Archivio Aperto di Ateneo
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    5899 research outputs found

    Dall'intransformabilità al cambiamento intenzionale : il caso di Taranto

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    Edge spaces : vivere i margini della città

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    You Have Been Warned: One year on from UN declaration of famine, Somalia faces worsening food crisis

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    In 2011 the world waited for the UN to declare famine before providing assistance on the level needed to save lives in Somalia – this delayed response wasted lives and money.2011 dunidu waxay ka sugaysay Qaramada Midoobay in ay caddayso jiritaanka abaarta inta aan la bixin gargaar lagu badbaadinayo dadka ku nool Soomaaliya - jawaabtaan oo raagtay waxay sababtay khasaaro badan oo lacag iyo nafba ah.Nel 2011 il mondo ha atteso che le Nazioni Unite dichiarasse la carestia prima di fornire assistenza per salvare vite umane in Somalia - questa risposta ritardata ha sprecato denaro e vite

    Decretales Pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra) : atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010

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    Il presente volume è concepito come un esperimento sotto diversi aspetti e come tale dovrebbe essere considerato: è pubblicato in formato elettronico (pdf) in libera consultazione (open access), si occupa di un’area di ricerca ancora inesplorata e cerca di realizzare un vero approccio interdisciplinare. Le Decretali di papa Gregorio IX (cosiddetto Liber Extra), promulgate nel 1234, sopravvivono in quasi 700 copie. Più di 300 manoscritti contengono una serie, più o meno completa, di cinque miniature in apertura dei cinque libri delle Decretali. Conseguentemente in questo volume cinque storici dell’arte analizzano le miniature rispettivamente a uno dei cinque libri, confrontandole in numerose copie delle Decretali. Tre contributi poi si occupano di altri elementi decorativi e di questioni paleografiche e codicologiche nei manoscritti delle Decretali. Il volume è completato da un’ampia sezione illustrativa che mostra le miniature in 34 diversi manoscritti delle Decretali.The present volume is conceived as an experiment in several respects and it should be regarded as such: it is published in electronic format (pdf) with open access, it is dealing with a virtually unexplored area of research and it tries to realize a genuine interdisciplinary approach. The Decretals of pope Gregory IX (so called Liber extra), published in 1234, survive in almost 700 copies. More than 300 of the manuscripts feature a series of five miniatures heading the five books of the Decretals. Accordingly in this book five art historians are investigating the miniatures to one of the five books respectively, comparing them through many copies of the Decretals. Three more contributions are dealing with other decorative elements and with paleographical and codicological problems of the Decretal manuscripts. The volume is complete with a substantial illustrative section showing the miniatures in 34 different Decretal manuscripts.Der vorliegende Band ist in mehrfacher Hinsicht als ein Versuch konzipiert und entsprechend aufzufassen: er wird in elektronischer Form (pdf) mit freiem Zugang (open access) publiziert; sein Gegenstand war bisher praktisch unerforscht; und es wird versucht, den sachlich gebotenen interdisziplinären Ansatz zu verwirklichen. Die Dekretalen Gregors IX. (sog. Liber Extra), die 1234 publiziert wurden, sind in rund 700 mittelalterlichen Handschriften überliefert. Davon sind mehr als 300 mit Miniaturen ausgestattet. In der Regel findet man jeweils eine Miniatur am Anfang der fünf Bücher der Dekretalen, d.h. insgesamt fünf pro Handschrift. Diese Miniaturen werden in unserem Band von fünf Kunsthistoriker/innen untersucht. Unabhängig von einander analysiert jede/r von ihnen die Darstellungen am Anfang eines der fünf Dekretalenbücher, die sie in vielen Handschriften vergleichen. Es folgen drei Beiträge zu anderen dekorativen Elementen sowie zu paläographischen und kodikologischen Problemen der Dekretalenhandschriften. Die Texte werden ergänzt durch einen umfangreichen Abbildungsteil, der Miniaturen aus 34 verschiedenen Dekretalenhandschriften wiedergibt.Contiene: Premessa dei curatori; Avvisi pratici; Contributi di: M. Bertram, B. Bombi, E. Conte, R. Gibbs, C. Jakobi-Mirwald, S. L'Engle, M. Matheus, G. Murano, K. Nieuwenhuisen, M. Pavón Ramírez, B. Schimmelpfennig, C. Spitzer, S. Wittekind; Indici dei manoscritti I, II, III, IV; Immagini: Premessa di S. Di Paolo, Sezione I, II, III; Sommari

