Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
5899 research outputs found
Sort by
Zonazione viticola e tracciabilità geografica di vini di pregio attraverso analisi geochimiche : un caso di studio nell'area di produzione del vino Cesanese (Lazio)
La contabilità finanziaria, economica e patrimoniale nelle autorità amministrative indipendenti
Quantum Bertrand systems
In this thesis we have analyzed a class of maximally superintegrable systems with radial
symmetry on Non-Euclidean manifolds following two distinct footpaths: to begin with we
have introduced a class of 1-dimensional exactly solvable quantum systems known as shape
invariant systems. This class of systems can be solved by applying algebraic techniques
and their eigenfunctions can be described in terms of orthogonal polynomials; afterwards we
changed the scale of the physical problems analyzed (from quantum to classical mechanics):
from a classical point of view to solve exactly a system means to know the trajectory in the
phase space; to this aim we introduced a class of systems whose trajectory can be determined
without solving explicitly the equations of motion, namely the Maximally Superintegrable
(M.S.) systems. This preliminary analysis introduces the possibility to establish a connection
between the classical M.S. systems on non-Euclidean manifolds and quantum exactly solvable
systems. Through this connection has been possible to obtain a quantization recipe for non-
Euclidean systems which preserves the exact solvability and the dynamical symmetries of
the classical version, this is highly non trivial because of the so-called "ordering problem"
that always arises in presence of a non
at space. The main e ect of this superintegrable
quantization can be recognized through the presence of the "accidental" degeneracy in the
spectrum which is a characteristic feature shared by all maximally superintegrable quantum
systems.
L'oggetto e la sua trasfigurazione nei romanzi di Muriel Spark e Laura Mancinelli
Una delle costanti nei romanzi di Muriel Spark e Laura Mancinelli è l’uso sistematico
dell’oggetto come protagonista di una narrazione. Un oggetto di uso comune e
quotidiano, infatti, può essere talvolta protagonista di una storia. Sia Muriel Spark che
Laura Mancinelli utilizzano spesso un oggetto che invade, rivela, lega, divide le vite dei
protagonisti umani della vicenda narrata, diventando in tal modo il personaggio
principale della storia. Il valore che entrambe riconoscono all’oggetto, elevandolo al
rango di personaggio, ha permesso la comparazione tra due autrici apparentemente
distanti tra loro, non tanto nel tempo e nello spazio, quanto per la scelta dello stile.
Mentre Muriel Spark è cinica, acuta e brillante, Laura Mancinelli è poetica, introversa e
leggera. Come molti altri autori, le due scrittrici hanno uno stile raffinato e ricercato, in
cui l’attenzione alla singola parola costituisce una conditio sine qua non per lo sviluppo
delle loro storie. Entrambe però utilizzano l’ironia per raccontare storie insolite ma nello
stesso tempo ordinarie, dove l’ordinario non è sinonimo di concreto. L’oggetto
protagonista rende questa discrepanza più forte e nello stesso tempo rende la storia più
3
intensa e credibile. Le situazioni bizzarre fanno da contrasto alle ambientazioni,
metropolitane nella maggior parte dei casi in Muriel Spark, storiche in Laura Mancinelli.
Tuttavia l’oggetto appare come un comune denominatore, molto presente e che
interagisce al meglio con le storie di entrambe le autrici. L’oggetto non riveste
semplicemente un ruolo simbolico, ma assurge a vero e proprio protagonista della
vicenda narrata. Questa presenza costante nelle due scrittrici ha influenzato la scelta di
comparare, confrontare e analizzare i loro romanzi. Sia Muriel Spark che Laura
Mancinelli strutturano le loro storie in modo da scoprire le sfumature grottesche della
condizione umana anche attraverso l’uso degli oggetti. Non traspare alcun giudizio
personale, ma vi è per tutte e due un distacco ironico che, senza criticare direttamente la
società, ne evidenzia gli aspetti più bizzarri. Gli oggetti, in una società fortemente
globalizzata, hanno una valenza pari a quella dell’uomo stesso che li ha creati. Le due
autrici sono pienamente consapevoli di creare loro stesse un oggetto, il libro, che vivrà
poi di vita propria, senza la possibilità di poter cambiare il suo percorso di vita e di
morte.
La questione filosofica e di critica letteraria sull’oggetto-personaggio, presente nei primi
due capitoli di questo lavoro, è pertanto necessaria a introdurre il tipo di oggetto
quotidiano trasfigurato, che viene utilizzato nei romanzi di Muriel Spark e di Laura
Mancinelli.
