Archivio Aperto di Ateneo
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Using radon as tracer for Non-Aqueous Phase Liquid (NAPL) contamination.
This study is related to a new analysis technique for hydrocarbons polluted sites through the use of Radon gas. In industrial areas and in areas where refineries and storage units for hydrocarbons are present, hydrocarbons spills in the subsoil may frequently occur. Hence the need for hydrocarbons remediation actions. In this study the importance of Rn lies in the fact that it has excellent solubility in a wide range of NAPL, so as to form negative anomalies concentration in the soil where the presence of these pollutants is observed. In this way, knowing the soil Radon concentrations in the background area, an area polluted by NAPL could be indirectly localized by making a grid of surface Radon measurements over the area where it is assumed that NAPL pollution occurred.
Radon solubility in NAPLs can be quantified for each NAPL with an individual NAPL/air partitioning coefficient (K NAPL/AIR). The partitioning coefficient K NAPL/AIR is one of the most influential parameters governing the decrease of gas radon concentration in the soil in the presence of NAPLs
Becoming a border crosser: an activity theory perspevtive on teaching sociocultural diversity
The surge of students with diverse sociological background in classrooms and the push
for professionalization in the field of intercultural education has shifted conversations among
teacher educators, administrators, teachers and researchers alike in the direction of mutual
understanding and collaboration in an effort to target the needs of both teachers and learners.
There are many strands of these conversations that present tensions, especially those related to
funding and policy; however, on the whole, the energy around this topic is conducive to
qualitative transformation in the fields of teaching sociocultural diversity and intercultural
teacher education.
This ethnographic comparative study explores the teaching worlds of a group of middle
school teachers of all subjects in Vicenza, Italy and in Granada, Spain. Guided by an activity
theory framework (Engeström, 1987, 1991, 1999), this dissertation uncovers prominent
relationships and inherent tensions within the activity systems of the teachers. In doing so, the
important role of teachers’ personal practical knowledge and beliefs are revealed along with the
inextricable reality of the teaching and learning context within which they develop their teaching
practice. Principle findings include the following:
1)professional learning opportunities are critical components to teacher development and teacher
empowerment, but the structure of these opportunities factors heavily into their efficacy, and
2)empowering teachers through collaborative decision-making within the school, creating space
for peer interaction, and promoting professional growth are paramount to a healthy,
satisfiedteaching force within a school
La relazione educativa al centro del modello dell'I-learning. Casi di studio
La ricerca presentata in questo lavoro propone riflessioni in merito alla relazione educativa
vissuta nei contesti formativi progettati secondo il modello didattico dell’I-learning, un costrutto
didattico che intende valorizzare le migliori potenzialità dell’e-learning suggerendo procedure
operative e modalità relazionali innovative ed efficaci finalizzate a sollecitare negli studenti un forte
senso di appartenenza alla comunità di apprendimento e una partecipazione maggiormente attiva
alla propria esperienza educativa. Elementi fondanti di questo modello sono: la centralità della
relazione, la responsabilità individuale del soggetto che apprende, l’idea che la Rete sia un contesto
particolarmente favorevole per la costruzione condivisa del sapere e la scelta di un approccio
narrativo che coinvolge gli studenti nella progettazione e realizzazione di un Digital Storytelling di
gruppo.
La ricerca intende quindi approfondire e meglio definire le caratteristiche della dimensione
relazionale che si sviluppa in contesti di I-learning, considerando anche la possibilità di integrare
strumenti di comunicazione presenti nelle piattaforme di e-learning con quelli disponibili in
ambienti Social come Facebook e Whatsapp.
Dopo aver definito un quadro teorico e concettuale in merito al modello didattico dell’I-learning
e aver approfondito alcuni aspetti relativi all’approccio narrativo e alla sua applicazione in ambito
pedagogico, viene presentato il percorso di ricerca che ha considerato quattro casi di studio (due in
ambito accademico e due in ambito professionale) usando un approccio metodologico che ha
integrato la metodologia della ricerca-azione con alcuni elementi procedurali propri della Grounded
Theory.
