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Neuroanatomical and functional magnetic resonance imaging studies for pediatric applications
Un metodo alle equazioni integrali di contorno per la modellazione dell'invisibilità acustica
In questa tesi viene presentato un metodo alle equazioni integrali
di contorno per la modellazione dell'invisibilit a acustica. In partico-
lare l'attenzione e focalizzata sull'analisi del problema bidimensionale
di Cummer-Schurig nel quale un oggetto cilindrico e reso acustica-
mente invisibile attraverso uno speciale rivestimento costituito da un
materiale le cui propriet a non convenzionali sono derivate sfruttando
la propriet a di invarianza delle equazioni di governo delle piccole per-
turbazioni di pressione in un cambiamento di coordinate. Il vantag-
gio di un approccio integrale e rappresentato dal basso sforzo com-
putazionale richiesto, soprattutto in quei casi in cui e necessario val-
utare la pressione acustica in punti del campo molto distanti dall'oggetto
che si vuole rendere invisibile. L'equazione di governo della propagazione
acustica nel rivestimento e modellata con un'equazione di Helmholtz
non omogenea, in cui il termine di sorgente di campo tiene conto
delle caratteristiche non convenzionali del mezzo contenuto nel rives-
timento. La formulazione integrale e derivata applicando il metodo
della soluzione fondamentale. Attraverso un originale metodo degli el-
ementi di contorno, opportunamente esteso per tenere conto dei con-
tributi di campo, viene quindi derivata la matrice di trasferimento del
mantello, con la quale la soluzione in un punto arbitrario del campo
acustico esterno e ottenuta a partire dal valore del campo incidente sul contorno esterno del mantello. Il metodo e esteso ulteriormente
per includere il caso di un numero arbitrario di oggetti presenti nel
campo acustico. Sono in ne presentati i risultati numerici nel caso di
oggetto acusticamente rigido e so ce e nel caso di due oggetti, incluso
uno studio dell'e cienza del potere mascherante del rivestimento in
funzione della frequenza
Strumentazione integrata su FPGA per power quality: la metrologia della frequenza
Il lavoro di tesi si colloca nell’ambito dei sistemi di monitoraggio per la power quality. La linea di ricerca in cui si inserisce l’attività ha come obiettivo quello di sviluppare uno strumento integrato embedded su architettura Field Programmable Gate Array (FPGA) per la misurazione accurata e metrologicamente riferibile delle variazioni dei parametri tipici della power quality e dell’individuazione e classificazione di eventi (interruzioni di diversa durata, fenomeni transistori, disturbi impulsivi, ecc.). Le attività svolte vanno dallo studio di specifici algoritmi, fino allo sviluppo e la caratterizzazione di elettronica dedicata.
In questo lavoro si affronterà, in particolare, il tema della misurazione della frequenza di rete, parametro di grande importanza nella produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia elettrica in forma alternata. La stima accurata di questo parametro ha grande rilevanza in relazione al significato fisico delle sue fluttuazioni (squilibrio tra energia prodotta ed energia consumata) e alla sua fondamentale utilità nel garantire la corretta applicazione di numerosi algoritmi per la stima degli altri parametri e l’identificazione di eventi.
E’ stato effettuato uno studio della letteratura sui metodi di stima della frequenza dando particolare rilievo alle prestazioni in regime non stazionario, basato su osservazioni corte del segnale (pochi periodi).
Dalla teoria generale della massima verosimiglianza risulta che il metodo che garantirebbe le migliori prestazioni in termini di accuratezza in queste condizioni è il fitting ai minimi quadrati. A causa della sua complessità di calcolo, l’applicazione real-time di questo stimatore su sistemi embedded non è stata quasi mai presa in considerazione.
Il contributo principale del lavoro sta nella rielaborazione del metodo ai minimi quadrati introducendo un’approssimazione particolarmente adatta ai segnali della rete elettrica. Lo sviluppo matematico è stato effettuato sia con un modello di segnale a singolo tono che con un modello multi armonico. L’innovazione della tecnica sta nella semplificazione del calcolo rispetto all’algoritmo di base e nel fatto che viene evitata la ricorsione del calcolo favorendone effettivamente un’implementazione hardware. L’algoritmo proposto permette di ottenere la stima attraverso il calcolo delle radici di un polinomio i cui coefficienti dipendono dal segnale osservato. A seconda
del numero dei termini considerati (e quindi del grado del polinomio) si ottengono livelli di
approssimazione differenti.
