Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
    5899 research outputs found

    Inter artifices longa est differentia (Dig. 46.3.31). Copisti a Bologna nella seconda metà del Duecento

    No full text
    Giovanna Murano, Inter artifices longa est differentia (Dig. 46.3.31). Copisti a Bologna nella seconda metà del Duecento, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    Resultate und Perspektiven

    No full text
    Susanne Wittekind, Resultate und Perspektiven, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    Qaamuuska Af-Soomaliga

    No full text
    Titolo tradotto: Grande dizionario somalo monolingu

    Minor rights : access to justice for children at risk of social exclusion

    No full text
    The project Minor Rights - Access to justice for children at risk of social exclusion, funded by the European Commission, DG Justice, was conducted by Save the Children Italia (project coordinator) together with the Department of History and General Theory of Law at Roma Tre University, l’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI), the European Public Law Organization (EPLO) in Athens and l’Instituto Universitario de Estudios sobre Migraciones (IUEM) of Universidad Pontificia Comillas in Madrid

    Caratteri e trasformazioni del paesaggio urbano delle vigne intorno a S. Cesareo

    No full text
    La ricerca è divisa in due parti: la prima, strutturata in senso cronologico, rispecchia la sintesi dei dati raccolti nel corso di tre anni di ricerca e rappresenta l’esito finale dello studio diacronico sulle trasformazioni del paesaggio; la seconda parte risponde ad una esigenza che si può definire “inventariale”, poiché in essa sono stati organizzati per la prima volta tutti i materiali archeologici provenienti dall’area in esame. Dopo una premessa relativa a obiettivi e metodi della ricerca, il primo capitolo si apre con un inquadramento topografico e geomorfologico. Partendo da una descrizione dell’area così come si presenta oggi, vengono evidenziati i caratteri morfologici del territorio anche in relazione alla loro formazione geologica; gli elementi fisici vengono poi osservati nelle loro trasformazioni storiche attraverso la lettura della cartografia e delle fonti iconografiche. L’età antica viene scandita in tre fasi che seguono una narrazione essenzialmente cronologica condotta attraverso il doppio binario della descrizione topografica e della definizione dei caratteri funzionali e sociali. Per l’età arcaica mancano dati provenienti dalla zona in esame per cui si è delineato un quadro storico a partire dal più vasto contesto della valle dell’Appia compresa tra Aventino e Celio; gli elementi su cui si focalizza l’analisi sono la marginalità della zona rispetto ai primi fenomeni di aggregazione urbana, la sua estraneità ai più antichi limiti cittadini (Mura Serviane, pomerio) e la presenza di un primitivo tracciato viario su cui sarebbe stata fondata la via Appia. Questi elementi determinano usi e funzioni per l’età repubblicana, quando il carattere extraurbano della zona viene testimoniato dal sorgere dei primi nuclei sepolcrali lungo il percorso dell’Appia; nella zona intorno a S. Cesareo le più antiche testimonianze dell’uso funerario sono i due monumenti sotto la Casina Bessarione e un sepolcro contenente almeno trecento olle cinerarie, tutti risalenti al I sec. a.C. Tra il I e il II sec. d.C. la necropoli raggiunge il culmine della sua espansione; a questo periodo, infatti, sembra essere attribuibile la gran parte delle testimonianze epigrafiche di carattere funerario; il nucleo dell’analisi riguarda lo studio di questi materiali in senso cronologico, tipologico e sociale. Il progressivo formarsi di strutture legate a funzioni differenti, connaturate ad un contesto di carattere progressivamente urbano, viene ben rappresentato dalla successione degli ambienti ad uso civile (abitativo, commerciale) che si affiancano ai due sepolcri repubblicani della Casina Bessarione fino al loro completo inglobamento entro gli inizi del II secolo d.C. A questa fase appartiene un elaborato complesso di fognature la cui realizzazione potrebbe trovare collegamenti con quella di analoghe strutture rinvenute nell’area del circolo bocciofilo (datate con certezza ad età traianea) e nell’area della scuola elementare. A questo stesso periodo, inoltre, sembra riferirsi la realizzazione degli ambienti mosaicati sotto S. Cesareo. La parziale sovrapposizione cronologica tra testimonianze epigrafiche funerarie e strutture attestanti funzioni diverse sembra lasciar supporre un processo di graduale urbanizzazione già in atto nel corso del II sec. d.C., con una progressiva esautorazione della funzione funeraria nel corso del III secolo, probabilmente in concomitanza con una più chiara rielaborazione funzionale della zona culminante nella successiva edificazione delle terme