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Optical characterization of lithium fluoride x-ray imaging detectors
Abstract
X-ray microscopy of biological samples is one of the main applications
of imaging which plays an important role in Life Sciences [1]. The
di usion of this technique needs the development of compact labora-
tory x-ray microscopy systems. Important technological issues are the
reduction of x-ray source dimensions, the improvement of x-ray optics
and the development of new x-ray imaging detectors.
Several features, i.e. very high spatial resolution over a large eld
of view, large dynamic range, versatility and simplicity of use, make
novel solid state detectors based on LiF very attractive as imaging
plates for x-ray microscopy applications. Promising results for x-ray
contact microscopy using LiF imaging detectors with a resolution close
to a few hundred nanometer and large dynamic range have been ob-
tained for various soft [2] and hard [3] x-ray sources. These innovative
LiF imaging detectors are based on the optical reading of photolumi-
nescence (PL) emitted by electronic defects (known as CC) induced
by ionizing radiation in LiF crystals or thin lms.
In the present thesis a set of samples was irradiated with hard x-
rays (6-40 keV) at the TopoTomo beamline of the synchroton source
ANKA, other sets with soft x-rays generated by a laser plasma souce.
The crystals irradiated at the synchroton source show intense PL
signals of the aggregated
F
2
and
F
+
3
centres in the visible spectral
range due to a high x-ray attenuation length. The optical response
of a series of uniformly irradiated samples has been investigated as
iii
iv
ABSTRACT
function of the irradiation dose by varying the irradiation time. Crys-
tal and thin lm LiF detectors show a linear PL response covering
two decades for both types of aggregated defects in the investigated
experimental conditions. Even for x-ray imaging experiments on thin
lm exposure times in the order of 1 s are su cient.
The z-scan technique of the CLSM has been used to study the spa-
tial distribution of the CC in the coloured volume and a comparison
between the simulation of the deposited energy density and PL signal
pro les obtained along opposing directions has been performed.
LiF imaging detectors are ideal for contact microscopy with table-
top x-ray sources, in particular for in vivo imaging experiments with
laser plasma sources in single shot. These soft x-ray sources have in-
tense emission in the water window (280-530 eV).
A study of the performance of thin lm detectors irradiated at the
TVLPS as function of growth parameters and irradiation conditions
has been performed. In contact imaging experiments a resolution down
to 630 nm has been obtained. To obtain an even higher resolution it
is necessary to optimize the contact between samples and detector de-
veloping an appropriate sample holder. Thin lms on silicon substrate
exhibit a larger PL response than lms on glass substrate mainly due
to the higher re
ectivity of the silicon substrate. Finally the high dy-
namic range obtained for LiF thin lms allowed to perform an imaging
test estimating the thickness of a
ying insect win
When female circumcision comes to the West: Attitudes toward the practice among Somali Immigrants in Oslo
Somalia is the country with the highest prevalence of female circumcision in the world, this affects Somali diaspora as well. The article investigates whether or not Somali immigrants’ attitudes in Oslo toward the practice has improved in favor of its abandonment.Soomaaliya waa dalka adduunka ugu badan gudniinka haweenka, arrintaanna waxay saamayn ku leedahay xitaa qurbajoogta soomaaliyeed. Maqaalku wuxuu baarayaa haddii qaxootiga soomaaliyeed ee Oslo uu wax iska beddelay kategidda adeegsiga gudniikaas.La Somalia è il paese con la più alta prevalenza di circoncisione femminile al mondo, e questo influisce anche sulla diaspora somala. L'articolo indaga se l'atteggiamento nei confronti di questa pratica degli immigrati somali a Oslo è migliorato a favore del suo abbandono
Magnétisme, structure et ordre chimique dans les métaux 3d et leur alliages à très hautes pressions
This thesis concerns the study of the magnetic and structural transformations that
occur in the 3d metals when they are compressed up to extreme pressures. The
investigation has been carried out using polarized X-ray absorption (X-ray magnetic
circular dichroism or XMCD) coupled to X-ray diffraction and DTF calculations and
applied to the cases of cobalt, nickel and iron-cobalt (FeCo) alloys.
