Archivio Aperto di Ateneo
Not a member yet
    5899 research outputs found

    Problematiche vecchie e nuove in tema di responsabilità del venditore

    No full text

    Il diritto all'identità culturale : profili costituzionalistici e il limite imposto dai diritti fondamentali

    No full text
    Dalla metà del secolo scorso, è stata intensificata in ambito internazionale, e progressivamente negli ordinamenti giuridici nazionali, la positivizzazione dei cosiddetti diritti culturali, insieme ai diritti sociali ed economici che, tuttavia, hanno sempre ricevuto maggior approfondimento dalla dottrina e concretizzazione legislativa, visto la loro prevalenza nel dibattito socio-politico. Tuttavia, i diritti culturali, gradualmente, hanno ottenuto grande rilievo nell’ambito delle scienze sociali, soprattutto in seguito ai fenomeni della globalizzazione e della crisi dello Stato-nazione, intensificati negli ultimi decenni del ventesimo secolo, e di fronte ad un nuovo scenario mondiale che ora si presenta, da alcuni chiamato postmodernità. Tutti questi fenomeni sociali hanno incentivato un’evoluzione nella teoria e nella pratica dei diritti umani che, senza trascurare l’uguaglianza formale che garantivano a tutti gli individui, accomunati dalla condizione umana, hanno iniziato ad occuparsi delle categorie identitarie e dei gruppi sociali che, denunciando discriminazioni, oppressioni e svantaggi derivanti dal mancato riconoscimento della loro differenza, si sono lanciati in rivendicazioni di riconoscimento della loro condizione e dei diritti che da quella dovrebbero derivare, perché fosse garantita non solo l’uguaglianza formale tra gli uomini, ma l’uguaglianza materiale. Le esigenze di giustizia sociale che una volta si limitavano a richieste di ridistribuzione, adesso cominciano a reclamare per il riconoscimento. Non tardò perché fossero approfonditi in strumenti di diritto internazionale ed inclusi in alcune costituzioni nazionali, che in modo espresso garantirono un veritiero diritto all’identità culturale. Quest’embrionale formulazione giuridica, tuttavia, porta con se un intrinseco disagio, che serve a giustificare la scarsità del suo approccio teorico: non di rado, il diritto all’identità culturale è invocato per giustificare e perpetuare violazioni di diritti umani. Così, diventa fondamentale l’approfondimento teorico dell’argomento, affinché si capisca il rapporto stabilito tra i diritti umani, detti universali, e le rivendicazioni identitarie. Il dibattito, così, orbita intorno alla classica discussione derivante dalle obiezioni lanciate dal relativismo culturale al carattere universale dei diritti umani fondamentali, e avanza con l’obiettivo di fissare i limiti che tali diritti impongono ad un cosiddetto diritto all’identità culturale

    Faafinta Rasmiga ah ee Jamhuuriyadda Soomaaliya [20 June 2012]

    No full text
    Faafin rasmi ah, 20 June 2012.Gazzetta ufficiale del 20 giugno 2012.Official journal of June 20, 2012.Qareen Cabdullaahi Darmaan ayaa dokumentigan ku deeqay xarunta cilmibaarista (Centro Studi Somali).Documento messo a disposizione del Centro Studi Somali dall'Avv. Abdullahi Darman.Document provided to the Somali Studies Centre by lawyer Abdullahi Darman

    Vincere l'infibulazione si può. Il «rito alternativo» e il programma di prevenzione di Maana Suldaan 'Abdurahman 'Ali 'Iise a Merka (Somalia)