Dopo un’ampia discussione dei dati raccolti, la tesi propone riflessioni che, oltre a fornire un
quadro interpretativo di aspetti relazionali tipici dei contesti di I-learning, intendono suggerire
possibili sviluppi di ricerca
Lo sguardo delle donne sulle politiche di contrasto alla povertà : un’analisi comparativa tra Brasile e Italia
Questo studio è il prodotto di una ricerca di dottorato, frutto dell’interscambio intellettuale e
culturale tra l’Università degli Studi Roma Tre (Roma/Italia) e l'Universidade Federal de Pernambuco
(UFPE - Recife/Brasile). Esso viene destinato al confronto tra due sistemi sociali, nello specifico
all’attuazione delle differenti politiche socio-assistenziale realizzate in Brasile e in Italia. I due punti focali di
questa indagine sono, dunque, la città di Fortaleza, capoluogo dell’Estado di Ceará (Brasile) e la città di
Roma, capitale d’Italia.
Questa indagine è stata possibile grazie alla borsa di studio offerta nel 2013 dalla Coordenação de
Aperfeiçoamento de Pessoal de Nível Superior (CAPES), organismo del Ministério da Educação (MEC).
L’ambito della ricerca riguarda tanto le azioni dello Stato per contrastare la povertà femminile, cioè
servizi e programmi, quanto la valutazione fatta dalle donne stesse per individuare e concretizzare altre
forme di intervento.
La presente indagine ha privilegiato le seguenti tecniche: osservazione partecipante, interviste semi
strutturate – rivolte sia a soggetti direttamente coinvolti nel fenomeno studiato che a “osservatori
privilegiati” – e raccolta di documenti. La cornice teorica scelta ha fatto particolare riferimento al
materialismo storico e al metodo progressivo-regressivo.
Le domande centrali sono: Di fronte alle situazioni di disagio, quali sono le risposte delle donne per
far fronte ai loro bisogni? Come le donne valutano gli interventi erogati dallo Stato?
Tra gli altri obiettivi si aggiungono: - L’identificazione tanto delle manifestazioni di povertà, quanto
delle soglie sulle quali erogare gli interventi, statali ed associazionistici, - L’analisi degli attuali servizi,
interventi e programmi di contrasto alla povertà femminile.
La raccolta dei dati a Roma è stata compiuta nel periodo compreso tra gennaio e giugno 2015. Il
rappresentante del Comune è stato l’Assessorato alle Politiche Sociali, Salute, Casa ed Emergenza Abitativa,
nello specifico la Sala Operativa Sociale (S.O.S.), sede delle interviste.
Altro luogo di raccolta d’informazioni è stata l’Unità Organizzativa dell’Emergenza Sociale e dei
Sistemi di Accoglienza del Municipio Roma VII (ex X Municipio), grazie alla disponibilità degli assistenti
sociali del Segretariato Sociale.
Per quanto riguarda l’associazione delle donne a Roma, si è scelta la Casa delle Donne “Lucha y
Siesta”.
In qualità di “osservatori privilegiati”, sono stati intervistati il presidente Nicoletta Teodosi del
Collegamento Italiano di Lotta alla Povertà (CILAP) e la ricercatrice Daria Squillante dell’Istituto Nazionale
di Statistica (ISTAT), nonché collaboratrice della Casa Internazionale delle Donne.
La ricerca sul campo in Brasile è stata condotta nel periodo compreso fra luglio e dicembre 2014,
presso la Secretaria Municipal de Trabalho, Desenvolvimento Social e Combate à Fome (SETRA) del
Comune di Fortaleza.
L’associazione “privata” scelta per la raccolta dati è stata l’Associação Mulheres em Ação (AMA).
Oltre alla raccolta di documenti e osservazione partecipante, è stata anche realizzata un’intervista, in qualità
“osservatore privilegiato”, a Cristiane Faustino attivista del movimento Articulação Brasileira de Mulheres
(AMB), che nello Estado di Ceará è rappresentato dal Forum Cearense de Mulheres (FCM).