In particular, in cobalt we present the first experimental evidence of pressure-induced
suppression of ferromagnetism and we explore the interplay between structural and
magnetic changes. The case of nickel, that is structurally stable over a wide range of
pressures, allows to go deeper into the interpretation of the K-edge XMCD signal, so
far still unsettled. Finally the investigation of the FeCo alloys is aimed at
understanding the role played by the chemical order in tuning the high pressure
structural and magnetic properties
Visualizzazione numerica dei flussi di convezione naturale in superfici estese
Lo scambio termico convettivo da superfici estese rappresenta, ad oggi, il principale metodo di raffreddamento dei componenti elettronici. Metodi di raffreddamento basati sulla sola convezione naturale rivestono particolare interesse in tutte quelle situazioni dove esigenze di miniaturizzazione e silenziosità sono dominanti; costituisce inoltre una metodologia semplice affidabile ed a basso costo. Con superfici alettate, in aria e per sola convezione naturale (ed irraggiamento), si riesce a gestire una potenza termica da dissipare, per unità di superficie, di 0.1 W/cm2 con una differenza di temperatura di ΔT=80 °C
Le metodologie di visualizzazione dei flussi, anche numeriche, consentono di dare indicazioni progettuali attendibili sia al problema del dimensionamento di una superficie alettata, sia agli aspetti di definizione dei volumi di lavoro ottimali per ciascun componente elettronico. Possono, inoltre, contribuire nel risolvere gli aspetti di posizionamento relativo dei componenti elettronici, termicamente più critici, all’interno di un sistema complesso come una PCB (printed circuit board).
L’analisi computazionale della dinamica dei fluidi permette, dunque, di approfondire la comprensione di come il volume che racchiude il dispositivo da raffreddare influenzi l’efficienza di raffreddamento, di quale sia la spaziatura ottimale tra una serie di schede elettroniche inevitabilmente affiancate, di quanto la disposizione relativa di più componenti elettronici su di un’unica scheda madre influenzi il processo di raffreddamento.
In un sistema elettronico complesso, l’indagine presentata potrà consentire, allora, sia di individuare e caratterizzare in dettaglio i componenti più critici da un punto di vista termico, sia di migliorare l’efficienza di raffreddamento complessiva attraverso semplice redistribuzione spaziale dei vari dispositivi componenti, al fine di limitare, ad esempio, la presenza di dannose sacche di stagnazione del fluido.
Il lavoro illustrato è stato effettuato partendo dall’analisi di un’aletta, commercialmente disponibile, a due profili verticali per lato e di passo non uniforme (ST338K). La visualizzazione dei flussi convettivi per la struttura in oggetto è stata attuata per via numerica, sviluppando al calcolatore un opportuno modello di fluidodinamica computazionale (CFD).
Particolare attenzione è stata dedicata all’analisi della fase transitoria del fenomeno convettivo, evidenziando l’evoluzione nel tempo dei flussi di convezione naturale nella fase di riscaldamento della struttura fino al raggiungimento dello stato stazionario. Per accentuare la leggibilità della zona di confine delle aree di stagnazione sono stati sistemati alcuni opportuni punti di monitoraggio (sonde numeriche) della velocità di ricircolo nel volume circostante l’aletta di raffreddamento.
La risoluzione numerica del problema ha comportato una discretizzazione dello spazio in analisi. Le mesh utilizzate sono state ottimizzate secondo una struttura del tipo hexa unstructured. E’ stata condotta un’analisi non stazionaria, con un time step per la discretizzazione temporale pari a 0,001 s e 20 iterazioni per ogni time step. Ciascuna soluzione ha raggiunto convergenza con un tempo medio di calcolo di circa 13 giorni.
L’analisi CFD ha consentito di monitorare l’evoluzione dello strato laminare piano,
evidenziando lo sviluppo temporale delle zone di stagnazione (a bassa velocità di
ricircolo) per il fluido surriscaldato in movimento convettivo.
