazione di cavit à cilindriche sia nel caso di un singolo oggetto che di coppie di oggetti. Alla fine del capitolo sar à offerta una ampia bibliografia sui diversi argomenti. Nella seconda parte della tesi, ci occuperemo della progettazione di alcuni componenti a microonde per il riscaldamento di plasmi fusionistici. Il lavoro prodotto in questo campo, scaturisce dalla collaborazione pluriennale dell'Universit à di Roma Tre con ENEA-Fusmag all'interno dell'Associazione Euratom. In particolare, nel corso degli anni 2009, 2010 e 2011, si sono affrontate alcune problematiche relative alla progettazione di un sistema addizionale di riscaldamento a radiofrequenza per la risonanza ibrida inferiore, nell'ambito del progetto europeo denominato ITER (International Thermonuclear Reactor Experiment). La collaborazione ha rigurdato il task dell'European Fusion Development Agreement (EFDA) WP08-03-01 LH4IT e si e conclusa con la pubblicazione di un Report tecnico sull'argomento (EU contribution to the ITER LHCD development plan). Dopo una introduzione generale sulle macchine termonucleari a confinamento magnetico (Tokamak), verranno presentati i principali obbiettivi tecnologici che si è inteso raggiungere con il presente studio. Nel Capitolo 1 saranno fornite alcune basi teoriche riguardanti le implementazioni di componenti a microonde di particolare interesse per questo tipo di applicazioni. Saranno considerati rispettivamente, un convertitore tra quattro guide retangolari in regime unimodale e una guida circolare in regime surmodato, una serie di filtri di modo ottenuti tramite opportune corrugazioni in guida rettangolare, ed infine alcune rilevanti tipologie di curve in guida rettangolare surmodata con delle interessanti proprietà in grado di mitigare l'eccitazione di modi spuri dovuta alla presenza della discontinuità. Lo studio di componenti in guida d'onda in regime surmodato è un argomento che di fficilmente viene affrontato nella letteratura scientifica; anche gli strumenti teorici a disposizione del progettista sono di gran lunga trascurati rispetto ad altri settori dell'elettromagnetismo applicato. Appare quindi di particolare interesse aver conseguito un modesto know-how in questo tipo di applicazioni, non solo in fase di sintesi, attraverso l'utilizzo di CAD elettromagnetici, ma sopratutto nel momento di analisi, dove si è sviluppata una certa "sensibilit a" nell'affrontare i numerosi problemi della propagazione elettromagnetica in regime multi-modale. Nel Capitolo 2 sar a descritto in dettaglio il funzionamento di un componente innovativo in grado di convertire quattro guide a sezione rettangolare operanti nel loro modo fondamentale, in una guida circolare surmodata rispetto alla frequenza di utilizzo, operante nel solo modo circolare elettrico. Lo scopo di questo componente è quello di ridurre al minimo possibile l'attenuazione in guida e consentire la trasmissione di potenza in lunghi tratti di linea di trasmissione. Nello specifico, saranno descritte le fasi principali del progetto, lo studio prestazionale ed infine l'analisi delle non idealit à. Nel Capitolo 3 sar à affrontato il complicato tema della progettazione di componenti in guide rettangolari funzionanti in regime surmodato, con particolare attenzione verso il filtraggio selettivo e il controllo dell'eccitazione di modi di ordine superiore. A questo proposito, è stata di particolare interesse la progettazione di curve in guida rettangolare in regime multi-modale in grado di limitare il pi u possibile l'accoppiamento tra il modo fondamentale e i modi di ordine superiore all'uscita della discontinuit à, in modo da minimizzare lo scambio di potenza tra essi, conservando pressoch é inalterata la trasmissione del modo fondamentale, come richiesto per questo tipo di applicazioni. Infine, anche per questa sezione, un'ampia bibliografia forniràa gli adeguati strumenti di approfondimento

    A Dangerous Delay: The cost of late response to early warnings in the 2011 drought in the Horn of Africa