È stato riscontrato che tanto le manifestazioni della povertà quanto le forme per misurarla e
alleviarla sono diverse a seconda dei paesi. In particolare, nel contesto italiano, il processo di aumento dei
disoccupati e del numero delle persone povere non appare immediatamente seguito dall’erogazione di
interventi a livello nazionale, come, ad esempio, il Reddito Minimo di Inserimento. A livello nazionale, gli
interventi attuati hanno privilegiato le categorie dei pensionati e dei nuclei familiari. Si possono citare:
l’incremento delle pensioni minime, l’introduzione di sgravi fiscali per le famiglie, il bonus fiscale.
Si consideri anche il percorso storico sociale nella realizzazione delle politiche dell’assistenza
sociale e la specificità del welfare e della società italiana.
Per quanto riguarda lo specifico delle prestazioni dei servizi e interventi di contrasto alla povertà
messo a disposizione dal Comune di Roma, si può notare l’utilizzazione di un “sistema cittadino di interventi
e servizi sociali”, diviso principalmente in due ambiti: quello municipale e quello dell’assessorato. Questa
distinzione di tipologie è decisamente importante, essendo stata rilevata l’esistenza di una sorta di “divisione
di genere” nella ricerca da parte degli utenti tra le due tipologie di servizi: è stata riscontrata infatti una
maggiore tendenza a rivolgersi agli interventi e ai servizi municipali da parte delle donne ed una parallela
maggiore ricerca dei servizi di emergenza sociale da parte degli uomini immigrati.
L’esperienza della Casa della Donne Lucha y Siesta invece dimostra un tentativo di avviare un
servizio, indirizzato alle situazioni di emergenza abitativa, orientato a fornire gli strumenti per una
autonomizzazione delle donne.
In America Latina, si osserva, specialmente negli ultimi anni, una riduzione del numero di persone
che versano in condizione di povertà assoluta, sia grazie all’erogazione di Programmi Nazionali di
Trasferimento di Reddito, che a una politica economica stabile.
Se in Italia esiste una “scissione”, tanto normativa quanto di realizzazione e programmazione tra le
prestazioni assistenziali e i Servizi Sociali, in Brasile tali interventi assumono una differente “organicità” fra
il livello nazionale e locale. Questa particolarità ha raggiunto il suo apice negli ultimi anni, specialmente con
la Política Nacional de Assistência Social (PNAS) e il Sistema Único de Assistência Social (SUAS).
Per quanto riguarda le azioni statali di contrasto alla povertà, si evidenziano il Benefício de
Prestação Continuada (BPC) e il Programa Bolsa Família (PBF). Quest’ultimo è ormai diventato un
intervento in grado di raggiungere le fasce più povere della popolazione. Oltre alla sua ampiezza (13 milioni
di famiglie – marzo 2013), ne beneficiano principalmente le madri con figli a carico e le persone nere. Però,
in generale la loro partecipazione si circoscrive all’accesso al beneficio, tralasciando la frequentazione ai
corsi di formazione professionali.
Inoltre, alcune ricerche brasiliane evidenziano che, se da un lato vi sono punti positivi in confronto
all’empowerment delle donne con il riferito programma, tale “centralità” nella figura femminile potrebbe
anche portare a un sovraccarico dei compiti di cura.
Comunque, sul piano operativo, i Comuni brasiliani presentano una difficoltà nell’offerta dei servizi.
L’esperienza della SETRA a Fortaleza, rivela anche che le situazioni di disagio (come la violenza urbana)
rallentano le prestazioni. Ciò che potrebbe segnalare la necessità di rafforzare altre politiche sociali.
La cooperativa Associação Mulheres em Ação (AMA) si rivela come uno sforzo delle donne per
aumentare il proprio reddito, attraverso l’economia solidale, tramite il confezionamento artigianale di
prodotti.
Dal punto di vista delle donne, si è riscontrato che le politiche sociali sono lontane dal loro vissuto,
in quanto focalizzate principalmente sulle situazioni più gravi e per una ristretta fascia della popolazione
aiutata con interventi sussidiari.
Tali associazioni, nate come un tentativo di colmare le “lacune” dello Stato, portano anche un’altra
concezione di intervento, quella che si concentra nella valorizzazione di spazi di solidarietà e tranquillità.