Lo scambio termico convettivo è risultato inizialmente più intenso nelle regioni laterali,
successivamente la zona ad alto ricircolo convettivo si uniforma centralmente
evidenziando una netta separazione con una zona inferiore di stagnazione per il fluido
surriscaldato in ricircolo convettivo. E’ stato possibile evidenziare come l’aletta originale
presenti un minor livello di ricircolo dell’aria fra i profili verticali nei canali laterali, oltre
che un’estesa zona di stagnazione centrale. Esaminando l’evoluzione temporale del
fenomeno si può osservare come la zona di separazione proceda comprimendosi verso la
base dell’aletta. Viene raggiunta una fase di minima distanza dalla base dell’aletta dopo
1.5 secondi; la regione a bassa velocità di ricircolo si estende fino ad una quota di 0.0115 m.
Negli istanti successivi la zona di stagnazione si espande con il posizionamento del bordo
di stagnazione ad un massimo di 0.0128 m (t = 2 s). L’evoluzione temporale si conclude
con un ulteriore abbassamento della zona di confine che si stabilizza a una distanza di
0.0123 m (t=3 s) pressoché mantenuta stabile fino al raggiungimento delle condizioni
stazionarie ( t = 5 s).
Con il modello numerico proposto sono, quindi, state analizzate due differenti proposte
alternative: la prima caratterizzata un incremento della spaziatura tra i profili verticali per
garantire un maggiore volume di lavoro al processo di convezione naturale nel canale
laterale; la seconda caratterizzata dall’estensione della superficie di scambio termico
attuata tramite l’aggiunta di un ulteriore rilievo laterale per ciascun lato.
In entrambi i casi la stagnazione è risultata ridotta. Questo risultato è ottenuto a scapito
della riduzione del picco di velocità di ricircolo convettivo rilevata nelle sonde numeriche
posizionate a maggior distanza dalla base.
Il ricircolo di convezione naturale tra i profili verticali maggiormente spaziati aumenta
significativamente E’ stata rilevata una riduzione dell’estensione della zona di stagnazione
dalla base dell’aletta (q=0.0053 m).
L’incremento della superficie caratterizzante la seconda proposta presentata si traduce in
una ulteriore riduzione di temperatura dell’hot spot ma risulta controbilanciata da un
peggioramento delle prestazioni estrattive del flusso surriscaldato nei canali laterali.
Entrambe le configurazioni proposte hanno prodotto un miglioramento delle prestazioni
dell’aletta, portando a una riduzione sensibile della temperatura sull’hot spot. La
temperatura di funzionamento nel punto caldo del sistema si stabilizza a 59.5 °C per la
configurazione con due profili laterali distanziati, ed a 58.2 °C per la geometria a tre
profili. Nella configurazione originale, commercialmente disponibile, la temperatura
osservata si stabilizza a 60.8 °C.
Sono stati, quindi, investigati gli effetti della rotazione della geometria originale. E’ stata
selezionata una nuova orientazione volta a favorire la naturale spinta di galleggiamento. I
risultati dell’analisi CFD hanno evidenziato zone a basso ricircolo convettivo, di
stagnazione per il fluido di raffreddamento, estremamente ridotte. Questo si traduce nel
raggiungimento di condizioni stazionarie in un tempo inferiore con temperature di
funzionamento del punto caldo del sistema minori. Nella configurazione ruotata a 90° l’hot
spot del sistema manifesta una temperatura notevolmente ridotta, a 51.2 ° C.
Cambiare l’orientazione alla superficie alettata comporta purtroppo ingombri di sistema
superiori e interconnessioni elettriche diverse rendendo la procedura non sempre
facilmente attuabile
Ernestine Rose : oweniti, atei e liberi pensatori nell'America puritana del diciannovesimo secolo
Le azioni di cognizione nel processo amministrativo
La presente ricerca ha avuto ad oggetto la disciplina delle azioni di cognizione esperibili
nel processo amministrativo così come positivizzata dal codice del processo
amministrativo, approvato con il d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 ed entrato in vigore il 16
settembre 2010, con cui è stata introdotta per la prima volta nello scenario normativo della
giustizia amministrativa la disciplina sistematica delle azioni esperibili nei confronti della
Pubblica Amministrazione (artt. 29-32) e delle pronunce giurisprudenziali (artt. 33-37),
tracciando nel complesso la portata delle tutele fornite al privato e dei poteri attribuiti al
giudice amministrativo per garantire l’effettività e la satisfattività della tutela.
