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    La contabilità finanziaria, economica e patrimoniale nelle autorità amministrative indipendenti

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    Quantum Bertrand systems

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    In this thesis we have analyzed a class of maximally superintegrable systems with radial symmetry on Non-Euclidean manifolds following two distinct footpaths: to begin with we have introduced a class of 1-dimensional exactly solvable quantum systems known as shape invariant systems. This class of systems can be solved by applying algebraic techniques and their eigenfunctions can be described in terms of orthogonal polynomials; afterwards we changed the scale of the physical problems analyzed (from quantum to classical mechanics): from a classical point of view to solve exactly a system means to know the trajectory in the phase space; to this aim we introduced a class of systems whose trajectory can be determined without solving explicitly the equations of motion, namely the Maximally Superintegrable (M.S.) systems. This preliminary analysis introduces the possibility to establish a connection between the classical M.S. systems on non-Euclidean manifolds and quantum exactly solvable systems. Through this connection has been possible to obtain a quantization recipe for non- Euclidean systems which preserves the exact solvability and the dynamical symmetries of the classical version, this is highly non trivial because of the so-called "ordering problem" that always arises in presence of a non at space. The main e ect of this superintegrable quantization can be recognized through the presence of the "accidental" degeneracy in the spectrum which is a characteristic feature shared by all maximally superintegrable quantum systems.

    L'oggetto e la sua trasfigurazione nei romanzi di Muriel Spark e Laura Mancinelli