Vengono così predisposti spazi in cui si possa non soltanto appagare un bisogno immediato, ma “ritrovarsi”
collettivamente, “riattivarsi” autonomamente. Sono dunque principi e percezioni diverse della società, degli
individui e degli interventi.
Lo scenario di crisi internazionale sollecita il difficile compito di costruire nuovi modelli di società e
di protezione sociale. Se si desidera che esso sia orientato veramente agli individui e alle loro vite,
bisognerebbe riconoscere la diversità e la pluralità di ogni società, le esperienze e le iniziative costruite nei
diversi contesti. In altre parole, come affermano le donne dell’AMB, bisognerebbe che l’estetica o il disegno
della società venisse orientata secondo l’etica di questa nuova forma politica
Teacher's beliefs about teaching, learning and use of critical thinking in primary classroom: the role of teacher sense of efficacy
Onorato VI Caetani e la cultura romana di fine Settecento
L’abate Onorato VI Caetani (1742-1797), erudito, scienziato e collezionista nella Roma della seconda metà del secolo diciottesimo, è oggi conosciuto principalmente per la sua gradevole fisionomia consegnata al “trittico” di ritratti eseguiti da Anton Raphael Mengs, Pompeo Batoni e Angelica Kauffman, che possiamo ammirare nelle sale dell’archivio della Fondazione «Camillo Caetani» di Roma. Ma nell’Italia del XVIII secolo egli ebbe una certa notorietà come attivo esponente di quella temperie illuministica romana nota sotto il nome di «Aufklärung cattolica», soprattutto dopo che ebbe dato alle stampe alcuni saggi di successo, tra cui una biografia di Maria Teresa d’Austria e di Carlo III di Borbone. In quest’epoca così densa di fermenti culturali e artistici, Onorato, figlio cadetto d’una delle più antiche e nobili famiglie romane, riusciva, malgrado i problemi economici in cui versava la sua famiglia, a formare una notevole collezione d’arte che è al centro di questa tesi di dottorato. Oltre ai tre ritratti già citati e a numerosi altri dipinti e disegni, tra cui figurano opere di Giuseppe Cades, Angelica Kauffman, Pompeo Batoni, Giovanni Domenico Porta, Pier Leone Ghezzi, Onorato amò circondarsi di statue e medaglie che riunì nei suoi appartamenti in un gabinetto di antichità classiche, di cui oggi non rimangono che pochissimi pezzi. Grazie al reperimento dell’«Inventario dei Beni» presso l’Archivio di Stato di Roma, redatto dopo la morte del Caetani, è stato possibile ricostruire in gran parte l’entità delle sue collezioni, per poi contestualizzarle nella temperie culturale e artistica del XVIII secolo a Roma e in Italia. Oltre a ciò, si è tentato di esaminare il lato “psicologico” dell’abate Caetani, ovvero di analizzare luci e ombre della sua personalità, nonché il suo manifesto scontento per la condizione culturale della Roma di Pio VI Braschi. Lo studio risulta dunque incentrato sui suoi numerosi carteggi rimasti ancora in gran parte inediti, intrapresi con le vette dell’intellighenzia italiana ed europea dell’epoca. Ne è risultato un interessante profilo umano e culturale che getta nuova luce su un’epoca storica che necessiterebbe sempre nuovi approfondimenti
Densidad aparente : las lecciones constructivas de Roma en Louis I. Kahn
È vero che Kahn passò alla AAR solamente tre mesi. E che la maggior parte di questi li passò
viaggiando, come si è potuto vedere nella prima parte della ricerca. Ma questa scarsità di tempo
terminò con uno sguardo avido. Uno sguardo simile a quello che si ha quando si (ri)scoprono le
cose per la prima volta. Quando all’improvviso, per un misterioso caso del destino, tutti i pezzi
si incastrano. Ed è in questo istante quando uno è veramente cosciente di aver capito qualcosa.
Una realtà che, senza dubbio, era lì da sempre ma che fino a quel preciso istante non era stata
compresa veramente. E qualcosa di simile deve essere avvenuto a Louis Kahn durante il suo
contatto con le grandi opere del passato.