di Caracalla e nella piena inclusione entro l’ambito cittadino con la realizzazione delle Mura Aureliane. I restauri dei mosaici sotto S. Cesareo, compiuti tra III e IV secolo e poi, di nuovo, nel corso del V secolo, documentano la continuità di vita di questi ambienti in età tardo antica. Il secondo capitolo ha un’impostazione parzialmente differente poiché tende a concentrarsi sui due aspetti di fondo che contribuiscono a determinare i caratteri del paesaggio per tutta l’età medievale e moderna: da un lato la disgregazione degli assetti antichi associata alla graduale ruralizzazione e alla decadenza delle strutture precedenti (ad es. il crollo degli ambienti sotto S. Cesareo), dall’altro il processo di cristianizzazione accompagnato dal riadattamento degli edifici antichi (es. l’aula biabsidata sorta sui precedenti ambienti romani). Considerando più da vicino la zona in esame, vengono analizzate le fonti storiche relative alle fasi medievali del complesso monastico di S. Cesareo (anche in riferimento alle strutture ancora esistenti). Il capitolo si conclude con la descrizione delle prime proprietà fondiarie attestate nell’area dell’Antoniana dalla documentazione archivistica prodotta dal monastero dei SS. Domenico e Sisto. Nel terzo capitolo prosegue la narrazione storica che, partendo dai dati strutturali già evidenziati, descrive le modalità con cui si stabilizza l’organizzazione della zona. Per ciascuna micro-fase si cerca di far emergere da un lato gli aspetti topografici, dall’altro quelli amministrativi e sociali. Dal momento che non esiste una bibliografia specifica relativa alla zona in età moderna, il capitolo è basato essenzialmente sullo studio della documentazione archivistica relativa alle tre vigne; le vicende storiche sono narrate attraverso una descrizione topografica (che si avvale di elaborazioni catastali su pianta) e attraverso l’individuazione degli usi differenziati che fanno capo ai diversi enti religioni; se il monastero sistino sfrutta la propria vigna in chiave quasi esclusivamente produttiva e agricola, i Somaschi del Clementino diventano promotori e artefici dell’intensa stagione di recupero antiquario e di ricerche di antichità che si sviluppa tra Seicento e Settecento, le cui figure più emblematiche sono senza dubbio il cardinale Baronio e l’erudito Francesco Ficoroni. Le conclusioni prendono in esame le consistenti trasformazioni che alterano profondamente un paesaggio ormai cristallizzato da secoli e che rappresentano la premessa più immediata per la formazione degli assetti contemporanei. Gli espropri post-unitari seguiti alla promulgazione della legge eversiva dell’Asse ecclesiastico preludono ai successivi espropri per la realizzazione della Passeggiata Archeologica, grazie alla quale la zona in esame torna ad essere parte integrante delle politiche cittadine e della vita urbana. Il programma si conclude nel 1925 con l’inaugurazione del Parco di S. Sebastiano, la cui sistemazione, affidata all’architetto Raffaele De Vico, è ancora adesso alla base dell’organizzazione interna del parco. Pochi anni più tardi A. Pernier interviene sulla Casina Bessarione, ridotta da anni a osteria, e sul giardino circostante; la Casina, originariamente destinata ad ospitare la collezione Barracco, viene poi adibita a sede di manifestazioni ufficiali del Regime. La nuova definizione funzionale dell’area si conclude tra il 1927 e il 1935 con la localizzazione delle strutture pertinenti al Servizio Giardini e l’edificazione della Scuola Allievi Giardinieri. L’assetto dell’area viene definitivamente sconvolto nel 1938 con l’apertura del primo tratto della via Imperiale; la strada altera la viabilità tradizionale e intacca la parte settentrionale del parco separandolo nettamente dal primo tratto della passeggiata ormai consegnata al traffico automobilistico. Da questi ultimi interventi discende l’assetto attuale nel quale la recente vocazione scolastica si associa al verde del parco che continua a trasmettere il ricordo delle antiche vigne. La seconda parte della tesi è dedicata all’inventario che raccoglie l’insieme dei materiali archeologici rinvenuti nell’area delle tre vigne nel corso del tempo e successivamente dispersi in numerose collezioni pubbliche e private. Questo lavoro risponde, in primo luogo, alla necessità di conoscere la consistenza quantitativa e qualitativa dei materiali, noti attraverso pubblicazioni relative a singoli pezzi ma dei quali non esiste alcuna registrazione complessiva. La ricognizione sistematica dei materiali, svolta attraverso il confronto tra quanto già edito e quanto emerso dalla ricerca archivistica, ha permesso di ricomporre un corpus la cui unitarietà contestuale costituisce la base documentaria per lo studio dei caratteri del paesaggio durante l’antichità. Una breve appendice documentaria e le tavole di illustrazione concludono il lavoro