I capitoli dedicati all’analisi delle opere delle due autrici sono stati organizzati in modo
tale che siano presentate dapprima le caratteristiche peculiari delle tecniche narrative da
loro utilizzate e della loro poetica. Si porrà così l’accento sull’importanza che assumono
4
gli oggetti nelle opere di entrambe. Dopodiché si passerà all’analisi di tre romanzi
significativi per ciascuna autrice. Il criterio di selezione delle opere è stato
prevalentemente influenzato dagli oggetti presenti nelle varie narrazioni e dal loro ruolo
di protagonisti quasi assoluti delle vicende.
Le opere di Muriel Spark scelte per l’analisi testuale, nelle quali è evidente il ruolo
fondamentale di oggetto protagonista della vicenda narrata, sono: The Girls of Slender
Means (Macmillan, 1963), The Abbess of Crewe (Bibelot, 2005, prima ed. 1974) e
Loitering with Intent (Virago Press, 1981).
The Girls of Slender Means è ambientato nella Londra del 1945. La città è devastata
dalle bombe del secondo conflitto mondiale. Un residuo bellico che si trova nel loro
cortile preoccupa le inquiline del May of Teck Club. Il romanzo è pieno di oggetti
protagonisti: dal residuo bellico, che determinerà la fine dell’esistenza del club, alle
lettere di Jane, al nastro contenente la poesia di Hopkins registrata da Joanna, al trattato
di Nicholas, all’abito di Schiapparelli e al coltello del marinaio.
Anche The Abbess of Crewe (1974) è un romanzo costellato di oggetti che prevaricano
sugli stessi personaggi nella loro funzione di protagonisti. La storia narra della
complicata scalata per la successione al ruolo di Badessa e degli intrighi interni a un
convento di suore benedettine. Oggetti del romanzo sono le cimici che “infestano”
l’abbazia e il ditale che incrimina Felicity, ma anche i libri di Machiavelli e le lettere che
arrivano dal Vaticano.
Un discorso analogo vale per il romanzo Loitering with Intent (1981). Fleur Talbot, la
protagonista, è una giovane e promettente scrittrice alle prese con il suo primo romanzo.
5
Il manoscritto di Fleur a un certo punto viene rubato dal suo appartamento e la giovane
autrice comincerà a cercarlo ovunque, arrivando anche a escogitare piani intricati e
complessi per riaverlo. Quell’oggetto sparito e poi ritrovato cambierà la vita di Fleur e
ne segnerà l’evoluzione, assieme ad altri due libri: la Vita di Benvenuto Cellini e
l’Apologia pro vita sua di John Henry Newman. A parlare è proprio lei, Fleur, che narra
della nascita, della perdita e del ritrovamento di quello che in quel momento era
l’oggetto più importante della sua vita. E ha ragione: la pubblicazione del romanzo le
darà la fama e il successo. In realtà la narrazione della genesi del suo scritto genera a sua
volta una biografia, stavolta non di Cellini o Newman ma della stessa Fleur.
Per Laura Mancinelli, invece, sono stati analizzati: La lunga notte di Exilles. Una sacra
rappresentazione (Einaudi, 2006) e Il Codice d’Amore (Einaudi, 2002) a sua volta diviso
in: Il Biglietto d’Amore e I Colori del Cuore.
L’oggetto nei romanzi di Laura Mancinelli interagisce con gli altri personaggi, influenza
l’intreccio e ha spesso per l’autrice un valore simbolico. La lunga notte di Exilles narra
di una sacra rappresentazione, dedicata a San Rocco, che è anche il fulcro intorno a cui
ruota l’intera comunità di Exilles. Il romanzo prende spunto dal passaggio del forte di
Exilles dalla Francia ai Savoia, avvenuto dopo una notte di baldoria della guarnigione
francese nel 1708. Un pupazzo di neve trasforma gli animi dei concittadini e, manipolato
in diversi modi, determina il destino degli abitanti di Exilles. Un vero e proprio oggetto
rivelatore, che però in questo caso ha anche valenza di oggetto che lega tra loro le
vicende narrate ed è capace di incidere sui destini dei protagonisti della storia. Quando
compare il pupazzo di neve, infatti, la sorte di Exilles cambia radicalmente.