Le prestazioni sono state valutate effettuando una statistica su una serie di test, con lo scopo di
confrontare la bontà della stima nell’applicazione per la power quality con l’algoritmo considerato
in letteratura il più conveniente in termini di rapporto tra complessità di calcolo e prestazioni (la
DFT interpolata). I parametri del modello del segnale di test sono stati gestiti automaticamente per
simulare le variazioni tipiche che si possono riscontrare nei segnali di rete.
Il confronto ha mostrato che per segnali con SNR al di sotto di 90 dB e per osservazioni molto
corte, l’approssimazione di primo grado (equazione lineare e quindi più semplice) garantisce una
stima migliore e più stabile sia rispetto alle approssimazioni di ordine superiore che rispetto alla
DFT interpolata. Questo rappresenta un grosso vantaggio in quanto, nelle condizioni considerate, la
soluzione dal calcolo più semplice coincide con quella più accurata.
Alla luce di quanto osservato per l’implementazione su FPGA è stato scelto l’algoritmo proposto
nella sua versione di primo ordine con una stima basata sull’osservazione di due soli periodi del
segnale di rete campionato a 25 kHz.
Nell’ultima parte del lavoro è stata proposta una possibile architettura implementabile su FPGA con
lo scopo di limitare la quantità di risorse necessarie. E’ stata descritta la procedura per la
generazione del codice HDL a partire dallo schema funzionale in ambiente Simulink e dallo scaling
delle operazioni in virgola fissa per preservare l’accuratezza dell’algoritmo simulato in virgola
mobile.
Il codice VHDL è stato infine sintetizzato per la programmazione su una scheda di sviluppo della
Xilinx basata su FPGA della famiglia Virtex6.
Sviluppi futuri prevedono l’ottimizzazione dell’architettura e un testing hardware real-time
sfruttando una seconda FPGA come generatore di segnale di rete
L'assetto organizzativo dell'amministrazione centrale nell'evoluzione della forma di governo
A partire dalla seconda metà degli anni Novanta l’organizzazione dell’amministrazione
centrale è stata oggetto di un imponente intervento riformatore che ha ridefinito tanto
l’Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, quanto l’organizzazione dei
Ministeri.
Questo processo di riforma – varato ai sensi degli artt. 11 e 12 della legge n. 59 del
1997 con i d.lgs. nn. 300 e 303 del 1999 – ha preso avvio dopo un lunghissimo periodo
tempo durante il quale il Parlamento non è mai intervenuto sull’amministrazione centrale
con un progetto di riforma unitario, ma soltanto attraverso interventi settoriali.
La ragione di questo ritardo viene generalmente ricondotta all’estrema sommarietà
delle disposizioni costituzionali in tema di funzioni, struttura e organizzazione del
governo che come noto valorizzano, alternativamente, tre distinti principi organizzativi: il
principio monocratico, il principio collegiale e il principio della competenza ministeriale.
Questa ambiguità, si è dunque riflessa sul concreto assetto degli apparati organizzativi del
governo, non risultando chiaro se essi dovessero operare a supporto del Presidente del
Consiglio, del Consiglio dei Ministri o dei singoli Ministri.
Quanto detto ci consente di comprendere il motivo per il quale i d.lgs. nn. 300 e 303
del 1999 assumono una particolare rilevanza sul terreno della forma di governo. La
suddetta riforma, infatti, trasformando la Presidenza in un’autentica struttura servente del
Presidente del Consiglio (d.lgs. n. 303 del 1999) e riducendo e razionalizzando il numero e le attribuzioni dei Ministeri (d.lgs. n. 300 del 1999) è diretta a rafforzare – a Costituzione invariata – sia la collegialità che la direzione della politica generale del governo a danno soprattutto del c.d. “feudalesimo ministeriale”.
Nel corso delle ultime tre legislature, tuttavia, ragioni di carattere prevalentemente politico, hanno condotto i governi a modificare aspetti rilevanti della riforma del 1999, riproponendo tendenze tipiche del periodo anteriore al 1992.