Inoltre, esiste una piccola storia raccontata dallo stesso Kahn che risulta molto utile a comprendere
l’idea precedente:
Avevo appena letto nel New York Times Magazine dei successi che stavano avendo luogo in California. Io
avevo visitato la California ed ero passato per Berkeley; così, compresi la portata della rivoluzione e delle
grandi promesse della macchina; e capii qualcosa che avevo letto di recente: che vi erano poeti intenti a
scrivere senza parole.
Rimasi seduto per almeno dieci minuti, senza muovermi, ripensando a tutte queste cose e finalmente dissi
a Gabor [la persona con la quale stava parlando Kahn]:
“Com’è l’ombra della luce bianca?”
Gabor ha l’abitudine di ripetere quello che dicono, “Luce bianca, luce bianca… Non ne ho idea”. E gli dissi:
“Nera. Non preoccuparti, perché la luce bianca non esiste e non esiste neanche l’ombra nera”.
Credo che sia ora di mettere in dubbio il sole, di mettere in dubbio tutte le nostre istituzioni.
Quando ero piccolo, la luce del sole era gialla e l’ombra era blu. Ma ora vedo chiaramente che si tratta di
luce bianca e di ombra nera. Tuttavia, non è il caso di allarmarsi, in quanto non credo che appariranno un
nuovo giallo ed uno splendido blu e che la rivoluzione fomenterà una nuova capacità di stupore. Unicamente
dallo stupore possono sorgere nuove istituzioni. È ovvio che non possano sorgere dall’analisi.
E gli dissi: “Sai una cosa, Gabor? Penso che se potessi fare qualcosa di diverso dall’architettura, sarebbe
scrivere una fiaba, perché dalla fiabe nascono gli aerei, le locomotive e questi stupefacenti strumenti che
sono la nostra mente… Tutto nacque dallo stupore”.
E questo “stupore” fu sicuramente ciò che rivelò a Kahn l’ordine nell’architettura che cercava da
anni. Per ciò, tutte le lettere che inviò durante la sua permanenza sono popolate di frasi in tal
senso. Ad esempio, quando prova a descrivere “le incredibilmente forti scosse che ti percuotono
quando Roma torna in scena”; o quando afferma che “le piramidi sono la cosa più meravigliosa che abbia visto finora, nessuna immagine può mostrare il suo monumentale impatto”; e fin
quando esclama che “Luxor, i Templi e i Monumenti vicini sono veramente spettacolari”.
Una citazione, quest’ultima, in cui lo stesso Kahn finisce per rivelare che l’architettura che sta
vedendo è, allo stesso tempo, tanto meravigliosa quanto istruttiva.
Tutto ciò mette in risalto la teoria secondo la quale fu realmente questo “stupore”, “stupefazione”
o impatto che Kahn sperimentò dinanzi alle rovine del Mediterraneo, il responsabile
che fece in modo che arrivasse fino alla vera conoscenza delle stesse. E fu a partire da questa
scoperta che cambiò la sua maniera di intendere l’architettura e, di conseguenza, la sua opera
iniziò a trasformarsi. “Ciò che sarà, sempre è stato” ripeteva di solito l’architetto al rispetto.
Per questo, come si è ripetuto in varie occasioni, non è possibile segnalare nessun edificio in
concreto, bensì, che in realtà fu l’esperienza congiuntasi con l’architettura antica.
Ho già visitato il Foro ed è così [...], che ricomincerò a fare alcuni disegni delle magnifiche forze esistenti,
tutti indizi di una forza rimanente tale come a suggerire un rinnovamento esterno del suo spirito originale
in quello che dovremo fare. Oggi e domani, e ancora domani.
Nonostante tutto, è anche vero che si sono verificate una serie di circostanze che aiutarono
questa profonda comprensione dell’architettura sperimentata da Kahn durante il tempo trascorso
alla AAR.