6
Il volume Il Codice d’Amore infine raccoglie la trilogia che Laura Mancinelli aveva
cominciato nel 2002. Si tratta di tre romanzi che hanno come perno centrale un oggetto
prezioso, un codice di poesie d’amore, che lega tra loro i personaggi. È un oggetto che si
forma e trasforma man mano che i protagonisti vivono le loro avventure e che lega
indissolubilmente le loro vite. È una storia che prende il via da un manoscritto della fine
del Trecento, che raccoglie le poesie d’amore dei cosiddetti “Minnesänger”, cantori
d’amore tedeschi vissuti tra la fine del XII secolo e la fine del XIV. Il titolo del romanzo
riprende il primo verso di una poesia di Johannes Hadlaub, che giovanissimo fu mandato
dal suo padrone, il ricco mercante zurighese Rüdiger Manesse, a trascrivere tutte le
poesie ancora reperibili conservate nei castelli e nei conventi: quelle poesie sono raccolte
nel Codex Palatinus Germanicus della Biblioteca Universitaria di Heidelberg, meglio
conosciuto come Codice Manesse. Anche in questo caso l’oggetto, il manoscritto,
determina la storia del poeta e prende forma parallelamente allo sviluppo della
narrazione.
L’oggetto che si trasfigura, diventando il protagonista – talvolta assoluto – della
narrazione rende il plot più forte e imprevedibile, catalizzando così l’attenzione del
lettore. Nell’oggetto si riconosce immediatamente l’ente inanimato che ci si illude di
possedere. È il caso di Fleur Talbot, protagonista di Loitering with Intent; così com’è il
caso di Johannes Hadlaub in Il Biglietto d’Amore. Si tratta in entrambi i casi di
manoscritti. Del resto ciò che un romanziere conosce meglio è proprio l’oggetto libro,
che possiede, a cui da vita e per il quale è disposto a tutto – o quasi. Tuttavia moltissime
opere, sia di Muriel Spark che di Laura Mancinelli, sono costellate non solo di libri ma
7
di oggetti di qualsiasi tipo. Non è un caso che una delle passioni che le accomuna sia
proprio il collezionismo di oggetti, siano questi libri, documenti o spartiti. Entrambe
hanno dedicato pagine molto significative delle loro autobiografie proprio agli oggetti a
cui erano legate fin dall’infanzia. Oggetti che dalla vita vissuta sono passati poi alle loro
opere.
Ci si potrebbe chiedere come mai Muriel Spark e Laura Mancinelli abbiano utilizzato
proprio oggetti di uso quotidiano come protagonisti di alcuni dei loro romanzi più
significativi. Nei loro scritti autobiografici o nelle interviste, nessuna delle due in realtà
fornisce una risposta vera e propria a questa domanda. Entrambe sono accumulatrici e
collezioniste di oggetti, sono ben consce del ruolo preponderante che gli oggetti hanno
assunto nell’era contemporanea.
Gli oggetti, infatti, hanno sempre più assunto un ruolo centrale nelle nostre vite perché
durano nel tempo, mentre tutto il resto o è già passato o passa via velocemente.
L’illusione di eternità che l’oggetto regala è una delle ragioni dell’attaccamento
dell’uomo alle cose che lo circondano. È anche la ragione per cui l’uomo combatte per
possedere certi oggetti, illudendosi che questi sopravvivranno all’incuria del tempo.
L’oggetto è il trofeo di chi lo acquista, ma è anche qualcosa che ci può rendere schiavi,
che può influenzare la nostra vita. La sua apparente univocità si frantuma davanti alla
percezione soggettiva degli individui.
La riflessione sugli oggetti ha permeato la cultura del Novecento anche grazie a felici
intuizioni e interpretazioni creative, come nei movimenti letterario-artistici dei futuristi e
dei surrealisti, in Alain Robbe-Grillet, Italo Calvino, Eugenio Montale, e anche in Muriel
Spark e Laura Mancinelli.
8
Gli oggetti hanno da sempre affascinato letterati, filosofi e artisti perché percorrono le
epoche, i secoli, le culture, cambiano la loro funzione e la loro forma, pur conservando la
propria identità.