    La funzione di distribuzione dell’impulso del protone nell’acqua in diversi stati termodinamici

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    Da studi precedenti eseguiti su campioni di acqua a varie condizioni termodinamiche, dall’acqua sottoraffreddata a quella sopraccritica è emersa una notevole variazione della n(p), accompagnata da un anomalo eccesso di energia cinetica media, non appena il liquido viene portato nello stato metastabile sottoraffreddato. Mettendo insieme tutte le misure effettuate nell’intervallo di temperature che va da -4 a 27 ◦C `e infatti possibile distinguere il comportamento dell’acqua nella fase stabile da quello nella fase metastabile. Nella fase stabile hEki mostra un eccesso di energia, rispetto al valore semiclassico atteso, che arriva fino a circa 30 meV in corrispondenza della temperatura di massima densit`a a 4◦C [?]. Tale andamento `e quindi un indizio di una possibile correlazione tra le due grandezze. Un ruolo peculiare `e giocato dal legame idrogeno, ritenuto il responsabile della densit`a anomala. L’eventuale massimo della hEki in corrispondenza del massimo di densit`a potrebbe essere spiegato con l’indeboli- mento del legame covalente (che rende il protone delocalizzato) contemporaneamente al crescente ordinamento delle molecole in una disposizione tetraedrica al diminuire della temperatura. Nella fase metastabile l’eccesso di energia osservato rispetto al valore semiclassico atteso (che arriva a valori dell’ordine di 100 meV) pu`o essere associato ad una possibile delocalizzazione dei protoni lungo i legami idrogeno, come confermato dalla forma della distribuzione radiale degli impulsi dove `e presente un massimo secondario. Lo scopo di questa tesi `e stato la misura dell’energia cinetica media del protone nei diversi sitemi allo scopo di validare l’ipotesi corrente di una correlazione tra l’energia cinetica media e le due grandezze densit`a e distanza media O-O. I sistemi analizzati sono stati i seguenti: 1) Acqua leggera nel regime di sottoraffreddamento (mantenendo cio`e il campione nello stato liquido al di sotto della temperatura di congelamento) ad una temperatura fissa di 268K e per tre diverse pressioni P = 260, 530, 4000bar; 2) Acqua pesante, D2O, sia nella fase sottoraffreddata a T = 276K che nella fase stabile a T = 292K; 3) Ghiaccio ordinario (Ih), ghiaccio amorfo ad alta (VHDA) e bassa densit`a (LDA) a T = 80K. Il primo sistema, ha confermato la natura quantistica dell’eccesso di energia cinetica media del protone che si registra nella fase metastabile dell’H2O. Infatti, anche nella fase sottoraffreddata metastabile del D2O, l’hEki del deuterone mostra un eccesso rispetto al valore atteso (ZPKE), anche se in misura minore rispetto al caso dell’H2O, come ci si aspetta, essendo il deuterone piuf massivo del protone. Nella fase stabile, il valore dell’energia cinetica media del deuterone `e risultato confrontabile, all’interno dell’errore, con la ZPKE; corrispondentemente, come ci si aspettava visto la maggior classicit`a del D2O rispetto all’H2O, la distribuzione degli impulsi radiale ha mostrato un andamento consistente con quello di una distribuzione gaussiana indicando una sostanziale armonicitaf del potenziale sentito dal deuterone in questa fase. La n(p) radiale ricavata per la fase metastabile non mostra la comparsa di un picco secondario, contrariamente a quanto succede nell’H2O nella stessa fase, laddove `e stata suggerita la presenza di un’interferenza coerente del protone su due minimi del potenziale a doppia buca. Nel secondo sistema si `e studiato l’effetto della pressione sull’acqua liquida nel regime di stabile a T=268 K, ovvero nella regione in cui sono pi`u evidenti le anomalie del coefficiente di diffusione. In base ai nostri risultati, la hEki del protone mostra un andamento anomalo in funzione della pressione che sembra proprio ricalcare quello del coefficiente di auto-diffusione dell’acqua. Nell’ultimo esperimento si `e studiata l’acqua nello stato solido sia nella fase policristallina Ih, che nelle due fasi amorfe a bassa (LDA) e alta densit`a (VHDA). I valori ottenuti per l’hEki del protone nelle tre fasi sembrano contraddire l’ipotesi corrente di una correlazione tra le due grandezze, hEki e distanza media O-O. Infatti, nonostante la sostanziale differenza nelle distanze O-O, del 3% circa, sia tra le due fasi amorfe che tra VHDA e l’Ih, le differenze nelle hEki del protone tra le tre fasi sono di pochi meV. Bisogna per`o ricordare che le tre fasi solide investigate sono stabili, mentre la correlazione era stata notata nel passaggio tra stati stabili e metastabili e che in tutte e tre le fasi la distanza O-O ef maggiore che nel liquido metastabile. Bisogna sottolineare inoltre che il valore ottenuto per l’hEki dei protoni nel campione di ghiaccio Ih, `e confrontabile con il valore atteso di 144 meV (ZPKE). Le n(p) radiali del protone nelle fasi solide hanno mostrato delle differenze rispetto a quella relativa alla fase liquida a condizioni ambiente, sia per lo spostamento verso p minori del picco principale, sia per la diversa simmetria della funzione, confermando la sensibilit`a della tecnica DINS allo stato del campione, sebbene attraverso una misura locale a cortissimo raggio. In conclusione, siamo ancora lontani dal poter delineare un quadro completamente soddisfacente che spieghi le anomalie registrate nella distribuzione degli impulsi dei protoni nell’acqua; una profonda e completa interpretazione dei dati presentati in questo lavoro potr`a essere da stimolo per raffinare i metodi di simulazione al computer e gli studi teorici sulle anomalie dell’acqua