La presente ricerca si pone come obiettivo quello di verificare gli effetti prodotti sul terreno forma di governo da questo lungo e travagliato processo di riforma.
Nel primo capitolo, l’indagine si sofferma innanzitutto sullo sviluppo – strettamente connesso all’evoluzione del ruolo del Presidente nel periodo pre-repubblicano – dell’apparato amministrativo a supporto del Presidente del Consiglio. Successivamente viene analizzato il problema della titolarità del potere normativo di organizzazione dei Ministeri, vicenda che nel corso del periodo statutario non si svolge in una successione di fasi nettamente distinte, anche se taluni periodi sembrano evidenziare una prevalenza ora del Legislativo, ora dell’Esecutivo.
Nel capitolo successivo, dopo aver delineato i tratti essenziali del funzionamento della forma di governo italiana nei primi quarant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana, si ripercorre l’evoluzione dell’assetto organizzativo della Presidenza del Consiglio fino all’approvazione della legge 23 agosto 1988, n. 400.
Tale provvedimento, pur costituendo un elemento di forte innovazione continua a configurare la Presidenza come una struttura separata rispetto ai Ministeri. La legge n. 400 del 1988 si caratterizza infatti per essere contemporaneamente una fotografia del passato, perché descrive i poteri del Presidente in termini di competenze e non di funzioni, e un ponte verso il futuro perché costituisce il primo tentativo volto a ad organizzare la Presidenza come un apparato deputato alla elaborazione delle linee di policy» (A. PAJNO, 2000).
Per quanto riguarda invece l’organizzazione dei Ministeri, dopo aver esaminato gli orientamenti della dottrina sulle riserve di legge di cui agli artt. 95 e 97 Cost., si analizzano le molteplici ipotesi di riforma di tali apparati sviluppate nei primi quarant’anni dall’entrata in vigore della Costituzione repubblicana.
Il terzo capitolo è infine dedicato al tormentato processo di attuazione della riforma dell’Ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri e alle conseguenze da esso prodotte sul piano della forma di governo. In tal senso, la ricerca ricostruisce innanzitutto i mutamenti politico-istituzionali che hanno portato a quella che oggi si tende a definire una “democrazia maggioritaria”. Successivamente l’indagine si sofferma sul nuovo ordinamento del Governo così come delineato originariamente dai d.lgs. nn. 300 e 303 del 1999, per poi analizzare la sua concreta evoluzione nel corso dell’ultimo decennio. Tale analisi viene condotta tenendo conto dei limiti e dei vincoli che la Costituzione pone in materia di organizzazione governativa, nonché delle conseguenze che derivano nei rapporti con gli organi di governo.
Una particolare attenzione è quindi dedicata, da un lato, al travolgente processo di trasformazione delle fonti chiamate a disciplinare la materia – dai regolamenti governativi dotati di effetti delegificanti fino alla recente prassi del riordino dell’amministrazione centrale per decreto legge – e, dall’altro lato, agli effetti prodotti da queste continue riforme sul ruolo del Presidente del Consiglio e del Consiglio dei Ministri
La metamorfosi di un arcidiavolo : evoluzione e trasformazione del personaggio di Belfagor da Machiavelli a oggi
Questo lavoro si articola in quattro capitoli, nel corso dei quali si analizza il modo in cui la
novella di Belfagor Arcidiavolo sia stata riletta e reinterpretata nel corso dei secoli in
narrativa, poesia, teatro e cinema.
Si parte (I capitolo) dalla Favola di Machiavelli, incentrando l’attenzione sulle sue
molteplici fonti e sulla capacità dello scrittore fiorentino di rivitalizzare e attualizzare il
tema delle nozze del diavolo, già circolante in numerose narrazioni medievali.
Da una parte si segue la storia della fortuna che subito dopo Machiavelli la novella
riscosse in ambito colto grazie a numerosi rimaneggiamenti e tentativi di appropriazione da
parte di alcuni autori; dall’altra ci si sofferma sulle versioni popolari attraverso le quali il
racconto continuava a circolare mediante tradizione orale anche in ambiti culturali
subalterni (II capitolo).