George Perec nella sua opera Les Choses. Une histoire des années soixante (Juillard,
1965) rivela come spesso gli oggetti nella nostra epoca abbiano sostituito le persone e
siano diventati protagonisti della scena. La storia narra infatti di una coppia che viene a
poco a poco inghiottita dagli oggetti che ha intorno: elettrodomestici, riproduzioni di
quadri famosi, pubblicità, e così via. Perec enfatizza l’effimero che diventa però vitale, il
tutto attraverso un occhio analitico e ironico che non perde di vista l’ossessione
dell’uomo di voler possedere la materia. Il processo di mercificazione capitalista ha
accentuato la natura di importanza e precarietà degli oggetti, simboli di proprietà e
ricchezza, ma allo stesso tempo destinati a divenire rifiuti e detriti. Persino l’arte e la
letteratura sembrano diventare oggetti riproducibili in serie e acquistabili. Autori, artisti
o scrittori che siano, fanno irrimediabilmente parte del processo del consumo. È l’arte in
tutte le sue forme che sostituisce l’artista all’oggetto artistico e, come accade per
esempio con gli attori di teatro, è la stessa persona dell’artista che viene immediatamente
mercificata.
Simbolo della modernità, il cinema assorbe dalla speculazione letterario-filosofica
questa centralità dell’oggetto. Nel cinema l’oggetto è spesso presente, soprattutto nei
cortometraggi, in cui è più facile che vi siano oggetti che svolgono un ruolo
predominante nella vicenda narrata. Questa presenza di oggetti è favorita sia dalla
brevità delle storie, sia dall’effetto catalizzatore che gli oggetti hanno in un racconto
cinematografico che vuole ottenere un impatto immediato. Fu proprio un cortometraggio
9
con protagonista un oggetto una delle prime espressioni della Nouvelle Vague francese
negli anni Cinquanta: Le coup du berger (1956) di Jacques Rivette. Il cortometraggio,
prodotto tra gli altri da Claude Chabrol, narra infatti le vicende di una pelliccia. Un
discorso più complesso da un punto di vista tecnico-artistico merita invece il film di
Michelangelo Antonioni Blow-Up del 1966, in cui l’oggetto protagonista della pellicola
è un insieme di fotografie che di fatto formano la trama di un film nel film. Il rapporto
fra le immagini e le cose è evidente: a ogni ingrandimento la realtà rivela nuovi e
insospettabili dettagli che l’occhio non era in grado di percepire; è l’oggetto che prende
il sopravvento sulle possibilità umane.
La sempre più invadente presenza degli oggetti nelle opere filosofiche, letterarie,
cinematografiche e artistiche è lo specchio della spersonalizzazione e frantumazione
dell’essere umano in una società in cui l’avere è più importante dell’essere.
L’oggetto in letteratura come nelle arti figurative spesso è un simbolo, un qualcosa che
va al di là del suo uso estrinseco, così come altrettanto spesso è semplicemente un
espediente che serve per spiegare qualcos’altro. Una distinzione da tener presente è
quella fra l’oggetto inteso come espediente da cui parte o con cui si conclude la
narrazione, e l’oggetto che invece ne entra a far parte a tutto tondo. Nella gerarchia dei
personaggi il ruolo attribuito all’oggetto può essere vario e assumere svariate tipologie.
Talvolta l’oggetto è simbolo e strumento di un sentimento o di un tipo di
persona/personaggio; talaltra si anima e vive di vita propria, il che accade in favole come
Pinocchio. Spesso è la chiave per introdurre nuovi percorsi narrativi, diventando in tal
modo un momento di passaggio importante per lo sviluppo della trama.
10
L’oggetto può essere considerato a tutti gli effetti il protagonista di una narrazione
quando viene trasfigurato dal suo mero ruolo quotidiano per assurgere a un ruolo
letterario vero e proprio. Gli oggetti trattati in questo lavoro sono prettamente oggetti di
uso quotidiano che per varie ragioni acquistano il ruolo di protagonisti delle vicende
narrate.
Nei primi due capitoli verranno approfondite le tipologie di oggetti di uso quotidiano che
svolgono, all’interno di una narrazione romanzesca, un ruolo da protagonista. Sono
pertanto stati esclusi, oltre agli oggetti simbolici e agli oggetti che fungono da espedienti
per avviare o concludere la narrazione, anche i luoghi, gli animali, le architetture (case,
chiese, scuole, ponti, monumenti), i tesori, gli oggetti magici, gli abiti che servono a
travestirsi e il denaro, per dare spazio a oggetti di uso meramente quotidiano, per lo
meno per i protagonisti che vi hanno a che fare. Tra i tanti, si troveranno: quadri,
ventagli, abiti, tisane (anche quando spacciate per pozioni magiche, senza esserlo),
coperte, libri, scudi, statuette, ditali, manoscritti, pupazzi di neve e lettere.