    No full text
    Il volume, parte della collana "Studi Somali", racconta l'esperienza di una donna somala, Maana Suldaan 'Abdurahman 'Ali 'Iise, e il suo impegno nella lotta alle mutilazioni genitali femminili tramite un progetto da lei ideato e condotto in Somalia.Buuggani oo ka mid ah buugagta taxana ah "Studi Somali", wuxuu ka hadlayaa waaya-aragnimadii haweeney Soomaaliyeed, Maana Suldaan 'Cabduraxmaan Cali Ciise, iyo dadaalkeeda la dagaalanka gudniinka fircooniga ah, iyadoo adeegsanaysa mashruuc iyada samaysay oo ku hirgelisay Soomaaliya.The volume, which belongs to 'Studi Somali' series, presents the experience of a Somali woman, Maana Suldaan 'Abdurahman 'Ali 'Iise, and her commitment in fighting against Female Genital Mutilation by the means of a project she conceived and carried out in Somalia

    The Imagery to Book III

    No full text
    Rober Gibbs, The Imagery to Book III, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    Immagini: III. Altri elementi decorativi (Fig. 290-339): a) nome Gregorius; b) iniziali decorate; c) decorazioni varie

    No full text
    Silvia Di Paolo, Immagini: III. Altri elementi decorativi (Fig. 290-339): a) nome Gregorius; b) iniziali decorate; c) decorazioni varie, in "Decretales pictae. Le miniature nei manoscritti delle Decretali di Gregorio IX (Liber Extra)". Atti del colloquio internazionale tenuto all'Istituto Storico Germanico, Roma 3-4 marzo 2010. Indici compilati da Marta Pavón Ramírez. Università degli Studi Roma Tre, Roma 201

    La conoscenza del sé tra prima e terza persona : un'indagine sulla filosofia della psicologia di G.H.Mead.