Con il d.lgs. 2 luglio 2010, n. 104 è stato introdotto per la prima volta nel nostro
ordinamento un codice del processo amministrativo che racchiudesse e superasse la
precedente normativa contenuta in più fonti legislative in gran parte risalenti nel tempo il
cui contenuto normativo è stato nel corso degli anni integrato ed arricchito
dall’interpretazione giurisprudenziale.
All’interno del complessivo riassetto della disciplina del processo operato dal Codice,
un ruolo di particolare importanza è ricoperto dalla positiva previsione delle azioni
esperibili dinanzi al giudice amministrativo.
Il Legislatore delegato era stato espressamente investito del compito di tracciare la
sistematica delle azioni e delle funzioni del giudice “disciplinando, ed eventualmente
riducendo, i termini di decadenza o prescrizione delle azioni esperibili e la tipologia dei
provvedimenti del giudice” e “prevedendo le pronunce dichiarative, costitutive e di
condanna idonee a soddisfare la pretesa della parte vittoriosa”, da armonizzare con
l’esigenza di “assicurare la snellezza, concentrazione ed effettività della tutela, anche al
fine di garantire la ragionevole durata del processo” (art. 44, co. 2, lett. a) e b) della legge
delega).
L’ampiezza della delega sul punto aveva consentito alla Commissione insediata presso
il Consiglio di Stato di licenziare un testo fortemente innovativo, che traduceva in termini
concreti l'ormai riconosciuta natura di posizione giuridica di diritto sostanziale
dell'interesse legittimo ed il principio costituzionale di effettività della tutela, vista la
previsione, accanto alle tradizionali azioni, delle azioni di accertamento e di adempimento
ed attesa la possibilità di richiedere la condanna dell’amministrazione “all’adozione di
ogni altra misura idonea a tutelare la posizione giuridica soggettiva, non conseguibile
con il tempestivo esercizio delle altre azioni”.
Il Governo, invece, ha ritenuto di eliminare gli articoli sull’azione di accertamento e di
adempimento, nonchè di limitare il Capo II del Titolo III del Libro I alle sole azioni di
cognizione, disciplinando in modo autonomo l’azione di esecuzione e l’azione cautelare
rispettivamente nel Libro II e nel Libro IV (ai cui relativi commenti si rinvia per
approfondimenti).
Gli approdi raggiunti, tuttavia, anche se in parte frutto del timore delle ripercussioni che
un intervento sulla disciplina dei rimedi esperibili avrebbe inevitabilmente avuto su aspetti
sostanziali del diritto amministrativo e sulla complessiva tutela garantita dall’ordinamento,
rappresentano una tappa importante verso un sistema il più possibile orientato a fornire
un'adeguata tutela al ricorrente.
L’effettività della tutela, infatti, costituisce il punto di partenza ed il punto di arrivo della
presente indagine, nella quale proveremo ad analizzare le azioni di cognizione dal punto di
vista delle tecniche di tutela che offre al privato nei confronti della pubblica
amministrazione.
Come avremo modo di analizzare nelle pagine che seguiranno, anche alla luce
dell’evoluzione giurisprudenziale e delle “fughe in avanti” dell’elaborazione pretoria più
recente, appare più coerente per un’interpretazione sistematicamente più coerente parlare
di tecniche di tutela dell’interesse legittimo e non di azioni.
Nel presente elaborato l'indagine sarà condotta esclusivamente sulle azioni di
cognizione e al loro interno solo su quelle maggiormente significative ai fini del nostro
percorso verso la ricerca dell'effettività della tutela e sulle quali si è maggiormente
concentrata l’attenzione della dottrina e della giurisprudenza all’indomani
dell’approvazione del codice.
Prima che si giungesse all’attuale tutela dell’interesse legittimo, lo stesso è stato
considerato quale posizione meramente processuale o quale oggetto di tutela solo indiretta
ed occasionale da parte dell’ordinamento.
Il cammino successivo della giustizia amministrativa si è svolto sempre più nella
direzione del principio della pienezza e dell’effettività della tutela giurisdizionale
dell’interesse legittimo.