In Muriel Spark e Laura Mancinelli, come in molti altri autori, le tipologie classificabili
dell’oggetto che si trasfigura, assumendo un ruolo di protagonista, sono molteplici e
complesse. Le maggiori e più frequenti categorizzazioni dell’oggetto nella sua
trasfigurazione si possono classificare in sei casi o tipologie:
1. Gli oggetti che ritornano, che non lasciano mai il loro possessore, di cui non ci si
riesce a liberare nonostante gli sforzi.
11
2. Gli oggetti che non si vedono mai, ma che durante la narrazione si cercano
costantemente.
3. Gli oggetti che spariscono e che per la loro sparizione provocano reazioni a catena.
4. Gli oggetti in fieri, che vengono costruiti durante la narrazione e che di fatto sono il
fulcro della stessa.
5. Gli oggetti rivelatori, che durante la Spannung della narrazione svelano un aspetto
decisivo fino a quel momento rimasto nell’ombra. Una sorta di prova d’accusa o di
difesa, rimasta opportunamente celata e che poi semplicemente, con il solo fatto di
esistere, fornisce la spiegazione di un evento narrato.
6. Gli oggetti che legano tra di loro personaggi e storie narrate. È una caratteristica tipica
dei romanzi che hanno come perno centrale un oggetto che passa da personaggio a
personaggio, spesso modificando l’esistenza del possessore.
I testi delle due autrici verranno pertanto confrontati tenendo presente questa
classificazione degli oggetti. Per meglio spiegare come anche altri autori abbiano
applicato le stesse categorie, verranno forniti alcuni esempi di oggetto protagonista in
altri scrittori di svariate epoche. Non si avrà ovviamente la pretesa di citare in questo
studio tutti i romanzi che abbiano come protagonista un oggetto appartenente a una delle
sopraelencate categorie, ma solo quella di fornire alcuni esempi per meglio comprendere
le varie tipologie di oggetti e come questi svolgano un ruolo preminente nella
narrazione. Nelle comparazioni vi saranno riferimenti a opere di periodi e letterature
molto differenti, poiché lo scopo è di individuare la presenza e la funzione dell’oggetto
nelle varie tipologie narrative e di approfondire poi questo tema in alcuni romanzi di
12
Spark e Mancinelli in cui l’oggetto ha un ruolo dominante. Nei capitoli terzo e quarto si
porrà infatti l’attenzione sulle opere di Muriel Spark e di Laura Mancinelli, proponendo
un’analisi testuale di alcuni romanzi delle due autrici in cui l’oggetto svolge un ruolo
predominante nella narrazione. Nella scelta delle opere prese in esame si è dunque
tenuto conto della presenza di un uso sistematico dell’oggetto trasfigurato
Qaamuuska Af-Soomaliga (oo u qaybsan xuruufo)
Qaamuuskan waxaa loo qaybiyay xaraf-xaraf (yacnii 20 fayl oo kala duwan) si loo fududeeyo download-ka Qaamuuska. Ciddiise doonayso in isagoo dhan daabacdo ha ka raadsado link-aha: http://dspace-roma3.caspur.it/handle/2307/720.In questa scheda, il Qaamuus è stato diviso per lettera (in venti file differenti) al fine di rendere più agevole lo scaricamento (download) del dizionario. Qualora si volesse scaricare il Qaamuus interamente, cliccare sul seguente link: http://dspace-roma3.caspur.it/handle/2307/720.In this archive record, the Qaamuus was divided by letter (in twenty different files) in order to make the downloading of the dictionary easier. If you wish to download the Qaamuus entirely, click on the following link: http://dspace-roma3.caspur.it/handle/2307/720
Le miniature al Libro II delle Decretali
Marta Pavón Ramírez, Le miniature al libro II delle Decretali, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201
Immagini: I. Miniature sistemate secondo i manoscritti (Fig. 1-150)
Silvia Di Paolo, Immagini: I. Miniature sistemate secondo i manoscritti (Fig. 1-150), in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201
Grusswort
Michael Matheus, Grusswort, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201
Estimating cosmological bulk flows:cmb vs. luminosity function methods
In the framework of the standard cosmological model, a leading role is played by the gravitational
instability theory. Matter density perturbations, in the early epoch of our Universe,
have been evolved under the effect of their own gravity, substantially decoupling themselves
from the general expansion of the Universe as a whole, giving rise to the cosmic structures
that we can see today. Because of the external gravitational forces acting on them, our
own Galaxy and its neighbors, i.e. the Local Group, have an induced peculiar velocity with
respect to the CMB rest frame. Amplitude and direction of the Local Group’s velocity
are well known quantities from the CMB sky observations. This motion, in fact, induces
a dipole in the temperature of the CMB sky, TCMB = 3:355 0:008 mK, from which a
velocity of the Local Group of vLG = 627 22 km/s have been obtained, toward direction
(l; b) = (276 3 ; 30 3 ). One of the most studied subjects of the observational cosmology
is the convergence depth of this motion.