    No full text
    This briefing, published jointly by Oxfam and Save the Children, examines the factors that allowed a drought in Ethiopia, Kenya, Somalia and Djibouti to develop into a full-scale crisis of hunger and livelihoods, such that millions of people suffered and thousands died. Its main focus is the response of international aid system.Qoraalkani, oo wada diyaariyay Oxfam iyo Save the Children, wuxuu baarayaa sababaha keenay abaarta ku habsatay dalalka Itoobiya, Kenya, Soomaaliya iyo Jabuuti, taasoo u keentay malaayiin qof in ay dhibtoodaan, kumanaanna ay geeriyoodaan. Qoraalku wuxuu diiradda saarayay jawaabta habka gargaarka ee beesha caalamka.Questo briefing, pubblicato congiuntamente da Oxfam e Save the Children, esamina i fattori che hanno permesso a una siccità in Etiopia, Kenya, Somalia e Gibuti di svilupparsi in una crisi su vasta scala dei mezzi di sussistenza, tale che milioni di persone hanno sofferto e migliaia sono morte. Il testo si focalizza sulla risposta del sistema di aiuti internazionali

    Food Crisis in the Horn of Africa: Progress Report, July 2011 - July 2012

    No full text
    This report describes what Oxfam and its partners have achieved in connection with the massive public appeal for funds launched in the occasion of the 2011 drought across the Horn of Africa, and also looks at what needs to be done in the future. Given the very different country contexts in which Oxfam has been operating, the report is split into three sections summarizing what it has done (directly and through local partners) in Somalia, Kenya, and Ethiopia.Warbixintani waxay ka hadlaysaa hawlihii ay ka qabatay Oxfam iyo rafiiqeeda abaarihii waxyeeleyey Geeska Afrika 2011, waxayn falanqaynaysaa wixii la qaban lahaa mustaqbalka. Maadaama xaaladaha dowladuhu ay kala duwanyihiin, warbixintu waxay u qaybsantahay saddex qaybood oo soo koobaya wixii laga qabtay Soomaaliya Kenya iyo Itoobiya.Questo rapporto descrive i risultati di Oxfam e dei suoi partner in connessione con l'enorme appello pubblico di fondi lanciato in occasione della siccità che ha colpito tutto il Corno d'Africa nel 2011, e analizza anche a ciò che deve essere fatto in futuro. Dati i contesti nazionali molto diversi in cui Oxfam ha operato, il rapporto è diviso in tre sezioni che riassumono ciò che è stato fatto (direttamente da Oxfam e tramite partner locali) in Somalia, Kenya ed Etiopia