Grazie anche al codice, le cui disposizioni devono necessariamente essere lette in
combinazione, a monte; con il dettato della legge delega (in particolare l’apertura
suggellata dall’ art. 44., comma 2, lett. b, n. 4, della legge n. 69/2009 a tutele anche
dichiarative e di condanna, oltre che costitutive, volte a soddisfare la pretesa sostanziale
della parte vittoriosa) e, a valle, con la giurisprudenza dell’Adunanza Plenaria del
Consiglio di Stato e dei Giudici territoriali che hanno dato linfa operativa alle novità
positive.
Pertanto, la ricerca svolta è fondata sulle seguenti premesse.
L’interesse legittimo, non più considerato quale posizione meramente processuale o
quale oggetto di tutela solo indiretta ed occasionale da parte dell’ordinamento, costituisce
una posizione sostanziale direttamente tutelata dall’ordinamento giuridico, al cui interno
occupa ormai una rilevanza centrale l’interesse materiale al bene della vita.
Il giudizio amministrativo non è più solo un processo sull’atto o all’atto, ossia un
giudizio sull’atto teso a verificarne la rispondenza estrinseca al paradigma normativo, con
salvezza del riesercizio del potere autoritativo ma, ove non vi osti il residuare di sacche di
discrezionalità amministrativa o tecnica, assurge a giudizio sul rapporto, teso a scrutinare
la relazione regolata dall’atto e, quindi, a valutare la fondatezza della pretesa sostanziale
onde regolare la questione controversa.
In seguito agli approdi raggiunti nelle decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio
di Stato n. 3 e 15 del 2011 (sulla cui valenza nomofilattica in seguito all’introduzione
dell’art. 99 del Codice molti autori sono ormai d’accordo), la tutela innanzi al giudice
amministrativo conosce oggi anche le azioni atipiche, ove necessarie per conferire idonea
e piena a protezione alla situazione soggettiva.
Pertanto, partendo dalle premesse esposte ci siamo interrogati sulla possibilità di
ritenere l’attuale sistema processuale amministrativo aperto:
ad un’azione di annullamento “a geometrie variabili”, in cui posta la tipicità del mezzo,
divengono atipiche le pronunce adottabili dal giudice, nei cui poteri potrebbe rientrare
anche quello di graduare gli effetti dell’annullamento; una sentenza a contenuto non più
tipizzato, ossia nella sola eliminazione ex tunc dell’atto, essendo possibile che in concreto
il giudice reputi idonea a soddisfare la pretesa sostanziale un annullamento ex nunc o solo
parzialmente retroattivo o, infine, un accertamento dell’illegittimità a fini meramente
conformativi e senza esiti demolitori;
all’esperimento di azioni di condanna al conseguimento del bene della vita la cui
spettanza sia stata previamente accertata, c.d. azione di adempimento;
all’esperimento di azioni di mero accertamento, tese alla dichiarazione giudiziaria in
ordine a situazioni di fatto e di diritto, ammissibili quando ricorra una res dubia e sussista
l’interesse alla sua chiarificazione.
In passato si è sempre potuto fare a meno della disciplina positiva delle azioni, o
meglio, è riuscito a soddisfare alcune esigenze e spinte verso una tutela che non fosse
soltanto quella dell’annullamento dell’atto illegittimo, con soluzioni giurisprudenziali, in
alcuni casi, o con interventi mirati del legislatore, in altri. Ora, all'indomani del codice del
processo all'azione di annullamento sono state affiancate altre azioni tipiche e sono
configurabili ulteriori domande di tutela atipiche.
L’intervento normativo, anche se da tanti auspicato, in molti casi non ha centrato
l’obiettivo voluto e non ha risolto i dubbi e le incertezze che un intervento positivo
dovrebbe comunque sedare. Al riguardo si attende con ansia il nuovo correttivo che
dovrebbe giungere prima dell'estate.
Al termine di questo studio sulle azioni di cognizione nel processo amministrativo sono
certamente maggiori gli spunti per una riflessione futura che le certezze dell’elaborazione
presente, ma questo, forse, denota che la strada imboccata è quella giusta.
La disciplina delle azioni che emerge dall'analisi effettuata risulta configurabile in
termini di atipicità sia con riferimento alle tutele esperibili che alle pronunce adottabili dal
giudice, nonché con riferimento agli effetti di quest’ultime, di per se stessi graduabili.