Il III capitolo è dedicato alle rielaborazioni poetiche della novella e si apre con la versione
realizzata agli inizi del XVIII secolo dal Fagiuoli. Si procede quindi col raffronto fra il testo
fagiuoliano e quello del poeta Brigido, ritenuto a lungo introvabile e recuperato durante le
fasi di ricerca di questo lavoro.
La scoperta, avvenuta nella fase conclusiva della presente tesi, di un’ulteriore versione
poetica della novella risalente ai primi anni del Seicento apre una nuova strada d’indagine e
ha permesso intanto di accertare l’esistenza di un testo che precede quello dello stesso
Fagiuoli.
Il capitolo si conclude con Pirandello che, giovanissimo, dedicò all’Arcidiavolo
machiavelliano due poemetti rimasti incompiuti e inediti, nei cui frammenti, ricavati da
articoli su giornali d’epoca e da alcune lettere dell’Agrigentino, è possibile rintracciare
elementi di poetica che ritroveremo nel Pirandello maggiore.
Il IV capitolo è incentrato sui rifacimenti teatrali e cinematografici della novella.
Particolare attenzione è stata rivolta, in questo ambito, alla commedia Belfagor di Ercole L.
Morselli e allo scrittore stesso, poco noto e comunque dimenticato da tempo. Lo studio
dell’Arcidiavoleria morselliana ha permesso di evidenziare alcune erronee interpretazioni
della commedia generate dalla confusione spesso fatta dai critici tra il testo di Morselli - a
lungo inedito e ritenuto incompiuto - e il libretto che ne ricavò il Guastalla per la musica di
Respighi
I frammenti degli Hypomnemata di Egesippo : edizione del testo,traduzione, studio critico
Il presente lavoro ha come argomento centrale lo studio dei frammenti dell’autore
cristiano antico Egesippo. La sua attività letteraria si situa nella seconda metà del II secolo
d. C., intorno al 170-180, come egli stesso illustra parlando del proprio viaggio intrapreso
fino a Roma via Corinto mentre vi ricopriva la carica episcopale Eleutero. Si tratta di un
autore di lingua greca, con ogni probabilità proveniente dalla Palestina, molto vicino in
particolare all’ambiente e alle tradizioni proprie dell’area di Gerusalemme, della cui
presunta origine giudaica, supposta da Eusebio, si discute 1.
Il suo scritto ci è giunto soltanto in forma frammentaria, per lo più per mezzo di
citazioni di Eusebio di Cesarea nei primi quattro libri della sua Storia Ecclesiastica; tali
frammenti ci forniscono, in effetti, praticamente tutte le informazioni che possediamo su
questo scrittore, talvolta mediate, tuttavia, dall’interpretazione che ne dà Eusebio, il che
rende naturalmente ancor più difficoltoso riconoscerne l’attendibilità e il grado di
genuinità quanto la sua opera, gli Hypomnèmata, della cui natura si è molto discusso e che
sembra infine corrispondere, verosimilmente, a uno scritto di natura eresiologia e,
secondariamente, apologetica, e non storica, come si è a lungo ritenuto, sulla scia di
Girolamo, Gli uomini illustri 22 2.
Il titolo della sua opera in cinque libri, Hypomnèmata, dal significato piuttosto
sfumato e polivalente – il termine vuol dire ʺannotazioniʺ o ʺappuntiʺ ma può anche far
riferimento ai diversi ʺlibriʺ che compongono uno scri:o – ha reso difficile definire con
assoluta certezza il suo genere letterario di appartenenza, sul quale molto si è discusso.
Nel presente studio si sostiene l’ipotesi della natura antieretica dell’opera del nostro come
quella dotata di maggior credito.
Il lavoro si compone di tre sezioni fondamentali.
La prima, d’Introduzione generale, comprende gli argomenti seguenti.