    Probing gravity in the Sun - Earth - Moon System with Lunar Laser Ranging

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    Studio sperimentale e teorico di superconduttori cuprati d'interesse applicativo

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    L'attività di ricerca svolta durante questo Dottorato ha riguardato lo studio sperimentale e teorico di lm superconduttori d'interesse applicativo. Tale attivit a e stata svolta nell'ambito di un contratto di ricerca attivo tra l'Università Roma Tre e l'ENEA di Frascati. Nei prossimi anni ci si attende un'ampia di fusione di tecnologie basate su superconduttori cuprati ad alta temperatura critica (SATT): basti menzionare il coinvolgimento dei nastri, detti coated conductors (CC), a base di YBa2Cu3O7 (YBCO) nei programmi europei per realizzare gli avvolgimenti dei magneti della macchina da fusione DEMO. L'obiettivo di questa tesi e quello di studiare i fattori che determinano la dissipazione in campo magnetico nei superconduttori cuprati supportando l'identficazione delle tecniche di crescita dei materiali che conducono a minimizzare la dissipazione stessa; tali fattori sono direttamente connessi al moto delle linee di flusso del campo magnetico quantizzato (dette flussoni o vortici ). E'quindi necessario ancorare le linee di flusso per impedirne il moto. La natura dell'ancoraggio (o pinning) può essere sottoposta a valutazione in diversi regimi. Nell'ambito di questa tesi, i superconduttori sono stati studiati ad alte frequenze, nell'intervallo delle microonde, regime in cui le oscillazioni a corto raggio sondano la parte bassa delle buche del potenziale di pinning, ovvero la ripidità invece che la profondità (studiata tipicamente con sonde in continua). L'indagine a microonde fornisce quindi indicazioni complementari rispetto alle analisi convenzionali in corrente continua. In particolare, questa tesi si e focalizzata sulla misura e studio della risposta elettrodinamica a microonde di lm sottili superconduttori di YBCO con nanoinclusioni di BaZrO3 (BZO) a diverse percentuali in lm depositati per ablazione laser (PLD) e per deposizione metallo-organica da trifluoroacetato (TAF-MOD) con brevi tempi del processo di pirolisi. Recenti risultati hanno dimostrato come l'immissione di nanoinclusioni di BZO nei lm superconduttori, con semplici tecniche applicabili alla realizzazione di questi materiali su larga scala, porti ad un sensibile aumento del pinning; infatti, le particelle di BZO si 2 autoassemblano come difetti lineari estesi (nanorod) lungo l'asse-c e agiscono come centri di pinning correlato lungo questa direzione. Tuttavia manca ancora una comprensione dettagliata dello speci co fenomeno di pinning, necessaria per indirizzare la tecnologia di crescita dei materiali. Le misure di impedenza super ciale qui e ettuate si propongono di fornire indicazion iutili in questo senso. Per effettuare le misure di impedenza super ciale e stato utilizzato un apparato sperimentale che utilizza un risonatore caricato a dielettrico (za ro) operante sul modo TE011 alla frequenza di 47.7GHz. Il corpo principale dei dati e stato raccolto in funzione del campo magnetico applicato. Le misure di dissipazione in campo magnetico sono state eseguite applicando, a temperatura costante, un campo magnetico statico inclinato di un certo angolo rispetto all'asse-c d'intensit a crescente no a 0.8T (rampa in campo), oppure fissando il valore dell'intensità di campo e variando l'angolo (rotazione