    Il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni

    No full text
    La tesi ha ad oggetto il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni nell’ordinamento italiano. Il lavoro intende ricostruire in maniera completa le varie sfaccettature del principio e le modalità attraverso le quali esso plasma i rapporti tra Stato e Regioni. La prima parte del lavoro analizza la nascita e lo sviluppo del principio in questione nell’ordinamento repubblicano fino alla riforma costituzionale del 2001. Dopo una ricostruzione dei principi e delle disposizioni di livello costituzionale che richiamavano una visione collaborativa dei rapporti tra Stato e Regioni, non essendo previsto esplicitamente nel testo costituzionale il principio in esame, si approfondisce la produzione dottrinaria, legislativa e giurisprudenziale. Il lavoro si sofferma in particolare nell’analisi della giurisprudenza costituzionale, che ha elevato il principio in questione a vero e proprio principio di sistema, diventando il cardine dei rapporti tra lo Stato e le Regioni. Successivamente si analizza la riforma del Titolo V della Costituzione operata a cavallo del nuovo millennio per sottolineare l’influenza della stessa nell’applicazione del principio. Si prendono quindi in esame le più importanti novità della riforma costituzionale e il loro impatto sui meccanismi cooperativi tra Stato e Regioni; in questa ricostruzione si analizzeranno gli elementi che, sia a livello di sistema, sia dal punto di vista letterale, lasciano trasparire la volontà del legislatore costituzionale di implementare il carattere cooperativo della repubblica, a discapito della persistente mancata costituzionalizzazione espressa del principio in esame. Il lavoro prosegue poi con l’analisi della più recente giurisprudenza costituzionale, per verificare come la Consulta utilizza la leale collaborazione tra richiami al passato e slanci verso il futuro, alle prese con un mutato testo costituzionale che, almeno sulla carta, ribalta completamente i rapporti tra lo Stato e le Regioni. A tal proposito si analizzeranno i particolari campi di utilizzo del principio che sono: i casi di conflitti di competenze, la chiamata in sussidiarietà, la materia finanziaria e i poteri sostitutivi. L’analisi dimostra come la Corte utilizzi il principio in esame soprattutto per giustificare l’invasione da parte dello Stato delle competenze regionali; le Regioni, chiamate a partecipare alla gestione concreta della funzione loro sottratta, recuperano in questo modo parte dell’autonomia che prima avevano perso. Il capitolo si chiude con alcune riflessioni circa l’impatto che il principio di leale collaborazione ha prodotto sul giudizio costituzionale, sia in via diretta, sia in sede di conflitti tra enti, essendosi imposto il suo utilizzo sia come parametro dei giudizi stessi, sia come tecnica di giudizio. Il secondo capitolo analizza le sedi della collaborazione tra Stato e Regioni, soffermandosi sulla Conferenza Stato-Regioni, che, in mancanza della creazione di un Senato delle Autonomie, rappresenta la sede più idonea per gestire dal punto di vista politico e giuridico i delicati rapporti, spesso conflittuali, tra Stato e Regioni. Si analizza quindi l’evoluzione dell’organo e si prendono poi in esame le specifiche competenze dello stesso. Il campo teorico lascia poi spazio ad un approfondimento pratico circa la concreta attività della Conferenza: si analizza infatti l’attività della stessa negli ultimi anni in relazione alle varie funzioni, per verificare “cosa fa in concreto” l’organo e quale reale incidenza esso ha nella tutela delle istanze regionali. Il capitolo si chiude con una analisi dei problemi irrisolti che l’utilizzo del sistema delle conferenze produce sul sistema di relazioni stato-regioni. Il terzo capitolo si sofferma invece sui mezzi attraverso i quali si invera il principio di leale collaborazione. Si analizzano quindi le modalità attraverso le quali gli enti coinvolti modulano i propri rapporti. Tra i vari mezzi, l’analisi si concentra in particolare sulle intese, che sembrerebbero garantire una codecisione paritaria dell’atto tra lo Stato e le Regioni. Il discorso si sviluppa quindi attraverso l’approfondimento teorico sullo specifico mezzo e lo studio della giurisprudenza costituzionale. Questa si caratterizza, sulla materia, per le continue oscillazione e l’incapacità di fornire punti di riferimento certi agli attori in gioco, richiamando a volte la figura dell’intesa “forte”, per la quale Stato e Regioni trattano realmente alla pari, e a volte invece l’intesa “debole”, nella quale lo Stato assume una posizione di supremazia potendo superare l’eventuale dissenso regionale

    Economisti italiani a Cambridge (1960-1980) : processi formativi, aggiornamenti teorici e nuovi orientamenti di politica economica