Per esempio, l’ambiente della propria Accademia. Un luogo nel quale Kahn scambiava costantemente
il ruolo di recettore e trasmettitore di riflessioni. Da una parte, poteva assorbire le idee
di tutti quei compagni dell’istituzione e, in particolare, quella di un esperto dell’architettura
romana come Frank Brown. “Il Dr. Brown, è un perfetto genio della ricostruzione e vanta una
fine e moderna interpretazione delle idee architettoniche che queste [rovine] suggeriscono”,
confesserebbe l’architetto. Allo stesso tempo, però, Kahn doveva fungere da “maestro” con i
borsisti e con l’istituzione. E questo supponeva che anche l’architetto doveva effettuare lo sforzo
che richiede la comprensione delle cose prima di poterle spiegare. Due aspetti che, senza
lasciar spazio al dubbio, aiutarono a far in modo che la permanenza di Kahn alla AAR fosse
caratterizzata da una forte stimolazione intellettiva in tutti i sensi.
A ciò bisognerebbe aggiungere la predisposizione di Kahn per l’architettura antica. Ancora
una volta, bisogna ricordare che tutte le informazioni artistiche dell’architetto, dalla sua infanzia fino alla maturità, è girata intorno ad uno stile neoclassico. E questo significa che si era
formato studiando molte volte gli stessi esempi dell’architettura antica. Opere che, almeno in
gran parte, ebbe l’opportunità di visitare durante questo viaggio. Proprio per questo, per Kahn,
il contatto con le grandi architetture del passato furono come un rincontro con un “vecchio
amico” apparentemente dimenticato. E, ai sentimenti che implicano questo tipo di rincontro,
bisognerebbe aggiungere l’esaltazione derivata dal fatto che furono questi stessi “vecchi amici”
ad aiutare Kahn a comprendere veramente l’architettura durante il loro rincontro.
Ad ogni modo, non bisognerebbe neanche dimenticare l’autoformazione sotto lo stile Moderno
e Internazionale al quale Kahn si sottopose per vent’anni. Una circostanza che risulta
pertinente portare a collazione data l’inquietudine che questo tipo di architettura generò negli
anni precedenti al viaggio di Kahn per la sua inappropriata risposta dinanzi a determinati
valori. Un’inquietudine di cui Kahn fu partecipe. E così sottoscrive nel suo testo “Monumentality”
(1944), dove difende lo sguardo al passato al fine di superare le carenze dell’architettura
razionale e funzionale. Un passato con il quale, curiosamente, si imbatterà lui stesso pochi anni
dopo averlo difeso. Per questo, bisogna tornare a sottolineare la felice coincidenza del contatto
di Kahn con l’architettura antica proprio nel momento in cui l’architetto stava reclamando
qualcosa che solo questa poteva offrirgli.
Inoltre, questi stessi ideali moderni che proclamava con la sua opera anteriore al viaggio, sono
la chiave per identificare gli aspetti dell’architettura antica che ebbero maggior impatto.
In una delle prime lettere, Kahn confessa che “l’architettura italiana permarrà come fonte d’ispirazione
per i futuri lavori”. E lo stesso architetto espone il motivo principale alcune linee
dopo aver affermato che “la nostra architettura è insignificante se comparata con quella romana”. Per questo, la presente ricerca ha dato tanta importanza alle opere precedenti al viaggio al
fine di poter compararle con quelle posteriori e poter, così, estrarne le differenze. E, in tal senso,
il primo cambiamento che si osserva nell’opera di Kahn sta nella materialità.
Inoltre, questa prima trasformazione è chiaramente riconoscibile. Non bisogna più comparare
la leggerezza, la trasparenza e l’astrazione che caratterizzavano l’opera di Kahn prima del viaggio
con la pesantezza, la solidità e la fisicità dell’architettura antica. Qualità che, dato lo stato di
rovina in cui si trovano le opere osservate, furono le prime impressioni che l’architetto acquisì
durante la sua permanenza. Fu proprio lì che, in solo cinque giorni di viaggio, la sua architettura
si qualificò come “insignificante” rispetto a quella romana. E questa fu la prima lezione che Kahn apprese durante il viaggio. Inoltre, fu la prima che osò applicare, come dimostra la
Galleria d’Arte dell’Università di Yale (1951-53).