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    Una delle costanti nei romanzi di Muriel Spark e Laura Mancinelli è l’uso sistematico dell’oggetto come protagonista di una narrazione. Un oggetto di uso comune e quotidiano, infatti, può essere talvolta protagonista di una storia. Sia Muriel Spark che Laura Mancinelli utilizzano spesso un oggetto che invade, rivela, lega, divide le vite dei protagonisti umani della vicenda narrata, diventando in tal modo il personaggio principale della storia. Il valore che entrambe riconoscono all’oggetto, elevandolo al rango di personaggio, ha permesso la comparazione tra due autrici apparentemente distanti tra loro, non tanto nel tempo e nello spazio, quanto per la scelta dello stile. Mentre Muriel Spark è cinica, acuta e brillante, Laura Mancinelli è poetica, introversa e leggera. Come molti altri autori, le due scrittrici hanno uno stile raffinato e ricercato, in cui l’attenzione alla singola parola costituisce una conditio sine qua non per lo sviluppo delle loro storie. Entrambe però utilizzano l’ironia per raccontare storie insolite ma nello stesso tempo ordinarie, dove l’ordinario non è sinonimo di concreto. L’oggetto protagonista rende questa discrepanza più forte e nello stesso tempo rende la storia più 3 intensa e credibile. Le situazioni bizzarre fanno da contrasto alle ambientazioni, metropolitane nella maggior parte dei casi in Muriel Spark, storiche in Laura Mancinelli. Tuttavia l’oggetto appare come un comune denominatore, molto presente e che interagisce al meglio con le storie di entrambe le autrici. L’oggetto non riveste semplicemente un ruolo simbolico, ma assurge a vero e proprio protagonista della vicenda narrata. Questa presenza costante nelle due scrittrici ha influenzato la scelta di comparare, confrontare e analizzare i loro romanzi. Sia Muriel Spark che Laura Mancinelli strutturano le loro storie in modo da scoprire le sfumature grottesche della condizione umana anche attraverso l’uso degli oggetti. Non traspare alcun giudizio personale, ma vi è per tutte e due un distacco ironico che, senza criticare direttamente la società, ne evidenzia gli aspetti più bizzarri. Gli oggetti, in una società fortemente globalizzata, hanno una valenza pari a quella dell’uomo stesso che li ha creati. Le due autrici sono pienamente consapevoli di creare loro stesse un oggetto, il libro, che vivrà poi di vita propria, senza la possibilità di poter cambiare il suo percorso di vita e di morte. La questione filosofica e di critica letteraria sull’oggetto-personaggio, presente nei primi due capitoli di questo lavoro, è pertanto necessaria a introdurre il tipo di oggetto quotidiano trasfigurato, che viene utilizzato nei romanzi di Muriel Spark e di Laura Mancinelli. I capitoli dedicati all’analisi delle opere delle due autrici sono stati organizzati in modo tale che siano presentate dapprima le caratteristiche peculiari delle tecniche narrative da loro utilizzate e della loro poetica. Si porrà così l’accento sull’importanza che assumono 4 gli oggetti nelle opere di entrambe. Dopodiché si passerà all’analisi di tre romanzi significativi per ciascuna autrice. Il criterio di selezione delle opere è stato prevalentemente influenzato dagli oggetti presenti nelle varie narrazioni e dal loro ruolo di protagonisti quasi assoluti delle vicende. Le opere di Muriel Spark scelte per l’analisi testuale, nelle quali è evidente il ruolo fondamentale di oggetto protagonista della vicenda narrata, sono: The Girls of Slender Means (Macmillan, 1963), The Abbess of Crewe (Bibelot, 2005, prima ed. 1974) e Loitering with Intent (Virago Press, 1981). The Girls of Slender Means è ambientato nella Londra del 1945. La città è devastata dalle bombe del secondo conflitto mondiale. Un residuo bellico che si trova nel loro cortile preoccupa le inquiline del May of Teck Club. Il romanzo è pieno di oggetti protagonisti: dal residuo bellico, che determinerà la fine dell’esistenza del club, alle lettere di Jane, al nastro contenente la poesia di Hopkins registrata da Joanna, al trattato di Nicholas, all’abito di Schiapparelli e al coltello del marinaio. Anche The Abbess of Crewe (1974) è un romanzo costellato di oggetti che prevaricano sugli stessi personaggi nella loro funzione di protagonisti. La storia narra della complicata scalata per la successione al ruolo di Badessa e degli intrighi interni a un convento di suore benedettine. Oggetti del romanzo sono le cimici che “infestano” l’abbazia e il ditale che incrimina Felicity, ma anche i libri di Machiavelli e le lettere che arrivano dal Vaticano. Un discorso analogo vale per il romanzo Loitering with Intent (1981). Fleur Talbot, la protagonista, è una giovane e promettente scrittrice alle prese con il suo primo romanzo. 5 Il manoscritto di Fleur a un certo punto viene rubato dal suo appartamento e la giovane autrice comincerà a cercarlo ovunque, arrivando anche a escogitare piani intricati e complessi per riaverlo. Quell’oggetto sparito e poi ritrovato cambierà la vita di Fleur e ne segnerà l’evoluzione, assieme ad altri due libri: la Vita di Benvenuto Cellini e l’Apologia pro vita sua di John Henry Newman. A parlare è proprio lei, Fleur, che narra della nascita, della perdita e del ritrovamento di quello che in quel momento era l’oggetto più importante della sua vita. E ha ragione: la pubblicazione del romanzo le darà la fama e il successo. In realtà la narrazione della genesi del suo scritto genera a sua volta una biografia, stavolta non di Cellini o Newman ma della stessa Fleur. Per Laura Mancinelli, invece, sono stati analizzati: La lunga notte di Exilles. Una sacra rappresentazione (Einaudi, 2006) e Il Codice d’Amore (Einaudi, 2002) a sua volta diviso in: Il Biglietto d’Amore e I Colori del Cuore. L’oggetto nei romanzi di Laura Mancinelli interagisce con gli altri personaggi, influenza l’intreccio e ha spesso per l’autrice un valore simbolico. La lunga notte di Exilles narra di una sacra rappresentazione, dedicata a San Rocco, che è anche il fulcro intorno a cui ruota l’intera comunità di Exilles. Il romanzo prende spunto dal passaggio del forte di Exilles dalla Francia ai Savoia, avvenuto dopo una notte di baldoria della guarnigione francese nel 1708. Un pupazzo di neve trasforma gli animi dei concittadini e, manipolato in diversi modi, determina il destino degli abitanti di Exilles. Un vero e proprio oggetto rivelatore, che però in questo caso ha anche valenza di oggetto che lega tra loro le vicende narrate ed è capace di incidere sui destini dei protagonisti della storia. Quando compare il pupazzo di neve, infatti, la sorte di Exilles cambia radicalmente. 