Ciò che sembra ormai assodato è che l’interesse legittimo si giova ormai delle stesse
tutele da sempre godute dal diritto soggettivo. La dilatazione della tutela accordata
all’interesse legittimo lascia, tuttavia, intatta l’essenza di tale posizione soggettiva, che
continua ad essere una posizione dialettica che dialoga con il potere precettivo, ad
esercizio unilaterale, della pubblica amministrazione. Detto in altre parole, il
soddisfacimento dell’interesse al conseguimento (o alla protezione) del bene della vita non
è accordato in via immediata dall’ordinamento giuridico, essendo sempre necessaria
l’intermediazione dell’attività amministrativa a ciò deputata.
Ne deriva che l’interesse legittimo, pur se tutelato in modo pieno, resta posizione che
dialoga con l’esplicazione del pubblico potere.
A conferma di tali considerazioni si pone, a livello positivo dall’art. 34, co. 2, del
Codice più volte richiamato, il quale prevede, quale limite generale alla tutela
giurisdizionale degli interessi legittimi, che il giudice non possa pronunciarsi su poteri non
ancora esercitati. Il giudice amministrativo, alla stregua dell’art. 103 Cost. e prima ancora
del principio della separazione dei poteri, non è una pubblica amministrazione deputata
all’esercizio del potere ma un organo volto a verificare la correttezza dell’esercizio del
potere stesso.
Pertanto, il sindacato giurisdizionale non potrà mai essere volto all’attribuzione
immediata del bene della vita, mediante l’inammissibile esercizio diretto e sostitutivo del
potere amministrativo, ma riguarderà sempre l’esercizio del potere pubblicistico, sia pure
con un’intensità che, in caso di potere vincolato, si può tradurre nel riconoscimento della
spettanza del bene della vita ingiustamente negato dall’amministrazione
Alla luce di ciò, emerge come la riflessione sull’ammissibilità di nuove forme di tutela
oscilli tra due poli: l'effettività della tutela, da un lato, e il perdurare delle peculiarità di un
diritto centrato sul continuo fluire del potere amministrativo e sul divieto di sostituzione
del giudice all’amministrazione, tranne nei casi tassativamente previsti, dall’altro
The evolution of fracturing process in fault damagezones and its influence on the rock permeability: case study of the shallow marine and ramp carbonates of Central Apennines (Italy)
More than 60% of the world’s oil and 40% of the world’s gas reserves are held in carbonates. For this reason there are significant challenges in term of recovery due to the highly complex internal structure and specificity of carbonate reservoirs. The presence of faults, both seismic and subseismic, compartmentalized the reservoirs and therefore ruled the pathway of deep fluid. This is particularly true in carbonate rocks, where fault-core and the damage-zones show different hydraulic behaviours from the pristine rock as well as between them.
This study, by means of an original methodology, proposes a conceptual model of brittle deformation evolution and a predictive computer model of deformation distribution in carbonate damage-zones, starting from the statistical analysis of field data. In particular, this work faces the following main challenges: the field characterization of fault zones and the quantification of the brittle deformation; the analytical study of the field data by means of a Monte Carlo approach; the numerical modelling of fault zones. Since the fracture patterns of petroleum reservoirs in situ are difficult to study in detail, field analogues represent a good opportunity for understanding their fracture-related permeability.
The field work was performed in Central Apennine on the Meso-Cenozoic units of carbonate platform and ramp, which represent a very good analogue of rock reservoirs. A total amount of 22 faults have been analysed on the field for this study. The fault database consists mostly on sub-seismic scale faults (scale below the resolution of seismic observation, 10 m); the database was completed with the study of 6 seismic scale faults (scale over the resolution of seismic observation). The results from these study show that the fault-related deformation intensity (H/S) is always significantly higher than the regional one, ranging 9.5-2.7 and 5-2 respectively, so that we can determine the lower threshold of H/S as 2.7 for faults and 2 for regional deformation. The fault kinematic rules the development of the fault deformation patterns. This is true mostly for the faults that showed double dip-slip and strike-slip kinematics, which are more deformed. The evolution of fault-related fracture sets is controlled by the rock anisotropy and the intensity of deformation of the main fracture cleavage is always higher than their suborded. The development of the stratabound and the non stratabound fractures in layered rocks depends on the stress intensity and the fault scale, and is controlled by the mechanical layering. A new methodology was improved to define the boundary between the damage zone and the pristine rock. A good relation exists between the damage-zone width and the intensity of deformation (H/S) for the subseismic scale faults. A power low trend was found between the damage-zone widths and the fault throws, suggesting that the fault damage-zones fracturing process is more intense in the early stage of fault development. The fault-related deformation intensity shows a clear variation through the distance from the master fault plane and three main trends have been detected: a) Exponential decrease; b) Semi-Gaussian decrease; c) Gaussian decrease. The Monte Carlo converging method provides a statistical tool to study the geological factors affecting the fracturing evolution in the fault damage-zone and the results show that the throw affects the deformation distribution mainly in the early stage of fault evolution.