E le conseguenze di questo primo cambiamento furono quelle che provocarono la seconda
lezione. Prova di ciò è che la logica interna del materiale è quella che, alla fine, stabilisce il suo
sistema costruttivo. Per tanto, appoggiata dalle parole di Kahn e dall’esperienza di qualsiasi
“visitatore” al contemplare queste opere, si è stabilita la materialità come l’inizio della trasformazione
dell’opera di Kahn e, soprattutto, perché fu proprio questa nuova gamma di materiali,
il mattone ed il cemento, che progressivamente impose i propri sistemi costruttivi. In maniera
leggermente forzata all’inizio, dati gli studi sul ferro battuto della Galleria, ma in maniera totalmente
naturale, come succede nella Casa dei Bagni di Trenton (1954-55).
Ovviamente, non esiste una relazione così pura e correlativa tra le lezioni che Kahn apprese
durante il suo viaggio e quelle esposte in questa ricerca. Ma non per questo, bisogna sminuire
l’ordine stabilito nella stessa. È vero che esiste una coerenza che colloca la scelta del materiale
come prima decisione e, successivamente, il tema costruttivo da utilizzare. Tuttavia, questa coerenza
si affievolisce al momento di collocare la natura della costruzione dinanzi alla selezione
del materiale o dopo il resto delle decisioni. È abbastanza probabile che Kahn iniziasse a prendere
queste decisioni in maniera individuale e alterando l’ordine, dipendendo dall’opera. Ma
quello che è certo è che Kahn finì per prendere tutte queste decisioni in maniera congiunta.
Ovvero, che non iniziò né dal materiale né dallo stile ma dal fatto che tutte queste variabili
finirono facendo parte della nebulosa dei componenti che originano l’atto creativo. Così, Kahn
si assicurava che tutte queste formassero parte dello stesso conglomerato affinché l’opera finale
abbia una coerenza nel suo ordine costruttivo.
Così, Kahn ha riportato alla ribalta dell’architettura contemporanea una delle principali caratteristiche
inerente della disciplina: il suo carattere di atto costruttivo. E per questo, ha difeso
lo sguardo al passato pur essendo moderno. Questa posizione si adatta perfettamente alla
biografia dell’architetto perché, come lui stesso avrebbe detto, “non si impara nulla che non sia
parte di te stesso”. Tuttavia, questo doppio sguardo non è stato soltanto valida per Kahn ma
dovrebbe continuare sempre ad accompagnare la vera Architettura
From String structures to Spin structures on loop spaces
Let X be a n-dimensional smooth manifold, with n 3. In a series of papers culminating
in Spin structures on loop spaces that characterize string manifolds, arXiv:1209.1731,
Konrad Waldorf recently gave the first rigorous proof that a String structure on X induces a
Spin structure on its loop space.
Here we give a closely related but independent proof of this result by working in the more
general setting of smooth stacks. In particular, the crucial point in our proof is the existence
of a natural morphism of smooth stacks
BSpin ! B2(BU(1)conn)
refining the first fractional Pontryagin class. Once this morphism is exhibited, we show how
Waldorf’s result follows from general constructions in the setting of smooth stacks
Le sanzioni amministrative non pecuniarie
Questo lavoro di tesi, giunto alla fine del percorso di Scuola Dottorale, cerca di analizzare le caratteristiche e le tipologie delle sanzioni amministrative non pecuniarie, e di considerare se esse possano o no essere ammesse a far parte della tipologia “standard” di sanzione amministrativa, come definita dalla Legge 689 del 1981. Nel corso dello svolgimento del lavoro, oltre a illustri contributi dottrinali, saranno analizzate numerose sentenze, per l’importante contributo giurisprudenziale e interpretativo delle disposizioni di legge.