    No full text
    Con il lavoro svolto ci siamo proposti di ripercorrere la vicenda dei numerosi economisti italiani che vissero un’esperienza formativa presso l’Università inglese di Cambridge, nel ventennio compreso tra la seconda metà degli anni Cinquanta e la fine degli anni Settanta. Due gli obiettivi principali dello scritto. Il primo è quello di ricostruire i lineamenti per così dire esterni di quell’esperienza: quali e quanti furono questi economisti, quale la loro provenienza accademica, che tipo di ambiente formativo essi trovarono nella facoltà cantabrigense di Economics and Politics. Il secondo obiettivo è invece quello di comprendere se alcuni tratti distintivi della loro produzione teorica possano essere ricondotti proprio alla loro esperienza oltremanica. In altri termini, muovendo dall’idea secondo cui l’economista non nasce tale, ma lo diventa in virtù di uno specifico percorso formativo, cercheremo di capire se e come quella particolare vicenda di studio abbia influito sulle posizioni teoriche assunte dagli economisti oggetto del nostro interesse e se, per quella via, abbia poi avuto una ricaduta sul dibattito svoltosi nel nostro paese. Il filone di ricerca all’interno del quale il lavoro si inserisce è quello relativo al processo di formazione degli economisti e alla circolazione internazionale delle idee economiche. L’interesse mostrato dagli studiosi italiani per questo indirizzo di indagine è stato forte, e numerosi e di qualità sono gli studi a ciò dedicati. In questo lungo e interessante percorso, due le pietre miliari. La prima, costituita dal volume pubblicato nel 1975 a cura di Augusto Graziani e Siro Lombardini, intitolato “Gli studi di economia in Italia”. Quella breve monografia analizzava le modalità organizzative adottate per l’insegnamento della scienza economica nel nostro paese, a partire dalla fine della seconda guerra mondiale. L’altro contributo di rilievo, che prende peraltro ad esplicito riferimento il precedente, è invece costituito dal volume collettaneo curato dallo stesso Augusto Graziani insieme a Giuseppe Garofalo, “La formazione degli economisti in Italia (1950-1975)”. Con i contributi lì raccolti si è voluto analizzare una serie di esperienze di formazione e di ricerca a cui parteciparono diversi economisti in erba, con lo scopo di individuarne l’influenza sullo sviluppo del pensiero economico italiano e per comprendere in che misura quelle vicende abbiano contribuito ad innovare i modi di “fare economia” nel nostro paese. In particolare, in questo volume, si trova un saggio di Carlo Casarosa1 riguardante la formazione degli economisti italiani nelle università inglesi (e, tra queste, anche l’università di Cambridge) che ha costituito il nostro riferimento più immediato. Nei trent’ anni trascorsi tra la pubblicazione dei due contributi appena citati, e anche in anni più recenti, altre indagini hanno aiutato ad individuare, enumerare ed esplicare i diversi legami e canali attraverso cui gli studiosi italiani di economia hanno acquisito la loro formazione o contribuito alla diffusione e all’insegnamento di tale disciplina. È peraltro interessante sottolineare come questi saggi abbiano fatto uso di una rimarcabile varietà di approcci. Accanto a studi svolti con una metodologia che potremmo definire più tradizionale, e che si basano prevalentemente sullo studio e l’analisi delle opere dei diversi economisti, è possibile rinvenire diversi scritti che invece hanno adottato un metodo di tipo quantitativo, mirando a monitorare l’andamento nel tempo e a valutare il peso relativo dei diversi temi di analisi affrontati dagli studiosi nei loro scritti. Per avere un’idea riguardo la complessità e la varietà di questi studi, si pensi ad esempio all’approccio usato da Roggi [1987]2, da Birolo e Rosselli [2009]3 e da Birolo [2010]4 che, mediante un’analisi quantitativa relativa ai temi affrontati nelle pubblicazioni di economia prodotti da nostri connazionali e pubblicati su riviste selezionate, tentano di individuare i temi di interesse, prevalenti nella ricerca economica italiana5. Oppure, si pensi ai volumi che ricostruiscono le vicende intellettuali di Paolo Sylos Labini6 o di Nino Andreatta7. Nel delineare il profilo di questi due studiosi come economisti, maestri, divulgatori di idee economiche e consiglieri della politica, i rispettivi biografi si sono riferiti non soltanto alle loro opere ma anche