As come out from theory, if we are able to estimate the coherent motion of a region
large enough, we should measure a null value of the velocity amplitude of such region as a
whole with respect to the CMB frame. So that, this volume should contains all the mass
sources responsable for the Local Group motion. We refer to this coherent motion caused
by gravity as bulk flow. The Cosmological Principle garantees large scale homogeneity and
isotropy and thus implied that, on large enough scales, the bulk flow should vanish. When
that bulk flow is extended to region too large to be justified by the gravitational instability
model, it is termed dark flow. So far, many studies have been performed to estimate its
amplitude, direction and convergence depth (the scale at which the bulk flow is consistent
with zero) based on different techniques. The one widely used relies on the measurement of
the galaxy peculiar velocities inferred from distance indicators. These type of studies have
a long history and yet there is still no consensus on what is the convergence scale of the
bulk flow in our local Universe. The most recent results still show a significant desagrement.
Feldman et:al: in 2010 found a bulk flow of 416 78 km/s on scale of 100h 1 Mpc, too large
to be accounted for in the standard CDM cosmological model. On the contrary Nusser &
Davis in 2011, using a different technique to analyze a trimmed version of the same dataset
on the same scale, found that the bulk flow has amplitude of 257 44 km/s in agreement
with model’s prediction. This outstanding dichotomy has, however, been succeeded by an
even more surprising result. From the analysis of the CMB temperature fluctuations maps
Kashlinsky et:al: detected a dipole-like anisotropy that they attributed to the presence of a
large bulk flow of 600 1000 km/s on the gigantic scale of 400 700 h 1Mpc. This result
3
is in strong conflict with CDM prediction and, perhaps, with the gravitational instability
pictures and the Cosmological Priciple itself. Addictional methods to measure the bulk flow
indipendently on peculiar velocity or CMB technique maps have been recently proposed by
Nusser and Davis in 2011. It allows to estimate bulk flows from the apparent brightening /
dimming of galaxies derived from determining luminosities from redshifts rather than from
distances , and tentatively applied to the available datasets. The scope of this Thesis is
twofold. The first one is to test the validity of the method proposed by Kashlinsky et:al:
using a set of mock CMB maps obtained from sophisticated hydrodynamical simulations.
Appling the Kashlinsky’s same data-analysis procedure to a set of controlled experiment
allows to estimate random errors and, which is more relevant, assess possible systematic
effects. The second one is to implement the luminosity function method of Nusser and Davis
and appling it to a set of mock redshift catalogs mimicking the spectroscopic SDSS sample,
to check whether it might be used to detect, and which what significance, a dark flow with
the same amplitude and scale of that claimed by Kashlinsky et:al:
Model and Domain Independence : an Experience in Model Management and Information Extraction
Information systems play a crucial role in handling the
ow of informa-
tion generated, exchanged, acquired and stored nowadays. The strife to pursue
model- and domain-independent approaches by prescinding from the speci city
of their respective instances is a natural way to keep advancing towards more
scalable and interoperable information systems, and therefore contributing to
the creation of a more cohesive and productive world. In this regard, this dis-
sertation addresses the problem of model and domain independence applied
to two critical elements of the whole lifecycle of information management: the
modeling and design phase, and the acquisition and storage phase, respectively
exempli ed here by the areas of Model Management and Information Extrac-
tion. Speci cally, in this Thesis we rst focus on the topic of model-independent
schema and data translations, where we show an extension of a model manage-
ment operator at both the conceptual and the operative level, by introducing
the concepts of inheritance and polymorphism within its underlying data dic-
tionary and the rules used to perform the actual translations. Subsequently, we
shift our attention towards the automatic discovery of abbreviations from full-
text scienti c papers, where we propose a domain-independent methodology to
identify and resolve acronyms and abbreviations and match them with entities
of a given domain, all within a suitable implementing framework. Eventually,
we discuss potential future directions of this research, by introducing the con-
cept of semantic similarity among ontologies and the challenge of automatically
build them and align them, in order to both extend the proposed methodology
and tackle wider areas of knowledge discovery