    Cholera Outbreak Guidelines: Preparedness, prevention and control

    No full text
    This guide brings together lessons learned from Oxfam’s past interventions in the prevention and control of cholera, and other related guidance. The aim is to provide a quick, step-by-step guide to inform cholera outbreak interventions.Buuggan oo hago ah waxaa ku aruursan dhowr khibradood oo laga soo saaray hawlihii ay horay uga qabatay Oxfam xagga kahortagga iyo xakamaynta cudurka daacuunka. Ujeeddaduna waa sidii loo heli lahaa hogatus la raaco sidii wax looga qaban lahaa markii la arko dacuun safmar ah.Questa guida riunisce una serie di insegnamenti tratti dagli interventi effettuati in passato da Oxfam per la prevenzione e il controllo del colera, insieme ad altre linee guida. L'obiettivo è quello di fornire una guida pratica per gli interventi nelle epidemie di colera

    Le ex-colonie italiane nei racconti orali di Ribka Sibhatu e Kaha Mohamed Aden: I documentari La Quarta via. Mogadiscio, Italia e Aulò. Roma post-coloniale

    No full text
    Recensione dei documentari "La quarta via: Mogadiscio, Pavia" e "Aulò: Roma Postcoloniale": racconti orali di Kaha Mohamed Aden, originaria della Somalia, e Ribka Sibhatu, originaria dell’Eritrea, due scrittrici da tempo risiedenti in Italia.Tacliiq ku saabsan filin dokumentari "La quarta via: Mogadiscio, Pavia" e "Aulò: Roma Postcoloniale": sheekooyin aan qornayn oo ka sheekaynaysa Kaaha Maxamed Aadan, oo soomaali ah iyo Ribka Sibhatu, eritreyan ah, oo labadoodaba ku sugan Italia.Review of the documentaries "La quarta via: Mogadiscio, Pavia" and "Aulò: Roma Postcoloniale": oral histories of Kaha Mohamed Aden, originally from Somalia, and Ribka Sibhatu, originally from Eritrea, two writers residing in Italy