angolare). I risultati delle misure in campo perpendicolare (ovvero a = 0 ) hanno mostrato come l'YBCO/PLD ad alto contenuto di BZO presenti una riduzione della resistenza superficiale di un fattore 3, in funzione del campo magnetico applicato, rispetto all'YBCO puro. Tale riduzione si estende no a temperature prossime a Tc, indicando come l'efficacia dei centri di pinning sia cresciuta per e etto dell'introduzione delle inclusioni di BZO. I cambiamenti indotti dal campo sulla reattanza Xs mostrano nell'YBCO/PLD/BZO una riduzione meno drammatica rispetto ai cambiamenti sulla resistenza a basse temperature, ma con una forte persistenza vicino a Tc, indicando come il pinning associato al BZO rimanga forte a pi u alte temperature. Da queste grandezze misurate, interpretate secondo un modello generalizzato, e stato possibile determinare i cosiddetti parametri di vortice, quali il coefficiente di forza viscosa e la costante di pinning kp. Al crescere del contenuto di BZO, i risultati sulla viscosit a di vortice, con il campo magnetico allineato all'asse-c, hanno mostrato aspetti nuovi rispetto ai modelli convenzionali di letteratura. I risultati sulla costante di pinning hanno datoimportanti informazioni sulla natura dei siti di pinning. La diversa dipendenza in campo osservata su kp definisce la separazione tra due differenti regimi di pinning: in presenza di difetti diluiti o poco e caci, come nel campione puro, le linee di flusso vengono ancorate su una matrice di difetti puntiformi, che ancora molti vortici per difetto (regime di pinning collettivo). Ad alta concentrazione di difetti o in presenza di pinning correlato, i vortici vengono ancorati individualmente o in piccoli aggregati (bundle) sui difetti di BZO (regime di pinning singolo). I risultati sono coerenti con quanto trovato sperimentalmente dallo studio in angolo della resistivit a di ux- ow ff (contributo di scorrimento libero) e della resistivit a di Campbell C (contributo di richiamo elastico) nel lm di YBCO/BZO/PLD al 5 mol %: le colonne di BZO risultano e caci centri di pinning anche quando il campo magnetico e applicato ad un angolo diverso da zero rispetto alla direzione dei nanorod. I risultati dimostrano che la resistivit a di ux- ow ff e una propriet a intrinseca dettata solo dall'anisotropia elettronica di massa dell'YBCO, mentre la resistivit a di Campbell C risente della natura direzionale del pinning dovuto ai nanorod di BZO in quasi tutto 3 l'intervallo angolare. Le prestazioni dei campioni YBCO/MOD, alle concentrazioni di BZO nora studiate, rimangono invece simili a quelle di un lm puro, inferiori a quanto nora discusso per i campioni YBCO cresciuti tramite PLD a pi u alto contenuto di BZO, probabilmente perch e le inclusioni non si sono strutturate in difetti colonnari. Questo risultato evidenzia come l'e cacia del BZO non dipenda solo dalla concentrazione nominale nel target di deposizione (che e massima nel YBCO/BZO/MOD 10 mol.%), ma principalmente dalle propriet a di pinning dei diversi tipi di difetti nucleati durante la crescita in nanorod (colonnari) o nanoparticelle. Si ritiene che i risultati ottenuti siano rilevanti ai ni dell'ingegnerizzazione di nastri superconduttori, potendo fornire importanti suggerimenti per ottimizzare la crescita di difetti e caci di BZO, soprattutto per la tecnica di deposizione MOD, considerati i vantaggi che la rendono molto attraente per possibili sviluppi nel processo di produzione dei nastri superconduttori su larga scala