    No full text
    In riferimento al ruolo che natura e cultura rivestono nella possibilità della conoscenza di sé, la tesi intende svolgere un lavoro di ricostruzione storica e di analisi teoretica del pensiero di G. H. Mead che ha lo scopo di offrire una nuova prospettiva da cui considerare la teoria del Sé sociale. Nei primi due capitoli della tesi viene tracciato, attraverso una ricostruzione storico-teoretica, il quadro concettuale alla base della teoria del Sé sociale di Mead, evidenziando come gli aspetti centrali della teoria meadiana siano presenti sin dai primi anni di produzione del filosofo di Chicago. Nostro intento è quello di evidenziare, da un lato la genesi delle nozioni cardine della psicologia sociale meadiana, dall’altro il ruolo che la relazione Mead-Dewey ha avuto in questo processo. Per tale ragione nel primo capitolo il confronto con Dewey si mostra più serrato e diretto, mentre nel secondo capitolo l’interesse verte maggiormente sugli scritti meadiani successivi al 1904, ovvero successivi alla partenza di Dewey da Chicago. In questi primi anni Mead giunge a tracciare nei suoi tratti generali una teoria psicologica che include tanto lo studio dei meccanismi fisiologici in quanto elementi che presentano caratteri sociali pre-razionali, quanto lo studio delle dinamiche di comunicazione in quanto espressione gestuale delle emozioni e punto di partenza per lo sviluppo della coscienza. Questo ci permette di approntare un confronto con le più recenti scoperte riguardanti il sistema mirror, affinità che aprono la strada ad una possibile riattualizzazione delle intuizioni meadiane in riferimento alla recente ipotesi sull’origine del linguaggio umano dal gesto e dell’ipotesi riguardo alla spiegazione filogenetica del legame tra teoria della mente e linguaggio. Per quanto l’intento esplicito di una ricostruzione storico-teoretica riguardi prevalentemente i primi due capitoli, la tesi segue il percorso cronologico degli scritti di Mead anche nel terzo e nel quarto capitolo. Tanto il terzo che il quarto capitolo, infatti, si occupano rispettivamente della fase 2 successiva al 1913 e dell’ultima fase connessa maggiormente all’interesse di Mead per la filosofia di Bergson e di Whitehead. Il terzo capitolo si occupa di valutare affinità e discordanze della psicologia sociale di Mead con il comportamentismo di Watson, suo diretto riferimento negli scritti degli anni ’20, e con i comportamentismi di Ryle, Rachlin e Staats. Dopo aver argomentato contro una identificazione di Mead come comportamentista strictu sensu e a favore di una interpretazione del comportamentismo in termini “deweyani”, mettiamo a confronto la psicologia sociale di Mead con i comportamentismi di Ryle e di Rachlin, che in qualche modo si rivelano più affini all’idea di comportamento di Mead ma che si mostrano, ad un’attenta analisi, differenti in impostazione, soprattutto per la distinzione formulata da Mead tra esperienze riflessive ed esperienze soggettive, quest’ultime essendo esperienze conoscibili solo dal soggetto che le vive e quindi non conoscibili da altri attraverso l’osservazione del comportamento. Questo elemento di distinzione ci permette di impostare una riflessione sul problema della conoscenza delle menti altrui, argomentando a favore di un superamento dei limiti dell’argomentazione per analogia attraverso l’assunzione della prospettiva meadiana della formazione del Sé nell’interazione sociale. Presupporre, infatti, l’interazione sociale alla formazione del Sé legittima l’idea della possibilità di una comprensione dell’altro che non si serve di una inferenza logica dal nostro stato a quello dell’altro, quanto della nostra capacità di comprendere l’atteggiamento della persona che abbiamo davanti, di sentire quello che prova, attraverso ciò che Mead indica come una capacità innata di riconoscere gli altri Sé: un uomo è per un altro uomo – sostiene Mead – molto più che un oggetto fisico ed è quel «“più” a farne un oggetto sociale, o Sé, ed è questo Sé a essere connesso a quella condotta particolare che possiamo chiamare condotta sociale».1 Ciò comporta che solo nell’esperienza di relazione si può rintracciare la condizione di possibilità per la comprensione degli altri, nei limiti, però, degli elementi rintracciabili nel comportamento e nel linguaggio. Il comportamentismo sociale di Staats, invece, viene preso in considerazione per il fatto che nella delineazione della propria teoria psicologica Mead assumerebbe, secondo alcuni interpreti, la prospettiva di un “comportamentista sociale”. Abbiamo quindi voluto vedere se qualche affinità sia presente fra il rigore metodologico di Staats e il procedimento dialettico di Mead. Nel quarto capitolo spostiamo la nostra indagine dall’analisi delle condizioni – fisiologiche e sociali – di possibilità di comprensione degli altri, all’analisi sulle condizioni di possibilità, da parte del soggetto umano, di conoscere i propri stati interiori e di esprimerli. In particolare, nel quarto capitolo si analizza il contributo che le filosofie di Bergson e di Whitehead hanno dato alla teoriadel sé sociale di Mead per la risoluzione del problema della conoscenza degli stati soggettivi e della possibilità di una loro espressione pubblica. Sebbene nel terzo capitolo venga affermato che gli altri non possono sapere cosa un individuo stia provando o pensando a meno che questi non decida di esprimerlo, ciò non significa che l’accesso privilegiato permetta di avere sempre un’immagine chiara e distinta da parte dell’individuo riguardo alle esperienze soggettive. L’indefinibilità, l’indescrivibilità esaustiva e la mutabilità sono caratteri di tali esperienze che spesso comportano una difficoltà nella possibilità di attribuire loro un significato e di esprimerle. Mead sostiene, però, che sebbene lo psichico non riesca ad oggettivarsi, lasciando all’individuo la propria esperienza isolata, allo stesso tempo esso «invita a una ricostruzione ed interpretazione; di modo che possa essere scoperto il suo carattere oggettivo», e questo perché, essendo il frutto di una interazione con l’ambiente esso presenta degli «elementi oggettivi» che ci permettono di non brancolare completamente nel buio.2 La lettura meadiana della teoria della relatività di Whitehead in chiave di psicologia sociale permette di ribattere alla prospettiva solipsistica di Bergson riguardo alla possibilità di conoscenza delle esperienze soggettive e alla sua critica riguardo il limite del linguaggio per la loro espressione. E contro la nozione bergsoniana di intuizione intesa come una facoltà conoscitiva completamente sui generis e completamente staccata dalla dimensione linguistica, suggeriamo di considerare una nozione di intuizione intesa come via “paralogica”3 di connessione di sentimenti, emozioni, desideri riferiti alla nostra relazione con il mondo sociale in una determinata situazione. Tale riformulazione della nozione di “intuizione” si rivela più affine alla posizione meadiana riguardo alla nozione di emergente, di ciò che sorge dal flusso dell’esperienza come una parte di questo e non come qualcosa che spunta ex novo. Il frutto di una intuizione può così essere visto come il prodotto della capacità umana di selezionare e porre sotto una nuova luce gli elementi degli stati interiori che promuovono le azioni dell’individuo attraverso una «creatività situata». Nel quinto capitolo vengono tracciati i punti cardine di una riflessione sulle nozioni di creatività e di autenticità attraverso una rilettura delle differenti interpretazioni della teoria meadiana del Sé sociale,4 la quale ha offerto ai vari interpreti la possibilità di discutere sul carattere “autentico” e “spontaneo” dell’azione e della riflessione umana. Prendendo spunto dalle differenti prospettive dacui è stato interpretato il Sé sociale di Mead, improntiamo una interpretazione dell’espressione della creatività umana nei limiti delle condizioni di comprensibilità tracciabili in una lettura pragmatista del sensus communis kantiano