1) Una presentazione del tema trattato, focalizzata in particolare sul modo in cui lo
studio dei frammenti di Egesippo tocchi alcuni aspetti rilevanti della vita e delle
concezioni delle comunità giudeo-cristiane, verosimilmente di area palestinese, del II
secolo d.C.; a tali elementi si trovano, tuttavia, mescolate spesso anche idee e logiche più
legate alla realtà del mondo cristiano di provenienza pagana ed ellenizzante, il che rende
naturalmente ancor più complessa e interessante la loro analisi. Ricordo, per esempio, le
tradizioni ʺgiudeocristianeʺ (con tutti i limiti e la problematicità insiti in tale definizione)
di area palestinese legate ai discendenti della famiglia di Gesù; la comprensione
ʺgiudaizzanteʺ di Egesippo dell’origine del fenomeno, cosiddetto, ʺereticoʺ; la successione episcopale come erede di quella apostolica). Tale sezione include altresì alcuni cenni alla
storia della ricerca, che aiutino in particolare a identificare le principali questioni emerse,
indicando le linee-guida che si sono seguite per tentare di rispondervi.
2) Una panoramica del modo in cui si è trasmessa fino a noi la totalità dei frammenti
di Egesippo, con un quadro delle principali loro edizioni e raccolte fino a oggi. In questo
capitolo si è inoltre descritta l’impostazione dell’attuale ricerca e motivata la scelta di dare
priorità all’analisi di alcuni passi eusebiani contenenti citazioni di Egesippo che sono stati
scelti tra tutti per questo studio: Storia Ecclesiastica 2,23,1-19; Storia Ecclesiastica 4,7,15-4,8,1-
3; Storia Ecclesiastica 4,21-22.
3) Una breve premessa metodologica, con la spiegazione del modo in cui si è
proceduto nell’analisi dei frammenti, con particolare accento posto sull’attenzione
costantemente rivolta a distinguere la prospettiva originaria di Egesippo sui fenomeni
descritti da quella dello storico e vescovo di IV secolo che lo cita, e che non esita a
modificare la visione che le sue fonti hanno sui diversi avvenimenti e processi descritti,
pur di servire ai suoi propri scopi letterari e ideologici. 3
Segue quindi il corpo centrale della tesi, con l’edizione, la traduzione e l’analisi
storico-letteraria dei singoli frammenti, classificati secondo la fonte che li cita, ovvero
secondo l’ordine di menzione all’interno della Storia Ecclesiastica di Eusebio. Si avranno,
quindi:
a) Storia Ecclesiastica 2,23,1-19, con il frammento sulla figura di Giacomo il Giusto,
detto il fratello del Signore, primo vescovo di Gerusalemme, e sul suo martirio, con un
confronto con gli altri testi che narrano lo stesso episodio, sebbene con alcune rilevanti
differenze rispetto alla versione di Egesippo (si tratta di Giuseppe Flavio, Antichità
Giudaiche 20,IX,1, Recognitiones pseudo-clementine I,66-70 e II Apocalissi di Giacomo 61-62),
nonché con richiami ai passi sull’elezione di Simone (3,11-12, ma anche 32,1-8), che del
resto si ricollegano a loro volta anche a 2,22,4-6, dove tale elezione è menzionata a
proposito del momento in cui sarebbero nate le eresie;
b) Storia Ecclesiastica 4,7,15 e 4,8,1-2, insieme alla citazione di Eusebio da Giustino
Martire I Apologia 29,4 in 4,8,3, sull l’origine degli idoli pagani e la divinizzazione di
Antinoo, con da analizzarsi in particolare connessione con la sezione seguente e con una
serie di riflessioni volte a comprendere il ruolo di questo frammento all’interno dell’opera
essenzialmente eresiologica del nostro autore;
c) Storia Ecclesiastica 4,21-22, che comprende almeno quattro frammenti distinti,
secondo quanto se ne è potuto ricostruire e anche secondo quanto riconosciuto già nelle
classificazioni precedenti: 1. viaggio di Egesippo a Roma passando per Corinto e
composizione di una «διαδοχή», una «successione» episcopale della chiesa dell’Urbe, la
cui natura e significato sono sempre stati oggetto di dibattito tra gli studiosi, e la riflessione sulla quale è inoltre legata al problema della cronologia e del significato della
nascita del monepiscopato a Roma, in 4,22,1-3 4; 2. origine delle eresie in 4,22,4-65, con l’uso
di testimonia veterotestamentari che ne sarebbero prefigurazione (come del resto accade
anche per la vicenda della morte di Giacomo); 3. lista delle sette giudaiche in 4,22,7; 4.