Per compiere tale ambiziosa analisi, si è partiti dalla definizione del concetto di sanzione nei suoi significati di approvazione e accettazione, ma soprattutto in quello che riguarda il mezzo con cui si afferma l’autorità e si impone il rispetto di una norma, per poi passare a considerazioni di carattere sociologico soprattutto sul carattere punitivo della sanzione e sulla percezione sociale dei comportamenti degli individui, che possono quindi suscitare biasimo o lode, sollecitare l'inflizione di svantaggi o la concessione di vantaggi. Da queste brevi riflessioni, si è poi cercato di ricostruire storicamente come il concetto di sanzione si sia evoluto nel tempo, partendo dall’epoca antica in cui l’unica tipologia di sanzione conosciuta era la pena, passando per il diritto romano, in cui si inizia ad affermare la differenza tra illecito civile e illecito penale, e arrivando poi al dibattito illuministico con l’opera di autori quali Hobbes, Montesquieu e Beccaria. Con la crisi dell’ancien regime, e l’affermarsi del moderno concetto di Stato, con la diffusione dell’intervento pubblico e il suo operare al servizio dei cittadini, si pone l’esigenza di organizzare l’azione pubblica, ed è proprio in questo momento che vediamo la nascita del diritto amministrativo nel senso moderno del termine. In questo periodo inoltre, vediamo emergere gli studi di Zanobini, che sarà forse il primo studioso a considerare i tratti caratterizzanti delle sanzioni amministrative, arrivando a definirle quali “pene in senso tecnico”, per le molte caratteristiche comuni con la sanzione penale. Vediamo infatti che la legge 689 del 1981, che sarebbe intervenuta circa 60/70 anni dopo, è rubricata proprio “Modifiche al sistema penale”.
La legge 689/81 del 1981, considerata la prima legge sulle sanzioni amministrative, sappiamo che, proprio per sua disposizione, si applica alle sanzioni pecuniarie: proprio le caratteristiche di detta legge dovranno essere analizzati nello specifico, per arrivare a considerare quali di esse siano applicabili alle sanzioni non pecuniarie. Vedremo quindi i principi di legalità, tassatività, di determinatezza e di irretroattività di cui all’articolo 1, la necessaria capacità di intendere e di volere espressa nell’articolo 2, l’elemento soggettivo di cui all’articolo 3, le cause di esclusione di responsabilità di cui all’articolo 4, e il concorso di persone e di violazioni di cui agli articoli 5 e 8. Il discorso proseguirà con il principio di specialità di cui all’articolo 9 e con i principi di determinazione delle sanzioni di cui agli articoli 10 e 11 che, come vedremo, ritroveremo nelle sanzioni ripristinatorie e alternative. Si passerà poi a considerare come avvenga l’accertamento della sanzione amministrativa, chi siano i soggetti legittimati ad effettuarlo, e quali siano i mezzi a disposizione, come stabilito appunto all’articolo 13, analizzando poi anche delle tipologie di strumenti quali il sequestro e la confisca, necessari sia per gli accertamenti, sia come si vedrà, quali sanzioni accessorie.
Dopo le riflessioni sulla sanzione in generale, si scenderà nel vivo della questione, considerando i tratti caratteristici della sanzione non pecuniaria, in cui emergerà proprio la diversa tipologia di potere esercitato dall’amministrazione, sempre in un’ottica di afflizione, che incide negativamente nella sfera giuridica del destinatario trasgressore. Questo potere non sempre si rivolge alla punizione di una condotta illecita, ma a volte, come avviene appunto con le sanzioni interdittive e con quelle ripristinatorie, può essere utilizzato per ripristinare o conservare interessi sostanziali devoluti all’amministrazione, prescindendo da ogni qualificazione della condotta tenuta dal soggetto; da tale varietà di poteri esercitabili dalla pubblica amministrazione, occorrerà valutare se il concetto di sanzione amministrativa possa essere ampliato a comprendere tanto le misure punitive, quanto quelle ripristinatorie o riparatorie. Discorso diverso sarà quello da effettuare per le sanzioni disciplinari, in quanto queste originano da un presupposto diverso, ossia la tipologia di rapporto che esiste tra l’eventuale trasgressore e l’Amministrazione procedente. In merito a dette sanzioni, si considererà soprattutto quella particolare responsabilità definita amministrativa, e gli obblighi e le conseguenze che ne derivano.
Il discorso sulle sanzioni si concluderà con un accenno alla possibilità recentemente introdotta, per le istituzioni comunitarie di poter infliggere delle sanzioni di natura amministrativa, poiché non previsto che esse possano irrogare sanzioni penali. Di queste saranno analizzati i tratti caratterizzanti, oltre a quelli comuni con le sanzioni amministrative di cui alla legge 689/81, e le possibili prospettive di evoluzione della normativa