6 Il volume Il Codice d’Amore infine raccoglie la trilogia che Laura Mancinelli aveva cominciato nel 2002. Si tratta di tre romanzi che hanno come perno centrale un oggetto prezioso, un codice di poesie d’amore, che lega tra loro i personaggi. È un oggetto che si forma e trasforma man mano che i protagonisti vivono le loro avventure e che lega indissolubilmente le loro vite. È una storia che prende il via da un manoscritto della fine del Trecento, che raccoglie le poesie d’amore dei cosiddetti “Minnesänger”, cantori d’amore tedeschi vissuti tra la fine del XII secolo e la fine del XIV. Il titolo del romanzo riprende il primo verso di una poesia di Johannes Hadlaub, che giovanissimo fu mandato dal suo padrone, il ricco mercante zurighese Rüdiger Manesse, a trascrivere tutte le poesie ancora reperibili conservate nei castelli e nei conventi: quelle poesie sono raccolte nel Codex Palatinus Germanicus della Biblioteca Universitaria di Heidelberg, meglio conosciuto come Codice Manesse. Anche in questo caso l’oggetto, il manoscritto, determina la storia del poeta e prende forma parallelamente allo sviluppo della narrazione. L’oggetto che si trasfigura, diventando il protagonista – talvolta assoluto – della narrazione rende il plot più forte e imprevedibile, catalizzando così l’attenzione del lettore. Nell’oggetto si riconosce immediatamente l’ente inanimato che ci si illude di possedere. È il caso di Fleur Talbot, protagonista di Loitering with Intent; così com’è il caso di Johannes Hadlaub in Il Biglietto d’Amore. Si tratta in entrambi i casi di manoscritti. Del resto ciò che un romanziere conosce meglio è proprio l’oggetto libro, che possiede, a cui da vita e per il quale è disposto a tutto – o quasi. Tuttavia moltissime opere, sia di Muriel Spark che di Laura Mancinelli, sono costellate non solo di libri ma 7 di oggetti di qualsiasi tipo. Non è un caso che una delle passioni che le accomuna sia proprio il collezionismo di oggetti, siano questi libri, documenti o spartiti. Entrambe hanno dedicato pagine molto significative delle loro autobiografie proprio agli oggetti a cui erano legate fin dall’infanzia. Oggetti che dalla vita vissuta sono passati poi alle loro opere. Ci si potrebbe chiedere come mai Muriel Spark e Laura Mancinelli abbiano utilizzato proprio oggetti di uso quotidiano come protagonisti di alcuni dei loro romanzi più significativi. Nei loro scritti autobiografici o nelle interviste, nessuna delle due in realtà fornisce una risposta vera e propria a questa domanda. Entrambe sono accumulatrici e collezioniste di oggetti, sono ben consce del ruolo preponderante che gli oggetti hanno assunto nell’era contemporanea. Gli oggetti, infatti, hanno sempre più assunto un ruolo centrale nelle nostre vite perché durano nel tempo, mentre tutto il resto o è già passato o passa via velocemente. L’illusione di eternità che l’oggetto regala è una delle ragioni dell’attaccamento dell’uomo alle cose che lo circondano. È anche la ragione per cui l’uomo combatte per possedere certi oggetti, illudendosi che questi sopravvivranno all’incuria del tempo. L’oggetto è il trofeo di chi lo acquista, ma è anche qualcosa che ci può rendere schiavi, che può influenzare la nostra vita. La sua apparente univocità si frantuma davanti alla percezione soggettiva degli individui. La riflessione sugli oggetti ha permeato la cultura del Novecento anche grazie a felici intuizioni e interpretazioni creative, come nei movimenti letterario-artistici dei futuristi e dei surrealisti, in Alain Robbe-Grillet, Italo Calvino, Eugenio Montale, e anche in Muriel Spark e Laura Mancinelli. 8 Gli oggetti hanno da sempre affascinato letterati, filosofi e artisti perché percorrono le epoche, i secoli, le culture, cambiano la loro funzione e la loro forma, pur conservando la propria identità. George Perec nella sua opera Les Choses. Une histoire des années soixante (Juillard, 1965) rivela come spesso gli oggetti nella nostra epoca abbiano sostituito le persone e siano diventati protagonisti della scena. La storia narra infatti di una coppia che viene a poco a poco inghiottita dagli oggetti che ha intorno: elettrodomestici, riproduzioni di quadri famosi, pubblicità, e così via. Perec enfatizza l’effimero che diventa però vitale, il tutto attraverso un occhio analitico e ironico che non perde di vista l’ossessione dell’uomo di voler possedere la materia. Il processo di mercificazione capitalista ha accentuato la natura di importanza e precarietà degli oggetti, simboli di proprietà e ricchezza, ma allo stesso tempo destinati a divenire rifiuti e detriti. Persino l’arte e la letteratura sembrano diventare oggetti riproducibili in serie e acquistabili. Autori, artisti o scrittori che siano, fanno irrimediabilmente parte del processo del consumo. È l’arte in tutte le sue forme che sostituisce l’artista all’oggetto artistico e, come accade per esempio con gli attori di teatro, è la stessa persona dell’artista che viene immediatamente mercificata. Simbolo della modernità, il cinema assorbe dalla speculazione letterario-filosofica questa centralità dell’oggetto. Nel cinema l’oggetto è spesso presente, soprattutto nei