scritti giudeo-cristiani noti a Egesippo (Vangelo degli Ebrei e ʺVangelo Siriacoʺ) e origine
degli scritti apocrifi in 4,22,8-9; insieme a questo passo (4,22,1-9) deve essere letto il
frammento di 3,16, sulla conoscenza di Egesippo della Lettera ai Corinzi di Clemente di
Roma, da vedersi in stretto legame con 4,22,1, dove l’epistola è pure menzionata come
nota al nostro autore. Il tema dell’origine delle eresie è da vedersi in connessione anche
con il frammento tratto dall’opera di Stefano Gobaro, teologo triteista del VI secolo, a sua
volta citato in Fozio Biblioteca, cod. 232,288B sull’interpretazione egesippiana di I Cor 2,9,
che sembra rivolta contro una lettura gnosticizzante di questo passo.
Il lavoro si chiude con una Conclusione generale che sintetizza i risultati ottenuti: da
un lato, si sono sottolineati gli elementi di novità che lo studio ha potuto apportare alla
conoscenza di Egesippo, delle sue fonti, del suo ambiente di appartenenza e delle
tradizioni che egli eredita e poi veicola e trasmette; dall’altro, si è messo in luce il modo in
cui lo studio di Egesippo contribuisce a chiarire alcuni aspetti importanti della storia
cristiana delle origini, e più specificatamente in quella del II secolo. Alcuni esempi di
punti-chiave toccati nella ricerca sono:
- il modo di comprendere le tradizioni legate alla famiglia di Gesù alle quali
Egesippo si riferisce;
- il problema della successione episcopale e della valenza ideologica delle prime liste
dei vescovi di alcune importanti chiese, che per tale mezzo si presentano in
connessione con la legittima e veritiera tradizione apostolica e con la trasmissione
dell’originario e autentico messaggio di Gesù;
- l’origine delle eresie;
- la nascita e la classificazione dei cosiddetti libri ʺapocrifiʺ e di altri scritti non entrati
poi nel canone biblico cristiano (come il Vangelo degli Ebrei e il “Vangelo siriaco”),
secondo l’enigmatica testimonianza che sembra darne il nostro autore In appendice, si trovano ancora:
I. una tabella nella quale è riportata in sinossi la classificazione dei frammenti di
Egesippo nelle precedenti raccolte;
II. una tavola di figure che illustrino la disposizione dei principali luoghi
dell’area sacra del Tempio di Gerusalemme, utile all’illustrazione delle
tradizioni sulla tomba di Giacomo il Giusto contenuta nel capitolo sul primo
dei frammenti;
III. in un fascicolo separato, una sinossi del testo greco completo con traduzione a
fronte dei frammenti studiati, che permetta al lettore di avere costantemente
sotto gli occhi i passi studiati nella loro interezza, consentendogli così di
seguire agevolmente i ragionamenti svolti nel corso della trattazione.
Chiude il lavoro un’ampia Bibliografia su Egesippo e sulle principali tematiche che
interessano lo studio dei frammenti
La dimensione catalogica nella Nekyia dell'Odissea
L’analisi approfondita del succedersi degli incontri ultraterreni di Odisseo nel canto XI dell’Odissea ha condotto, nel presente lavoro, alla consapevolezza dell’innegabile trama catalogica che regge, affiancandola, la struttura narrativa del passo, e all’approfondimento dei segnali testuali e formali che di tale dimensione catalogica sono il nerbo. A livello contenutistico, inoltre, la specificità della Nekyia viene identificata in una ben precisa selezione degli items e in un evidente orientamento dei tre ‘cataloghi nel catalogo’, su un piano che è ad un tempo genealogico, geografico e narrativo: i personaggi chiamati in causa ruotano infatti essenzialmente intorno alla famiglia mitica degli Eolidi e alla regione tessalico-beotica
Densità e rinnovo della città pubblica : edilizia residenziale e social housing a Roma
In Europa, una parte rilevante dell’edilizia residenziale è stata costruita come risposta alla richiesta di
alloggi a seguito della seconda guerra mondiale; queste costruzioni realizzate rapidamente, spesso
senza attenzione alla qualità, oggi hanno bisogno di interventi di recupero. Le condizioni di degrado
fisico (tecnico-funzionale), sociale e (micro) economico che caratterizzano il patrimonio edilizio
richiedono l’individuazione di strategie di intervento imminenti.