    Governing routing in the evolving internet

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    The Internet plays a crucial role in today's information society, making huge amounts of data available to millions of worldwide users. Started as an academic experiment, in less than a decade, the Internet has indeed become a driving force for economy, pushing the information revolution and changing everybody's life. From a technical perspective, the Internet is a global network of networks, which interconnects di erent Autonomous Systems (ASes). Each AS typically corresponds to a di erent administrative entity. In turn, the network of each AS can contain hundreds of heterogeneous and geographically-distributed network devices. Several network protocols are used to regulate the communication between devices, in order to deliver data packets and to o er higher-level services to the Internet end users. Moreover, to achieve better performance and optimize resources, protocol-speci c parameters are typically ne-tuned, via obscure and ambiguous device con guration languages. As the size of the network, the number of deployed protocols and the com- plexity of device con gurations grow, the behavior of each AS network becomes hard to predict, transforming network management into a nightmare. Even worse, management issues are ampli ed by the frequent need for con gura- tion changes dictated by evolving requirements, new opportunities for resource optimization, and availability of new technologies. Due to the complexity of to- day's networks, many fundamental management activities, like careful network design, con guration generation and deployment, and network monitoring, be- come challenging tasks, each posing its own set of problems. Lots of research and industrial e orts have been devoted to support network administrators in network and con guration management tasks. Unfortunately, recent studies re- port human errors to still be the main cause for network downtime, which are, in turn, responsible for signi cant economical losses. In this thesis, we study how to improve routing management in today's In- ternet. The routing problem consists in nding a path (optimal according to some criteria) on which to forward data packets sent by a given source and targeted to a given destination. Network devices, i.e., routers, exchange infor- mation to reach common routing decisions through routing protocols. However, con guring routing is a much harder problem than it seems at a rst glance. Indeed, routing is a distributed problem by nature, mandating router con g- urations to be always consistent network-wide. However, network administra- tors must specify router con guration through vendor-dependent low-level lan- guages, which makes all the con guration generation process hard to automate and error-prone. Even worse, routing decisions can depend on contingent fac- tors, like message timing. Such a feature makes simulations not always suitable for veri cation purposes. Also, static analysis are not always viable. Moreover, several routing protocols are typically deployed in the same network for di er- ent purposes. In particular, in a classic AS network, Interior Gateway Protocols (IGPs) and the Border Gateway Protocol (BGP) provide reachability to intra and inter-domain destinations respectively. However, di erent routing proto- cols can subtly interact, giving rise to unexpected side e ects. Finally, some protocol-speci c features, like BGP information-hiding and support for routing policies, can be responsible for inconsistent routing and forwarding decisions. Hence, it is not surprising that router con guration errors are pervasive, threat- ening user tra c delivery and Internet connectivity disruption. We propose novel research contributions on routing problems that a ect dif- ferent management tasks. First, we tackle the problem of statically checking a given network con guration for correctness. Such a static check is meant to allow router con gurations to be validated before their deployment in a produc- tion network. In particular, we delve into static testing of BGP con gurations for dynamic stability, that is, guaranteed convergence to a stable routing deci- sion. After formally presenting di erent kinds of stability problems, we prove that statically assessing BGP stability is computationally hard . We then adopt a more practical perspective, by describing a heuristic for solving the BGP sta- bility checking problem, and a convergence checker tool based on that heuristic. Second, we propose advanced techniques to improve network monitoring. We describe a new approach for routing protocols monitoring, based on the highly- optimized packet cloning feature available on many commercial routers. Also, we explore possibilities opened by router programmability, especially focusing on data-plane monitoring and real-time tra c matrix computation. Finally, we study how to evolve network-wide routing con guration with no impact on tra c. Our vision is that network-wide recon gurations should be- come a network primitive in the Future Internet, enabling lossless replacement or con guration ne-tuning of any network protocol without a ecting o ered services. We analyze IGP recon gurations, focusing on the commonly deployed link-state IGPs. We formalize the problem of nding an operational ordering which guarantee no packet loss, we prove its complexity, and we propose al- gorithms and heuristics for solving it. Based on those algorithms, we build a general methodology and a prototype system able to automatically perform lossless recon gurations. After, we turn to BGP recon gurations. We discuss how to improve BGP con gurations, by analyzing design proposals targeted to add exibility. Regarding those proposals, we point out their risks of raising unexpected detrimental side e ects, and we propose design guidelines. After, we tackle the problem of how to recon gure BGP with no impact on both routing and forwarding. After formalizing the problem, we show that an algorithmic ap- proach to nd an operational ordering is not viable in the general case. Hence, we discuss a solution based on minimalistic additions to currently supported router features