    Some topics on Zariski decompositions and restricted base loci of divisors on singular varieties

    No full text
    Abstract: La decomposizione di Zariski è uno strumento molto utile per lo studio di divisori pseudoeffettivi su varietà proiettive complesse. In particolare in questa tesi investighiamo la semiampiezza della parte positiva della decomposizione di Zariski di divisori big su coppie LC la cui differenza con il divisore log-canonico sia nef. Diamo alcune congetture che generalizzerebbero un importante teorema di Kawamata e ne diamo una dimostrazione in dimensione bassa e per coppie DLT. Inoltre diamo una definizione di coppie relativamente DLT e dimostriamo che un simile risultato vale anche in questo contesto. Nella seconda parte della tesi, ottenuta in collaborazione con Lorenzo Di Biagio, ci occupiamo invece di luoghi base asintotici. Generalizzando un recente teorema di Ein, Lazarsfeld, Mustata, Nakamaye e Popa dimostriamo che, se (X; ) è una coppia KLT, il luogo base ristretto di ogni R-divisore pseudoeffettivo su X coincide con il suo luogo non-nef, definito tramite valutazioni numeriche. Come corollario diamo una caratterizzazione dei divisori nef e abbondanti in termini di ideali moltiplicatori asintotici, generalizzando in questo modo un teorema di Russo.

    L'epistolario Cardarelli-Bacchelli (1910-1925) : l'archivio privato di un'amicizia poetica