cortometraggi, in cui è più facile che vi siano oggetti che svolgono un ruolo predominante nella vicenda narrata. Questa presenza di oggetti è favorita sia dalla brevità delle storie, sia dall’effetto catalizzatore che gli oggetti hanno in un racconto cinematografico che vuole ottenere un impatto immediato. Fu proprio un cortometraggio 9 con protagonista un oggetto una delle prime espressioni della Nouvelle Vague francese negli anni Cinquanta: Le coup du berger (1956) di Jacques Rivette. Il cortometraggio, prodotto tra gli altri da Claude Chabrol, narra infatti le vicende di una pelliccia. Un discorso più complesso da un punto di vista tecnico-artistico merita invece il film di Michelangelo Antonioni Blow-Up del 1966, in cui l’oggetto protagonista della pellicola è un insieme di fotografie che di fatto formano la trama di un film nel film. Il rapporto fra le immagini e le cose è evidente: a ogni ingrandimento la realtà rivela nuovi e insospettabili dettagli che l’occhio non era in grado di percepire; è l’oggetto che prende il sopravvento sulle possibilità umane. La sempre più invadente presenza degli oggetti nelle opere filosofiche, letterarie, cinematografiche e artistiche è lo specchio della spersonalizzazione e frantumazione dell’essere umano in una società in cui l’avere è più importante dell’essere. L’oggetto in letteratura come nelle arti figurative spesso è un simbolo, un qualcosa che va al di là del suo uso estrinseco, così come altrettanto spesso è semplicemente un espediente che serve per spiegare qualcos’altro. Una distinzione da tener presente è quella fra l’oggetto inteso come espediente da cui parte o con cui si conclude la narrazione, e l’oggetto che invece ne entra a far parte a tutto tondo. Nella gerarchia dei personaggi il ruolo attribuito all’oggetto può essere vario e assumere svariate tipologie. Talvolta l’oggetto è simbolo e strumento di un sentimento o di un tipo di persona/personaggio; talaltra si anima e vive di vita propria, il che accade in favole come Pinocchio. Spesso è la chiave per introdurre nuovi percorsi narrativi, diventando in tal modo un momento di passaggio importante per lo sviluppo della trama. 10 L’oggetto può essere considerato a tutti gli effetti il protagonista di una narrazione quando viene trasfigurato dal suo mero ruolo quotidiano per assurgere a un ruolo letterario vero e proprio. Gli oggetti trattati in questo lavoro sono prettamente oggetti di uso quotidiano che per varie ragioni acquistano il ruolo di protagonisti delle vicende narrate. Nei primi due capitoli verranno approfondite le tipologie di oggetti di uso quotidiano che svolgono, all’interno di una narrazione romanzesca, un ruolo da protagonista. Sono pertanto stati esclusi, oltre agli oggetti simbolici e agli oggetti che fungono da espedienti per avviare o concludere la narrazione, anche i luoghi, gli animali, le architetture (case, chiese, scuole, ponti, monumenti), i tesori, gli oggetti magici, gli abiti che servono a travestirsi e il denaro, per dare spazio a oggetti di uso meramente quotidiano, per lo meno per i protagonisti che vi hanno a che fare. Tra i tanti, si troveranno: quadri, ventagli, abiti, tisane (anche quando spacciate per pozioni magiche, senza esserlo), coperte, libri, scudi, statuette, ditali, manoscritti, pupazzi di neve e lettere. In Muriel Spark e Laura Mancinelli, come in molti altri autori, le tipologie classificabili dell’oggetto che si trasfigura, assumendo un ruolo di protagonista, sono molteplici e complesse. Le maggiori e più frequenti categorizzazioni dell’oggetto nella sua trasfigurazione si possono classificare in sei casi o tipologie: 1. Gli oggetti che ritornano, che non lasciano mai il loro possessore, di cui non ci si riesce a liberare nonostante gli sforzi. 11 2. Gli oggetti che non si vedono mai, ma che durante la narrazione si cercano costantemente. 3. Gli oggetti che spariscono e che per la loro sparizione provocano reazioni a catena. 4. Gli oggetti in fieri, che vengono costruiti durante la narrazione e che di fatto sono il fulcro della stessa. 5. Gli oggetti rivelatori, che durante la Spannung della narrazione svelano un aspetto decisivo fino a quel momento rimasto nell’ombra. Una sorta di prova d’accusa o di difesa, rimasta opportunamente celata e che poi semplicemente, con il solo fatto di esistere, fornisce la spiegazione di un evento narrato. 6. Gli oggetti che legano tra di loro personaggi e storie narrate. È una caratteristica tipica dei romanzi che hanno come perno centrale un oggetto che passa da personaggio a personaggio, spesso modificando l’esistenza del possessore. I testi delle due autrici verranno pertanto confrontati tenendo presente questa classificazione degli oggetti. Per meglio spiegare come anche altri autori abbiano applicato le stesse categorie, verranno forniti alcuni esempi di oggetto protagonista in altri scrittori di svariate epoche. Non si avrà ovviamente la pretesa di citare in questo studio tutti i romanzi che abbiano come protagonista un oggetto appartenente a una delle sopraelencate categorie, ma solo quella di fornire alcuni esempi per meglio comprendere le varie tipologie di oggetti e come questi svolgano un ruolo preminente nella narrazione. Nelle comparazioni vi saranno riferimenti a opere di periodi e letterature molto differenti, poiché lo scopo è di individuare la presenza e la funzione dell’oggetto nelle varie tipologie narrative e di approfondire poi questo tema in alcuni romanzi di 12 Spark e Mancinelli in cui l’oggetto ha un ruolo dominante. Nei capitoli terzo e quarto si porrà infatti l’attenzione sulle opere di Muriel Spark e di Laura Mancinelli, proponendo un’analisi testuale di alcuni romanzi delle due autrici in cui l’oggetto svolge un ruolo predominante nella narrazione. Nella scelta delle opere prese in esame si è dunque tenuto conto della presenza di un uso sistematico dell’oggetto trasfigurato