    Gli Alemanni nell’opera di Ammiano Marcellino

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    L’opera di Ammiano Marcellino, per quanto negli ultimi vent’anni sia stata ampiamente studiata e sia diventata oggetto di ricerche sia di carattere generale, sia di carattere specifico, rimane ad oggi un terreno di indagine molto fruttuoso e imprescindibile per chi voglia confrontarsi con la storia di Roma del IV secolo. La scelta compiuta in questo lavoro di isolare nelle Res Gestae il nucleo narrativo sugli Alemanni, ha avuto l’obbiettivo di ricostruire quale fosse per Ammiano e indirettamente per i suoi contemporanei la percezione dell’identità e delle caratteristiche di questo popolo. Si è partiti dalla valutazione del concetto di “germanicità” nel IV secolo, allo scopo di comprendere come l’autore inserisse e collocasse la stirpe degli Alemanni all’interno del contesto di un mondo germanico già descritto in tante opere della storiografia latina precedente. Per fare ciò si è esaminata la ricorrenza dei termini Germania e Germani in Ammiano e negli autori contemporanei o successivi, allo scopo di identificare cosa i parlanti intendessero con tali parole. L’indagine ha messo in rilievo come a partire dal III secolo d.C. le attestazioni di questi termini diventino sporadiche. Scompare quasi del tutto il termine Germania inteso come territorio transrenano e compaiono le prime attestazioni dei toponimi Francia e Alemannia. D’altra parte, in concomitanza con la rinuncia da parte di Roma agli Agri Decumates, tutta la produzione scritta latina, letteraria e non, dimostra un abbandono quasi sistematico del termine Germania per identificare le regioni renane e le due province che ebbero questo nome a partire dal I secolo d.C. Solo a livello istituzionale le dizioni Germania I e II dimostrano una certa continuità d’uso nelle liste e negli elenchi di carattere documentario (liste di province) o militare (liste dei reparti dell’esercito). Le fonti letterarie, al contrario, iniziano a utilizzare regolarmente il nome della diocesi, Gallia, quando debbano descrivere i territori cisrenani. A fronte dell’abbandono del termine Germania nella produzione letteraria latina di IV secolo e successiva, l’utilizzo della dizione Germani rimane estremamente presente nelle fonti. Anche questo termine, tuttavia, subisce degli slittamenti semantici rispetto al passato. Con Germani, non si intende più tutto l’insieme delle popolazioni di etnia germanica, insediate ad est del Reno, fino all’Elba e alla Scizia. Prestissimo si perde la consapevolezza dell’origine germanica dei Goti. Il termine Germani, diviene per Ammiano in particolare, un sinonimo di Alemanni. Si assiste con Ammiano allo sviluppo della percezione della sinonimicità delle dizioni Alemanni e Germani, il cui esito estremo è ancora visibile nel modo nel quale in molte lingue moderne la Germania e i Germani vengano definiti con la radice latina *alemann (fr. Alemagne; sp. Alemannia). La seconda sezione del lavoro ha preso in considerazione i passi ammianei riguardanti i rapporti tra Roma e gli Alemanni e ha tentato di ricostruire un quadro complessivo delle conoscenze possedute da Ammiano su tale popolazione e delle fonti alle quali l’autore poté attingere. In particolare è stato possibile distinguere con chiarezza i passi tratti dai resoconti ufficiali delle campagne militari condotte da Giuliano e da Valentianiano. La narrazione relativa ad alcuni episodi bellici di questi anni è, infatti, particolarmente dettagliata, a prescindere dall’effettiva importanza e dall’esito degli scontri militari ai quali l’autore si riferisce. Assistiamo, al contrario, ad intervalli cronologici, anche estesi, per i quali Ammiano a causa della mancanza di una documentazione adeguata, ha dedicato pochissimo spazio narrativo. In particolare si è notato come le sezioni relative al regno di Giuliano siano caratterizzate da una maggiore cura per il dettaglio. Questo si può addurre in primo luogo alla scelta dell’autore del “personaggio Giuliano” quale figura centrale e portante delle Res Gestae e in secondo luogo alla maggiore disponibilità di materiale consultabile per Ammiano. La presenza di Ursicino in Gallia, infatti, doveva aver