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Le capitali del Corno d’Africa prospettive storiche e proiezioni
L’età coloniale è stata portatrice di una trasformazione strutturale nell’Africa subsahariana: le città. Queste hanno assolto la funzione di epicentri del potere, del controllo e dello sfruttamento. L’articolo analizza il ruolo strutturale delle capitali del Corno d’Africa (Addis Abeba, Asmara e Mogadiscio) e come esse abbiano ridefinito il rapporto asimmetrico con l’entroterra rurale, creando le basi delle attuali sfide socioeconomiche. Le città coloniali erano caratterizzate da una rigida segregazione spaziale, come ad Asmara, ed erano orientate a quella che si potrebbe definire “economia di estrazione”, drenando risorse umane e materiali dalle campagne. In contrasto, la fondazione di Addis Abeba da parte di Menelik II fu un atto di urbanizzazione endogena e simbolo di autonomia etiope. Asmara è l’esempio di una pianificazione italiana con un’architettura modernista e segregazionista. Mogadiscio, antico centro commerciale, fu trasformata in capitale coloniale e centro della transizione politica durante l’Amministrazione Fiduciaria. L’eredità è un sistema di disparità spaziali ed economia dualistica che rende necessario un approccio critico per un’urbanizzazione più equa.The colonial era precipitated a structural transformation across Sub-Saharan Africa: the rise of cities. These urban centers functioned as epicenters of power, control, and exploitation. This article analyzes the structural role of the capitals in the Horn of Africa (Addis Ababa, Asmara, and Mogadishu) and demonstrates how they redefined the asym¬metric relationship with their rural hinterlands, laying the groundwork for current socioeconomic challenges. Colonial cities were typically characterized by rigid spatial segregation, as exemplified by Asmara, and were oriented toward an “extraction economy,” systematically draining human and material resources from the countryside. In contrast, the founding of Addis Ababa by Menelik II constituted an act of endogenous urbanization and a symbol of Ethiopian autonomy. Asmara stands as a prime example of Italian urban planning, featuring modernist and segregationist architecture. Mogadishu, a historic commercial hub, was transformed into a colonial capital and became the focal point of political transition during the Trusteeship Administration. This colonial legacy manifests today as a system of spatial disparities and a dualistic economy, necessitating a critical approach toward achieving more equitable urbanization
I metodi per la ricerca sulle pratiche scolastiche per favorire l’apprendimento. Atti del convegno SIRD, Trieste 2025
Il volume si propone di rilanciare il dibattito all’interno della comunità SIRD (Società italiana di Ricerca Didattica) attorno ad alcune questioni fondative della ricerca nel contesto scolastico: cosa cambia nei processi di apprendimento? In che modo è possibile indagare le pratiche scolastiche? Quali metodologie risultano più pertinenti per analizzare le dinamiche di trasformazione? Elaborato dal confronto tra i partecipanti al convegno di Trieste (gennaio 2025), il testo evidenzia la complessità delle teorie dell’apprendimento, la pluralità degli approcci metodologici e l’esigenza di oltrepassare una visione frammentata dell’esperienza in classe, concependo l’apprendimento come processo continuo e in dialogo con pratiche educative, prospettive teoriche e riferimenti normativi nazionali ed europei
Modelli per co-costruire conoscenza: le interazioni bambini-adulti nei tutoring individualizzati
Il contributo, partendo da una concettualizzazione dell’apprendimento basata sull’approccio del costruttivismo sociale, intende presentare alcune prime considerazioni per un modello sistemico di tutoring (interpersonale e interistituzionale) all’interno del centro educativo polifunzionale “L’ABC del quartiere”, attivato dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca nel quartiere milanese di San Siro, un contesto multiculturale e multiproblematico. Nei tutoring rivolti a bambini/e (dagli 8 ai 13 anni) che non hanno ancora completato l’intero processo di acquisizione dell’Italiano L2 (in termini significativi e procedurali), il linguaggio dell’adulto ha non soltanto una funzione di scaffolding, per imparare a parlare e organizzare le conoscenze, ma anche di potenziale di sviluppo del ragionamento: la forma del dialogo, infatti, crea strutture di ragionamento che il tutee interiorizza e le interazioni si trasformano in condivisioni. Centrale per il riconoscimento della validità del modello proposto sarà l’analisi delle interazioni tra i partecipanti, finalizzata, attraverso l’individuazione di specifici atti comunicativi, a evidenziare la relazione tra l’intenzionalità del tutor (ad esempio nella formulazione di domande o nell’utilizzo di interventi di rispecchiamento) e la modalità in cui avviene la costruzione di conoscenza. Un punto di attenzione sarà anche la specificità del setting non formale, che in ottica sistemica assume il difficile compito di mediare e costruire una solida alleanza educativa con i contesti scolastici formali, le cui richieste non sono sempre aderenti all’elaborazione di proposte di senso per i/le bambini/e
Contingenza, necessità e libertà nel pensiero del giovane Labriola