    Qaamuuska Af-Soomaliga (oo u qaybsan xuruufo)

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    Qaamuuskan waxaa loo qaybiyay xaraf-xaraf (yacnii 20 fayl oo kala duwan) si loo fududeeyo download-ka Qaamuuska. Ciddiise doonayso in isagoo dhan daabacdo ha ka raadsado link-aha: http://dspace-roma3.caspur.it/handle/2307/720.In questa scheda, il Qaamuus è stato diviso per lettera (in venti file differenti) al fine di rendere più agevole lo scaricamento (download) del dizionario. Qualora si volesse scaricare il Qaamuus interamente, cliccare sul seguente link: http://dspace-roma3.caspur.it/handle/2307/720.In this archive record, the Qaamuus was divided by letter (in twenty different files) in order to make the downloading of the dictionary easier. If you wish to download the Qaamuus entirely, click on the following link: http://dspace-roma3.caspur.it/handle/2307/720

    Le miniature al Libro II delle Decretali

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    Marta Pavón Ramírez, Le miniature al libro II delle Decretali, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    Immagini: I. Miniature sistemate secondo i manoscritti (Fig. 1-150)

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    Silvia Di Paolo, Immagini: I. Miniature sistemate secondo i manoscritti (Fig. 1-150), in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    Grusswort

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    Michael Matheus, Grusswort, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    Estimating cosmological bulk flows:cmb vs. luminosity function methods