    No full text
    La tesi presenta un’edizione dell’epistolario inedito di Vincenzo Cardarelli composto dalle 199 missive inviate a Riccardo Bacchelli, tra il 1910 e il 1925, conservate attualmente presso il Fondo Bacchelli della Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. Da un punto di vista filologico, ci si è occupati della curatela, descrizione e annotazione delle lettere, rendendole fruibili anche nella loro intertestualità; inoltre si è realizzato un importante riordinamento cronologico del corpus epistolare, datando ex novo, per congettura, missive catalogate senza data, in mancanza di riferimenti temporali esterni, o ricollocando lettere erroneamente datate dall’autore stesso. Sul fronte contenutistico, l’epistolario si presenta letterariamente rilevante e fuzionale a mettere in luce diversi aspetti innovativi sul rapporto professionale tra Cardarelli e Bacchelli, soprattutto sulle reciproche influenze poetiche nella fase dei rispettivi esordi: da una parte infatti viene avallata e resa certa l’ipotesi della Martignoni di una rivendicazione del primato cardarelliano nei confonti di una nuova ricerca stilistica proposta con i suoi Prologhi del 1916, solo cronologicamente anticipata da Bacchelli con i Poemi lirici nel 1914, portando alla luce tutta l’ambiguità di una ricerca poetica tanto conflittuale quanto condivisa. Dall’altra parte emerge invece l’inedito ruolo di Cardarelli come promotore, editore e critico dell’opera dell’amico: l’epistolario infatti non solo offre una significativa rivalutazione del peso cardarelliano nella formazione giovanile dell’autore del Mulino del Po, ma porta alla luce soprattutto tutti gli interventi testuali che Cardarelli fece sulle prose d’ersordio di Bacchelli, di cui si fece critico filologo nonché editor, nell’accezione moderna del termine. A proposito delle opere di Bacchelli, inoltre, un ben determinato gruppo di missive del 1922 si rivela l’unica fonte di informazione sul suo Infedele innocente, un libretto d’opera scritto per il musicista Giannotto Bastianelli, rimasto tutt’ora inedito: Cardarelli vi si sofferma a lungo offrendone una critica stilistica e contenutistica piuttosto articolata. Infine, una sezione molto ampia dell’epistolario, a partire dalla metà del 1918 fin quasi alla fine del corpus, è occupata prevalentemente dal dibattito sulla «Ronda», della quale i due corrispondenti furono i principali animatori e protagonisti. Dalle missive emergono alcuni aspetti particolari della vicenda rondesca poiché toccano snodi poco affrontati, o pressochè poco noti, alla critica esistente in merito, quali: la riflessione sulla scelta del titolo, a proposito del quale emerge un suggestivo richiamo al movimento della Scapigliatura, e una linea di condivisione etica con esperienze ideologicamente opposte, come quelle di Gramsci e Gobetti; la continuità progettuale esistente tra il primo tentativo redazionale cardarelliano del 1913, mai decollato, e la «Ronda» post-bellica, anche a dimostrazione delle basi ontologiche del tema-mito dell’amicizia con cui si giustificherà la formazione del gruppo rondesco; e infine, l’evoluzione della posizione del fondatore della rivista nei confronti del suo progetto quasi subito disconosciuto e del rispettivo ruolo di Bacchelli nei confronti dell’assenza-presenza del suo sodale e direttore di redazione. Contenutisticamente significativo, l’epistolario conferma anche stilisticamente la sua condizione di luogo privilegiato dell’espressione cardarelliana riconosciuto in passato da Contini e Martignoni, rivelandosi un’officina scribendi per il poeta che vi anticipa, a volte con una specularità lessicale molto significativa, posizioni e intuizioni della sua riflessione critica e teoretica formalizzata nelle prose e negli scritti critici