Lo scopo della ricerca è dimostrare come alcune strategie, in particolare la densificazione urbana alla
grande scala, e la riqualificazione edilizia alla piccola scala, possano divenire gli strumenti principali
per riabilitare, parti rilevanti della città contemporanea: Rinnovo Urbano.
L’ambito di intervento è quello dell’edilizia residenziale pubblica e del social housing.
L’analisi della normativa, degli attori e dei finanziamenti che hanno portato alla nascita dei quartieri di
Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), confrontata con la situazione europea, diviene elemento di
supporto alla ricerca. Il patrimonio ERP e il Social Housing rappresentano un possibile campo di
applicazione e verifica dei nuovi strumenti normativi.
La ricerca mostra alcuni esempi nazionali ed internazionali, dai quali è possibile estrapolare modelli
capaci di definire strategie di rinnovo urbano applicabili anche alla città di Roma. Le strategie
vengono condensate in quattro azioni: demarcazione di un bordo, creazione del tessuto urbano,
ricorso ad un attrattore urbano, operazioni di ricucitura infill.
A completamento dell’analisi teorica si riportano esempi di tre azioni possibili:
- il progetto di demolizione e ricostruzione di 24 alloggi a San Basilio;
- il concorso internazionale di progettazione “PASS” per un intervento di densificazione urbana di un
comparto immobiliare sito all’interno del piano di zona n.15 bis - Tiburtino III;
- i principi per il Piano strategico per la Casa, Roma Capitale – ATER Roma.
La gestione del patrimonio abitativo pubblico in Italia è demanda agli ex IACP, oggi in molte regioni
divenute aziende, nel Lazio ATER aziende territoriali per l’edilizia residenziale pubblica.
Molte aziende regionali per la casa non sono in grado di applicare strategie per il mantenimento del
patrimonio, il miglioramento dell’offerta ed il rinnovo dell’esistente. Gli interventi sono limitati alla
manutenzione ordinaria e all’adeguamento normativo; mancano politiche di ammodernamento volte
ad adattare l’alloggio alle mutate esigenze sociali.
L’esame delle azioni intraprese da molte aziende regionali per la casa evidenzia il carattere
emergenziale degli interventi, operazioni dirette, mirate a risolvere problemi specifici.
Questa logica, priva di investimento, non permette di rispondere a problematiche più ampie,
lasciando avanzare il deterioramento del patrimonio.
Oggi risulta necessario delineare strategie di intervento in grado di fronteggiare l’invecchiamento
tecnico-funzionale degli edifici.
La selezione dei progetti individua una gamma di strategie di qualità applicabili alle future operazioni
di densificazione e di recupero urbano.
Attraverso questo lavoro mi pongo un quesito:
Il patrimonio ERP della città di Roma può diventare l’elemento determinante per un recupero in
senso qualitativo della città esistente?
In relazione a tale quesito l’obiettivo della ricerca è:
Definire degli indirizzi strategici per superare l’approccio tradizionale agli interventi puntuali sul
patrimonio, volti alla risoluzione di una sola problematica; verso un approccio integrato con un
unico piano pluriennale per la casa, approvato da Regione, Comune ed ATER, in cui si individuino
tutti gli interventi capaci di recuperare le aree urbane ed eliminare il disagio abitativo e sociale.
Lo studio e le rispettive conclusioni sono presentati in quattro parti e un’appendice, ognuna
rappresenta un percorso tematico necessario a comprendere l’approccio teorico programmatico
proposto.
L’analisi dei dispositivi normativi che hanno permesso la strutturazione del patrimonio residenziale
pubbliche italiano, insieme all’esame delle ultime normative introdotte, permette di individuare linee
guida per progetti di rinnovo.
La visione più ampia della problematica dell’abitare porta all’ottenimento di risultati strategici in grado
di influenzare positivamente la qualità della vita degli abitanti.
Tra la normativa e la sua applicazione intercorrono una molteplicità di approcci che conducono a
risultati diametralmente opposti; il processo conoscitivo di alcune esperienze qualitativamente
rilevanti può divenire un elemento capace di influenzare le metodologie volte alla pianificazione ed
alla progettazione per il recupero urbano della città contemporanea