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    In the framework of the standard cosmological model, a leading role is played by the gravitational instability theory. Matter density perturbations, in the early epoch of our Universe, have been evolved under the effect of their own gravity, substantially decoupling themselves from the general expansion of the Universe as a whole, giving rise to the cosmic structures that we can see today. Because of the external gravitational forces acting on them, our own Galaxy and its neighbors, i.e. the Local Group, have an induced peculiar velocity with respect to the CMB rest frame. Amplitude and direction of the Local Group’s velocity are well known quantities from the CMB sky observations. This motion, in fact, induces a dipole in the temperature of the CMB sky, TCMB = 3:355 0:008 mK, from which a velocity of the Local Group of vLG = 627 22 km/s have been obtained, toward direction (l; b) = (276 3 ; 30 3 ). One of the most studied subjects of the observational cosmology is the convergence depth of this motion. As come out from theory, if we are able to estimate the coherent motion of a region large enough, we should measure a null value of the velocity amplitude of such region as a whole with respect to the CMB frame. So that, this volume should contains all the mass sources responsable for the Local Group motion. We refer to this coherent motion caused by gravity as bulk flow. The Cosmological Principle garantees large scale homogeneity and isotropy and thus implied that, on large enough scales, the bulk flow should vanish. When that bulk flow is extended to region too large to be justified by the gravitational instability model, it is termed dark flow. So far, many studies have been performed to estimate its amplitude, direction and convergence depth (the scale at which the bulk flow is consistent with zero) based on different techniques. The one widely used relies on the measurement of the galaxy peculiar velocities inferred from distance indicators. These type of studies have a long history and yet there is still no consensus on what is the convergence scale of the bulk flow in our local Universe. The most recent results still show a significant desagrement. Feldman et:al: in 2010 found a bulk flow of 416 78 km/s on scale of 100h 1 Mpc, too large to be accounted for in the standard CDM cosmological model. On the contrary Nusser & Davis in 2011, using a different technique to analyze a trimmed version of the same dataset on the same scale, found that the bulk flow has amplitude of 257 44 km/s in agreement with model’s prediction. This outstanding dichotomy has, however, been succeeded by an even more surprising result. From the analysis of the CMB temperature fluctuations maps Kashlinsky et:al: detected a dipole-like anisotropy that they attributed to the presence of a large bulk flow of 600 1000 km/s on the gigantic scale of 400 700 h 1Mpc. This result 3 is in strong conflict with CDM prediction and, perhaps, with the gravitational instability pictures and the Cosmological Priciple itself. Addictional methods to measure the bulk flow indipendently on peculiar velocity or CMB technique maps have been recently proposed by Nusser and Davis in 2011. It allows to estimate bulk flows from the apparent brightening / dimming of galaxies derived from determining luminosities from redshifts rather than from distances , and tentatively applied to the available datasets. The scope of this Thesis is twofold. The first one is to test the validity of the method proposed by Kashlinsky et:al: using a set of mock CMB maps obtained from sophisticated hydrodynamical simulations. Appling the Kashlinsky’s same data-analysis procedure to a set of controlled experiment allows to estimate random errors and, which is more relevant, assess possible systematic effects. The second one is to implement the luminosity function method of Nusser and Davis and appling it to a set of mock redshift catalogs mimicking the spectroscopic SDSS sample, to check whether it might be used to detect, and which what significance, a dark flow with the same amplitude and scale of that claimed by Kashlinsky et:al:

    Model and Domain Independence : an Experience in Model Management and Information Extraction

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    Information systems play a crucial role in handling the ow of informa- tion generated, exchanged, acquired and stored nowadays. The strife to pursue model- and domain-independent approaches by prescinding from the speci city of their respective instances is a natural way to keep advancing towards more scalable and interoperable information systems, and therefore contributing to the creation of a more cohesive and productive world. In this regard, this dis- sertation addresses the problem of model and domain independence applied to two critical elements of the whole lifecycle of information management: the modeling and design phase, and the acquisition and storage phase, respectively exempli ed here by the areas of Model Management and Information Extrac- tion. Speci cally, in this Thesis we rst focus on the topic of model-independent schema and data translations, where we show an extension of a model manage- ment operator at both the conceptual and the operative level, by introducing the concepts of inheritance and polymorphism within its underlying data dic- tionary and the rules used to perform the actual translations. Subsequently, we shift our attention towards the automatic discovery of abbreviations from full- text scienti c papers, where we propose a domain-independent methodology to identify and resolve acronyms and abbreviations and match them with entities of a given domain, all within a suitable implementing framework. Eventually, we discuss potential future directions of this research, by introducing the con- cept of semantic similarity among ontologies and the challenge of automatically build them and align them, in order to both extend the proposed methodology and tackle wider areas of knowledge discovery

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