consentito ad Ammiano, che faceva parte del suo seguito, di disporre di una documentazione estremamente dettagliata. L’analisi delle sezioni dedicate da Ammiano agli Alemanni ha messo in evidenza come l’autore dovesse avere una conoscenza approfondita relativamente agli usi, ai costumi degli Alemanni ed inoltre alla loro effettiva disposizione sul territorio. Si è ipotizzata a questo proposito la possibilità che nella sezione perduta delle Res Gestae fosse contenuto un excursus esplicativo sulle origini e sui costumi degli Alemanni. Questa ipotesi poggia sulla constatazione del fatto che all’inizio del V secolo, quando Ammiano scrisse la sua opera, doveva essersi formata una certa tradizione storiografica riguardante gli Alemanni, della quale Ammiano poteva disporre. Ciò si evince da alcune sporadiche fonti di III secolo, come la testimonianza di Asinio Quadrato sull’etimologia del termine Alemanni, tramandata nell’opera di Agazia. La presenza di un excursus sugli Alemanni, inoltre, si giustifica bene nella struttura letteraria dell’opera di Ammiano, che prevede sistematicamente che l’inizio di nuove sezioni narrative venga preceduto da digressioni di carattere letterario ed esplicativo. L’autore fa continui riferimenti all’organizzazione sociale delle diverse tribù e suggerisce una quadripartizione della gerarchia propria della società di questo popolo (reges, regales, principes, optimates). Un’analisi dei passi relativi ad alcuni personaggi alemanni nominati frequentemente nell’opera di Ammiano, ha permesso di delineare alcune ipotesi di lavoro sui rapporti reciproci esistenti sia all’interno delle singole tribù tra gli esponenti di spicco della gens sia tra i rispettivi capi dei pagi alemanni. Lo studio delle sezioni ammianee sugli Alemanni ha messo in luce l’esistenza di un complesso intreccio di relazioni sia all’interno delle diverse tribù alemanne, sia tra le singole tribù e Roma. Ammiano delinea uno scenario fatto di gentes riunite complessivamente sotto il nome di Alemanni, ma caratterizzate da diversi gradi di romanizzazione, a seconda della loro effettiva distanza geografica dal Reno. Questa situazione spiega lo stato di perenne conflitto tra Roma e gli Alemanni, per il periodo 354-378 d.C., che Ammiano prende in considerazione. Grandi scontri, come la battaglia di Strasburgo (357d.C.), non riuscirono a regolamentare univocamente e definitivamente le complesse relazioni con tribù fortemente indipendenti tra loro e dislocate su un territorio molto esteso (longitudinalmente da Magonza al lago di Costanza). Si percepiscono nel testo problemi di natura diplomatica nella gestione della situazione sul confine renano. Ammiano rileva in più di una circostanza la difficoltà decisionale di Roma nella gestione delle attività sul Reno. Al fine di stabilizzare definitivamente tutta la linea di confine tra Roma e gli Alemanni sarebbe stato necessario portare guerra a tribù non immediatamente confinanti con Roma. Tutto questo non era tuttavia possibile senza inficiare le relazioni con i popoli alemanni al confine con Roma, già legati ad essa da foedera, ma altrettanto legati da vincoli di amicizia, alleanza e spesso parentela con quelle tribù a cui Roma avrebbe portato guerra. A conclusione di questa seconda sezione del lavoro si è ricostruita la sequenza degli avvenimenti narrati da Ammiano, nel tentativo di mettere in risalto come la narrazione sia piuttosto discontinua a seconda dell’interesse di Ammiano per gli eventi sul confine renano e a seconda della reperibilità delle fonti dalle quali egli poteva trarre informazioni. Questo quadro spiega chiaramente come discontinua e frammentaria sia anche la nostra conoscenza sulla storia degli Alemanni nel IV secolo. Nell’ultima sezione del lavoro si sono voluti approfondire alcuni aspetti specifici dei passi ammianei sugli Alemanni, considerando i brani ad uno ad uno e analizzando nel dettaglio sorpattutto questioni di tipo cronologico. I risultati di questo specifico tipo di ricerca sono difficilmente sintetizzabili nel complesso, ma possono forse portare qualche chiarezza in più su questioni di dettaglio, altrimenti sfuggite nei commenti di carattere generale

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