This paper aims to analyse Labriola’s 1873 writing, Della libertà morale , focusing on two issues that, although the critical literature has already investigated in a rigorous manner, nevertheless require some clarification. In more detail, the first part of the discussion aims to clarify Labriola’s position on liberum arbitrium indifferentiae , showing how it bases its origin on the fundamental assumption of Spinozism: the negation of the contingency and transcendence of the possible with respect to the real. The second part, on the other hand, aims to clarify the semantic characterisation of the concepts of determinism, mechanical determinism and predeterminism (the latter also associated by Labriola with finalism). In the light of the philosopher’s reflections, it is possible to note how the last two terms - predeterminism and finalism respectively - although they may appear incompatible on superficial analysis, in reality they lead to the same theoretical outcome: the denial of freedom and the complexity of states of consciousness in the name of a superior and transcendent order
Guardiani della notte
Una passeggiata al tramonto, guidati dai ricercatori, per scoprire i pipistrelli e il loro mondo nascosto. Unici mammiferi capaci di volare, usano l’ecolocalizzazione: ultrasuoni che rimbalzano su ostacoli e prede. Con il bat detector i loro canti invisibili sono diventati udibili e il giardino si è riempito di magia
Questioni sulla comunicazione giuridica. Intorno a diritto e proposizioni prescrittive
Sulla scorta della riflessione kelseniana, Norberto Bobbio nella sua Teoria della norma giuridica, apparsa nel 1958, riteneva di ricondurre l’oggetto del suo studio “nella categoria generale delle proposizione prescrittive”, categoria che alcuni anni dopo sarebbe stata indagata da Georg Henrik von Wright nel volume Norm and Action. A Logical Enquiry del 1963. Partendo dalle riflessioni dei due pensatori, l’intento del presente studio è quello di affrontare criticamente tale accostamento, ritenendo come la comunicazione giuridica non necessariamente debba declinarsi attraverso le sole proposizioni prescrittive lungo un itinerario che dall’alto vada verso il basso. Alla comunicazione verticale si affiancano necessariamente nella vita del diritto forme di comunicazione orizzontale, che coinvolgono, sia pure in diverse modalità, l’intera comunità, tanto da ritenere che rappresentare ogni regola giuridica come una prescrizione risulti quanto meno discutibile nonché foriero di possibili derive dispotiche
Ripensare la ricerca al tempo dell’imprevisto ontologico
L’imprevisto ontologico destabilizza il sistema richiedendo nuovi equilibri adatti¬vi, seppur precari. Questo impatta sia sui processi, sia sulla ricerca. Il contributo analizza i problemi incontrati nel documentare un percorso com¬plesso e nell’esaminare un corpus ricco, esteso e non omogeneo di documenti. Se sono di poco aiuto metodologie riduzioniste e la possibilità di rintracciare relazioni di causa-effetto, quali strumenti utilizzare per la ricerca e come ridefinire lo scopo della stessa
Mary Beatrice Midgley (1919-2018)
Mary Midgley (1919-2018) nacque in Inghilterra, dove trascorse la maggior parte della sua esistenza. Frequentò il Sommerville College di Oxford a cavallo fra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso entrando in contatto con figure di rilievo dell’allora nascente filosofia analitica e con le future colleghe e amiche Iris Murdoch, Elisabeth Anscombe e Philippa Foot. La sua produzione filosofica è peculiare per svariati aspetti, in primis per il fatto che pubblicò i suoi primi lavori superati i cinquant’anni di età, continuando a scrivere fino all’anno della sua morte, avvenuta quando aveva novantanove anni. Fu scrittrice molto prolifica e versatile, occupandosi non solo di argomenti di natura squisitamente filosofica: spaziò dalla biologia all’etica ambientale, dall’etologia all’epistemologia, dall’intelligenza artificiale al femminismo, in più di quindici volumi e in numerosi saggi e articoli scientifici. Per diversi anni è stata ricordata e letta soprattutto in relazione agli scritti Beast and Man (1978) e Animals and Why They Matter (1983), dunque principalmente per i suoi contributi nel campo dell’etica animale e ambientale. Attualmente l’originale impostazione metodologica della sua filosofia, il contrasto con l’ambiente accademico oxoniense, le affinità intellettuali con le colleghe sopracitate, l’impegno femminista e l’anti riduzionismo sono fonte di rinnovato interesse nei confronti di Midgley per autori quali Benjamin J.B. Lipscomb, Clare Mac Cumhaill e Rachael Wiseman, Ellie Robson, Gregory McElwain, Ian James Kidd e Liz McKinnell.
Questa voce sceglie di non presentare tutti i contributi di Midgley, quanto piuttosto di evidenziare come la visione metodologica della filosofia come riparazione, che compare in Utopias, Dolphins and Computers (1996), abbia dato forma ad alcune sue proposte che si distinguono per una peculiare attenzione alla complessità della vita e del sapere in ambito etico, scientifico ed epistemologico
Integrating Digital and Intercultural Skills in Language Teaching: Challenges and Opportunities
The current educational practices inadequately address the complexities of today’s digital and diverse reality. The primary objective of language education should be to cultivate global citizens who are both cognizant and capable of functioning effectively within a global and digital society. This paper examines the challenges and opportunities associated with integrating digital and intercultural skills in language teaching. It highlights prevalent misconceptions and obstacles within the learning environment, as well as the underutilization of existing technology and resources. The effective and secure utilization of digital environments and innovative technologies is further posited as a fundamental component of students’ cross-cultural training as global citizens. Accordingly, language educators and learners should assume a proactive stance in addressing the essential demands of our interconnected world, including the development of critical thinking, empathy, the ability to connect with others, and an appreciation of local contexts within a broader global framework