alle testimonianze di quanti furono loro vicini. Va peraltro sottolineato come, nel corso dell’ultimo anno, anche ambienti non accademici abbiano mostrato un crescente interesse per il tema della formazione in campo economico. È il caso ad esempio dell’ Institute for New Economic Thinking, che in una rubrica intitolata “30 Ways to be an Economist”, ha dedicato spazio a tale argomento con diversi interventi ed in particolare attraverso un’ intervista ad Irwin Collier dal titolo “How Economists used to be made”, dedicata all’importanza del ruolo della formazione dell’economista con particolare riferimento all’esperienza di Paul Samuelson e della Scuola di Chicago8. Dunque, sulla scia di questi contributi ci proponiamo di ritornare su una particolare esperienza formativa della quale molti aspetti sono rimasti in ombra. Infatti, se la produzione teorica degli economisti cantabrigensi è stata oggetto di numerosi contributi, non altrettanto può dirsi della Facoltà di Economics and Politics come luogo di formazione. Il nostro lavoro intende quindi inserirsi nella letteratura sopraccitata per fornire un più definito contributo sullo specifico ruolo che quella Facoltà ebbe nella formazione degli economisti italiani e sul modo che essi svilupparono di concepire la teoria economica e il suo rapporto con la politica economica. In questo nostro percorso, dedicheremo un primo capitolo ad una ricostruzione di carattere storico. Considerando il lungo periodo che dalla fine degli anni Cinquanta giunge fino al tramonto del decennio Settanta, cercheremo di individuarne gli aspetti salienti. Cominceremo dagli anni del “miracolo economico”, soffermandoci sulle sue principali caratteristiche. Passeremo poi agli anni Settanta e alla crisi che, nell’ambito di una congiuntura internazionale assai sfavorevole, colpì il nostro paese con caratteri e modalità che non mancarono di preoccupare i nostri economisti. Andremo così a prendere in esame le interpretazioni più accreditate che in quegli stessi anni, o negli anni immediatamente successivi, furono elaborate in merito ai motivi di quella crisi e alla fragilità delle basi su cui si era fondato lo sviluppo economico italiano. Nel secondo capitolo soffermeremo l’attenzione sulla formazione degli economisti italiani e sulla loro scelta di andare a Cambridge. Dapprima individueremo alcune caratteristiche e le lacune della formazione che il nostro sistema scolastico ed universitario offriva in campo economico. Successivamente, riporteremo l’elenco dei nomi degli economisti italiani che si recarono a Cambridge, evidenziando alcuni aspetti della loro presenza presso l’ateneo britannico. Vedremo anche da quali università essi provenissero, per poi andare ad osservare alcune possibilità di finanziamento che essi avevano avuto per i loro soggiorni all’estero, tentando infine di formulare alcune ipotesi circa le ragioni che li possano aver spinti verso l’università britannica. Nel terzo capitolo, ricostruiremo gli aspetti salienti del sistema formativo dall’Università di Cambridge in quegli anni, analizzando l’ambiente universitario nel suo complesso, i tratti distintivi del corso di studio in economia e dei corsi dedicati ai graduate students, quali erano gli economisti da noi considerati. Cercheremo, in altre parole, di comprendere che tipo di economista la facoltà di Economics and Politics del celebre ateneo britannico intendesse formare. Nel capitolo successivo, la nostra attenzione si sposterà sui temi che gli economisti del nostro gruppo predilessero nella fase temporale da noi considerata. Svolgeremo innanzitutto un’analisi di tipo quantitativo che metta in luce gli interessi di ricerca degli economisti protagonisti del nostro studio. Per conseguire questo obiettivo abbiamo consultato in maniera sistematica una serie di riviste italiane di economia al fine di ricavare un campione rappresentativo di argomenti e approcci teorici da essi fatti propri. Successivamente, attraverso i temi relativi al ruolo e agli scopi della scienza economica, all’indicizzazione dei salari e all’inflazione tenteremo di individuare alcuni elementi che permettano di risalire alla visione generale e al background teorico degli economisti che condivisero l’esperienza cantabrigense

    75

    full texts

    5,899

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    Archivio Aperto di Ateneo
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