    La disarmonia del mondo : lettura della novellistica del Seicento

    No full text
    L’elaborato prende in esame la presenza di due opposte spinte alla base della narrazione novellistica secentesca: da un lato si rileva un’esigenza all’ordinamento e alla classificazione, col riconoscimento di un tutto armonico universale; dall’altro, la percezione di una realtà che invece sembra sfuggire a qualsiasi razionalizzazione e appare organizzata secondo criteri casuali. Tali tendenze possono manifestarsi autonomamente da autore ad autore, oppure interagire tra loro. Sono infatti presenti casi in cui nel singolo novellatore a una denuncia del caos segue la possibilità su più livelli di una ristrutturazione sistematica del molteplice percepito. L’interazione delle due tendenze offre l’immagine di un secolo complesso e prismatico. Tale complessità si attua nel comporre novellistico soprattutto per ciò che concerne lo statuto identitario dei personaggi, che risulta mobile e indefinito, con profonde ripercussioni sull’integrità psicologica degli stessi. Meccanismi letterari, perlopiù topici, quali il travestimento o il cambio di nome si caricano di valenza polemica nei confronti dell’ordine stabilito, attuando una chiara contrapposizione tra l’io e quel mondo in cui la rigidità regolatoria è interamente tesa a fissare ordini, classi e ruoli. Si verifica allora una fluttuazione da uno stato all’altro, segno di una realtà tutt’altro che rigidamente impostata. Ciò comporta la perdita delle connotazioni personali più caratteristiche e con esse l’affievolirsi del senso di appartenenza. L’attuazione stessa di questi meccanismi è conseguenza di un’esigenza di riconoscimento più ampia che, pur evidenziando una spinta verso il molteplice, paradossalmente mira a ristabilire un ordine nuovo, più aperto e in qualche modo più accettabile. L’identificazione perde così le sue caratteristiche profonde e si trasforma in una questione prettamente formale, gestita sull’esteriorità, al punto che qualsiasi connotato identificativo (nome, ruolo, sesso, classe sociale, mestiere) perde il suo valore semantico per trasformarsi in semplice etichetta significante, avulsa da un rapporto diretto con quanto dovrebbe definire. Di contro, si riscontra un potenziamento dell’attenzione rivolta alle dinamiche interne, soggettive, e un conseguente approfondimento riguardante la rappresentazione del mondo interiore dei singoli attanti. In queste novelle si è costantemente di fronte a personaggi con tratti caratteriali per nulla irrigiditi, tutti ambiguità e indecisione, continuamente in bilico tra il fare e il non fare. Si registra pertanto un’instabilità emotiva in continua evoluzione, e mai diretta a un’effettiva soluzione delle criticità. Instabilità inoltre che, a livello compositivo, è organizzata secondo due tipologie: il contrapporsi di volontà; e una vera e propria scissione intima di carattere essenzialmente emozionale. Questa oscillazione psicologica incide peraltro sul rapporto tra bellezza femminile e morale. Da quanto si evince, la donna è descritta raramente e secondo una bellezza canonica, vicina al modello classico. E in effetti tutta l’attenzione è posta sull’aspetto morale. Così, se in alcuni casi è ancora possibile riconoscere una corrispondenza tra bellezza e moralità, in altri già si avverte che tale corrispondenza è saltata, fino ad arrivare alle novelle in cui non c’è alcun legame diretto tra le due caratteristiche, e i personaggi femminili si presentano moralmente indefinibili. Inoltre l’interferenza tra le due opposte spinte suddette (quella ordinatrice, e quella disarmonizzante) è attestata dalla differente gestione che nelle diverse novelle si attua per ciò che concerne la tematica amorosa. Innanzitutto, l’intreccio amoroso rimane novellisticamente il più frequente: si tende a dimostrare, da un lato, l’immoralità d’amore quale forza che spinge all’eccesso; e dall’altro, la naturalità di esso, come fortificatore delle qualità migliori dell’essere umano. Accanto a queste connotazioni prettamente morali, viene ad aggiungersi un aspetto di carattere polemico sociale, gestito per mezzo della tematica dei matrimoni combinati e della monacazione coatta. Tale polemica è attuata attraverso la corrispondenza tra amore e natura, per cui ne risulta che l’amore, essendo conseguenza naturale del vivere umano, è in qualche modo opposto alle leggi della società. Come si vede, dunque, alla base della criticità sociale c’è ancora una volta l’opposizione Natura-Società. Infine, la complessità inafferrabile della realtà e conseguentemente la distanza tra l’uomo e il mondo sono riscontrabili anche a livello di rappresentazione del reale. Si evidenzia infatti un bassissimo grado di mimesi e il poderoso inserimento di dinamiche didattico-funzionali all’interno dei testi, volti al ristabilimento dell’ordine. L’aspetto a cui si dà maggiore rilevanza è la funzionalità di cui la rappresentazione deve caricarsi, sia essa interna (contestuale ed esplicativa), sia essa esterna (suggestiva e moralizzante)

    75

    full texts

    5,899

    metadata records
    Updated in last 30 days.
    Archivio Aperto di Ateneo
    Access Repository Dashboard
    Do you manage Open Research Online? Become a CORE Member to access insider analytics, issue reports and manage access to outputs from your repository in the CORE Repository Dashboard! 👇