A general equation was found to define quantitatively the distribution of the intensity of deformation in fault damage-zones, whose parameters have a geological meaning and are related to the stress intensity. This equation provides a deformation intensity prediction with an error of +
2 H/S, which is the RMS resulting from simulation. The equation was implemented in the
fracturing predictive software. The comparison between the models and the field data proves that
the resulting models provide a reliable prediction of fracturing distribution in fault damage-zones.
Several methodologies and approaches have been proposed to predict the role of faults on brittle
deformation distribution and their impact on permeability distribution, for instance indirect
method as borehole and seismic imaging technologies, analogical and numerical simulations,
micro tectonic studies, or direct method as field studies. The current study starting from real field
data is fundamental to fill the gap of information between seismic data and well data, and hence
necessary to allow including this information in 3-D reservoir models, simulating fluid flow
Bartolomeo Cavalcanti (1503-1562) : diplomatico, esule, letterato
In un arco cronologico di circa sessant’anni, dagli inizi del ’500, la tesi ricostruisce un’articolata biografia di Bartolomeo Cavalcanti, noto letterato autore di interessanti opere politiche e abile diplomatico al servizio di importanti dinastie italiane (Este e Farnese) e in contatto con la monarchia francese. Egli fu però soprattutto uno dei capi del fuoriuscitismo repubblicano fiorentino: dopo aver partecipato attivamente agli eventi che portarono alla cacciata dei Medici nel 1527 ed aver ricoperto poi diversi incarichi all’interno dell’ultima repubblica fiorentina (1527-1530), Cavalcanti divenne infatti esule volontario nel 1537 e da quel momento in poi partecipò alle più grandi crisi che vi furono fra il potere mediceo e i repubblicani fiorentini, dalle vicende che portarono alla battaglia di Montemurlo alla guerra di Siena. Unendo in sé la passione e la cultura politica di una formazione cittadino-repubblicana con l’attività di studioso, filologo e letterato, Cavalcanti può essere assurto quindi a simbolo di quei repubblicani fiorentini che con la restaurazione medicea nel 1530 furono costretti all’esilio e ad una vita errabonda, caratterizzata da un’intensa attività letteraria e diplomatica per favorire il ritorno alla repubblica.
La tesi consiste essenzialmente in uno studio critico complessivo su Cavalcanti, attraverso il quale si è cercato di rileggere le sue maggiori opere, a lungo viziate da ingenerose e per certi versi sconcertanti sentenze, volte a negare i positivi giudizi cinquecenteschi e a ridurre il fiorentino a studioso prolisso e letterato minore. Grazie ad una consistente appendice di documenti inediti, riguardanti perlopiù Cavalcanti, è stato possibile anche illustrare il pensiero politico dei repubblicani fiorentini e analizzare le relazioni che essi furono in grado di instaurare con le dinastie regnanti negli altri Stati italiani e con le grandi monarchie europee (in particolare la Francia). Infine, seppur brevemente, sono state ricostruite anche le vicende delle comunità di esuli presenti nelle più importanti città italiane e straniere, come Lione, Parma, Ferrara e Roma, ovvero le sedi principali in cui i fuorusciti repubblicani trovarono rifugio
Validos sotto accusa : azioni giuridiche e dibattito culturale sul valimiento nel regno di Filippo III
La presente ricerca, dal titolo “Validos sotto accusa. Azioni giuridiche e dibattito culturale
sul valimiento nel regno di Filippo III”, si propone di fornire un angolo di visuale inedito da
cui osservare e comprendere una fase breve ma cruciale della storia della Monarchia asburgica.