    Self-portrait: la natura incorporata dell'esperienza di sé

    No full text

    Role mining over big and noisy data theory and some applications

    No full text
    RBAC (Role-Based Access Control [2]) is a widely adopted access control model. According to this model, roles are created for various job functions within the organization. The permissions required to perform certain operations are assigned to specific roles. System users, in turn, are assigned to appropriate roles based on their responsibilities and qualifications. Through role assignments they acquire the permissions to perform particular system functions. By deploying RBAC systems, organizations obtain several benefits such as simplified access control administration, improved organizational productivity, and security policy enforcement. Companies that plan to use RBAC model are usually large or medium organizations that are currently using other access control models and/or legacy systems. Despite the benefits related to RBAC, it is sometimes hard for these organizations to adopt such a model. Indeed, there is an important issue that needs to be addressed: the model must be customized to capture the needs and functions of the company. For this purpose, the role engineering discipline [21] has been introduced. Various approaches to role engineering have been proposed, which are usually classified as: top-down and bottom-up. The former requires a deep analysis of business processes to identify which access permissions are necessary to carry out specific tasks. The latter seeks to identify de facto roles embedded in existing access control information. Since bottom-up approaches usually resort to data mining techniques, the term role mining is often used as a synonym for bottom-up. This thesis is devoted to role mining techniques, and their applications to large scale datasets. Several works prove that the role mining problem is reducible to many other well-known NP-hard problems, such as binary matrices factorization [56, 72] and tiling database [38] to cite a few. Therefore, most of the existing theoretical approaches cannot be directly applied to large datasets. Indeed, such algorithms have a complexity that is not linear com- pared to the number of users or permissions to analyze [6, 29, 78]. In this thesis, the main drawbacks of traditional role mining tasks that are based on minimality measures are highlighted. Indeed, a minimal set of roles is generally not useful to the system administrators. We point out that in order to provide a good candidate role-set, role mining algorithms have to take into account business information as well. We address the problem of reducing the role mining complexity in RBAC systems by making it practical and usable. The first approach that we propose is to elicit stable candidate roles, by contextually simplifying the role selection task. Furthermore, we introduce two methodologies that can be combined together in order to elicit meaningful roles, while reducing the role mining complexity. The first is a divide et impera strategy that is driven by one or more business attributes. The second methodology, overcomes the main limitation of the divide et impera approach by reducing the problem size without sacrificing on utility and accuracy. The original access control dataset is compressed and then analyzed in order to identify interesting portions, which are then reconstructed. Any existing role mining algorithm can be used to analyze the reconstructed portions—that are orders of magnitude smaller than the original dataset. We point out that to effectively elicit a deployable role-set, role engineers have to handle the noise that is always present within access control datasets. It is important to figure out if there are assignments that have been not granted, but that, if they would be granted, they could help the management of the role set. Also, it is important to figure out if there are permissions that have been accidentally granted, but that could hinder the role management. We introduce two algorithms that are able to find missing and abnormal userpermission assignments. Furthermore, we introduce a fast update operation that quickly re-evaluate the dataset when a modification occurs during the normal life cycle of the roles. Further, we introduce a new approach to the role mining, referred to as visual role mining. It offers a graphical way to effectively navigate the result of any existing role mining algorithm, showing at glance what it would take a lot of data to expound. Moreover, we allow to visually identify meaningful roles within access control data without resorting to traditional role mining tools. Finally, some final remarks as well as future research directions are highlighted

    Laboratory phase contrast nano-imaging using X-ray waveguide

    No full text
    X-ray phase contrast imaging is nowadays an established technique used to investigate the inner structure of materials in various scientific areas. The problem remains the limited applicability of such technique in a common laboratory setup. The work of the present thesis has been developed within this framework. The activity was focused on the Propagation based Phase Contrast Imaging technique implemented by the use of the X-ray WG optics. When and why phase contrast is preferable respect to the standard absorption technique was clarified in the first part of Chapter 1, while the fundamental concepts and equation of the propagation based method was described in section 1.5.5. In Chapter 2 the WG basic theory was reported. Particularly fascinating is the possibility to use the WG as a coherent filter exploiting the self-imaging effect as described in sections 2.6 and 2.7. The fabrication process for planar X-ray WG was described in Chapter 3. The adjustments of the various steps necessary to obtain a working air guiding layer with a dimension of few hundred nanometers were not a trivial issues. In Chapter 4 the WG based phase contrast microscope built up at the X-ray laboratory of the Institute for Photonics and Nanotechnology of Rome was described. Particular attention was focused on the choices made on the geometrical configuration of such a microscope. Very interesting are the measurements reported in sections 4.5 and 4.6 about the dependence of the resonance spots visibility and the microscope resolution on the quality of the WG entrance gap illumination. A first step forward to transfer X-ray coherent methods from large scale synchrotron radiation facilities to standard laboratory setups was made in Chapter 5. To our knowledge, no holography reconstruction results with such small resolution have ever been obtained in a standard laboratory. Finally in Chapter 6, very interesting measurements on human hair fibers were reported

    75

    full texts

    5,899

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    Archivio Aperto di Ateneo
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