Il governo del duca di Lerma (1598-1618) e del duca di Uceda (1618-1621) era costruito, oltre
che sul favore del legittimo sovrano, anche su un sistema che prevedeva il posizionamento di
uomini di fiducia del valido nei gangli vitali della macchina statale e nei posti di potere
dislocati nelle varie periferie della Monarchia degli Austrias. Non è un caso, dunque, che le
gravi accuse rivolte ai criados dei Sandoval e i processi imbastiti a loro carico abbiano causato
le crisi più significative del governo dei favoriti di Filippo III. Dopo la morte del sovrano, gli
stessi Lerma e Uceda salirono sul banco degli imputati per rispondere delle loro azioni e per
giustificare il loro stesso potere dinanzi al nuovo re, il giovanissimo Filippo IV, e soprattutto
dinanzi ai nuovi validos.
La voluminosa documentazione, in larga parte manoscritta, inerente alle cause contro
Alonso Ramírez de Prado (1607-1608), Pedro Franqueza (1607-1609), Rodrigo Calderón
(1619-1621) e i duchi di Osuna (1621-1624), Uceda (1621-1622) e Lerma (1621-1625), è stata
per la prima volta analizzata dettagliatamente, cercando allo stesso tempo di fornirne una
visione complessiva. In questo modo, risulta evidente la riproposizione di temi, immagini e
discorsi, taluni contrari alla figura del valido, come nelle requisitorie della pubblica accusa,
altri invece usati a sostegno del potere e dell'esistenza stessa del favorito, come nelle arringhe
degli avvocati difensori.
Tale repertorio, certamente modellato in base alle specificità dei singoli processi,
derivava dalla cospicua trattatistica politica che, già a partire dalla prima metà del XVI secolo,
si era interrogata sulla possibilità, da parte del sovrano, di delegare una parte consistente del
suo potere ad un cortigiano prediletto. La lettura critica di questa vasta bibliografia costituisce
il secondo asse su cui è stata costruita la ricerca. Si è tentato cioè di dimostrare che le
argomentazioni degli autori che attaccarono la figura del favorito, come nel caso di Juan de
Santa María e del suo Tratado de república y policía christiana (1615), influenzarono i celebri
processi celebrati durante il regno di Filippo III e allo stesso tempo trassero ispirazione dalle
concrete vicende storiche che erano oggetto di quei processi. Similmente, gli autori che si
posero sulla scia di Pedro Maldonado e del suo Discurso del perfecto privado (1609) nel
tentativo di difendere la pratica del valimiento, presero spesso spunto dalle concrete accuse
mosse al duca di Lerma e ai suoi familiari e alleati, ispirando contemporaneamente le strategie
difensive orchestrare dai legali del duca e dei suoi criados.
Attraverso il parallelo costante tra cronaca giudiziaria e trattatistica politica, la presente
ricerca si è posta l'obiettivo di ricostruire il clima culturale dell'epoca in merito ad una modalità
di governo della Monarchia asburgica destinata a rinnovarsi, con il conte duca di Olivares,
durante il regno successivo. Filippo III, pur non comparendo mai davanti ai giudici, si impone
progressivamente come il principale imputato dei processi in questione: alla sua persona, al
suo scarso interesse per l'attività di governo e alla sua eccessiva liberalità si rivolgono con
insistenza, specie negli ultimi processi, sia i fiscales che gli avvocati difensori. In palio c'è non
solo la possibilità per il re di delegare a un suddito una parte importante del suo potere, ma
anche e soprattutto la definizione stessa di tale potere. Se il re è un semplice gestore della
Respublica, la sua autorità è limitata e il suo favorito ha competenze specifiche e ben delineate,
paragonabili a quelle di un semplice ministro; se invece il potere del sovrano non riconosce
limiti ulteriori alla legge divina e il valido si impone come suo autentico alter ego, qualsiasi
azione compiuta da quest'ultimo e dai suoi più stretti collaboratori può considerarsi legittima,
perchè compiuta in nome del re e con la sua specifica autorizzazione. Su questa
contrapposizione si giocò la lunga competizione tra accusatori e difensori del valimiento, tanto
nelle aule di tribunale quanto nel dibattito intellettuale